MEADE 178 MAK LX200 GPS

Anno 2018-2022

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Immagine di copertina del manuale della prima serie degli LX200

INTRODUZIONE

Tanti tanti anni fa ebbi modo, durante uno star party a St. Barthelemy, di osservare attraverso uno dei primissimi Meade in configurazione Maksutov da 178 millimetri, installato sulla forcella LX200 di allora, sotto un cielo piuttosto scuro.

Lo strumento era una novità, in pochi lo avevano del resto la configurazione ottica risultava poco diffusa tra gli astrofili abituati agli Schmidt Cassegrain in voga, e il costo elevato del telescopio lo rendeva oggetto di “nicchia”.

Nonostante fosse strumento progettato e principalmente votato all’osservazione in alta risoluzione in virtù del rapporto di apertura di F15, della focale lunga e del corrispondente campo inquadrabile limitato, il suo proprietario stava osservando alcuni oggetti del cielo profondo e gli feci compagnia per quasi tutta la serata.

Fu allora che mi innamorai della visione di M13 che il Maksutov permetteva, superiore a quella a cui avevo accesso attraverso i vari C8 e Meade 8” presenti e fatta di stelline molto fini e brillanti su un cielo eternamente scuro.

Non fu il solo oggetto compatto e lontano che mi entusiasmò (ricordo alcune classiche nebulose planetarie ad esempio) e anche le due M81 e M82 nell’Orsa Maggiore.

Poi venne il tempo di Saturno e il Meade 178 offrì una visione strepitosa del sistema di anelli che non sembrava affatto inferiore per dettaglio a quella mostrata da un bellissimo FS-128 Takahashi presente alla rassegna.

Fu la prima esperienza con questo strumento e la ricordo molto bene ancora oggi, così come ricordo il rumore di ferraglia, identico a tutte le altre forcelle della serie LX-200, che ne caratterizzava i movimenti di puntamento automatico.

Da allora ho posseduto molti strumenti in configurazione Maksutov-Cassegrain, Maksutov-Gregory, Maksutov-Rumak, tutti rivenduti per non sopportazione di meccaniche antidiluviane (vari Intes, Intes Micro, Zen), oppure resa buia delle ottiche per trattamenti e indici di trasmissione imbarazzanti secondo i canoni moderni (sempre Intes in testa..), oppure per inutilizzo (Bresser 127/1900) oppure per errore (Mirage 203/2000 - un ottimo maksutov!), o ancora per disperazione sulla debolezza e imprecisione meccanica e di assemblaggio (SW 180/2700).

Insomma, a parte rarissimi casi, la mia esperienza con i Maksutov derivati è stata negativa anche quando si è trattato delle combinazioni newton (MN61-DX e MN78 di cui quest'ultimoun vero catafalco illogico e superato sotto ogni punto di vista anche se capace, ogni tanto, di ottime prestazioni).

Eppure il "Mak" di casa Meade da 7 pollici ha sempre avuto un posto particolare nel mio cuore di astrofilo tanto che quando l’amico Marco ne acquistò uno nel 2016 lo invidiai profondamente. Non lo comprai quando decise di venderlo (arrivai tardi) ma rimasi con le “antenne alzate” pur non avendo affatto bisogno di un altro telescopio ad occupare il poco spazio che ho in casa.

Poi, un po’ inaspettatamente, ho acquistato un LX-200 GPS da un conoscente lontano, strumento poco usato e con un paio di irrilevanti “bozzi” sul tubo ottico da sistemare. Per il resto piuttosto bello…

Sopra: immagini inviatemi dal venditore dello strumento. Si nota sul lato del tubo ottico la presenza di due "bozzi" rientranti nella lamiera. Gli stessi non ifluiscono in nessun modo sulle prestazioni del tubo ottico ma rappresentano un fastidio estetico.

CARATTERISTICHE GENERALI

Sopra: immagine del pannello di controllo principale dello strumento.

Senza voler ripercorrere la storia e le caratteristiche dei Maksutov-Gregory (di cui si può trovare traccia dettagliata sul web), ricordo che lo strumento di casa Meade nasceva con caratteristiche di progetto eccellenti tanto da cantare un po’ fuori dal coro rispetto agli SC della stessa serie.

Lo specchio primario asferico con focale di f 2.5 e il secondario ricavato con alluminatura della parte interna del menisco frontale permettono un rapporto di f.15 con una focale equivalente di 2670 mm. che ne fanno un “planet killer”, almeno sulla carta. L’ostruzione, bassa considerando il solo “secondario”, aumenta a circa 0,34 circa tenendo conto sia del paraluce interno che della divergenza ottica divenendo paragonabile a quella degli SC tradizionali ma la configurazione ottica porta ad una incidenza dei raggi visuali con focalizzazione più pulita. Per questo il Meade era uno dei rari Maksutov progettati con il primario correttamente dimensionato (il suo diametro era di circa 218 millimetri contro i 178 del menisco frontale in BK7).

Il trattamento è quello rinomato Meade UHTC (Ultra Hight Transmission Coatings) che riguarda le superfici del menisco e che assicura, come in altri catadiottrici della casa ex-americana, una prestazione davvero ottimale quanto a trasmissione luminosa e conseguentemente “brillantezza” delle immagini a parità di diametro utile.

Meccanica della forcella, elettronica e amenità varie a parte, ciò che conta è che il tubo ottico sia dotato di due ventole di aspirazione per l’acclimamento più rapido del complesso ottico e di un focheggiatore elettrico piuttosto preciso oltre al blocco manuale della posizione dello specchio primario.

Tali attenzioni risultano molto importanti ovviando ad alcune caratteristiche negative dello strumento: focus shift e tempistica di cool-down.

Superando il sistema manuale di focheggiatura che opera per traslazione dello specchio primario si evita l’effetto di focus shift che risulta sgradevole ad alto ingrandimento permettendo così al 178 di essere un compagno fotografico hi-res eccezionale anche con sensori CMOS o CCD molto piccoli.

Su altro fronte il sistema di ventilazione forzata riduce in modo drastico i tempi per raggiungere l’equilibrio termico del sistema ottiche e intubazione. Senza azionare le ventole servono tra le due e le tre ore per essere operativi in modo ottimale quando il delta termico supera i dieci gradi, un tempo troppo lungo che penalizzerebbe in modo eccessivo la fruibilità del telescopio. L’azionamento del sistema di ventilazione forzata riduce a circa un terzo l’attesa portandola a poco più di mezz’ora. 

Si è molto parlato delle cause di tempi così lunghi, in parte dovuti alla configurazione in sé (primario e menisco appaiono spessi), in parte causati dalla flangia di contrappeso inserita nella culatta del tubo, che alcuni hanno deciso di eliminare per alleggerire il telescopio.

E’ una buona cosa a patto di utilizzare il tubo come OTA da installarsi su una montatura equatoriale alla tedesca oppure di rimontare il tubo sulla sua forcella in posizione arretrata rispetto a quella originale. La flangia interna, che al momento dei test non ho volutamente rimosso, ha la sua funzione ma è anche così mal fatta (si potrebbe dire un “toc dé ferr”) da risultare psicologicamente fastidiosa anche se invisibile all’utilizzatore.

Questo “peso” risulta invece indispensabile nella configurazione di progetto bilanciando i movimenti sulla forcella anche a costo di un peso maggiore da sollevare durante il trasporto.

Utili, infine, i numerosi diaframmi interni al paraluce posto sullo specchio principale tanto che il contenimento della luce parassita risulta impeccabile (e questo anche senza l’apposizione di velluto nero “after market”, mania che imperversa in modo incontrollato e sovente poco utile).

Sopra: schema ottico del Meade 178 Maksutov Gregory - proprietà Meade Corporation. Pur definito "Maksutov Cassegrain" tale dicitura appare non corretta avendo la versione "Cassegrain" uno specchio secondario vero e proprio e non una parte alluminata del menisco. Il "Cassegrain-Maksutov" è bene esemplificato nello schema ottico sotto riportato.

STAR TEST E PRIME IMPRESSIONI

Il primo incontro con il Meade 178 Maksutov mi ha imposto di imparare nuovamente ad utilizzare la sua elettronica (per i miei standard antidiluviana anche se il protocollo LX-200 è il più diffuso e duttile soprattutto in caso di controllo remoto e interfaccia).

La pulsantiera, forse un po’ invecchiata (ne comprerò una nuova ad inizio 2019 in sua sostituzione), ha i tasti poco sensibili e serve premerli energicamente per far reagire i comandi elettronici e il sistema di auto allineamento è piuttosto lento e sebbene preciso mi toglie quello che definisco “controllo sull’elettronica”.

Dopo aver ottenuto un allineamento a due stelle con la routine classica, del tutto simile alle tastiere Synta e Ioptron, la forcella Meade punta con notevole precisione anche se ritengo un peccato la mancanza di un allineamento pre-impostato a tre stelle.

La prima piacevole sorpresa è venuta dalla stabilità della forcella che, almeno in configurazione altazimutale, risulta molto solida e capace di smorzare le vibrazioni in tempi rapidi conferendo all’insieme una notevole robustezza.

Il focheggiatore elettrico, di cui bisogna comprendere la logica di funzionamento e i tasti da schiacciare, ha dimostrato di essere preciso e disporre di ben tre velocità di correzione. Il suo utilizzo azzera completamente il focus shift del sistema manuale a spinta dello specchio primario. In compenso credo che lo spessore del sistema motorizzato tenda ad allungare un poco la focale che dovrebbe crescere oltre i 2670 millimetri dichiarati (la stimo a circa 2800/2900 millimetri).

Lo star test è stato molto più che incoraggiante con immagini di intra ed extra focale realmente quasi identiche e un punto di focalizzazione preciso senza aberrazioni significative visibili come astigmatismo o sferica residua.

Dire che il Mak Meade produca immagini stellari simili a quelle di un rifrattore è una affermazione azzardata ma è vero che risulta essere superiore a tutti gli Schmidt Cassegrain che ho posseduto in passato e anche decisamente migliore del mio ultimo Celestron C9.25.

Dall’altro canto se anche avessimo per comparazione un rifrattore apocromatico da 178 millimetri di diametro troveremmo in esso una maggiore pulizia ma comunque una certa sensibilità al seeing e immagini quindi non così distanti come invece sono i teorici rispettivi prezzi di acquisto.

L’enorme focale in relazione al diametro tende poi a far dimenticare i poteri ai quali si lavora con oculari standard. Un 10 mm. genera già quasi 290x e quindi eventuali comparazioni devono tener presente di questa caratteristica soprattutto nella abitudine ad utilizzare una certa fascia di “focali”.

Un 25 mm. genera poco meno di 120 ingrandimenti e un 20 mm. circa 140/145 poteri ai quali le stelle sono punte fini sul cielo grigio di Milano con un aspetto molto “refractor like”.

Nel tour osservativo che ha seguito lo star test, sulle stelle VEGA, DENEB, e ALTAIR, ho potuto apprezzare bene quanto sopra espresso.

Pur lavorando in condizioni proibitive quanto a trasparenza del cielo ho potuto osservare la nebulosa M57 riconoscendone alcune peculiarità di asimmetria e variazione di densità, e l’ammasso globulare M13 che si è mostrato molto ben risolto anche se la visibilità delle singole componenti era limitata dal cielo bianchissimo.

ALBIREO ha permesso di valutare la corretta saturazione dei colori con una resa apparentemente neutra sia per i blu che per i gialli carichi mentre la DELTA Cygni è stato il benchmark ideale per la resa sui sistemi sbilanciati e relativamente stretti.

Nessun Celestron 9.25 avrebbe mai reso in modo analogo sulla doppia nell’ala del Cigno mostrando piuttosto una “marmellata” da interpretare. Il Maksutov Meade ha invece disegnato primaria e secondaria in modo impeccabile, solo un po’ più tremolante di quanto fa un rifrattore ben corretto, e decisamente più pulito di quanto mi attendessi.

UNO SGUARDO AI PIANETI

Nonostante una altezza sull’orizzonte molto limitata il quadretto planetario è stato, nella sera del 8 settembre 2018, estremamente piacevole da osservare e raccontare agli astanti intervenuti.

Bassissimo e fulgido come il tridente di Poseidone, Venere ha offerto soprattutto una sagoma luminosa e colorata dalla aberrazione cromatica differenziale generata dai bassi e densi strati atmosferici. 

Giove, pur annegato in un seeing di transizione delle prime ore dopo il tramonto, ha mostrato i suoi satelliti principali (Io, Europa, Ganimede, Callisto) e una serie di dettagli sul disco benché l’agitazione atmosferica, non ampia ma velocissima, ne limitasse l’incisione.

Più alto, Saturno ha dato migliore visione e godimento con il sistema di anelli ben definito e capace di mostrare alcune sottostrutture principali come la fascia A,B, un accenno sulle anse della C e ovviamente la divisione di Cassini, molto netta. Un “baffo” di ombra del globo sugli anelli, almeno una banda in zona tropicale e un rinforzo polare con la sensazione che vi fosse una sottostruttura e che se il seeing avesse permesso sarebbero stati alla portata dei quasi 18 cm. del Maksutov Gregory molti altri particolari e sfumature.

Puntare Marte, pur in condizioni di turbolenza non troppo favorevoli, è stato ancora più emozionante. L’immagine, che richiede grande attenzione nella messa a fuoco, è apparsa incredibilmente dettagliata anche se era palese che lo strumento avrebbe mostrato molto di più se il pianeta fosse stato una ventina di gradi più in alto.

La calotta polare sud, dal profilo irregolare, è apparsa molto bianca con una sorta di ribattitura di contorno. La regione di Hellas, di colore arancio chiaro molto chiaro, faceva da contraltare alle scure sinuosità della regione della Syrtis Major, i cui contorni apparivano un poco “flou” anche se accettabilmente definiti, mentre l’entro “terra” delle zone in elevazione assumevano tonalità più scure man mano che ci si discostava dalle regioni sabbiose.

Non mi è apparsa traccia del grande cratere di Huygens, in compenso la grandissima spianata di Arabia Terra sembrava mostrare, verso la zona polare Nord, una sottile dominante blu, in parte sicuramente dovuta alla diffrazione atmosferica terrestre, in parte probabilmente “originale” della regione nord marziana. Un accenno anche della più tenue Margaritifer Terra e visibile il “baffo” scuro della Terra Meridiani e anche l'accenno dell'ansa del cratere Schiapparelli.

Purtroppo la resa fotografica (immagine sotto) è stata piuttosto deludente ma non per colpa dello strumento, piuttosto a causa di alcune scelte dell’utente (il sottoscritto) che ha imbroccato forse il momento peggiore di seeing e ha avuto non poche difficoltà nel trovare un punto di fuoco accettabile. Un po' errata l'elaborazione dei colori.

PUNTAMENTO GO-TO E INSEGUIMENTO

Va innanzitutto detto che il test eseguito, più che altro impressioni avute durante le varie serate osservative con il Meade 178, è inficiato un poco dall’utilizzo esclusivamente altazimutale dello strumento non disponendo della sua testa equatoriale.

La scelta è dovuta principalmente all’ottenimento della massima stabilità possibile del telescopio che, privo di “equatorial wedge”, si è dimostrato molto solido.

Lo stazionamento avviene con semplice messa in bolla e puntamento “grossomodo” verso il nord celeste e viene poi automaticamente “corretto” dall’elettronica puntando due stelle di riferimento che devono essere scelte in modo adeguato.

Con queste premesse doverose ho riscontrato una ottima capacità sia di puntamento che di inseguimento.

Per quanto riguarda la prima e considerando l’utilizzo di un oculare da 21 mm. circa di focale e diagonale, che offre circa 140 ingrandimenti ed un campo piuttosto ridotto per via della configurazione zoom dell’oculare (circa 45° apparenti e quindi poco più di 0,3° reali), non mi posso dire che soddisfatto. Gli oggetti ricercati si sono trovati quasi sempre all’interno del campo inquadrato o al massimo parzialmente annegati nel field stop. Un risultato che ritengo soddisfacente e lusinghiero oltre che testimone di un buon accoppiamento tra meccanica e software di gestione degli encoder.

Dal punto di vista dell’inseguimento non ho riscontrato derive sensibili nemmeno in osservazioni prolungate benché non sia stato eseguito un test su stella con reticolo illuminato. Ritengo quindi che anche in relazione alla vocazione di strumento planetario e non di astrografo (per via sia della focale che del rapporto molto chiuso e pari a f15) la meccanica LX-200 del mio esemplare si sia comportata in modo egregio.

Anche la movimentazione alle varie velocità appare senza scatti e vibrazioni ed è possibile correggere la posizione dell’oggetto osservato in modo morbido e piacevole.

L'arrivo della nuova pulsanteire sostitutiva di quella originale ha poi permesso una fruizione "soft" dello struemnto con una risposta immediata ai comandi. Il costo della sola pulsantiera, di circa 140 euro, appare molto elevato ma se quella vecchia funziona male bisogna arrendersi e pagare...

Per l’affinamento del puntamento esiste anche una routine di ricalibrazione sui vari oggetti o stelle che si puntano man mano anche se non ho avuto modo né necessità di usarla.

UN GIOVE ECCEZIONALE E DINTORNI

Ho potuto dedicare ampio tempo alla osservazione visuale di GIOVE la serata del 29 giugno 2019 in occasione di un periodo di caldo eccezionale ma anche di seeing medio piuttosto buono.

nonostante la scarsa altezza del pianeta sull’orizzonte per tutto il suo percorso sull’eclittica planetaria il Meade 178 maksutov ha saputo indagare con grande dettaglio l’atmosfera gioivano portando all’oculare in mordo nitido molte formazioni.

La serata è stata caratterizzata dal transito sulla NEB dell’ombra del satellite IO che ho potuto seguire interamente quasi dall’ingresso fino alla sua uscita dal lembo planetario.

In configurazione altazimutale il Meade 178 mak ha fatto lungamente a meno del suo diagonale Meade che si è dimostrato (versione in blu elettrico chiaro) di scarsa qualità deteriorando l’immagine in modo significativo e lasciando quindi preferire la visione diretta.

L’immagine a poco più di 190 ingrandimenti appariva molto dettagliata come già detto con tante micro-bande sottili e molte indentature con una regione equatoriale densa e striata al limite della percezione. In generale l’immagine non mi è parsa molto diversa da quella offerta da un buon rifrattore da 5/6 pollici.

Ho però potuto aumentare gli ingrandimenti per ottenere il miglior compromesso tra luminosità/dettaglio e infatti a poco più di 250x ciò che prima sembrava essere "al limite" si palesava ora con maggiore dettaglio e incisione.

La STB appariva come una righina sottile di un salmone slavato mentre più a sud si disegnava la SSTB come una fascia più densa ben divisa in due parti da una striatura orizzontale chiara e intentata. Oltre il bordo meridionale della SSTB si dipanava una regione a banda chiara e poi una serie di striature leggere a ridosso l’una dell’altra fino a  formare la zona polare sud.

Nell’altro emisfero, la NTB appariva molto sottile con un lungo rinforzo (circa 1/3 del disco planetario visibile) situato proprio sopra alla parte della NEB ove si proiettava la nerissima e precisa onda di IO.

Nella zona nord tropicale (ove dovrebbe comparire la NNTB) ho assistito ad una serie di bande molto sottili e piuttosto vicine tra loro con basso contrasto tra le zone chiare e quelle con maggiore densità cromatica. Il tutto tende poi a riunirsi nella calotta polare settentrionale in una tinta che sfuma dal salmone spento al grigio.

La regione propriamente equatoriale ha dato ampia e dettagliata mostra di sé. Estremamente bella e con onde sinusoidali che lanciavano accenni di festoni la NEB era molto frastagliata con una densità non uniforme e impossibile da disegnare nonostante ci abbia timidamente provato. Nel senso di rotazione si poteva notare il neo scurissimo dell’ombra di IO, visibile con un contrasto significativo e che faceva da contraltare al resto della fascia equatoriale che, su uno sfondo salmone chiarissimo smunto disegnava due o forse tre (molto al limite) bande orizzontali sottili prima di concludersi con la STB che risulta meno densa, spessa e colorata rispetto alla NEB.

Quando l’ombra di IO si è avvicinata al lembo planetario ho finalmente visto con distinzione il disco bianco di IO ancora davanti al pianeta Giove. I 10 minuti che hanno caratterizzato la sua fuoriuscita dal lembo sono stati particolarmente eccitanti mostrando addirittura l’effetto “goccia nera” con il contorno interno di Io che si è apparentemente colorato di nero nel classico effetto ottico. 

Le prestazioni eccezionali su Giove, che con i suoi caratteristici bassi contrasti favorisce al massimo i grandi rifrattori apocromatici da 6 e 7 pollici, mi ha lasciato sognare grandi visioni di soggetti più contrastati come Saturno e la Luna.

Nell’attesa che il pianeta inanellato salisse un poco dalla bassa bruma estiva milanese mi sono dedicato ad alcune stelle doppie tra cui Gamma Virginis e la sempiterna Izar.

La puntiformità stellare e la presenza di un solo primo anello di diffrazione, accettabilmente calmo e con solo tre rinforzi che ne cerano un effetto di distribuzione non uniforme della luce, mi hanno concesso una visione bellissima di Izar, davvero non lontana (benchè un poco più tremolante) da quella di un buon ED 150 F9 con una differenza cromatica netta ed estremamente ben bilanciata.

Anche la bassa Gamma Virginis ha sfoggiato pulizia di immagine e focalizzazione corretta tanto da spingermi ad accettare la sfida dell’amico marco Murelli che, via telefono, mi invitava alla osservazione della difficile WDS (Washington Double Star Catalogue) 13.00.7 + 56.22, una doppia formata da astri di magnitudine 5.02 e 7.8 con separazione di soli 1,0”.

L’altezza sull’orizzonte (quasi allo zenit) mi ha permesso di cogliere la piccola e debole compagna quasi immediatamente ai circa 370x offerti dall’oculare da 7,2 mm.

Nessun segno di allungamento al medesimo ingrandimento ho invece rilevato sulla strettissima Zeta Bootis (oggi con separazione inferiore a 0,5”).

Nel corso degli anni ho ripetuto molte volte l'osservazione di IZAR con il Mak 178 fino alla sera del 24/6/2021 a cavallo con la notte del 25 in cui il seeing locale ha toccato uno dei suoi minimi di "osservabilità". Nonostante le condizioni non favorevoli (ma ancora accettabili per eseguire qualche tipo di ossrvazione), Il Mak 178 ha fornito una immagine a tratti piuttosto pulita del duo con una resa estetica "impensabile" per un SC posto ad operare nelle medesime condizioni. Nella stessa sera, ovviamente, il Vixen 120-S ha permesso una separazione meno ampia ma anche un maggiore tranquillità di visione con una resa, a conti fatti, più piacevole.

Sopra: immagine parziale della "culatta" dello strumento con il sistema di blocco dello specchio, primario, il pomello di focheggiatura manuale, una delle due ventole di aspirazione dell'aria, parte del focheggiatore con il sistema motorizzato integrato.

La notte successiva, quando invece la turbolenza dell'aria esibiva una buona tranquillità, le prestazioni del meade 178 nell'osservazione dei sistemi doppi sono state semplicemente eccezionali con una visione difficilmente distinguibile da quella offerta da un rifrattore di alto livello.

Ho indugiato su alcuni sistemi peculiari tra i quali la MU Bootis, conosciuta come Alkalurops di cui riporto i dati principali a seguire. Si tratta di un sistema almeno quadruplo di cui però la compagna stretta della stella principale, con una separazione di 1/10 di secondo circa, appare inaccessibile mentre la coppia satellite, distante circa 109" dalla A, è un duo di stelline con separazione di circa 2" tra loro e magnitudine simile prossima alla settima.

L'immagine restituita con un oculare Vixen LE da 10mm (per un potere risultante di circa 270x) si è fatta apprezzare lungamente esibendo tre immagini stellari di cui due uguali tra loro. Tutte dotate di un disco di airy perfetto e di un solo primo anello di diffrazione quasi immobile, sottile e perfettamente concentrico. Una classica immagine da libro del Flammarion o godibile all'oculare di un rifrattore da 8/10 cm con focale da 1,5 metri.

15245+3723 STFA 28AB (Alkalurops)

 
 
15h 24m 29.54s +37° 22' 37.1" P.A. 172.00 sep 109.0 mag 4.33,7.09 Sp F2IVa+G0V dist. 34.69 pc (113.16 l.y.)
 
 
Coord 2000
15245+3723
  Discov num
STFA 28
  Comp
AB
  Coord arcsec 2000
15 24 29.54 +37 22 37.1
 
Date first
1780
  Date last
2018
  Obs
151
 
Pa first
170
  Pa last
172
  P.A. Now (θ)
172°
 
Sep first
128.0
  Sep last
109.0
  Sep. Now (ρ)
109"
 
Mag pri
4.33
  Mag sec
7.09
  delta mag (ΔM)
2.76
  Spectral class
F2IVa+G0V (yellow-white/yellow)
 
Pri motion ra
-147
  Sec motion ra
-154
 
Pri motion dec
+080
  Sec motion dec
+092

Sopra: disegno di riproduzione della osservazione del sistema MU Bootis così come appare all'oculare da 10mm con il Mak Meade 178 Lx200. Sotto: dati di separazione angolare e altri dati salienti del sistema B-b.

15245+3723 STF1938Ba,Bb

 
 
15h 24m 30.89s +37° 20' 52.5" P.A. 2.10 sep 2.2 mag 7.09,7.63 Sp G0V dist. 36.06 pc (117.63 l.y.)
 
 
Coord 2000
15245+3723
  Discov num
STF1938
  Comp
Ba,Bb
  Coord arcsec 2000
15 24 30.89 +37 20 52.5
 
Date first
1823
  Date last
2019
  Obs
760
 
Pa first
333
  Pa last
3
  P.A. Now (θ)
2.1°
 
Sep first
1.8
  Sep last
2.3
  Sep. Now (ρ)
2.2"
 
Mag pri
7.09
  Mag sec
7.63
  delta mag (ΔM)
0.54
  Spectral class
G0V (yellow)
 
Pri motion ra
-154
  Sec motion ra
-151
 
Pri motion dec
+092
  Sec motion dec
+087
 
Notes
N O (See Notes, Orbital solution)

LA LUNA: UN MONDO BELLISSIMO

Valutare le prestazioni di uno strumento su un soggetto così variabile come è il suolo selenico è sempre molto difficile e se un test non viene condotto con riferimenti contestuali (altri strumenti operanti nelle medesime condizioni) diventa molto aleatorio.

La Luna è sempre bella, a meno che non intervengano aberrazioni eccessive o problemi intrinsechi all'ottica utilizzata, quanto appare all'oculare è ricco di dettagli, emozionante, e risulta molto difficile quanto un telescopio abbia margine rispetto alla media.

Inoltre le condizioni di illuminazione variabile e la sempiterna lotta contro la turbolenza falsano molto i risultati a cui si può pervenire.

Per evitare tutte queste difficoltà e incognite ho deciso di concentrarmi su due sole zone della superficie lunare che presentassero caratteristiche morfologiche molto diverse. Una con forti contrasti, ombre e particolari tendenzialmente ad alto contrasto (come i microcrateri o le rimae), l'altra con dossi e domi a basso contrasto che facessero emergere la capacità o meno di evidenziare lievi variazioni cromatiche, di albedo e illuminazione.

A corollario di quanto descritto ho provato ad inquadrare la medesime zone con un rifrattore a me caro come il Vixen 120-S della mia "scuderia", strumento che, pur affetto dalla propria acromaticità di progetto, ha sempre dimostrato di focalizzare in modo eccezionale (si veda a tale proposito il test del medesimo su questo sito).

Con una certa uniformità di turbolenza e oculari diversi per raggiungere ingrandimenti simili ma anche con un confronto di percezione e piacevolezza di immagine (aspetto che è comunque fondamentale nell'astronomia amatoriale contemplativa) devo dire che le differenze tra i due telescopi sono emerse in modo netto ma non abissale. Il Mak 178 ha lasciato emergere una quantità superiore di particolari fini per i quali la maggiore risoluzione ha avuto ragione. Al tempo stesso la grande pulizia cromatica dell'americano e una saturazione veramente buona delle ombre ha definito in modo più "netto" tutti i panorami osservati, indipendentemente dall'ingrandimento usato.

Dall'altra parte, il Vixen 120-S ha offerto immagini piacevoli, leggermente più morbide, un po' meno luminose (ovviamente) ma anche meno "affilate". Si è quindi palesata una superiorità globale del maksutov che in molte circostanze ricorda il dettaglio alla portata di un ottimo apocromatico da 14 cm. Quando però il seeing locale peggiora oltre un certo limite il guadagno offerto dall'ottica più grande tende a svanire rendendo l'immagine solo a tratti più dettagliata. Questo tipo di osservazione, che richiede pazienza e che è poco "naturale" divide i veri osservatori del suolo selenico dagli amatori estemporanei.

Pur non avendo eseguito un test comparativo diretto fotografico, avendo lungamente usato negli anni il 178 meade e il 120 Vixen posso affermare che le differenze di resa con l'impiego di sensori cmos estremamente veloci è ulteriormente schiacciante a favore del compound americano.

Diversa invece l'osservazione a bassissimo ingrandimento in luce bianca. Per quanto si possa ridurre i poteri con il meade 178 questi porteranno comunque, nel migliore dei casi, ad avere una dimensione del disco lunare più grande della metà del campo inquadrato. Quando invece ci si sposta sul Vixen 120-S e si pone a regime un oculare come il LV-30 o addirittura il 56mm plossl modificato si ottiene una visione "eccezionale" capace di abbracciare le cime degli alberi, i rilievi montani, qualche formazione nuvolosa eventuale, oltre alla sagoma più piccola e "sospesa" della Luna.

Sono due visioni molto diverse che limitano il Meade 178 all'osservazione "scientifica" focalizzata sul nostro satellite senza lasciare spazio al coinvolgimento estetico del paesaggio. Il Vixen 120-S (e come lui qualsiasi altro rifrattore) consente invece di immargersi in queste sensazioni che sanno donare una magia rara.

L'immagine sopra riportata non ha alcuna velleità dimostrativa delle potenzialità del Meade MAK 178. Si tratta di uno scatto singolo NON elaborato eseguito con uno smartphone Samsung A51 posto in proiezione di oculare con un grosso Bresser 56mm. da 2 pollici. Il telefono è stato sostenuto a mano e la Luna, piena, si trovava appena sopra all'orizzonte con uno spettacolo "visivo" emozionante anche se con molta turbolenza ed un colore molto "giallo" dovuto alla dispersione atmosferica. Il campo inquadrato non è ritagliato e dimostra bene quanto ampia possa essere la visione attraverso il maksutov americano impiegando oculari a lunghissima focale. Tale visione, pur non potendo rivaleggiare con il campo offerto dai rifrattori moderni, è comunque sufficiente ad abbracciare la maggior parte degli oggetti del cielo profondo alla portata di uno specchio da circa 20 cm. di diametro

CIELO PROFONDO: un utilizzo atipico

Benché le specifiche sia pubblicitarie che tecniche collochino un maksutov da 18 cm. Con rapporto focale pari a f15 nella schiera degli strumenti adatti all’alta risoluzione in modo prevalente, e pur eccellendo in tal senso, l’utilizzo che ho dedicato nel corso degli anni al Meade 178 è stato ben differente.

All’atto pratico il Meade si è sempre distinto, anche nelle prime impressioni ricavate tanti anni fa dal primo esemplare utilizzato, soprattutto un incredibile compagno di osservazioni deep Sky.

La buona capacità di focalizzazione e dimensioni stellari più ridotte rispetto a quelle tipiche dei sistemi Schmidt Cassegrain, la discreta apertura e una qualità ottica solitamente superiore alla media dei prodotti consumer generano infatti campi stellari molto gradevoli, piuttosto “profondi” e anche perfettamente corretti su tutto il campo visivo.

La possibilità di installare accessori da 2 pollici, e con essi i mastodontici oculari da 56mm. Di derivazione Meade/Bresser o i LV-30 e LV-50 di produzione Vixen, consente di ridurre significativamente il potere sviluppato da 2640mm di focale dello strumento e abbracciare un campo visuale superiore ad 1° reale con una correzione praticamente perfetta fino al Field stop.

Un campo simile, soprattutto se ben corretto da aberrazioni geometriche, è più che sufficiente per osservare tutti gli oggetti del cielo profondo con la sola eccezione di pochi tra questi con grandissime estensioni angolari.

Sopra: immagine di uno degli oculari impiegati solitamente in abbinamento al Meade 178: un super plossl modificato da 56mm. e 2 pollici di barilotto. Con questo oculare si ottengono 47x e un campo reale di 1,10° che appare interamente corretto all'indagine visuale).

Sotto: il mio oculare preferito, il Vixen LV-30mm semi-wide. Grazie al suo progetto e alla qualità elevatissima genera un campo totalmente spianato con un ingrandimento pari a 88x e un FOV reale di 0,68° circa. Personalmente ritengo sia il migliore oculare a medio campo realizzato o comunque tra i migliori in assoluto. Molto ben fatto e con una gestione dei fenomeni di parallasse di tutto rispetto. Molto meno fruibile invece appare il suo cugino LV-50mm che pure posseggo ma che impiego raramente.

Il “velvet sky” di fondo, la correzione cromatica del sistema ottico, e la ottima focalizzazione che pareggia il guadagno luminoso superiore di un 20cm. Classico, rendono il 178 Meade molto piacevole nell’osservare gli oggetti del cielo.

Gli ammassi globulari appaiono meglio risolti e con stelle più fini e definite rispetto a quanto non faccia, ad esempio, un C8 tradizionale e anche le nebulose planetarie o le galassie beneficiano di un alto contrasto con il fondo cielo che le rende apparentemente più luminose e godibili all’oculare.

Per questo motivo ho eletto il maksutov americano a ruolo, insieme al Vixen 120-S con cui si alterna, di strumento da “star party” o da “uscita osservativa”.

La sua mole cospicua, che non lo rende adatto a spostamenti eccessivi dal baule dell’automobile, si rivela però essenziale nel garantire una stabilità “rocciosa” e il sistema altazimutale di computerizzazione e goto, unito alle notevoli potenzialità di gestione del LX200 di ultima generazione o quasi, riesce ad essere ben più preciso di qualsiasi altra montatura equatoriale classica, per non avendo bisogno di un meticoloso allineamento al Polo celeste.

Le routine di auto allineamento in modalità “easy” (che consiglio anche agli utenti più smaliziati ed esperti) prevedono l’ottenimento di un allineamento di impressionante precisione con due sole stelle e la compensazione GPS automatica.

La sola attenzione richiesta (e questa deve essere precisa) riguarda la messa in bolla dello strumento per cui consiglio l’applicazione di una bolla toroidale o sferica di buona precisione che va acquistata “after market”.

L’alimentazione sul campo può avvenire con una Power Tank di buona capacità, adatta a gestire senza patemi le risorse elettriche del Meade (che sono tante) per tutta la notte osservativa.

Si deve tollerare un rumore meccanico piuttosto fastidioso in movimento: i Meade sono riconosciuti tra i più rumorosi strumenti goto esistenti, ma se non si esagera con il numero di puntamenti e si continuano a svegliare le mucche assopite nei campi si può godere di un ottimo compagno osservativo.

Il puntamento e l’inseguimento sono veramente encomiabili tanto che qualsiasi oggetto richiamato, posto in prossimità dello zenit o dell’orizzonte risulta sempre al centro o quasi di un oculare con potere da 100 ingrandimenti e li resta anche dopo un’ora di inseguimento automatico e privo di correzioni da parte dell’utente.

La numerosa disponibilità di ausili elettrici all’impiego del telescopio ne fanno anche uno strumento adatto alla postazione fissa o all’impiego più specializzato.

Durante le osservazioni estemporanee in occasione degli star party o di uscite notturne in solitaria o con qualche amico, tali ausili non servono e appaiono talvolta eccessivi. Il sistema di ventilazione forzata con protezione dalle polveri, la presenza di un focheggiatore elettrico a ben tre velocità, e alcune routine votate all’inseguimento satellitare o di asteroidi sono finezze tipicamente da postazione fissa e divengono indispensabili in applicazioni fotografiche con i sensori moderni. In tal caso va però valutato un aspetto che, il solo in effetti, mi ha lasciato perplesso nel valutare la qualità di inseguimento dello strumento. Mentre questa appare assolutamente perfetta nell’utilizzo visuale sembra invece mostrare molti limiti in quello fotografico in quanto il sistema di correzione altazimutale appare più “inerte” rispetto alle montature di ultimissima generazione e genera quindi un “mosso” che bisogna imparare a gestire forse con qualche settaggio elettronico diverso da quelli di default.

Personalmente non sono riuscito ad ottenere immagini con varie CCD e CMOS con stelle perfettamente puntiformi e pertanto, con la esclusione di una eseguita con lo smartphone, non le pubblicherò a corredo dell’articolo.

Sotto viene riportata la scansione di una delle tante schede di disegno effettuate con il Maksutov 178 in condizioni di cielo Bortle 9 (mia postazione milanese). Relativamente poche le stelle visibili a causa del cielo terrificante (soprattutto per l'osservazione visuale) ma, aspetto più significativo, la restituzione delle stelle appare puntiforme su tutto il campo inquadrato (oculare plossl 52° da 56mm. di focale per un potere di circa 47 ingrandimenti e poco più di 1 grado di campo reale). Il disegno è ottenuto direttamente all'oculare senza ulteriori modifiche o aggiunte successive ed è realizzato con tecnica di pennarello a china su cartoncino il 26 febbraio 2022.

CONCLUSIONI

Il Maksutov 178/2670 Meade è uno strumento che, progettualmente parlando, ha alle sue spalle oltre un ventennio e ha ricevuto, nel corso della sua storia, ben poche e marginali modifiche tutte  relative alla sua montatura e alla elettronica che la gestisce.

Si tratta quindi di un telescopio molto conosciuto e anche apprezzato che ha suscitato, fin dalla sua presentazione, plausi e qualche critica.

Da una parte emerge una indiscussa qualità ottica che è capace, quando lo strumento è acclimatato e ben collimato, di sfoggiare prestazioni impressionanti, superiori a mio modo di vedere a quelle dei competitor SkyWatcher e successivi cloni. 

Nonostante questo alcuni astrofili, voci più o meno influenti e anche molti franchi tiratori, hanno sempre posto sul piatto negativo della bilancia tre aspetti, nessuno dei quali mi sento di avvallare.

In primis si lamentano tempi di acclimamento lunghi, dovuti sia allo spesso menisco anteriore che alla presenza di un contrappeso posteriore inserito nella culatta. A questo proposito va detto che la presenza di ventole di estrazione tende a limitare molto questo problema che è tipico dei tubi chiusi e dei Maksutov derivati in primis. Personalmente non ho mai incontrato grandi problemi nell’utilizzo dello strumento e non ritengo neppure che si possa pretendere un adattamento termico come quello di un rifrattore da quattro pollici in configurazione doppietto. Chiunque conservi il Meade 178 mak al caldo di un appartamento e lo sposti poi sul balcone in inverno pretendendo in pochi minuti di essere pronto all’osservazione dimostra solamente di avere sbagliato strumento o approccio al medesimo.

Altra critica è stata mossa al contrappeso posteriore, considerato un volgare “pezzo di ferro” inutile e dannoso. Se è vero che tale elemento sia grezzo e non ben fatto è altrettanto vero che non si vede e risulta indispensabile per bilanciare in modo corretto lo strumento quando viene impiegato in configurazione originale sulla sua montatura a forcella. Toglierlo dalla sua “fork mount” significa snaturare il telescopio ma chi vuole farlo può, con un minimo di perizia, rimuovere facilmente il contrappeso.

Il terzo aspetto citato come negativo riguarda la stabilità e controllo delle vibrazioni quando il telescopio viene dotato di wedge equatoriale, un optional in voga soprattutto negli anni passati.

Anche qui va puntualizzato che, originalmente, il telescopio viene proposto in configurazione altazimutale, situazione in cui la stabilità dell’insieme è decisamente superiore (almeno nella configurazione LX-200) a quella garantita dal solo tubo ottico installato su una banale EQ6 e quindi più che adeguato all’utilizzo per cui il telescopio è stato progettato: l’osservazione in alta risoluzione. Un impiego fotografico a lunga posa che richieda una wedge equatoriale appare quantomeno anacronistico per un maksutov da 18 cm. aperto a f15 e, conseguentemente, l’aggiunta di una “testa equatoriale” appare ai miei occhi francamente inutile e dannosa.

Infine, infatuati dalla non del tutto corretta idea che bassa ostruzione significhi prestazioni migliori, alcuni hanno appuntato che l’ombra del secondario, che con la sua cella e paraluce porta l’ostruzione lineare a circa il 34%, sia eccessiva. Anche questa critica ha gambe corte a mio modo di vedere. Nella valutazione di ptestazioni e progetto va valutata la meccanica generale di uno strumento e il suo dimensionamento ottico/meccanico che deve sempre e comunque avere come primo fine il mantenimento degli assi ottici, la loro stabilità e una corretta illuminazione del piano ottico anche quando l’impiego appare squisitamente visuale.

Sotto ogni aspetto, almeno quelli che posso ragionevolmente considerare, il Maksutov Meade risponde in modo pienamente soddisfacente alle richieste di una utenza attenta e anche esperta.

Sacrificare la fruibilità di un telescopio in nome di qualche punto percentuale di ostruzione appare sciocco e generalmente controproducente, lo sa bene chi ha avuto a che fare con i malefici Maksutov-Newton russi a bassissima ostruzione o con alcuni strumenti (anche nostrani) poco più che artigianali.

Sopra e sotto due diretti concorrenti del Meade 178: Lo skywatcher 180/2700 (prezzo solo OTA di circa 1.350,00 euro) e, sotto, il Bosma 200/2400 (costo di circa 2.500,00 euro in importazione diretta tramite ali-express). I due maksutov cino-orientali sono tutt'ora in produzione mentre il Meade non è più in vendita da anni oramai ed è recuperabile solamente sul mercato dell'usato.

Dopo aver scritto questa sorta di apologetica mi sento di asserire che difficilmente si potrebbe chiedere di più al MAK 178 americano (o “ex” tale). Lo strumento è solido, preciso nel puntamento e dotato di una elettronica, quantomeno nelle ultime versioni GPS, molto friendly (con un solo appunto sulla gestione delle coordinate custom utente che non è ben fruibile) e una meccanica sia del tubo ottico che della montatura di buon livello.

Il focheggiatore elettrico, comandato direttamente dalla pulsantiera Autostar II, si rileva efficace nella gestione sia visuale che in quella a monitor per la fotografia planetaria sfoggiando ben tre diverse velocità di correzione di cui la più veloce è anche quella a mio modo di vedere più utile.

Il cercatore è di media qualità e lontano dagli standard ottici dei migliori giapponesi ma quanto si mostra all’oculare, la capacità di arrampicarsi sino ad alto ingrandimento senza patire troppo, la focale lunga che consente l’impiego di oculari non troppo forzati e la comodità garantita dalla configurazione altazimutale fanno di questo telescopio un ottimo compagno di osservazioni, con prestazioni in alta risoluzione che realmente non fanno troppo rimpiangere sistemi a rifrazione poco più piccoli.

Chi cerca uno strumento portatile non lo valuterà bene (il peso è notevole e serve una certa forza e attenzione per montare il tubo con forcella sul treppiedi) ma se si vuole un performer planetario e lunare di primo piano (capace inoltre di lavorare egregiamente su sistemi multipli anche sbilanciati purché le condizioni di turbolenza e acclimatamento siano favorevoli) non sbaglierà acquistandone uno. A me piace molto e ogni volta che lo uso mi domando perché continui ad acquistare strumenti quando potrei fare tutto (o quasi) solo con due o tre di loro.

In ultimo, la parte a mio modo di vedere più importante dato l'utilizzo che faccio (benché non il solo) dello strumento: l'osservazione del cielo profondo. Se si accetta di non poter guardare in toto alcune nebulose famose come la Veil Nebula, La NGC7000, alcune galassie come M31 e M33, e le nebulose oscure che richiedono poteri da binocolo, il Meade 178 è, incredibilmente, SOPRATTUTTO un ottimo performer deep sky visuale.

In ordine cronologico il GSO 200 F12 (sopra) è l'ultimo nato tra i telescopi simili al meade Maksutov. Dotato di schema ottico di tipo Cassegrain puro presenta alcuni vantaggi come il tubo aperto e una gestione più facile del bilanciamento termico. Spero di poterne testare presto un esemplare.

Il 178 Mak è preferibile non di poco ad un normale C8 per via di una focalzizazione molto più precisa e una puntiformità stellare raramente alla portata di uno Schmid Cassegrain classico. Gli ammassi globulari sono un "bel vedere" e anche molte nebulose planetarie. E' assolutamente vero che un dobson da 30 cm. permetta di "andare oltre", ma è anche altrettanto vero che la comodità osservativa offerta dalla forcella go-to Lx200 è molto più apprezzabile. In fin dei conti, peso per peso, basta portarsi dietro una power tank di buona capacità e osservare per tutta la notte con profitto.

Dal punto di vista fotografico, benché non siano a corredo di questo articolo immagini significative, il Mak 178 Meade offre prestazioni di sicuro rispetto su tutti i soggetti planetari (almeno nei limiti della sua risoluzione nella classe degli 8 pollici) ma non si presta alla fotografia del cielo profondo nella configurazione originale per via di una problematica gestione dell'inseguimento altazimutale che fatica molto a stare al passo con la risoluzione delle camere cmos moderne e i quasi 2,7 metri di focale. Posso invece dire che, se sforcellato e impiegato su una equatoriale classica, può sorprendere nella ripresa degli oggetti deboli e poco estesi anche se penalizzato da un rapporto di apertura a f15. I miei test effettuati con un ETX 125/1900 usato in campo squisitamente fotografico mostrano immagini di buon livello pur a patto di allungare i tempi di integrazione necessari.

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