LE RIVISTE DI ASTRONOMIA

Quale utilità nell'era del web? Spunto da un sondaggio. Febbraio 2014

In questi giorni ho avuto modo di leggere un sondaggio, pubblicato sulla rivista Coelum, raccolto tra personalità del mondo scientifico astronomico sulla validità delle riviste di settore astronomico.

Il quesito, di fondo, ha una validità interessante specialmente in un momento di enorme diffusione dell’accesso a internet e quindi di reperibilità in tempo quasi reale di informazioni, notizie, accadimenti dell’ultima ora.

Vorrei, in questo piccolo spazio che mi sono autoritariamente ritagliato, offrire il mio parere.

La carta stampata e la crisi generale che vive il mondo dell’editoria italiana e internazionale (di cui le riviste di astronomia sono solo una minima parte) è indubbiamente manifesta ed epocale.

Il poter accedere, senza spese aggiuntive oltre a quelle “una tantum” dei dispositivi elettronici adatti a farlo, a un quasi sconfinato database di notizie e informazioni è ovviamente, di questa crisi, il fautore principale.

Ritengo però che, forse nostalgicamente parlando, il “libro” e la “rivista” di settore abbiano ancora la loro validità se gli editori e i redattori sapranno operare una drastica evoluzione del proprio prodotto.

Internet è una vetrina spot multicolore, in continuo aggiornamento e in grado di interagire con il fruitore. Sono caratteristiche strutturalmente diverse da quelle della carta stampata e non vanno confuse. Così come il robot da cucina non ha potuto soppiantare integralmente la grattuggia a mano è altrettanto vero che, almeno per il momento, il servizio offerto dal web non è globale e assoluto e manca di un aspetto fondamentale, ancora ritrovabile o perlomeno ricreabile con la carta stampata.

Finché le riviste di settore inseguiranno la multiproposta del web saranno destinate a vedere assottigliare vendite e interessamenti, riempirsi di pubblicità a basso costo e, forse, soccombere comunque. La stessa rivista promotrice del sondaggio è vittima di questa rincorsa e si riempie di tanti articoli “spot”, multicolorati, con riassunti di notizie tutti ritrovabili altrove, meglio e con maggiore dovizia di particolari e supporto fotografico.

Ciò che manca ancora al web, o quantomeno manca nella sua indicizzazione (e trovarle risulta molto difficile), è l'affrontare tematiche specifiche con un excursus completo (benché sempre perfettibile). Questo dovrebbe, nella mia personalissima visione delle cose, essere invece il fine di un periodico di settore (qualunque esso sia).

Da appassionato che ritrova la rivista del mese in soggiorno amabilmente acquistata dalla moglie in edicola (carineria quasi inutile ai fini pratici ma squisita nella valenza del gesto) ritengo la mancanza di approfondimenti lacuna gravissima.

Amerei, sfogliando le poche decine di pagine esenti da pubblicità, trovare pochi articoli ben argomentati. Una sezione inerente le foto dei lettori ci sia pure (per dare il contentino di pubblicazione a qualcuno), così come un angolo delle novità e qualche necessario inserto pubblicitario, ma il resto dovrebbe portare a una lettura lunga e meditata, quasi un testo d’apprendimento. Si assisterebbe forse a una iniziale ulteriore flessione delle vendite, probabile, ma la scelta porterebbe a un risparmio generale di gestione, impaginazione, stampa, stipendi ed emolumenti. Inoltre produrrebbe un ritorno di immagine e credibilità a cui penso molti, in poco tempo, risponderebbero.

Il problema non è tanto spendere 6 euro per una rivista, il problema è rendere utile la spesa...

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