STELLE DOPPIE

Perché le stelle sono sempre le stelle! Anno 2016

INTRODUZIONE

Benché sia forse più facile e intuitivo per i più avvicinarsi alla fotografia con smartphone riprendendo la Luna per me è stata la bella Albireo, sistema multiplo nel becco del Cigno, a sdoganare la riluttanza nei confronti del telefonino.

In effetti la fotografia con smartphone trova la sua essenza proprio nell’immortalare i sistemi stellari multipli, e questo per una serie di motivi dovuti principalmente alle caratteristiche di sensibilità e geometria del complesso ottico che l’insieme telescopio, oculare, fotocamera dello smartphone generano.

La possibilità di lavorare in asse e con un campo corretto necessario limitato, la sensibilità dei sensori dei telefoni, e la possibilità di limitare al “single shot” la ripresa fa delle “stelle doppie” un target ideale.

Inoltre, esauriti i quattro pianeti principali del sistema solare e la nostra Luna, è possibile trovare nel vasto numero di sistemi multipli luminosi una fonte di spunto molto ampia.

SUGGERIMENTI E QUALCHE ESEMPIO

Ho iniziato a riprendere i sistemi multipli con lo smartphone nel 2014 e credo, a diritto, di potermi considerare uno dei pionieri di questo tipo di fotografia. Nessuno nel 2015 aveva ripreso Urano o Nettuno con il telefono, e nessuno credo si sia avvicinato alla qualità delle immagini ottenute su Venere con questa tecnica. Parimenti nessuno ha mai prodotto immagini di buona qualità (e questo forse solamente perché non si è applicato a farlo, sia chiaro, non voglio arrogarmi capacità oltre la norma) di sistemi multipli usando un semplice smartphone.

In questi due anni ho maturato un poco di esperienza e, benché non si tratti della mia primaria occupazione, ho compreso quanto sia facile, se si ha un poco di pazienza, operare scatti di accettabile livello.

Innanzitutto è conveniente, pur rinunciando a un po’ di luce, orientarsi su sistemi telescopici a rifrazione con diametri anche modesti (quindi nell’ordine dei 8/10 cm.) purché dotati di focale nativa generosa. Ottimi i classici rifrattori 80/1200 ma anche i vari acromatici 102/920 da tanti anni amici degli astrofili o i nuovi 102/1100.

Chiunque di voi possedesse un apocromatico alla fluorite da 6 pollici non si disperi, otterrà risultati ottimi, ma anche chi non possiede simili raffinatezze sappia che quanto è alla sua portata è e sarà del tutto paragonabile.

Il secondo aspetto utile, benché non indispensabile, riguarda la possibilità di scatto del proprio smartphone che, se impostata su multiscatto, permetterà di riprendere dieci o venti fotogrammi separati nell’arco di un paio di secondi. Questa funzione è utile all’ottenimento di almeno una o due pose non mosse.

Ultimo aspetto riguarda la scelta dell’oculare che, possibilmente, dovrebbe essere del tipo plossl a campo medio (non superiore ai 50/52° di campo apparente).

Per quanto possa apparire bislacco scoprirete infatti che quasi mai il centrare nell’oculare la coppia da riprendere permetterà di averla centrata sul display del telefono. Scoprirete anche che alcune tonalità risultano meglio saturate (o meglio “non bruciate”) se la camera del telefono non si trova né in perfetto asse con il telefono né tantomeno in posizione esattamente ortogonale ad esso.

Avrete quindi bisogno di lavorare sulla 3/4 del campo inquadrato e quindi necessiterete di oculari che non distorcano l’immagine e quindi generalmente con un campo visivo non troppo grandangolare.

E non vi lanciate all’acuito di un supporto ad “hoc” poiché potreste scoprire che per questo genere di riprese non è indispensabile ma soprattutto che in commercio non esiste nulla di valido. I progetti presentati nell’ultimo anno (scarso) e che in alcuni casi ho in qualche modo suggerito, sono stati male progettati e costano troppo per ciò che valgono. Tendenzialmente quindi non comprateli (perché ogni tanto qualche sassolino amo levarmelo anche io dalle scarpe), o almeno aspettate a farlo.

Non vi dirò null’altro perché se siete su questa pagina significa che avete voglia, caparbietà, e inventiva sufficienti a ottenere egregi risultati.

Due esempi classici, tra i sistemi più belli dell’emisfero boreale. Sopra la sempiterna Albireo (Beta Cygni), sotto la più stretta IZAR. Immagini ottenute con un rifrattore acromatico

da 80 millimetri aperto a f15.

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