GIOVE

Il più grande dei pianeti, uno dei più difficili...

INTRODUZIONE

Giove, padre degli dei e pianeta che, insieme a Saturno, ottiene generalmente il maggiore consenso da parte degli imager di tutto il mondo, è mutevole, bellissimo, e dotato di un diametro che lo rende, almeno sulla carta, una facile preda.

I suoi contrasti bassi e la alta luminosità rappresentano però uno scoglio non facile da superare quando si desidera lavorare con uno strumento limitato come lo smartphone. I risultati sono simpatici, a volte si riesce a cogliere anche qualche formazione nuvolosa superficiale (oltre alle due bande equatoriali intendo), ma la definizione è sempre piuttosto bassa, il dettaglio limitato e il contrasto “incerto”.

Il problema vero risiede soprattutto nella luminosità del pianeta che, non potendo intervenire più di tanto sui parametri di ripresa del sensore del telefono (se non in alcuni casi nella scelta della sensibilità ISO), tende a “bruciare” la superficie nuvolosa.

SINGOLO SCATTO

Un singolo scatto, un telescopio di piccole dimensioni (10 cm.) e un telefonino. Giove risulta proibitivo con queste premesse. I contrasti tenui e la notevole luminosità tendono a rendere poco leggibili le immagini e la memoria porta ad alcune fotografie che si vedevano decenni fa scattate dai grandi telescopi nazionali (vi ricordate quello dello Hale di Monte Palomar?).

Con una certa attenzione però si può fare qualcosina e togliersi lo sfizio. Sotto un paio di immagini eseguite con un 4 pollici apocromatico che mettono in evidenza le principali bande, qualche accenno di formazione polare e tropicale, e anche l’ombra di transito di uno dei satelliti medicei.

 

Ai lettori la ovvia domanda che ci si può porre davanti alla pochezza della strumentazione: “Perché, Cherubino, non usi un bel cassegrain da 20 e più cm.?”.

La risposta risiede nella scelta base di questi articoli che è quella di voler fare con poco. Inutile predisporre un CN-212 perché sarebbe sminuirne le prestazioni inutilmente. Facciamo il massimo con niente (o con pochissimo almeno). Così sapremo solo divertirci!

FILMATO E STACKING

A questo punto possiamo dire che, date le pregresse esperienze, la limitazione su Giove per l’uso in stacking di un filmato eseguito con smartphone è solo di alcuni tipi:

  1. difficoltà di ottenere la giusta saturazione in relazione alla notevole luminosità del pianeta
  2. problemi correlati al continuo defocus automatico del sensore e del programma di ripresa
  3. risoluzione propria del sensore

Per il resto un seeing ottimale e un bello strumento possono garantire risultati di ottimo rilievo. Purtroppo a cominciare dalla seconda metà del 2015 il gigante gassoso non offre certamente condizioni ottimali di ripresa e così vorrei cominciare a mostrare ciò che si può ottenere senza gran perizia con strumenti e condizioni minime.

L’immagine che riporto sotto (il seeing della serata era di circa 5/10 e non 7/10 ma poi correggeremo lo script) è stata ottenuta con un rifrattore autocostruito da 7 cm. di apertura e 90 cm. di focale. Rigorosamente acromatico, terribilmente economico (il costo di realizzo è stato pari a 44 euro), il nostro telescopietto è conosciuto con il nome di R.D.N 70 (Rifrattore Da Niente).

Installato su una montatura dotata di moto sincrono in ascensione retta ed equipaggiato con un oculare plossl cinese da meno di 20 euro ha lavorato in afocale creando sullo smartphone Samsung S4 un filmato che è poi stato oggetto di stacking con Autostakkert2.

Le condizioni di ripresa (seeing medio/scarso) hanno ovviamente limitato la resa ma l’immagine finale appare comunque gradevole e accettabilmente dettagliata per lo strumento usato.

CONCLUSIONI

Purtroppo ho trascorso i periodi validi per l’osservazione e ripresa di Giove a lavorare con altri strumenti e con finalità diverse da quelle che si propone il presente articolo.

Mi mancano, quindi, immagini scattate con il telefonino usando strumenti che non siano limitati a 7 o 10 cm. I risultati sarebbero sicuramente stati più eclatanti ma quanto riportato (si veda l’immagine ritratta con un 70 millimetri acromatico da pochi euro) lascia già ampiamente presagire possibilità interessanti.

Restano i problemi legati alla luminosità del pianeta e ai suoi bassi contrasti, ma a tutto c’è soluzione.

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