OMEGON 90/500 achromatic refractor

Anno 2021 - aprile e successivi mesi

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INTRODUZIONE E MOTIVO DI ACQUISTO

Da tempo accarezzavo l’idea di acquistare un rifrattore da 90/100 millimetri con focale di 500 da impiegare in alcuni lavori fotografici, specialmente dalla mia postazione di Milano.

Anni fa avevo scelleratamente venduto il mio "beloved" Televue Geneis prima serie ad una cifra ridicola e da allora ho costante pentimento.

Ultimamente, accettata la possibilità di operare in banda stretta anche dal mio infausto cielo (tendenzialmente umido e lattiginoso e con un valore di Bortle pari a 9), mi sono sentito ulteriormente orfano del Genesis ma non ho avuto occasione di acquistarne un altro. Il suo costo, compreso tra gli 800 e i 1000 euro, unito al peso mi hanno però un poco frenato nelle ricerche.

Ho pensato ad uno dei moderni 9 cm. con vetri ED variamente marchiati, dotati di buona meccanica e di rapporti focali prossimi a f5 o f5,5 ma anche qui il costo prossimo ai 700 o più euro mi lasciava “tiepido” nella loro valutazione.

Con un poco di logica e la determinata volontà di un utilizzo specifico senza ulteriori velleità mi sono allora rivolto ad acromatici a doppietto semplice, che però sono solitamente caratterizzati da apertura di 8 cm. e focale di 400mm., valori troppo simili a quelli del mio attuale Evostar 72ED per poter essere presi in considerazione.

Poi, ma già conoscevo il prodotto pur non avendolo mai considerato seriamente, sono “inciampato” nuovamente nella produzione Omegon e in un suo “rebranded scope”: l’OMEGON 90/500 acromatico.

Venduto anche su Amazon e AliExpress, lo strumento si presenta sulla carta insapettatamente ben fatto con una scocca interamente in alluminio, un paraluce retrattile, un focheggiatore di tipo Crayford da 2 pollici con riduzione a 1 pollice e 3/4 dotato inoltre di ampia escursione, e un paio di anellini e basetta con slitta mini-vixen style. Il tutto è ulteriormente corredato da una borsa di trasporto (probabilmente di bassissima qualità).

L’aspetto, come compare nelle immagini pubblicitarie, è sinceramente molto piacevole e il tutto offre una sensazione di manifattura superiore (il che forse non è proprio vero ma testimonia quanto poco oggi costi, in alcuni paesi, realizzare ciò che in altri si paga tre volte tanto).

A farmi capitolare è stata anche l’offerta di un negozio on-line che indicava una cifra inferiore di circa il 20% rispetto a quanto previsto da Amazon per il piccolo rifrattore in oggetto.

A volte la sera si ha desiderio di fare qualcosa di “pazzerello” e così ho acquistato...

Le incognite erano molteplici e il “web” non è stato capace di fugarne quasi nessuna. Sembra infatti che non esistano recensioni decentemente scritte e approfondite su questo telescopio ma solamente “voci da forum”, il più delle volte inutili e fuorvianti. Accanto a queste anche un paio di video, ricercabili sul canale YouTube, in cui l’autore impiega il 90/500 in alcune sessioni fotografiche con risultati degni di nota.

Che lo strumento dovesse soffrire di un notevole problema di aberrazione cromatica non avevo alcun dubbio, aspetto che però, con l’idea di lavorare in h-alpha con un filtro da 7 nanometri di banda passante, risulta del tutto ininfluente poiché la monobanda (piuttosto stretta inoltre) avrebbe reso del tutto apocromatica la resa ottica.

Sullo stato di collimazione dello strumento che avrei ricevuto invece non avevo alcuna garanzia. La cella apparentemente non registrabile del doppietto non premette alcun intervento e quindi ho solo potuto sperare che il monoblocco giungesse come assemblato in fabbrica e che lo standard iniziale fosse sufficientemente alto da sfornare un complesso ottico in asse.

Altra incognita era rappresentata dal livello di aberrazione sferica residua, sicuramente presente ma non quantificabile prima di un test adeguato.

Ultima considerazione, che però non mi ha impedito l’acquisto, ha riguardato la qualità del focheggiatore e le sue specifiche di tolleranza meccanica.

Il fatto che fosse dotato di grande estrazione è sicuramente un bene ma anche un grosso limite in caso di accoppiamenti non perfetti con la conseguente presenza di basculamenti che, se tollerabili in visuale, sono invece deleteri in applicazioni fotografiche specialmente in banda stretta dove il diametro delle tracce stellari appare estremamente ridotto.

Se i lettori avessero pensiero di obiettare anche sul fatto che l’Omegon in questione non sia dotato di riduzione micrometrica sul focheggiatore posso invece tranquillamente dire che questa, risultato di una “moda” e di una esigenza principalmente dovuta al imaging planetario, per applicazioni deep-sky serve a molto poco.

ANALISI STATICA E CONSIDERAZIONI

Ho dovuto attendere una ventina di giorni prima che lo strumento fosse recapitato, chiuso all’interno di una scatola di cartone.

All’apertura del pacco ero sinceramente molto curioso e anche felice per il nuovo regalo concessomi e ho lasciato l’apertura a mia figlia Ginevra, che ha sempre dimostrato un poco di passione per l’astronomia.

 

Gli anelli sono sottili, adatti per gestire l’ottica ma assolutamente incapaci di ospitare altri accessori per cui l’Omegon 90/500 va montato “sopra” all’eventuale telescopio guida.

Nel mio caso questo non è un problema avendo molti rifrattori adatti alla guida e dotati di “corpulenta e robusta costituzione”. Al caso si è quindi prestato il Evostar 72ED (ben più performante dal punto di vista ottico ma di apertura meno generosa).

A parte la mia situazione ed esigenza particolare, lo strumento è comunque dotato di una piccola barra Vixen, adatta alla installazione su ogni genere di montatura standard ma un po’ troppo corta per assicurare un bilanciamento ottimale soprattutto in caso di utilizzo di corpi CCD e spianatori pesanti. Al caso può comunque essere sostituita con una più lunga facilmente reperibile anche su Amazon a prezzi vantaggiosi.

Lo strumento si presenta bene ed è davvero interessante e permette di constatare quanto la produzione super economica abbia compiuto passi giganteschi in campo sia estetico globale che di finitura puntuale.

Non siamo ovviamente al cospetto di un Takahashi da tremila euro (tantomeno dal punto di vista ottico) ma è incredibile vedere come con circa 250 euro si possa ottenere un bel rifrattore compatto, interamente costruito in metallo, con focheggiatore da 2 pollici e diametro delle lenti da ben 3,5”.

Altrettanto appariscente è la differenza con la produzione standard a cui ci hanno abituati Bresser e Skywatcher che si pongono ad un livello di finitura inferiore.

Due diaframmi interni a lama di coltello, un annerimento apparentemente discreto, ottiche pulite e prive di imperfezioni visibili, trattamento antiriflesso di colore verde.

Lodevole anche il peso complessivo, pari a 2,1 kg comprensivo di anelli, piccola barra Vixen, tappo copri ottica in alluminio a vite che testimonia una apprezzabile solidità costruttiva.

Manca invece un alloggiamento con fori pre-filettati per applicare un cercatore (non indispensabile in uno strumento da mezzo metro di focale) e, come del resto ben specificato nel pacchetto di acquisto, mancano anche accessori come un diagonale e un oculare standard.

Considerando però la generale qualità degli accessori a corredo degli OTA economici non biasimo la scelta del distributore. Inutile inquinare il mondo (oltre quanto già non si faccia) con oggetti spazzatura, utili solo a certi “biasimabili pezzenti” che intasano con la loro offerta i mercatini cercando di bidonare qualcuno per guadagnare pochi spiccioli.

Molto apprezzabile anche il focheggiatore da 2 pollici che, pur senza essere un capolavoro di fluidità appare però privo di "giochi" e basculamenti anche in posizione completamente estratta.

STAR TEST E PRIME PROVE

"Tutto più o meno bello" si direbbe ma ciò che conta, anche e soprattutto, è la resa ottica e il contenimento delle aberrazioni, che siano queste cromatiche o, peggio ancora, geometriche.

Per valutare lo stato di prestazione del “nostro” Omegon la prova del cielo è il solo vero banco degno di rispetto.

Ho così cominciato con uno star test e alcune osservazioni per capire come l’Omegon si comportasse. 

La sua focale di 500mm. e l’apertura di 90mm. pongono l’ingrandimento ideale per uno star test a poteri da circa 70/100 ingrandimenti. A tale valore emergono chiaramente le caratteristiche dello strumento che tenderebbero a celarsi un poco a poteri inferiori e ad essere eccessivamente stressate a ingrandimenti più elevati.

Per l’occasione ho scelto due oculari che conosco molto bene come i Takahashi serie LE da 7,5mm. e 5mm per rispettivi 67 e 100 ingrandimenti.

A loro supporto un diagonale da 31,8mm dielettrico di produzione attuale con prezzo di acquisto medio che si colloca in una fascia consumer ma distante dal ciarpame “entry level”.

Ho anche scelto due stelle alte sull’orizzonte e prossime allo zenit con grandezza media alta e medio bassa: Dubhe (magnitudine 1,79 e classe spettrale “A”), e una stella vicina di mag prossima alla 4°

La scelta non è stata causale ma dettata dalla classe spettrale dell’astro più luminoso. Conscio infatti della sicura notevole cromatica residua volevo un benchmark che non emettesse in una zona di spettro eccessivamente spostata verso il blu così da avere una risposta “centrata” rispetto alla media degli astri che ricadono solitamente nel campo visivo durante le osservazioni visuali.

In via del tutto personale ritengo infatti che testare gli strumenti destinati al “largo campo” (e che non fanno di perfezione ottica il loro “must”) su “fari” cosmici (per luminosità intrinseca o per vicinanza) sia poco logico quando la stragrande maggioranza degli astri brilla di magnitudine meno intensa della seconda. 

Al tempo stesso, provare direttamente anche un astro di magnitudine prossima alla quarta restituisce molto bene il dato di “fondo” che emerge all’oculare durante le osservazioni classiche, specialmente quando si è costretti per il test ad operare da cieli inquinati e poco trasparenti come quello delle città maggiori.

Accantonato momentaneamente il dato geometrico e cromatico in asse ho voluto valutare il campo corretto o accettabilmente tale.

Questo è un dato molto opinabile in realtà poiché dipende anche dal treno ottico utilizzato (quindi dall’oculare) e il suo risultato potrebbe essere migliorato o peggiorato al variare della qualità e della struttura ottica degli oculari impiegati.

Poiché lo standard è ancora oggi il Plossl semplice o modificato (4 o 5 elementi) ho scelto il Takahashi LE 30mm (che offre un potere di 17x e un campo apparente prossimo a 3 gradi.

Va puntualizzato che nessun rifrattore dotato di un semplice obiettivo a due elementi, indipendentemente dal suo costo, genera un campo piano da 3 gradi, e nemmeno da 2...

Si è quindi trattato di un test “limite” ma considerando che l’Omegon, se si escludono le applicazioni fotografiche in monobanda (stretta) per cui io lo ho acquistato, verrebbe impiegato soprattutto come “wide field and portable telescope” volevo rendermi conto di quanto fosse tollerabile o meno la distorsione a 2/3 di campo.

I 2,3 gradi di FOV generati dall’oculare Plossl Amazon “cheap” (potere di circa 21x) sembrano ben tollerati e si può dire che, almeno dal punto di vista strettamente visuale, non emergono distorsioni significative.

La situazione non muta radicalmente impiegando un oculare di pari focale e prezzo sestuplo come il Takahashi LE 24mm.

Per completezza ho anche provato calibri più consistenti impiegando un diagonale da 2 pollici e un prestigioso oculare Vixen LV 30mm semi-wide (campo apparente da 60°). Si tratta, sulla carta, di un sistema che sviluppa 3,5° di campo reale e un potere di 17x con un indice di “stress” del complesso ottico molto elevato.

Nonostante questo, almeno fino ai 3/4 di campo le stelle risultano correttamente puntiformi mentre cominciano ad allungarsi oltre tale limite. Un risultato che ritengo lusinghiero considerando che molti rifrattori di pari caratteristiche e di costo dieci volte superiore non sembrano fare meglio.

CAMPO INQUADRATO FOTOGRAFICO

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Parlare di 500 millimetri di focale, soprattutto quando si tratta di un telescopio di fascia "entry level" e quindi tendenzialmente destinato ad utenti meno smaliziati potrebbe essere non sufficiente a rendere una corretta idea di quanto sia il camo inquadrato da una simile focale. Per offrire un riscontro visivo al dato numerico ho ritratto la Luna in condizioni di illuminazione di circa il 75% usando una camera ASI 16o0mm (sensore da poco più di 17 x 13 millimetri). La prima immagine, che purtroppo la compressione del sito web rende inguardabile, ritrae il nostro satellite naturale senza alcun "crop" di immagine indicando in modo esaustivo il campo abbracciato, con questo sensore molto diffuso, dal Omegon 90/500.

La seconda immagine (riportata sotto) è invece una fotografia della Luna effettuata con un "crop" in fase di ripresa che riduce in modo sostanziale il FOV relativo e permette di selezionare in modo più incisivo il soggetto. La ripresa è stata effettuata con la sola aggiunta di un semplice filtro giallo n° 12 (costo circa 18 euro su Amazon) da 31,8mm installato davanti al sensore della camera. Non è stata condotta alcuna elaborazione dell'immagine per ridurre gli aloni così da trasmettere con una certa onestà il dato di aberrazione cromatica relativa. Sebbene questo sia mono visibile in una ripresa monocromatica che si avvale di pose molto brevi è indiscutibile ammettere che, quantomeno nelle immagini del nostro satellite, un semplice filtro giallo consente di rendere più che usabile il piccolo Omegon acromatico.

Nell'immagine sotto una chiara dimostrazione del livello del cielo da cui opero dalla mia postazione milanese. Io lo considero simpaticamente "BORTLE 9+", una condizione (tralasciando il fattore "Luna") che penalizza in modo disarmante ogni velleità di astrofotografia "seria".

L'immagine sotto riportata è emblematica. Si tratta di una "anticipazione" nel senso che il fotogramma da cui è presa è quello ritraenete l'ammasso globulare M3 che vedremo dopo. Si tratta dell'angolo inferiore destro e mostra il grado di distorsione che le componenti stellari subiscono a causa della curvatura di campo residua non corretta dallo spianatore 1x OVL (costo 120,00 euro) accoppiato allo strumento.

Si tratta di un risultato impressionamente a mio modo di vedere e non dissimile da quello che si ottiene con costosi apocromatici di blasonato marchio e costo di un ordine di grandezza superiore.

La resa è tale da poter considerarsi quasi piano il campo inquadrato da un sensore medio come quello della ASI 1600 mono impiegata negli scatti.

IMPRESSIONI FOTOGRAFICHE

I lettori devono perdonarmi ma la gestione del sito web di DARK-STAR impone notevoli limitazioni alla resa delle immagini fotografiche inserite. Non ho mai capito come mai questo accada ma è giusto dire che quanto appare a monitor è il risultato di varie compressioni che rendono, de facto, molto poco accattivanti le immagini postate.

Compreso questo inserisco comunque alcuni scatti effettuati nelle prime due notti di test con l'Omegon 90/500. Sono scatti realizzati in "live stacking" usando il programma Sharpcap. A causa della inesistente trasparenza del mio cielo (ho visibili in media dalle 6 alle 12 stelle) operare nella speranza di ottenre risultati di rilievo è impossibile, non importa quanto si sia bravi, esperti, o quali filtri si impieghino. L'umidità atmosferica rende qualsiasi filtro poco efficace e anche l'impiego di selettivi h-alpha con banda passante stretta non garantisce gli effetti che si avrebbero sotto cieli pur altrettanto inquinati dal punto di vista luminoso ma meno densi di vapore acqueo e particellato di smog.

Foto sopra: Omegon 90/500 con rifrattore guida 60/240 acromatico. Le camere impiegate sono state una ASI 178 mono con aggiunta di filtro Orion V-block per catturare le stelle guida attraverso il rifrattore da 6cm. e una ASI 1600 cool mono con filtro h-alpha da 7nm per le riprese fotografiche vere e proprie. Al rifrattore Omegon 90/500 è stato aggiunto uno spianatore 1x OVL.

Poiché l'OMEGON 90/500 è stato acquistato con il solo fine di operare in monobanda da 7nm h-alpha e con una camera monocromatica è così che ho lavorato, anche su un soggetto stellare come M3 che emette su tutta la lunghezza dello spettro visibile. 

La quasi ottima spianatura che si ottiene dall'ottica e la sua buona collimazione permettono comunque di fare qualche cosa di accettabile (cliccare sempre sulle immagini per visualizzarle con risoluzione bassa ma decente). I primi problemi di "pinzatura" delle ottiche che mi hanno generato in alcuni test stelle triangolari sono stati risolti smontando le ottiche e detensionando la ghiera di blocco a valle del doppietto (quella verso il focheggiatore per intenderci). 

La sagoma multistellare di M3 è un "faro" che permette di essere immortlato anche da cieli molto inquinati e sebbene l'ingrandimento offerto da 500mm di focale sia limitato i risultati si raggungono velocemente. L'immagine sopra e sotto è risultato di una integrazione di 60 minuti con una banda passante da 7nm.

Ovviamente più ostico è lavorare su soggetti deboli come la HEADPHONE Nebula, una planetaria middle-size di magnitudine 14 (!) che righiede integrazioni lunghe, diametri più generosi e soprattutto cieli più scuri.

Nonostante questo i 9 cm. del Omegon, usati in modo corretto e pur sotto un cielo con continue velature a vari livelli e una luminosità da poterci leggere un libro, hanno saputo cogliere le deboli sfumature della nebulosa.

L'immagine resta ben lungi dall'essere "densa" ma le potenzialità ci sono tutte.

Quanto riportato è frutto di una integrazione di 105 minuti con procedura di live stack e pose singole da 300 sec (che sono un po' il limite di utilizzo per un sensore cmos).

In condizioni ancora peggiori (in cielo erano visibili solo 3 stelle, a tratti 5) ho lavorato la sera del 24 aprile. La luna abbagliante e il cielo completamente bianco e traslucido non consentiva di scorgere a occhio nudo nessuna delle stelle dell'Orsa Maggiore (!). Ho abbandonato anche il filtraggio in h-alpha e tentato un test con il solo filtro giallo n° 12 puntando un soggetto molto luminoso come il duo composto dalle galassie M81 e M82.

Impossibile sperare una qualche "profondità" di ripresa ma lo scopo era quello di evidenziare il limte di impiego dello strumento in luce bianca.

Nonostante il filtraggio giallo i limiti imposti dallo spettro secondario non corretto sono emersi in modo lampante ma ritengo che per lavori estemporanei possano essere comunque tollerati

Le galassia hanno una loro dignità, soprattutto pensando alle condizioni di ripresa, ma le stelle (che non sono state oggetto di ritocco) si mostrano ben dilatate con un alone significativo che disturba non poco.

La notte tra il 26 e il 27 giugno 2021, ospite sul terrazzo di casa dei miei genitori, ho impiegato per tutta la notte (relativamente breve dato il periodo dell'anno) il piccolo Omegon 90 installato su una Vixen Sphinx SXW prima versione. Lo strumento, accoppiato al filtro ZWO h-alpha con banda passante da 7nm e la camera ASI 1600 mono, mi ha aiutato a riprendere quattro oggetti tipici del periodo, tre decisamente conosciuti e famosi (le due anse della nebulosa velo nel Cigno, la IC-5146 conosciuta anche come Cocoon nebula), e uno meno fotografato: la Sharpless 2-132 (Sh 2-1329 ai piedi del Cefeo.

Nonostante un cielo Bortle classe 9 (facilmente riconoscibile dall'immagine di contorno di cui a seguire) e integrazioni non molto lunghe e comprese tra i 60 e i 90 minuti a seconda del soggetto e della sua altezza sull'orizzonte, i risultati non sono mancati.

Una non perfetta messa a fuoco e una altrettanto perfettibile collocazione dello spianatore 1x rendono gli scatti "migliorabili" ma nel complesso la resa del piccolo Omegon è apparsa convincente.

Tutte le immagini sono ottenute con la tecnica del "live stacking" impiegando il programma di acquisizione Sharpcap, che è il solo modo a me congeniale di riprendere non dovendo eseguire interventi di post produzione ma dovendo al contempo rinunciare a integrazioni superiori alle 2 ore o poco più. Il sistema impiegato ovviamente non consente di ottenere fotogrammi molto puliti dovendo rinunciare ai tempi di esposizione complessivi solitamente impiegati dagli astrofotografi ed espone le proprie immagini all'inevitabile presenza di tracce satellitari che oggi sono sempre più numerosi.

Sono tutte pose da 300 secondi con un valore di gain posto ad 1/3 di scala 8200 su 600) e raffreddamento a -5°C (temperatura esterna circa 30°C). Per visualizzarle con un minimo di risoluzione (molto ridotta dal sito web qui presente) si consiglia di cliccare sulle immagini, altrimenti si acceda al mio profilo su ASTROBIN (nome CHERUBINO) per una visualizzazione migliore.

Sopra e sotto: due immagini di NGC 6960 (uno dei due lembi della Nebulosa Velo) in versione tradizionale e a colori invertiti e livelli esaltati.

Sopra e sotto: due immagini di NGC 6992 (altro lembo - nord - della Nebulosa Velo) in versione tradizionale e a colori invertiti e livelli esaltati.

Sopra e sotto: due versioni della medesima immagine (a livelli invertiti e curve esaltate nella versione sotto) della difficile e diafana Sharpless SH 2-132 nei piedi della costellazione del Cefeo. Il sopraggiungere del chiarore dell'alba non ha permesso integrazione maggiore ma si era comunque vicini (dopo solo 80 minuti) al limite segnale/rumore per via dell'inquinamento luminoso e della scarsa trasparenza del cielo cittadino.

Nell'immagine qui sotto il set-up utilizzato per le riprese del 26 e 27 giugno 2021. Omegon 90/500 su montatura Vixen Sphinx SXW. Spianatore di campo OVL 1x e camera ASI 1600 mono cool per le riprese in aggiunta al filtro ZWO h-alpha 7nm. da 31,8mm. Camera guida ASI 178 mono accoppiata ad un rifrattore guida 607240mm con aggiunta di filtro Orion V-Block. Programma di acquisizione Sharpcap Pro in modalità Live stacking con acquisizione e sottrazione dei flat e dei dark automatica. Temperatura del sensore di ripresa -5°C con celle di peltier al 49%

UN TEST SULLE STELLE DOPPIE

Benché lo strumento sia progettato per altri scopi ho comunque voluto saggiarne le potenzialità nel campo di alta risoluzione per eccellenza: l'osservazione di sistemi multipli.

Il tempo a mia disposizione è stato poco ma ho comuqnue avuto, nella sera dei test visuali, condizioni di turbolenza favorevoli con un seeing medio piuttosto buono.

In tali circostanze ho potuto usare con profitto anche l'oculare Takahashi LE 2,8mm che genera un ingrandimento pari a 180x circa.

Nonostante si tratti di un potere al di là della progettazione dell'Omegon, la centratura delle ottiche e la ristabilita geometria stellare dopo aver tolto tensione al doppietto hanno generato una focalizzazione corretta tanto da godere di dischi di Airy abbastanza puliti su ogni soggetto e di un anello di diffrazione netto anche se con molta luce diffusa.

Il sistema di Castore A e B è stato ovviamente separato facilmente con una immagine godibile anche se non "tagliente" come quella che avrebbe fornito un f10 o un apocromatico a f8.

Molto bello è stato anche ossrevare IZAR nel Bovaro. La doppia, oggi separata da un angolo apparente di circa 2,8", è composta da stelle con 2,2 magnitudini di differenza e genera una immagine all'oculare "old style" con il disco di Airy della secondaria appena oltre l'anello di diffrazione della componente principale.

Benché con qualche viraggio al verde l'immagine è stata però ampiamente fruibile e ancora lontana dal potere separatore massimo dello strumento.

La resa cromatica stellare è apparsa invece meno convincente con una buona dose di spettro secondario diffuso e comunque lontana da quanto riesca a fare un rifrattore con spettro  contenuto.

CONCLUSIONI

Cominciamo dalla valutazione meccanica e diciamo che l'Omegon 90/500 è fatto bene. E' solido, non ha flessioni, è anche bello da vedere, dispone di un focheggiatore che pur un po' duretto non presenta basculamenti e mantiene l'asse ottico perfettamente allineato. Non ha demoltiplica ma in campo fotografico a basso ingrandimento questo è poco importante.

Dal punto di vista ottico il telescopio genera molta cromatica residua, è una conseguenza della sua corta focale e dell'impiego di vetri convenzionali e questo lo penalizza nelle osservazioni in alta risoluzione e in fotogtafia in luce bianca ma, pur con questi limiti, è impiegabile con qualche soddisfazione anche nella visione di sistemi multipli non troppo al ridosso del potere separatore teorico. Inoltre ha un campo visuale tutto sommato ben corretto e anche l'impego di oculari a basso ingrandimento e ampio FOV si dimostra soddisfacente permettendo di "spazzolare" il cielo alla ricerca di oggetti estesi come gli ammassi aperti più grandi.

L'apertura di 90 millimetri è sufficiente anche per osservare i principali oggetti del cielo profondo, ovviamente a patto di lavorare sotto cieli scuri e trasparenti, magari su montature leggere che permettano di portarselo in giro in un set-up estremamente trasportabile.

Dal punto di vista fotografico, reale fine dell'acquisto, lo strumento pone invece il suo utilizzatore di fronte ad un bivio importante. Lavorare in modo soddisfacente in luce bianca non è possibile: la sua cromatica rende cicciotte le stelle con camere in bianco e nero e genera aloni estesi blu e magenta con camere a colori.

Se però lo si abbina ad uno spianatore 1x anche economico (il OVL da me usato costa, nuovo, 120 euro) e un filtro h-alpha medio stretto (nel mio caso un 7nm), il nostro OMEGON si trasforma in un astrografo per nebulose diffuse eccezionale.

La resa ottica è di primo livello, il campo corretto sfiora tutto il sensore di una camera come la ASI 1600 e l'apertura da 9 cm. gli offre una guadagno luminoso interessante. La velocità nativa offerta dal rapporto focale di F 5.5 è altro vantaggio da non trascurare rendendolo molto più efficace di un "normale" F7.

In queste condizioni operative non fa rimpiangere nessun astrografo blasonato come, ad esempio e solo per citarne uno conosciuto, il Takahashi FSQ-85 che ha solo il vantaggio, con i suoi spianatori originali, di offrire un campo piano ancora più grande ma ad un costo circa 10 volte superiore.

Il confronto dei prezzi: nelle due immagini sin alto sono ritratti lo spianatore 1x e il Omegon 90/500 che costano, in tutto, circa 380 euro. Nella riga sottostante il bellissimo Takahashi FSQ-85 e il suo spianatore 1.1x il cui costo è, sommato, pari ad euro 3.799,00 (a cui aggiungere anche il costo degli anelli porta ottica e della barra Vixen di supporto). La focale risultante finale è di 500mm. x L'Omegon e di 495mm. per il giapponese hi-level.

Nessun match fotografico tra i due in luce bianca o in "dual band" con camere a colori, ma se si sposta il confronto in monocromatico a banda stretta ecco che le le distanze si annullano quasi, con un lieve vantaggio per il FSQ solo nel caso si utilizzino sensori di dimensione superiore a quello della ASI 1600.

Cosa dire di questo OMEGON infine? Lo ADORO!

... SUPER NACHOOOOOO.......

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