SKYWATCHER EVOSTAR 72-ED

Anno 2020 e 2021

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CARATTERISTICHE FISICHE E OTTICHE

Posseggo il piccolo EVOSTAR 72-ED da quasi 2 anni oramai e ho avuto modo di usarlo in varie situazioni e con scopi differenti.

Il grande pregio di questo piccolo rifrattore proposto già da qualche anno da Skywatcher risiede principalmente nel favorevole rapporto prezzo/prestazioni.

A listino oggi è proposto ad un costo di 387,00 euro circa che comprende, oltre al tubo ottico e al suo focheggiatore da 2 pollici con demoltiplica, anche i tappi, una valigia rigida ben fatta, due anelli porta ottica dotati anche di attacco per macchina fotografica, e una barra a passo Vixen.

Si tratta di un “pacchetto” vincente che nessun altro produttore è stato, sino ad oggi, capace di eguagliare decretando l’enorme successo di vendite che ha arriso al piccolo 7 cm. cinese.

Pesa, in assetto operativo, meno di 2 kg (1,9 circa), è lungo 42 cm ed è dotato di ottiche di buon livello (elemento a bassa dispersione dichiarato il FPL-53). E’ inoltre corredato di un “ottimo” focheggiatore da 2 pollici con demoltiplica a 1:10 caratterizzato da grande fluidità ma non accreditato di un peso limite di portata molto elevato.

Nell’uso pratico, anche in accoppiamento ad oculari da 2” e da camere cos di media estrazione (Asi 1600 e 533), il sistema di messa a fuoco si è comunque sempre ben comportato.

Nel panorama dei piccoli rifrattori apocromatici è sicuramente un “best seller” e va letteralmente “a ruba” sul mercato dell’usato.

Ultimamente la serie Evostar è stata affiancata da una nuova linea di prodotti Skywatcher denominata EVOLUX che si fregia di un diverso disegno ottico, di lavorazioni probabilmente più accurate, e di una estetica e meccanica superiori.

Declinati nei diametri da 62 e 82, gli Evolux appaiono però decisamente più cari rispetto agli Evostar e presentano rapporti focali nativi leggermente meno spinti.

Non ne conosco le prestazioni non avendo avuto modo di usarli (che comunque immagino superiori a quelle del 72-ED) ma considerando l’affollatissimo mercato dei piccoli astrografi da 6, 7 e 8 cm. ritengo che il loro successo commerciale possa essere meno eclatante rispetto a quello che ha contraddistinto lo strumento oggetto della nostra prova.

Dal punto di vista estetico-meccanico il Evostar 72-ED si presenta molto bene e si accetta l’effetto “glitterato” del tubo non mi sento di muovere alcuna critica ad un prodotto che appare vincente sotto molti punti di vista.

Ciò che mi premeva valutare era però la sua resa ottica considerando l’attenzione che gli acquirenti pone a questo aspetto e gli sproloqui da forum che imperversano ovunque.

STAR TEST E PRESTAZIONI GENERALI

Va detto, affinché non vi siano fraintendimenti, che il telescopio NON è apocromatico.

Nonostante la nobiltà del vetro usato e una generale buona correzione nella produzione degli elementi ottici, lo star test visuale, e ancora di più quello fotografico, denunciano una parte di spettro non corretto ben visibile.

Questa caratteristica colora di magenta e di blu indaco le immagini fuori fuoco e mantiene un poco di alone viola/bluastro anche a fuoco e intorno alle stelle più luminose e al bordo lunare.

L’amount of chromatic aberration è accettabilmente limitato, contenuto anche dalla modesta apertura dello strumento, ma è certo e anche comprensibile dato il rapporto di apertura piuttosto forzato e pari ad f 5,83.

La cosa non deve spaventare e non deve bollare di infamia il progetto Skywatcher ma deve essere ben considerato soprattutto da chi, pubblicità alla mano, pensi di acquistare per due soldi un rifrattore con prestazioni identiche a quelle di un “top level” che corta 3 o 4 volte tanto.

Nell’uso visuale il piccolo Evostar si lascia condurre piacevolmente generando immagini stellari ben puntiformi e tendenzialmente pulite ed è anche in grado di salire con gli ingrandimenti in modo accettabile rendendo all’osservatore ottime immagini di sistemi stellari multipli o dei pianeti principali, pur nei limiti della sua apertura che non è generosa e della sua focale nativa che limita a circa 150x il massimo potere realmente sfruttabile senza che si ingenerino decadenza di qualità nell’immagine.

Detto questo si deve anche considerare la vocazione dello strumento che non è quella di operare in alta risoluzione (per questo impiego un banalissimo rifrattore da 10 cm. acromatico di costo pari o inferiore offre prestazioni notevolmente più appaganti), bensì quella di offrire, in un packaging compatto e facilmente trasportabile, un discreto astrografo tutto fare che può, al limite, essere installato per osservazioni visuali estemporanee anche su un cavalletto fotografico dotato di testa fluida.

E’ quindi uno strumento adatto e indirizzato a chi desidera un set-up leggero e facile da usare (e anche da guidare nelle pose fotografiche), a chi vuole un “grab-and-go” da aereo o da zaino, e anche a coloro i quali, pur disponendo di ottiche più evolute, grandi e costose, desiderano un piccolo astrografo economico ma dalle buone prestazioni o un cercatore di “lusso”.

A chi, amante a tutti i costi di riscontro oggettivi, desidera sapere “quanto si sappia spingere” il nostro 72-ED posso dire che, nella osservazione dei sistemi multipli, lo strumento ha raggiunto senza problemi il proprio potere risolutore teorico. Posto questi a circa 1,66” ho indagato alcuni sistemi famosi e utili ad avere qualche riscontro certo.

Il complesso di Mizar e Alcor appare ben stagliato sul fondo cielo e ovviamente le componenti A e B appaiono ben separate e dotate di un solo anellino di diffrazione. Su questo soggetto la cromatica residua non stata praticamente visibile se non dopo una attenta e certosina ricerca.

La famigerata “doppia-doppia” (Epsilon Lyr)nella costellazione della Lyra, le cui componenti di magnitudine non troppo dissimile sottendono un arco di 2,2”, si è rivelata nel suo splendore già a poco più di 100x ed è diventata molto bella da osservare a 150x con oculare Takahashi LE 2,8m.

Anche la compagna di Delta Cygni, sistema difficile per la differente luminosità tra le due componenti e la separazione di 2,8”, si è lasciata scorgere come piccolo e debole “pallino” sull’anello di diffrazione generato dalla stella primaria. Si tratta di una osservazione un poco al limite ma offre idea della corretta focalizzazione dello strumento.

Il test cromatico su Vega e su Capella ha denotato un ben visibile alone bluastro/violaceo, di dimensioni abbastanza estese, che diventa più pronunciato con l’aumentare della trasparenza del cielo ma che resta di intensità piuttosto contenuta.

Ricorda, se alcuni dei lettori ne hanno memoria, l’alone generato dai primi doppietti “ED” Meade da 4 pollici e focale 920mm.

TEST COMPARATIVO: VIXEN ED 80/720

Avendo la possibilità di operare contemporaneamente anche con un Vixen 80ED f9 ho eseguito un test comparativo con il “nostro” Evostar 72ED.

Lo star test comparativo tra il rifrattore giapponese e quello cino-globalizzato ha messo in evidenza le differenze di fondo tra le ottiche che distinguono i due antagonisti.

Benché entrambi si fregino infatti dell'aggettivo "apocromatico" la loro resa sul contenimento dello spettro secondario appare molto diversa. Mentre il Vixen è realmente (almeno all'occhio umano) completamente privo di colori fuori fuoco, il Evostar 72ED mostra chiaramente alone bluastro intorno ai soggetti luminosi e anche una dominante intra ed extra focale che lo relega nell'ambito dei buoni "semi-apo". La sua correzione geometrica è convincente (anche se non al livello di quella Vixen) e le immagini che genera comunque molto belle.

Diversa la resa del Vixen che appare de facto appartenere ad un altro livello ottico. Questo non necessariamente si traduce in una schiacciante superiorità nel suo utilizzo visuale ma giustifica la differenza notevole di costo tra i due strumenti (il Vixen è non più in produzione rimpiazzato dal nuovo modello "81" che gli è del tutto analogo a livello di "posizione di fascia di mercato" pur con una focale più corta): Evostar 72-ED prezzato a circa 370 euro con dotazione piuttosto completa, Vixen 81-S euro 1.000,00 circa.

Benché gli strumenti siano differenti per vocazione e progetto (Evostar è un 72mm con focale di 420mm - Vixen un 80mm con focale quasi doppia e pari a 720mm.) li ho confrontati osservando lungamente il pianeta Venere in condizioni di seeing ottimali.

La differenza di resa è stata significativa e molto più marcata di quanto non mi aspettassi. Osservare con il 72-ED può indurre l'astrofilo poco esperto al pensiero di trovarsi di fronte ad uno strumento "perfetto". Venere è bello anche ad alto ingrandimento (circa 172x ottenuti con barlow) con un disco in fase del 47%-46% circa che presenta una bella indentatura delle cuspidi, un lembo netto, un terminatore ondulato e lievi distonalità sul globo illuminato.

C'è un certo alone bluastro intorno al pianeta ma l'immagine è bella, indubbiamente.

Quando si sposta l'occhio all'oculare da 4mm. installato sul Vixen 80/720 ED si capisce però che la perfezione ottica appartiente ad un piano superiore. L'immagine cessa di essere gialla (e ci si accorge in quel momento che nell'Evostar la dominante giallina colora in modo significativo il pianeta) e diventa bianca, l'alone bluastro scompare all'istante e quello che sembrava rasor-sharp nello Skywatcher lo diventa qui davvero...

I 180x del 4mm. Vixen LV sono pochi. Con una ardita manovra inserisco una barlow Ultima 2x e salgo a 360 e il pianeta è ancora quasi perfetto. Dico "quasi" perché il valore di incisione dell'immagine a 360x sul Vixen è pari a quello ottenuto a 172x sul Evostar 72ED con la differenza che sul Vixen siamo ancora in ambito di immagine "color free" anche al potere doppio. Oltre a questo e alla differente possibilità di usare a piacimento gli ingrandimenti, il pianeta nel Vixen mostra con certezza alcune zone tenui di albedo, dettaglio non alla portata del Evostar. 

Le differenze tra i due appieno facilmente in un confronto diretto ma non è detto che si dimostrino altrettanto “schiaccianti” se si dovesse usare i due strumenti in notti diverse e a distanza di tempo.

Nonostante il confronto abbia incoronato senza alcun dubbio il Vixen 80/720 ED il “nostro” Evostar 72-ED ha comunque non sfigurato anche considerando che la sua vocazione appare sicuramente più fotografica che non votata all’alta risoluzione.

PRESTAZIONI FOTOGRAFICHE

Con le considerazioni esposte fin qui bene in mente ho destinato, come peraltro motivo dell’acquisto, il 72ED cinese alla ripresa fotografica dei soggetti del cielo profondo e, in molte occasioni, anche come telescopio guida di “lusso” per ottiche di maggiore diametro e lunghezza focale.

A questo proposito devo dire che il 72-ED si presta molto bene ad essere un validissimo rifrattore guida anche se dal costo non paragonabile ai tanti acromatici presenti sul mercato.

Le sue ottiche semi apocromatiche e la sua focale di 420mm. Lo rendono adatto a guidare (e molto bene) strumenti di classe ben superiore avendo sempre la certezza di un discreto guadagno luminoso per poter inseguire anche su stelle di campo deboli e una buona focalizzazione capace di far lavorare al meglio i programmi di correzione automatica di inseguimento come PHD-2

Dal punto di vista squisitamente fotografico il Evostar da 7 cm. Ha buone frecce nel suo arco.

Benché la sua correzione cromatica non spinta si scontri con la notevole sensibilità al blu delle moderne cmos si può riprendere con buona soddisfazione anche impiegando camere a colori sia in luce bianca sia con l’ausilio di filtri interferenziali dual band mantenendo stelle di dimensioni accettabilmente piccole e modeste dominanti cromatiche intorno agli astri principali.

I puristi delle immagini virtualmente prive di pur deboli aloni avranno da faticare un po’ in post-processing usando questa ottica ma per la stragrande maggioranza dei fotografi non alla ricerca dello scatto perfetto il piccolo rifrattore cinese sarà un ottimo compagno di avventura.

I problemi sopra citati non sono invece riscontrabili nelle immagini in mono banda “stretta”, ossia lavorando con filtri h-alpha, SiII, OIII dove non solo si riducono le dimensioni stellari ma il residuo cromatico sparisce completamente.

La focale di 420mm è tendenzialmente “azzeccata” per un impiego a campo medio-largo e consente, operando con sensori di formato non troppo piccolo (quindi immaginando sensori simili a quelli che equipaggiano le diffuse ASI 533, 1600 e 294 - quindi con diagonali tra i 16 e i 22 millimetri circa) di abbracciare porzioni di cielo sufficientemente ampie da immortalare anche complessi nebulari relativamente estesi.

Alcuni oggetti (M31, il Velo del Cigno, NGC 7000 e altri) rimarranno in parte “tagliati” a meno di non usare sensori più grandi o una DSLR tradizionale ma, a parte questi, il cielo offre una pletora vastissima di oggetti che possono trovare nei poco più di 40 cm. di focale dell’Evostar 72 la giusta dimensione.

Ovviamente i soggetti angolarmente poco estesi (la maggior parte degli ammassi globulari, le nebulose planetarie e quasi tutte le galassie) risulteranno piuttosto piccoli sul fotogramma ma questo è il prezzo da pagare alla leggerezza e trasportabilità.

Discorso a parte merita invece la valutazione del campo spianato che non appare molto esteso.

Utilizzando la classica ASI 1600 in assenza di spianatori dedicati è possibile evidenziare allungamenti stellari già a partire da circa il 50% del campo inquadrato fino a giungere a distorsioni significative a bordo campo.

Questa caratteristica, intrinseca nel progetto ottico a due soli elementi, va ben considerata e lo strumento richiede necessariamente di essere accoppiato ad uno spianatore se si vuole disporre di un campo corretto decente.

Immagine sopra: correttore/spianatore originale Skywatcher con fattore moltiplicativo pari a 0,85x (costo di listini circa 275,00 euro).

Sotto una immagine dello spianatore OVL con fattore moltiplicativo 1x (costo circa 120,00 euro).

La Skywatcher ha ovviamente a listino prodotti dedicati e ha progettato per il nostro Evostar 72 un correttore a 0,85x che funge sia da riduttore di focale (portandola ad un valore di 357mm abbassando il rapporto focale a f 4,96 circa) che da spianatore di campo.

Il suo costo è significativo se confrontato al prezzo dello strumento e, a listino, ammonta ad 275,00 euro.

Non ho avuto modo di provare la resa di questo gruppo ottico ma alcuni fotografi d’oltre oceano riportano risultati non incoraggianti con prove eseguite e ottenimento di fotogrammi che, pur migliori rispetto all’impiego senza correttore, lasciano parte del campo ancora notevolmente distorto.

Sulla scia di queste impressioni ho preferito acquistare uno spianatore 1x universale OVL (prezzo di circa 120,00 euro) che sembra funzionare in modo adeguato. La gestione delle distanze corrette tra gruppo ottico e sensore non è semplicissima e i dati di fabbrica danno risultati peggiori rispetto a distanze leggermente differenti da quelle dichiarate. In compenso i risultati che si ottengono sono soddisfacenti.

Non mi si fraintenda: una piccola porzione del campo abbracciato da un sensore come quello della ASI 1600 risulta, anche con il gruppo ottico OVL, non perfettamente corretta ma le distorsioni sono accettabilmente contenute e sufficienti a soddisfare la maggior parte dei fotografi non “professionisti” o dichiarati tali.

Su sensori un po’ più piccoli (come quello della mia ASI 533 a colore) il fotogramma è invece spianato fino ai bordi ed eventuali problematiche che dovessero palesarsi vanno ricercate in una non corretta assialità ottica del complesso.

Per chi fosse interessato ad esaminare immagini tratte con questo strumento può trovare sul sito “astrobin” ogni soddisfazione alle proprie curiosità.

Personalmente ho eseguito una serie di riprese con il Evostar 72ED ma il cielo da cui ho operato nel corso degli ultimi mesi è quello altamente inquinato di Milano con un valore di Bortle pari a 9 e quindi ben poco di aiuto nell’ottenere immagini di rilievo.

Sotto cieli scuri e trasparenti (lontani non solo dalle luci delle grandi città ma anche e soprattutto dal particellato atmosferico che rende traslucida l’aria) il 72mm orientale otterrebbe sicuramente risultati di buon livello soprattutto nelle mani di fotografi con un minimo di esperienza.

QUALCHE IMMAGINE DI RIFERIMENTO

Come accennato, le immagini che inserisco a corollario dell’articolo, sono di mia produzione e sono tratte in condizioni proibitive.

Cercando sul web è possibile incontrare lavori di ben altro livello ma ritengo comunque significativi i risultati raggiunti anche da un cielo di Classe Bortle 9 o 9+

CONCLUSIONI

Mi sento di promuovere il piccolo Evostar 72 e di farlo a pieni voti.

E’ vero che le sue ottiche e prestazioni non sono apocromatiche, è anche vero che il campo corretto nativo risulta poco esteso, ma è altrettanto giusto considerare questi aspetti non come un difetto ma come il risultato di un progetto ottico che “non può fare molto di più”.

Il rapporto focale forzato di f 5.8 e la presenza di un semplice doppietto (per quanto dotato di vetri a bassa dispersione) non può che generare un residuo cromatico e un campo corretto relativamente limitato.

Però, se lo strumento viene considerato nel suo complesso e vengono valutati i disponibili accessori atti a migliorarne le prestazioni e il loro costo, non si può che lodare le doti del progetto Skywatcher.

Il telescopio è completo e costa quanto un oculare di buona fattura a largo campo, con pochi “talleri” lo si può dotare di uno spianatore che funziona in modo più che soddisfacente, e le dimensioni ed il peso del telescopio lo rendono gestibile da montature molto piccole anche in campo fotografico.

Per chi desidera spendere di più e avere probabilmente prestazioni leggermente superiori esiste la linea EVOLUX di Skywatcher oppure una serie di competitor variamente marchiati che possono, a costi quantomeno doppi, essere alternative di ottimo livello e capaci di assecondare anche i fotografi più esigenti.

Ci potete contattare a:

diglit@tiscali.it

oppure usare il modulo online.

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