SVBONY SV-165 miniguide scope

Anno 2021

INTRODUZIONE E PENSIERI

Sempre più piccoli, sempre più colorati, sempre più pubblicizzati.
Potrebbe essere un mantra per presentare i “nuovi” sistemi denominati “mini-guida”: piccoli cercatori venduti come panacea di ogni male, o quasi, e accreditati dai venditori di prestazioni di alto livello in grado di risolvere il sempiterno problema della guida in parallelo di strumenti fotografici.
Ora, senza entrare eccessivamente nella tecnica e nei numeri, è indubbio che chiunque abbia una minima esperienza di astrofotografia sa bene quanto importante sia l’affinamento del complesso guida e camera dedicata con la montatura a cui vanno inviati gli imput di correzione.
Un vecchio adagio recita che, in linea teorica, la focale del telescopio guida debba essere almeno pari ad 1/3 di quella dello strumento di ripresa ma questa diceria, come ogni legge “semplice e pronta” porta seco una notevole quantità di “se” e “ma”.
Non considera in alcun modo, ad esempio, né la campionatura dello strumento principale né tantomeno quella dello strumento di guida e non considera neppure la qualità di immagine che quest’ultimo produce e di conseguenza la dimensione della traccia stellare su cui operare, automaticamente, le correzioni.
Finché si lavora un poco alla “buona” tutto questo potrebbe anche funzionare, ma quando si desidera ottenere risultati migliori dal punto di vista dell’informazione raccolta, e quindi non ci si lascia sviare da ore di post elaborazione alla ricerca del PalColor ma si pone attenzione al dato reale immagazzinato dai sensori, ecco che una buona guida diventa essenziale.

Sopra: estratto dal celeberrimo spot pubblicitario della Telefunken del secolo scorso.

Oggi è di moda il paddle, quella sorta di tennis per chi non ha voglia di imparare a giocare a tennis, che richiede anni, e vuole divertirsi sentendosi affermato nello sport del momento, (ieri era di moda lo squash - forse solamente perché lo praticava Boris Eltsin - prima di scoprire che starsene chiusi in una stanza di cemento a sudare e invertire il moto continuamente faceva male sia al sistema cardiovascolare che a quello osseo e muscolare) ed è anche di moda miniaturizzare tutto, anche in astronomia.
Addio ai classici rifrattori acromatici a lungo fuoco usati come strumenti guida e largo ai cercatori re-inventati, strumenti con apertura da 30 o pochi più millimetri, rapporto focale di F4, supporto a coda di rondine e peso contenutissimo. Belli, indubbiamente, specialmente se presi come “oggetti in sé”.
Il mercato ne ha fatto un business. A seconda di dove li si acquisti (anche se sono tutti uguali) i costi variano dai 70 euro di Amazon ai 150 euro dei negozi di atsronomia on-line.
Ciò che cambia è la serigrafia impressa sul barilotto e la forma della scatola in cui vengono proposti.

Sopra: il ASToptics da 149,00 euro. Più caro e decisamente peggio realizzato del SV-165 Svbony

Sotto: la proposta di ZWO a 139,00 euro di listino.

Per verificare la reale usabilità e qualità di questi prodotti ne ho acquistato uno su Amazon alla accettabile cifra di 69,97 euro (poco più del costo di un cercatore 6x30 con supporto in materiale metallico), decisamente meno assurdo dei pari livello di ZWO e compagnia bella variamente marchiati.
In pochi giorni è arrivato a casa e lo ho testato con varie camere e differenti montature, settaggi più o meno appropriati, e desunto alcune informazioni che ho deciso di condividere.

Sotto: alcune immagini del SV-165 SVBONY così come viene pubblicizzato.

Bello sarebbe anche provare la usabilità e compatibilità delle camere planetarie e di guida con porta ST-4 vendute su Amazon a prezzi interessanti, cosa che però non ho ancora deciso di fare. Qui sotto un esempio (costo al 4/10/2021 pari a 184,00 euro).

CARATTERISTICHE

Per prima cosa va detto che questi strumenti (il mio riporta il marchio SVBONY, brand in ascesa dal rapporto prezzo/qualità sicuramente interessante) sono a tutti gli effetti dei “cercatori” dotati di ottiche acromatiche di qualità forse media con un rapporto focale molto spinto.
Benché meccanicamente realizzati in modo apprezzabile e dotati di una estetica accattivante, il loro “cuore” resta un doppietto cementato da 3 cm. e 120mm. di focale.
E’ facile comprendere, riflettendo sulla fisica, che il sistema non possa che essere affetto da una notevole cromatica residua nonché da una aberrazione sferica considerevole oltre che da possibili decentraggio degli elementi ottici.
Il fatto però di poter disporre di filettature M42 adatte alle camere planetarie e di autoguida, o la possibilità di installare sui “nasi” di raccordo filtri in misura da 1,25 pollici li rende “spendibili” come piccoli strumenti guida, adatti più che altro a focali di ripresa piuttosto limitate.
Nel mio caso ho testato lo SVBONY SV-165 sia con camere di guida colori (una GP-CAM Altair con sensore IMX-224) che monocromatiche (una ASI 178 mono) ben conosciute e diffuse.

PRESTAZIONI

Per comprendere la resa di questi obiettivi posto una immagine tratta al fuoco diretto con la IMX-224 a colori. L’immagine, ottenuta dalla città di Milano in condizioni di cielo Bortle 9+, ha lo scopo di evidenziare la resa cromatica e geometrica sul campo inquadrato, che appare essere pari a 2,29x1,72 gradi. Ricordo che il sensore IMX 224, dotato di pixel quadrati da 3,75nm di lato, ha una dimensione di 4,8 x 3,6mm. e la focale di ripresa del SVBONY SV-165 è pari a 120mm. dichiarati.

L’immagine ritrae il campo stellare centrato sulla stella VEGA ed è ottenuta senza l'ausilio di filtri. Il suo scopo non è "estetico" ma "didattico". Sotto immagini ingrandite del centro campo e dell'angolo superiore destro del fotogramma. L'immagine è la somma di 20 pose da 30 secondi a gain 100 - cielo Bortle 9+

L’analisi della resa a centro campo e negli angoli del fotogramma si traduce in due considerazioni di fondo. La prima riguarda la dimensione dei dischi stellari che appaiono ampie e “soft” indice sia di aberrazione policromatica sia di aberrazione sferica. La seconda è indice di quanto poco "collimato" sia lo strumento che denota deformazione stellare di "decentraggio" degli elementi ottici.
Se il secondo problema risulta tutto sommato non determinante nell’utilizzo come telescopio guida, il primo deve invece interessarci per comprendere i limiti imposti dall’ottica del sistema.

Sopra: una prova eseguita sul campo stellare intorno alla nebulosa planetaria della Volpetta (20 pose da 30 secondi senza filtro), la celebre M27 "Dumbell". L'immagine non ha beneficiato di flat field frames che però erano inutili per lo scopo prefisso. Ciò che risulta importante, tralasciando le condizioni di cielo da cui il test è stato effettuato e il diametro ridotto dell'obiettivo di soli 30mm., è interessante notare quanto l'immagine appaia "fuori" fuoco con un effetto "blur" estremamente invasivo e fastidioso. La messa a fuoco era corretta ma la resa del Miniguide risulta essere davvero criticabile e non lo rende adattoo, se non forse in accoppiamento ad un filtro molto selettivo come un h-alpha, alle riprese del cielo profondo. Sotto: ingrandimento della parte centrale del fotogramma con la nebulosa al centro.

Lo star test classico, eseguito in modo “elettronico” con una c-mos moderna, ribadisce quanto scritto in precedenza mostrando una resa ben poco pulita e contrastata dell’ottica.

Quanto appena considerato e mostrato non deve scoraggiare e condannare l’impiego dei mini telescopi guida e non ci deve neppure stupire. Stiamo parlando di sistemi che giungono a casa nostra a meno di 70 euro (salvo non voler pagare il doppio presso i rivenditori on-line) e che comprendono una filiera lunga e articolata che deve pagare sé stessa oltre ai dazi che il nostro amato Stato impone su ogni atto di compravendita.

Dal punto di vista meccanico il SVBONY SV-165 si fa apprezzare sia nelle dimensioni e contenimento del peso (questi non arriva a 350 grammi tutto compreso) sia nella capacità di regolazione del fuoco che avviene con rototraslazione del corpo centrale che estrae o meno il doppietto frontale. Il tutto, sembra strano ma vero, mantenendo una accettabile correttezza dell’asse ottico e imponendo flessioni trascurabili al fine dello strumento.
Ciò che manca è la possibilità di inclinare lo strumento all’interno dei suoi anelli di sostegno. La scelta è poco comprensibile e benché non indispensabile avrebbe reso più completo lo strumento. La sua mancanza offre però una notevole stabilità al sistema che non rischia di slittare o di modificare, seppur parzialmente, il suo orientamento con il passare delle ore o con la variazione delle temperature dell’ambiente circostante.

BENE MA... GUIDA?

Alla domanda va data una risposta multipla che deve necessariamente tenere in considerazione la montatura con cui si lavora. Più questa è precisa, più il “miniguide” riesce a fare il suo dovere.
I primi test sono stati effettuati impiegando una Vixen Sphinx SXW prima serie che, come tutte le altre montature impiegate nel test, ha avuto una accurata messa in stazione al polo celeste, una precisa messa in bolla e un attento bilanciamento.
Con la SXW l’opera del miniguide è stata disastrosa. Le caratteristiche di backlash proprie della montatura, non compensate da una reattività elevata del sistema di guida a causa della limitata focale, hanno fatto fare pazzie al sistema PHD2 generando un grafico degno delle migliori montagne russe del secolo scorso con un errore superiore ai 3/4 secondi d’arco (8” sul totale)
In queste condizioni fotografare con qualcosa che sia più lungo di un obiettivo da 50/100 millimetri risulta pressoché impossibile.
La stessa montatura, impiegando un rifrattore guida ED 72/420 genera invece un grafico con errore inferiore ad 1”+1”.
Migliori sono state le performances impiegando la SkyWatcher EQ6 PRO con cui la gestione attraverso PHD2 è stata meno altalenante e con una curva di errore più accettabile. L’errore medio introdotto dal sistema è stato di 2”+2” (4” totali) mentre con il solito 72/420 ED si arriva a circa 0,7”+0,7” (1,4-1,5” totali nelle migliore serate).
Dove la miniguide SV-165 si è comportata benissimo è stata in accoppiamento con la Ioptron CEM 70 EC con encoder assoluto mostrando valori di circa 1"+1" (sia detto che tradizionalmente la montatura guida a valori di 0,5" + 0,5")
Che questo generi sorriso è ovvio e altrettanto ovvio è che a fare la differenza non è il sistema di guida ma il fatto che la CEM 70 EC sia in grado di guidare senza problemi focali da 2 metri per qualche minuto senza mostrare allungamenti stellari (a meno che il seeing non sia sfavorevole o bilanciamento e stazionamento al polo deprecabili).
In questo caso a guidare (da sola) era la montatura e il SV-165 fungeva solamente da correttore per la lieve deriva che si somma nelle esposizioni lunghe.

Sopra: "Ritlatto di signola", così come citato in Kung Fu Hustle, capolavoro comico del 2004 di Stephen Chow.

APPLICAZIONI CONSIGLIABILI

Da quanto scritto, che non pretende di essere esaustivo né assoluto, emerge una capacità di autoguida estremamente dipendente dalla montatura impiegata.
Poiché il SV-165 e i suoi cloni risultano essere pensati per l’utilizzo itinerante su montature leggere e generalmente poco precise risulta consigliabile impiegarlo nella guida di focali di ripresa contenute: generalmente obiettivi fotografici o teleobiettivi con lunghezze focali non superiori ai 200/250 millimetri.
Specialmente in accoppiamento ai teleobiettivi corti (135mm.) o obiettivi a largo campo (80mm./50mm.) il SV-165 opera in modo più che sufficiente ed è apprezzabile anche in virtù della sua leggerezza e della scarsa influenza sul bilanciamento del sistema.
Meno adatto invece lo vedo per guidare strumenti più “importanti” soprattutto se non dotati di montature equatoriali di qualità elevata.

Sopra: immagine di un moderno teleobiettivo da 135mm. per DSLR.

CONCLUSIONI

Sopra: Giacobino Mugatu ritratto nel suo atelier.

Piccolo, leggero, tutto sommato ben fatto ed estremamente economico il SV-165 può essere un simpatico accessorio che trova il suo “optimum” in accoppiamento a teleobiettivi non troppo lunghi.
Non deve essere inteso come alternativa ai classici rifrattori 70/500 da autoguida e non avvicina nemmeno le prestazioni dei pur economici piccoli strumenti da 60/240 millimetri che riescono a gestire set-up dotati di focali di ripresa più elevate.

E', in ultima analisi, un oggettino di charme che serve relativamente a poco, come il cagnolino di Mugatu...

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