VIXEN STORY: ripercorrendo un mito dell'astrofilia moderna

Marzo 2015 - articolo di Maurizio R. e Paolo Casarini

INTRODUZIONE

"Vixen? Vixen!” Scrive l’amico Vittorio B. da Brescia. A ben guardare, nel caso di una presentazione del marchio, basterebbe la ripetizione del nome: che dire di più?

La ditta del sol levante è ampiamente conosciuta, sempre all’avanguardia tecnica ed estetica con prodotti unanimemente apprezzati con soli pochi “scivoloni”. Le sole montature della serie Polaris, dalle primissime alla nuova Advanced basterebbero, da sole, a garantirle fama e rispetto al costruttore che si è distinto non solo per qualità ma anche per continuità, merito non da tutti.

Il lettore di questo sito potrebbe stupirsi della presenza, cronologicamente prioritaria, della storia del marchio Vixen a sfavore dell’onnipresente Takahashi, tanto amato dal curatore di Dark Star Paolo Casarini. A questo proposito va però detto che se mi sono innamorato dei prodotti con la T e S interpolate è anche dovuto al primo rifrattore 102M Vixen posseduto che, di fatto, mi ha aperto gli occhi sulla pulizia e gradevolezza delle immagini offerte dai doppietti giapponesi. Ho così creduto doveroso, in ricordo della mia iniziazione, dedicare un tributo alla concorrente azienda nipponica con l'aiuto fondamentale di Maurizio R e dei suggerimenti di Vittorio B., grande conoscitore e amante dell'astronomia vintage giapponese e non solo.

L'INIZIO DI TUTTO

Tutto nasce da un disegno tratto da una rarissima pagina in un piccolo taccuino del Gennaio del 1968. Non so esattamente chi ne sia l’autore, forse il Sig. Mitsumoto in persona, presidente

della società “pre-Vixen” che firmava i propri prodotti con la sigla "Koyo Co.LTD. Tokyo", ma tutto partì dall’idea rivoluzionaria di voler creare uno stile e renderlo avveniristico per le generazioni a venire, sogno che da li a poco avrebbe preso vita nel mondo reale influenzando profondamente la produzione di telescopi amatoriali.

"Trovo questo documento storico bello come una piccola opera d’arte tanto da averne stampata e incorniciata una copia" dice Maurizio R.

Il nome Vixen fu presumibilmente scelto poche settimane prima nel Dicembre del 1967 ispirati dal clima natalizio e dagli scritti di Clement Clarke (o così almeno sembra affermare la Vixen Co. stessa), autore nel 1823 di "The night before Christmas" toccante storia che si legge ai bambini la notte prima di Natale e dove vengono spronate alla corsa nei cieli le Renne di Babbo Natale con la frase "Più rapida delle aquile suoi corsieri sono venuti, E lui fischiò , e gridò: Now, Dasher! Now, Dancer! Now, Prancer, and Vixen! On, Comet! On, Cupid! On, Donder and Blitzen!". Fra loro venne scelta Vixen a cui, nella storia di Clarke, è attribuito il significato di “freccia” (la traduzione dall'inglese corretto indicherebbe la Volpe femmina - il termine Fox viene usato per il maschile - quindi Vixen potrebbe essere anche un richiamo alla costellazione della Volpetta). 

La renna Vixen si distingueva dalle altre renne per il manto dorato, le due code, e per essere la prima scelta da Babbo Natale.

Forse la storia ha stimolato la fantasia del Sig. Mitsumoto o di chi per lui progettò il primo telescopio, o forse sono solo illazioni ma abbiamo piacere a a sognare una genesi fantasiosa del prestigioso marchio.

Tornando al disegno va evidenziato quanto, benché di semplice tratto, sia però preciso e completo (accessori e particolari) quasi fosse già un progetto semi definitivo.

La Vixen, come società propria, nasce nell'Agosto del 1969 e per comprenderne la genesi risulta necessario un ulteriore viaggio nel tempo fino agli ultimi anni ’40 del secolo scorso.

Al tempo troviamo un piccolo artigiano produttore di dispositivi ottici per altre aziende (in particolare binocoli e microscopi), che risponde al nome di Kosuke Tsuchida. Nei 5 anni successivi al ’49 riesce

ad emergere per la qualità dei suoi prodotti e opera, nel marzo del 1954, la trasformazione da ditta artigianale a vera e propria azienda, la Koyusha Corporation, ubicata nella zona del Wakamatsucho, Shinjuku.

Dal 1954 l'espansione è continua e irrefrenabile tanto che per ampliare il mercato già nel 1957 vengono aperte, tramite terze aziende, le succursali per la vendita diretta sia negli Stati Uniti che in Europa. Gli affari vanno bene e in soli tre anni la Koyusha Corporation riceve vari premi dagli istituti giapponesi e dal ministro dell'economia e del commercio che ne elogiano il funzionamento aziendale razionale e l'organizzazione di vendita unica, per prototipo "tipo" di piccola e media impresa, oltre ad un premio specifico per l'esportazione. 

I successi portano l’azienda ad ingrandirsi e finalmente, almeno per quanto riguarda noi astrofili, nel Settembre del 1966 fu presa la decisione di iniziare la produzione di piccoli telescopi e nel Novembre dello stesso anno, con una breve pubblicità su una rivista di astronomia del tempo, viene presentato un rifrattore da 60mm.

Le vendite sono insperate e tra gli appassionati comincia a circolare il nuovo nome tanto che, già all'inizio del 1968, si incomincia a pensare come dovrà essere la nuova produzione degli anni '70 che ricalca il disegno di apertura. Innovazioni, un nuovo design gradevole (che diventerà tratto distintivo del marchio) nuove meccaniche e un certa pubblicità diventano il cavallo di battaglia della azienda.

Nel 1969 il nome della società viene modificato in “Vixen Optics Company LTD”, e la fabbrica spostata da Wakamatsucho, Shinjuku, a Itabashi-Ku, Tokyo, con poi la fondazione di una società parallela che acquista, nel 1970/71 il nome di Atalas Optics Corporation. 

E’ un successo commerciale basato sul solo ed unico prodotto del tempo, il rifrattore 60/910, che però sembra piacere molto agli appassionati.

Quello riportato in foto è il primo catalogo in assoluto della Vixen (anno 1969) e come visibile dal nuovo Logo l’azienda sembra fare riferimento al significato di “Vixen” nella punta di freccia.

Tra gli accessori di questo primo telescopio ve ne fu uno che rendeva lo strumento particolare più dei concorrenti, e cioè un oculare di denominazione “E” con una focale di 20mm che forniva sul neo Vixen circa 46x ingrandimenti. La denominazione fa riferimento ad uno schema ottico chiamato "Erufure", con diametro barilotto 36,4mm da avvitare al fuoco diretto del focheggiatore, o con un adattatore per portarlo allo standard da 24,5 per utilizzarlo sui diagonali. Questo oculare fu creato appositamente per questo telescopio dall'esperienza accumulata negli anni antecedenti dai tecnici sviluppatori nella produzione ottica della Koyusha Co..

Sappiamo ben poco di questo oculare a parte che è uno schema a 4 elementi in 3 gruppi (come da disegno) e dotato di un campo apparente molto ampio  e forse superiore ai 55° di FOV, lasciando un'ottima qualità dell'immagine con alto contrasto, che lo rendono un prodotto innovativo per gli anni '70 e ideale all’osservazione di Luna e campi stellari. Stranamente l’oculare sparì dalla produzione pochi anni dopo sostituito dai normali Kellner con barilotto da 24,5mm. Nel Catalogo del 1970 è possibile vedere il progetto completo del Vixen 60mm/910 installato proprio sulla montatura altazimutale del disegno di apertura.

L'immagine sul catalogo non da il giusto merito alla cura con cui è stato assemblato questo primissimo esemplare con la bella montatura AZ, i focheggiatori che nonostante l’età appaiono ancora attuali, e il classico vassoio del treppiede Vixen studiato più ampio per poter appoggiare anche altri accessori oltre i soli oculari a differenza dei competitor dell’epoca.

Abbiamo cercato qualche immagine dell’ottica, sicuramente molto curata e di ottimo livello dato che il telescopio fungeva da ambasciatore dell’azienda, ma le ricerche si sono rivelate molto ardue finché, nel 2013, attraverso il sito web di un rinomato distributore di ottica in Giappone, è comparsa una triade di rare fotografie che riportiamo di seguito.

La qualità dei materiali per l'intubazione sembra ottima, le finitura di precisione, e lo stato di conservazione molto buono nonostante si percepiscano incrostazioni della manopola tra la montatura e il cavalletto in legno, e segni sullo spessore del paraluce. Si nota inoltre il supporto del cercatore (un Vixen 6x30mm con scocca leggermente più grande rispetto agli odierni) posizionato alto per maggiore comodità di puntamento.

EVOLUZIONE

Nel Maggio del 1976 inizia la trasformazione reale della Vixen che da media impresa diventa grande realtà produttrice ed esportatrice non solo di ottiche, tra le quali incominciavano ad annoverarsi anche i Newton, ma anche di montature di alta qualità come la serie Polaris sviluppate da sistemi meccanici in pressofusione, sistema utilizzato per la prima volta in Giappone e capace di creare una grande quantità di "pezzi" in poco tempo.

Per adattarsi alla sua nuova realtà Vixen acquista un grande terreno nella zona di Hongo Tokorozawa dove fu collocata inizialmente la seconda sezione dell’azienda, la Atalas Optics, che li realizzò la nuova fabbrica. 

In questo periodo crediamo sia iniziata la collaborazione con l’americana Celestron dato che i primi SC Celestron avevano accessori “made in japan” (come i diagonali ad esempio), anche se ufficialmente tale join venture cominciò nel 1983 con la realizzazione del Celestron Comet Catcher che montava focheggiatori a cassetto traslante di produzione Vixen, e la commercializzazione delle ottiche Celestron su montature Vixen.

Le prime montature Polaris comparvero però prima, nel 1976, sui cataloghi proprio a supporto dei bellissimi Newton 100/1000 con specchio parabolico (uno dei quali oggetto di ricostruzione in chiave hi-tech proprio su questo sito - vedi sezione “progetti”).

In questo periodo anche per gli oculari nei cataloghi si incominciano a vedere i primi Orthoscopici di formato 24,5 di produzione Vixen, riconoscibili oltre per la buona costruzione anche dall'inconfondibile V cerchiata. Una curiosità forse poco conosciuta riguarda lo schema di questi oculari per i quali Vixen non utilizzò lo schema Or. Di Abbe ma quello Or. di Plossl (non il Plossl normale simmetrico che conosciamo oggi ma uno formato da due doppietti asimmetrici che offrono immagini di altissimo livello prive di aberrazioni) tutt'ora considerati oculari Orthoscopici di riferimento e che, negli anni successivi, furono offerti anche con barilotto da 31,8 mm.

A presentare i nuovi prodotti Vixen, in apertura del catalogo del 1981, si trova uno scritto del Professor Shigeru (Scigheru), astronomo docente presso l'Università di Tokyo ed ex membro del Nazionale Osservatorio Astronomico di Tokyo. Per l’occasione gli strumenti sono installati e fotografati sulla nuova montatura “New Polaris”, dotata di cannocchiale polare, e sulla sua evoluzione per carichi maggiori. 

Traducendo la presentazione del Professor Shigeru si legge: “Quando ero piccolo era difficile comprare un telescopio e anche se avevo la mia paghetta settimanale non potevo permettermi di comprarne uno, però ho comprato le lenti e me lo sono fatto da solo. Qualche giorno fa mi hanno fatto vedere i telescopi Vixen, ce ne sono di tanti tipi da quelli per i principianti a quelli per i professionisti, i pezzi sono sistemati bene per tutti i modelli, e gli accessori veramente belli, e poi questi sono creati da parte di osservatori esperti con tecnologie di alto livello e performance ottime”.

I modelli presentati nel catalogo del 1981 sono molti ma tra loro uno strumento in particolare desideriamo segnalare in quanto rappresenterà, per almeno un trentennio, un “istant classic” dal fascino intramontabile: il Vixen 102/1000M "Early Version". Questo rifrattore da 4 pollici, vertice della produzione Vixen, nacque con la cella dell’obiettivo collimabile (poi scomparsa nelle versioni successive) e declinato nelle focali da 1000, 1300 e 1500 millimetri (denominate P102/1300 e P102/1500L: con la “P” che stava per “Pulsar”). Molto belli i visibili anelli di Newton che compaiono nell'immagine dell'obiettivo del Vixen 102M, una caratteristica dl progetto di quel tempo.

Altra novità, poco conosciuta ma importantissima nello sviluppo di nuovi progetti ottici, era rappresentata dalla presenza di un  di un piccolo rifrattore da 70mm. dotato di obiettivo a tripletto  spaziato in aria e definito “semi-apocromatico”. La nomenclatura Vixen lo indicava con la sigla SA70/600S ma sappiamo che venne commercializzato anche con il nome di TASCO 14V. Un raro esemplare è recensito su questo sito nella sezione dedicata ai test strumentali.

La ricchezza dell’offerta Vixen contemplava anche un raro e decisamente strutturato newton destinato all’alta risoluzione planetaria. Con una apertura di 15 cm. e un rapporto focale di F8,6 il modello RP150/1300L e la sua robusta montatura SATURN (indicativamente data per un carico di lavoro massimo prossimo ai 30 kg) su colonna rappresentavano sicuramente la flagship dell’azienda nell’anno 1981. L’economia di materiali non faceva parte del concetto del tempo e il peso complessivo dello strumento completo superava i 53 chilogrammi.

Nei 3 anni successivi l’azienda continuò a riscuotere successo crescente e di anno in anno moltiplicò innovazioni e investimenti fino a quando, nel Settembre del 1984, dovette lasciare la sede di Itabashi per trasferirsi a Tokorozawa dove sarebbe rimasta fino ai giorni nostri. L’anno prima, il 1983, è ricordato per la svolta introdotta dal primo sistema Skysensor, una novità mondiale in campo amatoriale che permette alle montature Super Polaris di avvicinarsi concettualmente al funzionamento degli strumenti professionali.

Il catalogo del 1985 riporta la versione evoluta e “ben vestita” dello Skysensor, caratterizzato da segnali acustici e motori passo-passo gestiti da una piccola tastiera per l’inserimento dei dati di puntamento. Guardare oggi il prodotto fa sorridere ma l’abitudine alla massificazione elettronica è figlia degli ultimi 15 anni o poco più, prima non esisteva. Nel 1985 un sistema a puntamento automatizzato, per quanto limitato rispetto ai parametri odierni, rappresentava una svolta epocale e gli autori di questo articolo hanno sbavato e sognato (concedetemelo) accarezzando con lo sguardo la piccola tastiera giapponese…

365 nebulose, 287 stelle dalla magnitudine 3 alla 5, 107 oggetti Messier e oggetti NGC fino alla magnitudine 10, il tutto per un totale di 759 target “puntabili”, questo il biglietto da visita dello Skysensor alla fine del 1984. I motori di puntamento automatico avevano una velocità variabile da 2x a 60x in entrambi gli assi controllabili tramite le 4 frecce direzionali della tastiera sulla quale vi era un piccolo schermo (sì.. praticamente uguale a quello delle vecchie calcolatrici) dove poter immettere le coordinate e leggere le informazioni con la fantascientifica possibilità di collegarsi ad un PERSONAL COMPUTER mediante cavo RS- 232C. Era il 1984 e l’anno successivo avrebbe visto la prima de “Ritorno al Futuro” di Robert Zemeckis…

Il 1985 vede anche la presentazione del superbo Vixen FL102/900S F8,8 “la versione alla Fluorite naturale” inconfondibilmente pubblicizzata a caratteri cubitali nero su bianco (“FLUORITE”) anche sul paraluce dello strumento (commercializzato poi anche come Celestron SP-C102F - tubo nero - e Orion - tubo bianco). Il nuovo rifrattore Vixen appariva un poco più corto rispetto alla versione acromatica 102M pur mantenendone l'intubazione (tipologia di tubo calandrato e focheggiatore). Sembra che il doppietto nascesse da una collaborazione con la Optron Canon, azienda nata nel 1974 e specializzata in ottiche e lenti di precisione. Il modello alla fluorite era il fiore all’occhiello del catalogo Vixen e rimase invariato fino al 1993 quando venne modificata la focale dagli originali 900 ai definitivi 920 mm (FL102/920S).

Da segnalare come uno di questi obiettivi, esaminato su banco ottico certificato, abbia mostrato una Strehl Ratio di 0,988, con una ottimizzazione per le righe tra il verde e il giallo a 587,6nm, praticamente perfetto per l’osservazione visuale.

Il Vixen FL102/920S, come dicono i Francesi che distribuiscono i telescopi Vixen tramite la PERL Opt., è definito: “Elle qui fut reconnue comme l'une des plus belle lunette conçue e grâce à sa très bonne correction chromatique et la perfection esthétique”. (E 'stato riconosciuto come uno dei migliori telescopi grazie alla sua eccellente correzione del colore e perfezione estetica).

Lo spettacolare obbiettivo Fluorite del Vixen FL102S del 1993/97 (Cortesia Giuseppe R.), a destra la versione “PERL” commercializzati in Francia e sotto il grafico della correzione dell'FL102/920S.

Gli obbiettivi degli FL102S sono formati da un doppietto spaziato in aria, lente esterna in vetro K2F5 e interna Fluorite CAF2. Il trattamento antiriflesso è di un bel verde smeraldo e lo strumento è ancora considerato come uno dei migliori 4 pollici visuali esistenti. Da annoverare tra i telescopi alla Fluorite di maggior successo anche il modello FL70/560S a F8.

Gli strumenti newton, altro classico di casa Vixen, montavano focheggiatori a cassetto traslante (brevetto Vixen), che permettevano di avere una sola razza di sostegno dello specchio secondario fissata al focheggiatore stesso che la faceva traslare all’interno del tubo ottico (un sistema simpatico, innovativo, ma al tempo stesso non esente da pecche).

Anche i newton facevano la loro parte con i modelli R100/600S, R130/720S, R150/750S e il performante R200/1000S, tutti con specchi parabolici e lavorazione garantita a 1/8 di lambda compreso il piccolo modello entry level R100/1000L con normale focheggiatore a cremagliera e tre piccole razze circolari per il supporto del secondario. Come era immaginabile il “boom commerciale” fu travolgente e la Vixen si trovò costretta, per tenere il passo con la richiesta mondiale, ad ampliare la propria fabbrica e riorganizzare la divisione che si occupava del mercato per l’estero. Gli introiti furono tali che nel Novembre del 1986 fu aumentato il capitale sociale alla notevole cifra (per i tempi) di 64.000.000 di Yen. Venne iniziata la produzione dei binocoli modello Ultima e creati i primi modelli di Plossl Vixen (i famosi “Silver Plossl”) caratterizzati dalla parte superiore argentata con scritte rosse e barilotto cromato. Questi oculari furono distribuiti da subito con doppio brand Vixen-Celestron e sono tutt'oggi considerati ottimi oculari.

Venne anche creata una linea “classica” che prevedeva il rifrattore acromatico 80/1200L a F15 e il riflettore Newton R100/1000L a F10, entrambi con tubi di colore lucido nero e la scritta Vixen in rosso, installati su montatura New Polaris con treppiedi in legno.

Nell'Aprile del 1989 fece la sua comparsa la montatura di punta della produzione Vixen, la ATLUX, che suscitò vivo interesse e scalpore per la nuova elettronica Go-To dello Skysensor ulteriormente migliorato e la meccanica robusta ma compatta. Nel catalogo 1991, a fianco della migliorata e irrobustita Super Polaris con sigla DX, venne presentato anche un set-up semi professionale che vedeva la bella ATLUX accoppiata ad uno Schmidt cassegrain Celestron da 11 pollici con la livrea Vixen. Il telescopio, denominato Vixen “ATLUX SC280L”, corredato da un set di oculari Plossl Silver, era semplicemente bellissimo e di grande impatto estetico.

All’inizio del 1992 la parte distaccata dell’azienda, la Atalas Optics, cambiò ragione sociale in Vixen Development Technology Corporation, presentando nel giugno dello stesso anno le nuove montature Great Polaris e altre “chicche” dedicate agli astrofili esigenti. Tra queste la reflex Vixen 35mm VX1 appositamente studiata per la fotografia astronomica, il nuovo SkySensor 3 compatibile sia con la Atlux che con le Great Polaris, e una serie di treppiedi per i piccoli rifrattori serie L. 

Nel catalogo dell’anno successivo fa la sua prima apparizione (in un angolino) un oculare di nuova concezione destinato a fare scuola e gettare le basi per prodotti simili presentati negli anni da aziende competitor. Nato dalla collaborazione offerta a Vixen da Zenji Wakimoto, esperto in lenti ai lantanidi e illustre ottico, l’”LV” fece breccia nei desideri degli astrofili. Gli investimenti di Vixen furono considerevoli e portarono ad avere una serie di oculari che presentasse la stessa estrazione pupillare (20 mm.) per tutte le lunghezze focali

Gli LV erano stati progettati e ottimizzati per lavorare al meglio sui rifrattori Apocromatici alla Fluorite naturale dato che la caratteristica delle "terre rare" è proprio quella di modificare il numero di Abbe massimizzando le prestazioni ottiche di quei telescopi, ma la loro tendenza a virare leggermente le tonalità restituite finì per non piacere molto agli amatori tanto che gli oculari LV furono oggetto, dopo tanto iniziale clamore, di una certa diffidenza. Per evolvere e rinverdirne i fasti la Vixen progettò la serie LVW con campo apparente ampliato a 65° contro i 45° originali e mise in cantiere anche uno stupefacente oculare grandangolare con un FOV di 120°

Purtroppo Zenji Wakimoto ci lasciò nel 1997 e non poté portare a termine il suo progetto ultimo per la Vixen: la creazione di oculari per alta risoluzione aplanatici sfidando il limite della teoria ottica di cui i Vixen LV e LVW erano solo i primi prototipi. Altre novità furono la creazione di nuove ottiche da abbinare alle montature ATLUX, oltre al già citato SC280L, che constavano di 3 rifrattori di cui 2 da 130mm (uno in Fluorite denominato ATLUX SF130/910S e l'altro con lenti ED siglato ATLUX ED130/1179S), e uno di notevole stazza visti i suoi 18 kg di peso... L'ATLUX ED150/1350M F9. Dei modelli da 130mm se ne sa poco (un esemplare ATLUX ED130S a F9 venne venduto in Germania nel 2011) mentre della versione da 15 cm. se ne contano 6 in Inghilterra di cui uno venduto nel 2013 per la somma di 3.200 euro. Di altri 4 esemplari abbiamo traccia negli Stati Uniti, in Italia ne ricordiamo solo uno, tanti anni fa... Dove è finito?

L’ottica dell’ATLUX 150/1350M e un esemplare di ATLUX ED150M

Come visibile dalle foto di questo esemplare l'obbiettivo non ha una cella collimabile, il trattamento antiriflesso appare multistrato molto profondo con una colorazione che ricorda quella degli oculari LV al Lantanio. Da varie ricerche nel web pare che l'elemento ED usato abbia un numero di Abbe prossimo a quello dell'attuale FPL53 e permetta prestazioni di alto livello. Sul web si possono trovare alcune immagini di Giove e Venere ottenute tramite una banale webcam spc900 accoppiata ad una lente di barlow 3x. le immagini sono state tratte nel 2012 e riteniamo che siano indicative della bontà ottica dello strumento.

Questo tipo di telescopio fu riproposto alcuni anni dopo, nel solo mercato Giapponese, con  intubazione rivisitata e denominazione ED150M. Dovrebbe essere lo stesso strumento ma non vi è certezza che l'obiettivo sia il medesimo della prima serie.

I fortunati proprietari degli ATLUX ED150M sembrano essere estremamente felici e dalle immagini ottenute con la Webcam e ne hanno ben ragione! 

Degno di nota fu anche l'arrivo del Vixen Newton GPR200/800SS, che sostituì il modello R200/1000S di due anni prima. Questo nuovo strumento da 800mm di focale e rapporto pari ad F4 offre immagini estremamente nitide anche in visuale grazie all'alta lavorazione delle sue ottiche e nonostante una ostruzione centrale abbondante e un sovradimensionamento delle razze porta secondario. Lo strumento nasceva come astrografo di medio/alto livello e ottenne un successo notevole. Ancora oggi molti astrofotografi lo utilizzano e lo stesso è ancora in produzione, sebbene con qualche modifica più che altro estetica, dotato del correttore di coma dedicato.

Il Vixen R200/800SS: ieri e oggi un “istant classic”

Sempre attenta alle esigenze degli Astrofili di tutto il mondo e con un occhio di riguardo verso la fotografia Astronomica, Vixen creò riduttori di focali appositamente studiati e ottimizzati per i suoi strumenti ma la vera rivoluzione arrivò con un nuovo progetto di Cassegrain modificato che si proponeva come astrografo a lungo fuoco e campo interamente spianato. Era il VISAC 200/1800L, un catadiottrico asferico con correttore interno posto all'altezza dello specchio primario che prometteva immagini stellari su pellicola da 35mm con dimensioni inferiori ai 15 micron da bordo a bordo!

Un risultato notevole per uno strumento di produzione amatoriale e di grande consumo, corredato inoltre di correttori/riduttori che portavano il rapporto focale natio da F9 a f6.4. 

Il VISAC non ebbe però il successo meritato, soprattutto in Italia. Forse malamente interpretato come alternativa ai catadiottrici americani venne criticato per le sue prestazioni visuali (che erano comunque ottime, Paolo Casarini ebbe uno dei primissimi giunti in Italia e può testimoniarlo) e snobbato un poco dalla clientela.

Negli anni successivi la gamma è stata ulteriormente ampliata con la serie di catadiottrici "VMC" )Vixen Maksutov Cassegrain modificato), dove le lenti correttrici si trovano all'interno del paraluce dello specchio secondario, rendendo lo strumento più polivalente del Visac e meglio adatto all’uso visuale. La serie VMC non ha però sostituito in toto il progetto VISAC che permane in listino anche se con denominazione differente.

Nel Dicembre del 1996 la tecnologia faceva sempre più passi da gigante, internet era alle porte e oramai non si poteva più tornare indietro, così fu messo in commercio lo SkySensor 2000 di nuova serie e, nell'aprile del 1997, la Vixen aprì il suo sito web. Fu una data importante che cambierà tutto il modo di gestione dell'azienda Giapponese. Nel 1998 un’altra novità segnò il mercato: il "Vixen Asbit 80" era il primo binoscopio abbordabile al pubblico e aveva una vocazione planetaria grazie ai due tubi 80/910 di serie affiancati. Il diagonale angolato a 45° permetteva l’intercambiabilità degli oculari offrendo un range di ingrandimento adatto a tutti i tipi di osservazione. L'ASBIT aprì la strada ad altre versioni, una più corta e dichiaratamente votata al cielo profondo e alla trasportabilità, e una dotata di obiettivi da 125 mm. che diede la possibilità agli amatori di entrare nel ristretto mondo dei grandi binocoli astronomici di grande diametro a un costo nettamente inferiore a quello richiesto dai vari Fujinon da 15 cm.

Come abbiamo avuto modo di sottolineare più volte nel cosrso di questo articolo, il design ha sempre contraddistinto la produzione Vixen e quando, nel 2003, venne presentata la nuova montatura SPHINX SX dotata di Starbook, ci si rese conto di quanto l'azienda giapponese fosse avanti rispetto ai propri competitor. Alcuni criticarono la luminosità dello StarBook (un palmare a schermo LCD multifunzione con integrato un planetario piuttosto completo) ma crediamo siano più che altro voci isolate e poco attente al dato innovativo. “Ho avuto la prima Sphinx in Italia (o quasi) e ho amato lo StarBook in modo viscerale” dice Paolo Casarini, co-autore dell’articolo.

La Shinx si è evoluta rapidamente andando a correggere i primi errori di gioventù (principalmente una serie di microvibrazioni indotte dai motori in AR) e si è trasformata nella attuali SXP2 e nella superlativa AXD di cui parleremo più avanti.

Il vero punto di forza fu però la versatilità del sistema tanto da essere “riscalato” nella versione SX COMPACT che equipaggiava i rifrattori più piccoli di casa Vixen.

l'11 dicembre 1997 viene siglato il famoso Protocollo di Kyoto, sottoscritto da più di 180 Paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia, e ha segnato per il mondo dell’astronomia amatoriale la quasi scomparsa degli obiettivi in fluorite cristallina.

Vixen, come altri produttori, si rimboccò le maniche e propose una alternativa “eco friendly” ai suoi obiettivi in fluorite di calcio utilizzando nuovi vetri “ED”. Tra i primi strumenti così equipaggiati propose un interessantissimo astrografo denominato ED114/600SS e dotato di uno spianatore/correttore di campo in prossimità del focheggiatore. Lo strumento fu studiato appositamente per l'avvento delle nuove camere CCD e reflex digitali e benché la qualità di immagine non sia paragonabile alle vecchie ottiche in Fluorite (nonostante uno Strehl Ratio prossimo a 0,9) il telescopio è un ottimo astrografo a medio formato. 

Tra gli altri modelli a rifrazione anche il celebre FL102/920S fu sostituito con il modello ED102/920S che però non ebbe il successo del suo predecessore alla Fluorite. Nel frattempo la produzione di rifrattori con diametro inusuale continuava con il Vixen ED115/890S e con il modello ED130/860SS F6,6 che in USA è considerato dai fortunati ed entusiasti proprietari il “Top of the line Vixen”.

Dal 2003 ogni anno è stato segnato da crescenti novità in casa Vixen. Dalla serie WT ai nuovi binocoli e binoscopi, oltre all’interessante evoluzione della serie da 4 pollici nei vari 103 e 105 mm. Forse tra questi il più rappresentativo è il Vixen “AX103/825S” F8, tripletto Apocromatico ad altissime prestazioni considerato il modello di punta della attuale produzione. La serie di montature "Skypod" e "SXD" sono altro esempio della continua evoluzione. Nel Novembre del 2010 viene presenta anche la nuova equatoriale "AXD" completamente automatica con controllo di navigazione StarBook TEN, nominata dalla prestigiosa rivista Astronomica "Sky&Telescope" prodotto dell'anno 2011! Va a sostituire la poco diffusa ATLUX e riprende alcuni schemi della maggiore GAIAX che si ricrea nella nuova versione (ai nostri mercati completamente sconosciuta).

Tanti successi dunque e anche qualche “flop”, più commerciale che progettuale a dire il vero. Alcuni strumenti e montature, estremamente avanzati, hanno visto poco mercato in parte per via del loro prezzo di acquisto, in parte a causa della rivoluzione digitale che li ha stroncati. Celebre è il caso del Vixen 108SS DED (amatissimo e ricercato dal nostro Paolo Casarini), nato come astrografo ottimizzato e mai in grado di reggere il successo commerciale del Takahashi FSQ. Altro caso è quello della notevole GAIAX, montatura di classe superiore che ha fatto raramente capolino in occidente. Oppure il 102SS, rifrattore ED a corto fuoco che ha stentato a trovare propria collocazione. Del tutto poco amati dal pubblico anche i vari 120S e NA130 e 140, acromatici spianati ottimi con le emulsioni fotografiche ma molto carenti se abbinati alle moderne camere CCD. E poi, perché no, la sfortuanata sorte del VMC 330 la dimentichiamo? Un gran strumento dal prezzo improponibile, almeno sul nostro mercato.

Ora la sfida è sulla Advanced Polaris, una piccola montatura leggera da “viaggio”, ben fatta, curatissima, e anche molto cara... di cui temiamo ci possa essere poco futuro in Italia. Un peccato.

Attualmente la Vixen Co. LTD. ha sede a Tokorozawa nella prefettura di Saitama, una bella cittadina molto ordinata pulita e tranquilla, dove quasi tutti guidano una Toyota e senza un GPS ci si perde che è una meraviglia. La fabbrica è praticamente quasi in centro città circondata da abitazioni popolari e piccole villette a schiera.

Qui sotto è mostrata la parte posteriore dell'azienda che occupa praticamente un isolato da strada a strada, con il parcheggio per gli operai, infatti sono visibili 2 operai con le loro magliette della salute color rosso con scritto dietro Vixen che stanno facendo 4 chiacchiere all'ombra di un albero. Un'altra palazzina è posizionata dall'altro lato della strada frontalmente alla sede centrale.

Lo sviluppo delle montature e delle ottiche continua e continuerà ancora per molto come per le nuovissime montature Vixen SX2 e con il rilascio di nuovi software e hardware. 

Nella gamma “astrografi” di alto livello è invece ultimamente entrato sul mercato il risultato della sinergia Vixen-Pentax: il VSD100F3,8. Si tratta di un "quintupletto" che dovrebbe raccogliere l’eredità del discusso SDUF (prima e seconda versione) per il quale Vixen ha acquistato i vecchi brevetti ottici Pentax migliorandoli e adattandoli all’impiego digitale con grande campo corretto e dimensioni stellari da 15 micron su tutta l’immagine.

Dovrebbe essere solo l’inizio perché è alle porte la versione da 125 millimetri che eredita i fasti dei Pentax di pari apertura. La vedremo?

Il nuovo VSD100 (sopra) e il futuro V-SPD 125S (sotto)

Un ringraziamento sentito va a Maurizio R. e Vittorio B., ispiratori dell'articolo e fornitori

di materiale, informazioni, traduzioni e tanta passione senza la quale questo piccolo

contributo alla gloriosa Vixen non avrebbe probabilmente visto la luce.

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