VIXEN ATLUX SKYSENSOR 2000PC

Anno 2016

INTRODUZIONE

La Atlux di casa Vixen rappresenta da almeno due decadi (in realtà la presentazione risale al 1989 con il primo modello) uno dei punti d’arrivo, per quanto riguarda le montature equatoriali, dell’astrofilo esperto con velleità itineranti. Ne abbiamo già parlato su questo sito al link http://www.dark-star.it/scampoli-storici/vixen-storia-di-un-mito/ rappresentando, di fatto, il top di gamma Vixen per il mondo occidentale. Questa credenza è in realtà errata poiché la casa storica giapponese ha avuto, almeno fino a poco tempo fa, la sua ammiraglia nella superba GAIAX, montatura da noi praticamente sconosciuta ma dotata di caratteristiche meccaniche di primissimo ordine e accreditata di una portata doppia rispetto a quella della più piccola Atlux.

Personalmente ho sempre guardato con grande interesse alla “medium size mount” di casa Vixen: bella esteticamente ed elegante, ben costruita, dotata del validissimo e sempiterno sistema Skysensor (nelle varie declinazioni evolutive), capace di carichi medi di tutto rispetto e ammantata anche da una certo esotismo che si faceva però ben pagare all’atto dell’acquisto.

Ho così sempre scelto, a sostegno dei miei tanti strumenti, altri prodotti (magari anche meno raffinati ma più “caricabili”) che richiedessero conti meno salati pur conservando in un angolino del cassetto dei desideri un posticino sia per la Atlux oggetto della nostra chiacchierata sia della inarrivabile Gaiax.

A onor del vero va detto che poco tempo fa (stiamo scrivendo nei primissimi mesi del 2016) è comparsa una Gaiax in vendita (un modello “demo” e quindi praticamente nuovo) sul mercato statunitense ad un prezzo di saldo: 6.000 dollari. Una inezia considerando il valore di listino più che doppio e finalmente in linea con montature di altissima gamma e portata similare.

Nonostante la ghiotta occasione non me la sono però sentita di affrontare la spesa e così ho atteso che qualche occasione utile si presentasse nuovamente.

Sopra e sotto: comparazione visuale delle montature Vixen più conosciute. Poiché la ATLUX (seconda da sinistra) non è più in commercio chi vuole la sua sostituta ha a disposizione la nuova AXD (prima sulla sinistra) con caratteristiche di portata ancora superiori (poco più di una trentina di kg.) e un design ed elettronica avanzati. Immagini non dell'autore.

Nelle fotografie sotto una istantanea della GAIAX sotto al notevole VMC-330 (a sinistra)

e in comparazione visiva con la ATLUX (a destra). Immagini non dell'autore.

ACQUISTO E PRIME SISTEMAZIONI

E’ stato solo con i primi vagiti del nuovo anno che un rivenditore italiano ha messo sul mercato una ATLUX a prezzo concorrenziale. La montatura, così come molto onestamente ammesso dal venditore stesso, sembra palesare un saltuario difetto nella gestione elettrica dell’asse in declinazione il cui motore, forse a causa di qualche contatto strisciante, di tanto in tanto si mette a fare le bizze e porta “a spasso” lo strumento.

Pur non avendo capacità particolari in campo elettrico ed elettronico ho accettato il rischio dell'acquisto, confidando nella marginalità del problema e nella sua soluzione. Se ho fatto bene solo il tempo e il lavoro potrà dirlo...

La montatura è giunta a casa in condizioni disastrose, almeno dal punto di vista estetico. La bella vernice Vixen (di grande qualità va riconosciuto) presentava tutti i micropori intasati da sporcizia e maculazioni, i due contrappesi (di cui solo uno originale) da riverniciare totalmente, il cavalletto graffiato e incrostato, il pad di comando del sistema Skysensor (nel mio caso la più evoluta e costosa versione 2000 PC) ingiallito e in più punti incrostato.

Probabilmente chiunque altro al mio posto avrebbe rispedito al mittente quanto ricevuto ma una certa caparbietà e l’amore innato nel riportare all’antico splendore strumenti mal tenuti mi ha convinto a rimboccarmi le maniche.

Le opere di pulizia, ingrassaggio, sostituzione di alcuni passanti filettati nel treppiedi con nuovi identici agli originali e attenzioni varie sparse e di difficile memoria (perché quando si lavora a “testa bassa” si fa tanto e poi ce lo si dimentica in parte) hanno restituito alla montatura un aspetto quasi uguale a quello del nuovo. Dico quasi perché alcuni graffi sulle parti bianche del treppiedi non sono riuscito a eliminarli completamente ma, in generale, la montatura si presentava prima dell’accensione pari alla media dei prodotti in uso da un mese o poco più presso la maggior parte degli astrofili odierni.

Due giorni di pulizia serrata, smontaggio e rimontaggio (a cui mancano ancora le opere di sverniciatura e riverniciatura dei contrappesi), e un po’ di dimestichezza con opere simili mi ha ripagato con una grande soddisfazione tanto che guardare il tutto assemblato e finito è stato un vero piacere.

Dopo aver verificato che la parte elettronica “si accendesse”, senza ulteriori indagini mi sono dedicato alle due parti mancanti: la piastra porta ottiche a passo Losmandy e il ripristino dei contrappesi.

La prima necessitava semplicemente di una ritoccata alla verniciatura e benché mi sia accorto che le sue tolleranze sono molto strette (differentemente dalla maggior parte delle piastre a morsetto di produttori terzi che accettano larghezze delle barre Losmandy con variazioni di circa 5/6 millimetri) tanto da potervi infilare solo una barra originale in mio possesso ho deciso momentaneamente di non procedere alla sua sostituzione.

I secondi invece hanno richiesto un’opera completa e molto profonda: completa sverniciatura, preparazione dei fondi, e riverniciatura completa in più mani.

Non possedendo il RAL esatto della montatura, che è di un bianco avorio chiarissimo, ho optato per il classico nero opaco a richiamare le gambe del treppiedi.

Ho dovuto inoltre recuperare (probabilmente andato perduto nei trasporti e imballaggi) un nottolino di spinta da inserire, come in origine, alla fine della vite di frizione del contrappeso.

L’ottica che avevo in mente di installare sulla montatura, a creazione del set-up itinerante che desideravo, è quella del Vixen ED130-SS anche per ripristinare la configurazione originale che vedeva la Atlux in abbinamento con il rifrattore apocromatico citato e con i più grandi 150ED f9 e SC-280 bianco (questo di derivazione Celestron).

A tale proposito ritengo superfluo chiedere ai lettori, nel caso ne trovassero o avessero uno, di segnalarmelo o vendermelo..

Sopra e sotto: due immagini tratte dai cataloghi Vixen dell’epoca. Alcuni dei telescopi serie ATLUX e il particolare del SC-280 di derivazione Celestron. Immagini non dell'autore.

QUALCHE DATO E PRIME IMPRESSIONI

Affinché non ci si lasci un po’ deludere dal dato di portata dichiarata dalla casa madre e contenuta in 22 chilogrammi vorrei cercare di trasmettere al lettore alcune considerazioni. Stando ai dati pubblicitari una SkyWatcher EQ6 o una Ioptron IE45 (ho avuto la prima e posseggo tutt’ora un esemplare della seconda) vengono vendute per carichi analoghi e sibillinamente dichiarati in “oltre 20 kg.”. Eppure, lavorando sulla Atlux, mi sono meravigliato di quale abissale differenza in fatto di accoppiamenti, finiture e stabilità avesse in comparazione alle due montature best seller nel range dei 20 chilogrammi.

Confrontate alla Vixen, sia la SW che la Ioptron (che è fatta decisamente meglio della sua concorrente) appaiono quasi dei giocattoli sia per dimensioni che per solidità. Inoltre, pur con qualche anno sulle spalle, la mia Atlux non presenta alcun gioco, scartamento degli assi, assemblaggio impreciso o cedimento di alcun tipo. I casi sono ovviamente due: o le prime vengono sopravvalutate o la Vixen è conservativamente limitata dalla pubblicità della casa madre. La verità, e in questo esperienza e ragione aiutano, sta nel mezzo.

Nessuna EQ6 o Ioptron portano 20 chilogrammi, in nessun gioco, partita, universo parallelo. Anche se il mondo è pieno di astrofili che le caricano con strumenti da 25 o 30 cm., e a detta loro con ottime prestazioni, la fisica non è una opinione e il fatto che una di queste montature possa sopportare un carico prossimo ai venti chilogrammi non significa che le prestazioni dell’insieme siano quelle che si si aspetterebbe da un sistema realmente dimensionato per tale carico. Vibrazioni che si placano in manciate di secondi e moti armonici non rappresentano, a mio modo di vedere, un corretto funzionamento. Ritengo che una montatura debba smorzare le classiche vibrazioni da focheggiatura o colpetto in massimo 2 secondi ad ingrandimenti di circa 250/300x per poterla dichiarare adatta a portare il peso da cui è oppressa.

Se quindi si può pensare ragionevolmente che una EQ6 porti “realmente” strumentazioni da 12/14 chilogrammi e altrettanto sappia fare la Ioptron citata è altrettanto vero che forse i 22 chilogrammi dichiarati dalla Vixen siano reali.

Pur non aspettandomi miracoli ritengo che, se compatti, si possa lavorare con strumenti da massimo 25 chilogrammi con una resa di buon livello.

Il verdetto, onesto fino in fondo, è quindi che una ATLUX porti il 30% in più minimo delle montature prese a paragone. Del resto la medesima considerazione vale per altri prodotti di alta fascia, si pensi alle Takahashi EM200 oppure alle AP400 (data per nemmeno 10 chilogrammi!) o ancora alle moderne MACH1GTO o GM1000.

Sopra e sotto: comparazione visiva dimensionale tra montature di classe medio alta e capacità

di carico tra i 18 e i 25 chilogrammi circa: Takahashi EM200 - Vixen ATLUX - Losmandy G11. Immagini non dell'autore.

Altra valutazione merita il treppiedi, dall’improponibile costo di oltre 900 euro se comperato nuovo solo pochi anni fa, che svolge in modo egregio il suo compito.

All’atto dell’acquisto un caro amico obiettava che la Atlux avrebbe trovato suo compendio ideale nella colonna dedicata. Non avendo la possibilità di comprarne una, oltre che la voglia avendo già 3 montature su colonna, mi sono adattato a ciò che il pacchetto in vendita comprendeva, ossia il treppiedi originale.

Ammetto, e sbagliavo a sottovalutarlo, che oltre ad essere bello questi è anche molto robusto e privo di flessioni o giochi di alcun tipo. Pur non avendo gambe di sezione elevata è decisamente più stabile di quelli in acciaio cromato che equipaggiano le montature orientali mass market e non fa in alcun modo rimpiangere una colonna fissa. Inoltre, aspetto non trascurabile, è piuttosto leggero e compatto quando completamente ritratto e risulta indispensabile se si pensa di impiegare la montatura come supporto itinerante per partecipare a star party o uscite in solitaria alla ricerca di cieli bui.

Lette le mie personalissime considerazioni e impressioni si può comunque rivolgersi, per i dati salienti più importanti, alla fonte ufficiale e sfogliare il libretto di istruzioni Vixen.

Manca un dato che leggendo nel web ho potuto recuperare mediando un poco le non molte rilevazioni effettuate da astrofili esteri. Il P.E. (errore periodico) sembra attestarsi tra i 12 e i 14 arcosecondi in modalità NON P.E.C. e livellarsi intorno ai 4 arcosecondi in modalità assistita. E’ un valore molto buono anche se alcune montature di ultima generazione e pensate per astrofotografia riescono a ridurlo (ma parliamo di produzione di alta gamma) a circa 2,5”-3" in modalità assistita. Qui sotto estratto del manuale originale della Vixen Atlux.

SKYSENSOR 2000-PC

Qualche parola generale sullo Skysensor Vixen va spesa anche perché il sistema è rimasto in listino per più di venticinque anni con continue evoluzioni e miglioramenti, da semplice puntamento assistito manuale a vero e proprio gestore della montatura anche tramite connessione in remoto da personal computer.

Quando Vixen ha introdotto il discusso StarBook, che per un certo periodo si è affiancato prima di sostituirlo completamente al precedente Skysensor, molti hanno biasimato la scelta accusando il nuovo sistema di essere un giocattolo colorato e fastidioso, meno aperto del precedente, poco implementabile, e anche scomodo.

Avendo avuto, per circa un anno, una Sphinx dotata di StarBook e avendo anche visto la nuova versione TEN devo dire che le critiche sono probabilmente pretestuose e poco veritiere. Indubbiamente l’interfaccia è cambiata molto, in alcuni casi con un eccessivo abbagliamento dell’utente abituato al buio notturno, ma è anche vero che il sistema risulta di una comodità e intuitività enormi. E’ meno “professionale” se mi si concede il termine ma l’astronomia dilettantistica si è dovuta piegare ad esigenze di mercato e di distribuzione, con nuove schiere di astrofili i cui gusti sono diversi da quelli di noi che abbiamo cominciato quando ancora si fotografava con le emulsioni chimiche.

A parere strettamente personale, pur con la limitazione rispetto al nuovo arrivato di non possedere un planetario interattivo a schermo LCD, lo Skysensor, specialmente nelle sue ultimissime versioni e in quella denominata "PC", è ancora oggi strumento superlativo.

Le sue possibilità sono quasi infinite e non credo, salvo forse pochi casi, che chi ne ha mai usato uno abbia sfruttato completamente le potenzialità del piccolo computer Vixen.

Oltre alle numerosissime possibilità di controllo quella che più piace a me è la modificabilità del sistema che è in grado, complice l’utente smaliziato, di rendere personalizzabile il sistema. L’introduzione di parametri custom, orbite, oggetti peculiari in liste auto inserite dall’osservatore, la possibilità di essere gestito in remoto, e alcune finezze nel trascinamento dei motori sono ancora oggi all’avanguardia.

La volontà dei progettisti Vixen, che si evince chiaramente dal mastodontico libretto di istruzioni che conta 120 pagine oltre a una dispensa aggiuntiva di altre 14 per la gestione in remoto, è stata quella di fornire all’utente tutte le chiavi di accesso al sistema permettendogli di conoscerlo approfonditamente. Per farlo è però necessario studiare il manuale (che a parte la lingua originale è disponibile solo in inglese) e provare sul campo quanto si legge.

A questo proposito mi permetto un plauso e una critica al produttore. Il primo riguarda il dettaglio, quasi maniacale, con cui la “user guide” è scritta, il secondo invece la mancanza o difficoltà di reperimento degli upgrade di sistema che sono stati messi a punto nel corso degli anni.

Il risultato è che, anche studiando in modo approfondito il manuale, resta la sensazione che esistano, almeno se in possesso della versione “2000 PC” con l’ultimissimo firmware, possibilità inesplorate.

Dopo questa lunghissima digressione, corpus domini del paragrafo, vorrei tornare a sottolineare un aspetto fondamentale del sistema Vixen che, pur anche usabile in modo subitaneo, per performare al meglio quanto a inseguimento, gestione dei motori, e puntamento automatizzato, richiede che l’utente conosca le logiche base dello stazionamento polare corretto (e non fatto “alla buona tanto poi l’elettronica compensa”) oltre a quelle di allineamento tra asse polare della montatura e ottica supportata. Se qualcuno dei lettori sogghigna a queste parole fa solamente bene...

Non mi soffermo a descrivere né come sia fatto né tantomeno quali siano le porte e le connessioni, chiunque compra uno Skysensor imparerà da solo cosa e come farlo, mi limito in ultimo a ricordare che purtroppo il sistema non è più in produzione e se l’utente in possesso si trova bene con esso è forse buona idea che cerchi, nel web, un PAD di ricambio per il futuro (magari aggiornato alla stessa versione dell’originale o quasi - nel mio caso dalla 2.10 in sù). L’operazione non è indolore e vanno messi a budget circa 300 euro, a mio avviso ben spesi.

Le foto soprastanti non sono dell’autore e sono prese dal web per comodità.

PRIMO UTILIZZO E PROBLEMA CITATO

Alla prima vera accensione con test dei motori e del puntamento automatizzato, dopo aver settato i parametri fondamentali dello Skysensor azzerando quelli precedenti, sono comparsi i problemi indicati dal venditore. All’inspiegabile comportamento del motore dell’asse in declinazione, che tende a impazzire quando gli viene chiesto di puntare un oggetto a est del meridiano, si aggiungeva un fortissimo e acuto sibilo (tra l’altro non uniforme) che contrastava con la silenziosità del movimento in ascensione retta.

Non ho insistito oltremodo in inutili tentativi di settaggio e ho messo la montatura sul banco da lavoro cominciando a smontare il carter che copre i motori e riduttori dell’asse di declinazione. Ho smontato i contatti, il motore e il riduttore, le corone, viti brugole varie. Dopo svariate prove, nuovi ingrassaggi, affinamento degli accoppiamenti, rifacimento delle saldature di alcuni contatti che mi sembravano poco stabili e opere varie di aggiustamento la risposta del motore in declinazione appariva normalizzata. Il sibilo acuto era quasi totalmente scomparso e il moto avveniva senza incertezze. Pur restando lievemente più rumoroso dell’asse di ascensione retta la situazione era migliorata a tal punto da consigliarmi di riassemblare la montatura.

Priva di ottica, contrappesi e con barra rientrata la Atlux appare quasi perfettamente bilanciata (a riprova di un progetto davvero ben fatto) e mi è stato possibile usarla al chiuso simulando un allineamento classico a 3 stelle. Non avevo ovviamente la certezza che le posizioni di soffitto indicate dalla montatura corrispondessero agli astri richiesti ma l’assenza di incertezze nella movimentazione e il non ripresentarsi del problema di loop in declinazione mi hanno fatto ben sperare. 

In effetti la prima vera prova sul campo, limitata a circa 2 ore di osservazione intervallate da altrettante spese in cena e gioco vario con i bambini, hanno fornito esiti incoraggianti sebbene non assoluti.

Innanzitutto va detto che, quantomeno restando dalla stessa parte del meridiano (il mio è più aperto verso ovest) la montatura consente un puntamento di notevole precisione. Vero che gli oculari usati (prima un 40 mm. da 22x e poi un 25mm. per 35x circa) forniscono poteri molto modesti ma è altrettanto vero che l’allineamento al polo, pur in una parte del giardino dove vedo la stella Polare, era stato fatto “a occhio” senza nemmeno svitare il tappo del cannocchiale polare.

2 volte su 3, passando dall’altra parte del meridiano, si è introdotto un errore di puntamento notevole (circa 5 gradi) nel solo asse di declinazione, errore di cui non ho ancora compreso la motivazione ma che tendo a spiegarmi in tre modi possibili, uno più probabile dell’altro: un possibile “ritardo” nelle risposte del motore in DEC. al passaggio presso una data posizione (prossima a quella di riposo), oppure un errore conico dovuto al posizionamento dell’ottica, oppure ancora (cosa a sentore probabile), qualche "stallo" del sistema SKYSENSOR.

A parte questo, che è comunque un problema risolvibile riallineando lo strumento a due astri nuovi (e ottenendo così nuovamente una valida precisione di puntamento), la montatura si è dimostrata molto capace. L’inseguimento è preciso per tempi lunghi tanto che è servita più di un’ora per apprezzare lo spostamento di una stella riferimento nel campo inquadrato a 22x. e la solidità, specialmente in accoppiamento con il rifrattore apocromatico Vixen ED130-SS, appare inappuntabile.

SOTTO AL VIXEN ED-130SS E AL TOA 150

E' per il mio Vixen ED 130SS che ho acquistato la Atlux e nonostante dopo qualche tempo abbia venduto il rifrattore posso dire che l'accoppiata risulta eccezionale sia per prestazioni globali che per assoluta mancanza di vibrazioni, a qualsiasi ingrandimento e anche in mancanza di attenzioni particolari. Il 130ED è leggero e risulta quasi piccolo per la Atlux. Basta un solo contrappeso per bilanciarlo e se non fosse per il peso cospicuo della testa equatoriale si potrebbe quasi mantenere il set-up montato e trasportarlo a mano dal ricovero al prato. Ancora oggi, vedere il telescopio originale completo è fonte di grande emozione, specialmente ricordando la carta patinata del catalogo che lo promuoveva tanti anni fa e il costo stratosferico che imponeva ai suoi acqurenti.

Foto in alto: il Vixen ED 130SS sulla Atlux nel giardino di casa.

Nonostante la coraggiosa Atlux avesse dimostrato di portare il 130 ED senza apparente sforzo, quando mi sono presentato al suo cospetto con un mastodontico Takahashi TOA-150 (dal peso di oltre 20 chilogrammi) avevo il timore di chiedere troppo.

Ho dovuto ricredermi immediatamente, anche nell’atto di installare il rifrattore. A montaggio ultimato l’ammiraglia di medio formato Takahashi non sembrava quasi vibrare nemmeno al classico “colpetto al focheggiatore” e l’insieme appariva ancora ben bilanciato, anche dal punto di vista estetico. Una vera fortuna in vista della prova comparativa tra vari Takahashi in programma nel periodo: FC-100N vs. FC100DL vs. FS-102 vs. FCT-150 vs. TOA-150, in una rara adunata privata di strumenti d’eccellenza e di difficilissima reperibilità (con l’esclusione del TOA150 e del FS-102 gli altri rappresentano una vera “chicca” da appassionati del genere).

L’immagine ritrae il set-up con la mancanza di un peso da 5kg che era impegnato su altra montatura.

Un Takahashi TOA-150 mette alla prova la reale portata della ATLUX. Lo strumento mostrato

con il paraluce retratto (sopra) ed estratto completamente (sotto). Nelle immagini manca

un contrappeso da 5kg., al momento degli scatti impegnato su altra montatura.

NUOVA OTTICA E NUOVI TEST

A causa di una serie di decisioni volte anche alla razionalizzazione del parco strumenti e alla sua corretta dislocazione ho destinato la Vixen ATLUX alla mia postazione montana dedicandogli uno dei miei strumenti preferiti, il CN-212 Takahashi a cui è stato montato in parallelo (più che altro per motivi squisitamente estetici) un Vixen 60M guiding scope (60/700 acromatico).

In questa configurazione la ATLUX assolve a occhi chiusi il proprio compito garantendo una solidità granitica all’insieme e permettendo di sfruttare il newton-cassegrain Takahashi al meglio delle sue possibilità.

Il cielo terso e buio della mia postazione montana a 1800 metri, in una zona con orizzonte non basso ma graziata da una carenza di illuminazioni vicine, è compendio spettacolare al set-up.

Ho trascorso una buona decina di notti ad osservare indagando con calma le plaghe del cielo estivo ricco di ammassi aperti e globulari, nebulose diffuse e planetarie, e una notevole quantità di galassie più o meno luminose.

Come non mai, in questo tempo, ho amato visceralmente il CN-212 che ho usato in configurazione cassegrain (la mia preferita) oltre alla ottimale resa quanto a supporto della montatura giapponese che sembra nata per il CN.

In questo lungo periodo di prova, a parte qualche piccola incertezza, la Vixen ATLUX si è comportata egregiamente con un "go-to" precisissimo nei puntamenti. In nessuna delle notti in cui ho limitato l’osservazione alla stessa parte di meridiano ho riscontrato il problema lamentato in precedenza e solo quando ho provato a invertire la regione di cielo ho dovuto resettare qualche volta il sistema SkySensor 2000PC.

Per le applicazioni “normali” non posso quindi che definire adeguata la montatura e solo lo stress test di multiple inversione del meridiano obbliga talvolta a interventi correttivi.

L’acquisto è quindi stato azzeccato per le mie esigenze e la “mentale” preoccupazione della perdita di allineamento, che comunque resta, non mi infastidisce affatto purché si utilizzi il sistema con la giusta furbizia.

L’inseguimento si è inoltre dimostrato ancora una volta impeccabile e se lo stazionamento è eseguito correttamente non si ha desiderio di altra montatura, né per stabilità, né per elettronica, almeno nelle osservazioni visuali.

Le condizioni del cielo montano, estremamente terso e con basso tasso di umidità, mi hanno permesso fantastiche osservazioni e di godere del carosello offerto dalla Luna e da Marte e Saturno, piuttosto vicini gli uni agli altri, che ho usato la prima sera anche per allineare le ottiche tra loro, sistemare la montatura e bilanciarla, tarare il sistema Skysensor sulle coordinate geografiche corrette, e mettere a punto il corredo di accessori vari dedicati al set-up.

il CN-212 mi ha consentito alcune emozionanti visioni di oggetti classici facendo valere non solo la correzione notevole delle proprie ottiche ma anche una ergonomia azzeccata e una perfetta sintonia con la sua "nuova" montatura.

E' stato anche interessante poter confrontare l'immagine offerta dal rifrattore Vixen 60M con quella del CN-212 paragonandone la resa su soggetti come M57, M56, M13, M92, M27.

Sotto cieli scuri si dice sovente che anche piccole aperture sappiano offrire spettacolo e in effetti, con le dovute limitazioni, il detto corrisponde a realtà. M13 appare, nel piccolo Vixen, ben granuloso con qualche debole stellina periferica risolta e una sensazione di profondità percepibile. Ovviamente, spostandosi all'oculare wide field del CN-212 (su entrambi gli strumenti erano installati oculari SWA Meade serie 4000 con FOV pari a 68°) l'immagine esplodeva in una miriade di stelle con risoluzione spinta fin nelle regioni prossime al centro dell'ammasso. Solo nel core centrale restava una condensazione irrisolta anche a ingrandimenti superiori ai 200x.

Lo stesso è valso per il più difficile M92 e per il più piccolo e debole NGC 6229 che però è ampio solo 3', brilla di una mag integrata pari a 9,4 ed ha una classe di concentrazione di 4 proponendosi quindi come oggetto ostico che non può offrire alcuna emozione attraverso un piccolo 6 cm.

Per paragone posso dire che NGC 6229 appariva nel CN-212 così come M92 si mostrava nel 60M.

Ho citato, qualche riga fa, la sempiterna M57 (splendida nel CN-212 e ben visibile come anellino di fumo non perfettamente rotondo nel rifrattore Vixen) ma soprattutto M27 che è un oggetto particolare capace di premiare i piccoli strumenti.

In assenza di filtraggio l'immagine appare quasi più piacevole nel 60M che non nei 21 cm. del Cassegrain per via di una eccessiva luminosità delle zone deboli che tendono a rendere meno definita la forma classica della nebulosa.

Basta però inserire un filtro U.H.C. (nel mio caso Lumicon) da 2 pollici nel bel 32mm. SWA 4000 (85 ingrandimenti per poco meno di 1 grado di campo reale) che l'immagine cambia radicalmente diventando memorabile. 

Ho visto questi oggetti centinaia di volte e in centinaia di strumenti (anche molto grandi) e ne ho sempre tratto grande godimento. Se un grande dobson permette più profondità nella nebulosa e nelle sue screziature oltre a maggiore visibilità delle stelle poste dietro al velo nebuloso (che invece nel CN-212 appaiono “al limite” della percezione) è altrettanto vero che l'immagine che si ottiene all'oculare del Takahashi, resa comodissima dalla seggiolina sagomata di osservazione, non lascia alla memoria grossi rimpianti.

Lo stesso dicasi per la piccola galassia “compagna” del globulare M13 ( a NGC 6207), che mostra le sue caratteristiche salienti: un nucleo stellare luminoso e concentrato (sembra realmente una stella sovrapposta al piccolo fuso nebuloso della galassia) e un alone piccolo, allungato e modesto ben staccato dal fondo cielo ma privo di chiaroscuri.

Scopo principe della serata però non era quello di vagabondare tra le cospicue bellezze della Lyra, di Ercole, e della Volpetta ma di capire come avrebbe gestito la Vixen Atlux il set-up ottico a lei destinato.

L'insieme del CN-212, del Vixen 60M, del cercatore 7x50 Takahashi, dei diagonali e oculari (pesanti tra l'altro) supera abbondantemente i 15kg complessivi con un blanciamento non facilissimo per via della posizione fuori asse del cercatore principale.

Nonostante questo, e pur con la lunga focale nativa del CN (nella configurazione cassegrain pari a 2640) che mantiene gli ingrandimenti sempre un poco “in alto”, la Vixen Atlux si è fatta apprezzare senza prestare fianco a critiche circa solidità e precisione di movimenti.

Priva di qualsivoglia vibrazione, silenziosa nel tracking e incredibilmente precisa nell'inseguire e nel puntare gli oggetti (merito anche di uno stazionamento polare corretto) si è anche distinta per non aver mai perso “la bussola”, cosa che ogni tanto gli capita di fare all'inversione del meridiano.

La cosa mi ha stupito e benché non significhi che il problema sia “miracolosamente” scomparso mi lascia pensare sulle sue cause.

Poiché non mi cimento quasi mai in saltellamenti continui nella volta celeste si tratta di un problema che non mi infastidisce né preoccupa mentre mi rende estremamente felice constatare con quale facilità la Atlux sostenga e gestisca gli strumenti dedicati oltre a distinguersi per una precisione di puntamento accurata. Tanto per proporre un confronto posso dire che se in luogo della montatura giapponese avessi avuto una EQ-6 avrei sofferto il mal di mare per tutta la serata.

CONCLUSIONI

La ATLUX è una montatura superba tanto che, nella sua classe di portata, non sono francamente sicuro di poterle riconoscere difetti di alcun tipo. Bellissima nell’estetica è anche molto ben fatta e rifinita distinguendosi nettamente da prodotti economici come la CEM60 (che pure ho e utilizzo con profitto ma che cambierei al volo trovassi un'altra ATLUX in "perfect conditions"), per non parlare delle proletarie EQ6 e similari.

Il suo cavalletto, che alcuni hanno criticato (senza che io ne comprenda onestamente il motivo) è ottimo sia per prestazioni che per fattura ed è molto leggero in relazione alla sua capacità.

Oggi non più prodotta ed è stata sostituita dalla nuova, carissima, AXD (meravigliosa per via dello Star Book TEN) ma chiunque abbia occasione di acquistarne una in buono stato sul mercato dell’usato non se la lasci sfuggire. Le sue quotazioni oscillano tra i 2000 e i 2500 euro che sono più che adeguate all’oggetto che si compra e che può essere compagno di una vita sostenendo anche tubi ottici di una certa levatura (dagli SC da 30 cm fino ai rifrattori tripletti da 15 cm. per passare dai tanto in voga RC da 25/30 cm. di estrazione fotografica).

Si vive benissimo anche Star Book Ten, va detto, ma va anche detto che sarebbe fantastico poterlo adattare alla ATLUX. Non ne sono certo ma credo che alcuni laboratori possano far lavorare insieme i sistemi in modo corretto (va inoltre aggiunto che sono sempre più convinto che il problema della "mia" Atlux sia imputabile al controller SkySensor e non alla montatura in sé dato che non avviene sempre).

Amo quindi questa Atlux ma sogno ovviamente una GAIAX: ora e sempre...

Ci potete contattare a:

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oppure usare il modulo online.

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