BLOG OSSERVATIVO

Ottobre 2017: apro la sezione del "blog osservativo" per raccogliere non tutte, ma le più interessanti osservazioni compiute, a memoria di fatti, impressioni, fotografie ed esperienze.

15 e 16 OTTOBRE 2017 - SHOOTING URANO

La notte tra il 14 e il 15 di ottobre 2017 sono stato colto dalla ricorrente mania di perfezionamento di uno dei miei strumenti, nel caso il Takahashi MT-160, che desideravo mettere a lavorare anche sulla piccola Ioptron I45Q GNT installata su colonna fissa.

Dopo un tempo di acclimamento di circa mezz’ora, la differenza di temperatura da vincere era piuttosto limitata, e il corretto bilanciamento del set-up ho provveduto ad una maniacale collimazione delle ottiche ottenendo una focalizzazione perfetta.

Ho avuto poi la malsana idea di voler preparare il sistema goto alla ripresa, per la mattina del giorno seguente a Sole sorto, dell’elusivo Mercurio. Ho eseguito vari test di puntamento ottenendo sempre risultati più che adeguati per l’osservazione notturna ma non abbastanza precisi per l’individuazione agevole di un piccolo disco planetario nel cielo azzurro del giorno. Così, prova dopo prova, mi sono ritrovato ad osservare il piccolo e verde disco di Urano che erano già le 03:00 passate.

Va detto che individuare il pianeta gassoso è stato non semplice considerando che in tutta la volta celeste non vedevo a occhio nudo più di quattro stelle (!) per via di una diffusa umidità che rendeva completamente bianco il fondo cielo.

In mancanza di nuvole mi sono raramente trovato in una simile situazione, se non nelle notti di nebbia tradizionale, tanto da farmi considerare "proibitive" le condizioni.

Il seeing era piuttosto buono ma il grado di trasparenza quasi nullo, nonostante questo all’oculare il disco di Urano era ben visibile grazie ai 160 mm. di apertura dello strumento, anche se debole.

Ho ceduto al desiderio di fotografare e così ho preparato il piccolo PC portatile, le barlow e la camera IMX224 a colori.

In configurazione f8,3 con correttore e barlow 4x il newton MT 160 lavora con una focale di circa 5200 millimetri che sono sufficienti a registrare un disco di accettabile dimensione sul sensore. Probabilmente se avessi avuto una notte priva di umidità avrei ottenuto un bel risultato ma il segnale sul monitor appariva molto debole ed eccessivamente filtrato. Per avere un frame rate accettabile (compreso tra i 12 e i 15 FPS) ho dovuto forzare il gain a valori molto alti con un aumento esponenziale del rumore. Inoltre, la presenza di umidità sospesa ha creato un effetto di rifrazione della luce con uno shift cromatico fastidioso ed estremamente negativo.

Mettere a fuoco in tali situazioni è un “terno all’otto” e comunque quello che si riesce a registrare sgranato e con “profondità” nulla. Impossibile pensare di evidenziare qualche debole dettaglio sul disco e dare in pasto ad Autostakkert un filmato che contenga più di 2500/3000. Ciò che ne scaturisce è una immagine grezza distinta ma, almeno prima della elaborazione, priva di particolari dettagli oltre alla forma e dimensione del disco e al colore verde del pianeta.

Alle 4:00 suonate del mattino la mia concentrazione è venuta meno, il freddo umido penetrato nelle ossa, la vista annebbiata e stanca, e i minuti dedicati a Registax 6.0 non sono stati più di due. Mi sembrava che non ci fosse nulla ma le mie condizioni erano tali che avrei faticato a distinguere anche i crateri sulla Luna...

La mattina seguente ho ripreso in mano il lavoro e ho operato uno stacking meno selettivo passando dal 25% al 70% e poi passato a Registax il .tiff finale. Con una semplice piccola operazine sui wavelet in modalità non gaussiana è immediatamente apparso "qualcosa" sul disco nella posizione e con la curvatura di una possibile banda. Un dettaglio debole, non certo ben definito, ma comunque esistente. Sulla veridicità di tale dettaglio ho fatto alcune considerazioni critiche e ho guardato altre cinque riprese effettuate nell'arco di un paio di ore con camera ruotata in modi diversi e settaggi lievemente differenti. Più o meno evidente il dettaglio appare anche in altre riprese. Non posso comunque escludere che si tratti di un qualche artefatto e su questo quindi resto molto possibilista. 

L’immagine povera di un elusivo Urano reso evanescente e sgranato dall’elevatissimo tasso di umidità dell’aria che rendeva invisibili le stelle del cielo. Ripresa con IMX-224 a colori Altair Astro su newton Takahashi MT-160 operante a circa f25. 1700 frames su 2500 complessivi.

L'aspetto interessante è venuto dalla notte seguente quando ho rispero Urano con un cassegrain Takahashi CN-212 con focale portata a circa 5300 millimetri (compatibile quindi con quella del MT-160) e poi a 10600 millimetri (il doppio). Il cassegrain ha lavorato con settaggi molto simili ma in presenza di filtro IR e UV CUT. Il risultato è stato quello di evidenziare solamente una certa variazione di "albedo" o di luminosità atmosferica che, presente in tutte le riprese a 5 metri e mezzo è poi praticamente scomparsa a focale doppia. Foto sotto riportate.

Poiché l'orientamento del pianeta tra le riprese eseguite con il MT-160 e con il CN-212 è stato il medesimo non posso che pensare che la scomparsa delle "features" possa essere dovuta all'eccessivo tiraggio della focale che, ammetto, non mi ha permesso una messa a fuoco sicura e che probabilmente ha generato una immagine finale più soft e quindi priva delle deboli variazioni registrate nelle riprese a focale più contenuta. Inoltre, la presneza del filtro IR CUT ha sicuramente tagliato quella regione di spettro in cui normalmente si evidenziano con maggiore facilità i deboli fenomeni atmosferici macroscopici del pianeta.

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