VIXEN ED130-SS

Maggio - Giugno 2015

INTRODUZIONE

Come anticipato nell’articolo sulla storia del marchio Vixen è proprio al produttore giapponese che devo la scoperta dei telescopi a rifrazione. Quando nel 1993, con il mio caro Meade 2080 Schmidt Cassegrain, partecipai a una vacanza astronomica a Madonna di Campiglio ebbi anche occasione, una notte, di usare un rifrattore Vixen 102, il modello di colore nero lucido, con cui cominciai ad apprezzare l’immagine pulita e ferma tipica degli strumenti a lente.

Ricordo di essere stato deliziato dall’osservare i campi stellari, abituato com’ero alla  impastata immagine dei catadiottrici. Meno luce, ovviamente, ma stelline fini su un fondo di velluto scuro quasi tridimensionali.

E così comprai il mio primo Vixen 90/1300, poi il 102M, poi un 80/720-ED, e così via approdando ai primi apocromatici e poi all’universo Takahashi.

Tempo fa, in ottica di sentimentale revival, ho inserito qualche annuncio sui principali mercatini alla ricerca di due ottiche Vixen rare: il 108SS-DED e il ED130-SS.

Di entrambi ne sono stati venduti pochi, in parte per l’elevato prezzo di acquisto (superiore ai cinquemila euro al momento della commercializzazione), in parte poiché eclissati da altri più blasonati marchi (Takahashi in primis) con i suoi FSQ-106 e FS-128/TOA 130.

Dovendo acquistare nuovi i menzionati strumenti ammetto che non avrei avuto dubbi neppure io e avrei sicuramente scelto la superiore meccanica e (forse anche) resa ottica dei prodotti con la T e S interpolate, e questo ha aiutato i telescopi Vixen a diventare “chicche di nicchia”.

Il 108SS-DED è rarissimo (lo ha un amico dall’altra parte del mondo ma credo non me lo venda...) come anche il ED130-SS che i pochi astrofili proprietari definiscono “eccezionale”.

In effetti, almeno dal punto di vista progettuale, il 5 pollici è strumento innovativo e molto ben fatto. E’ compatto, leggero, dotato di una meccanica di ottimo livello (focheggiatore a parte) e si presenta come un ibrido votato sia all’osservazione visuale che a quella fotografica grazie al rapporto di apertura di F6,6 circa e allo spianatore posteriore dedicato.

DESCRIZIONE E CARATTERISTICHE

Cuore dello strumento è il suo sistema di lenti composto dall’obiettivo frontale e dall’opzionale spianatore di campo a lente singola da inserire prima del punto di fuoco.

Il doppietto da 13 cm, definito “ED”, è formato da una lente a bassa dispersione + una lente di Kruz Flint. Appare spaziato in aria e alloggiato in una cella non registrabile anche se interamente smontabile.

Belli il paraluce e il tubo ottico che si presentano di notevole spessore, perfettamente opacizzati al loro interno e dotati di una serie di diaframmi, e anche ben verniciati esternamente.

Come da prassi Vixen gli anelli portaottica sono molto ben fatti, di colore verdino, ed esteticamente molto bello appare anche il focheggiatore, dotato di un canotto da circa 60 millimetri di diametro con riduzione da 2 pollici per l’utilizzo di diagonali e accessori standard.

Il focheggiatore presenta anche la basetta integrata per il supporto del cercatore che è un 7x50 di ottima fattura.

Il tutto, ad esclusione della piastra a passo Vixen o Losmandy, accusa un peso alla bilancia di circa 6 kg che unito alla lunghezza di 98. cm. ne fanno uno strumento piuttosto compatto e adatto ad essere installato anche su montature medio-piccole come la vecchia GP-DX oppure le attuali IEq45 o EQ6 ma anche sulle HEq5 e analoghi cloni. Nella foto a destra una comparativa di dimensioni tra il Vixen 130 e un Bresser acromatico 127L (focale 1200). Il Vixen risulta più leggero (circa 3 kg) e più compatto e offre prestazioni ovviamente superiori.

Dove Vixen ha sempre sofferto critiche feroci è il comparto focheggiatore. Esteticamente belli, i sistemi Vixen si sono però sempre contraddistinti per giochi eccessivi, scarsa fluidità di movimento, difficili regolazioni.

Non ho mai capito come una azienda di tale calibro si sia persa, sempre (solo alcuni rari casi fanno eccezione) in questo fondamentale elemento dello strumento.

Anche nel caso del ED130-SS le cose non vanno bene.

Affinché le mie parole non risultino eccessivamente penalizzanti va detto che nell’uso visuale il pignone e cremagliera giapponese funziona decorosamente e non impone eccessive restrizioni. Ma questo non basta e l’insuccesso commerciale di uno strumento altrimenti interessantissimo ne è conferma. il Vixen ED130-SS nasceva anche come astrografo... 13 cm., rapporto di f6.6, spianatore di campo disponibile, focheggiatore da 60 millimetri... il tutto gestito da una cremagliera da 4 millimetri di larghezza? Su uno strumento che costava all'epoca 6.000 dollari? Un peccato, indubbiamente.

Un test eseguito dal Sig. Rohr su un esemplare di Vixen ED130SS

IL SOLE: prima luce

Il primo test ottico del Vixen da 5 pollici lo ha visto puntato verso il Sole. Purtroppo il mio prisma di Herschel Baader da 2 pollici non permette di andare a fuoco avendo il punto di focalizzazione di poco interno al minimo di estrazione del focheggiatore. Un peccato anche perché le prestazioni del Vixen in campo solare sembrano molto elevate.

Per ovviare al problema dell’estrazione del fuoco ho utilizzato oculari da microscopio, che presentano un profilo più basso, e tra questi un ROW 20x (la cui focale equivale a circa 12,5mm) che offre un potere di circa 69 ingrandimenti.

Le macchie solari appaiono estese, molto contrastate e la granulazione è evidente e tridimensionale. Gli oculari da microscopio hanno un campo corretto meno ampio di quello degli oculari plossl tradizionali e quindi l’immagine che si ottiene è estremamente dettagliata in asse ma tende a degradare spostandosi dal centro. 

Il Vixen appare molto inciso e anche le immagini con il REICHERT 5x (che equivale a un 50mm. circa) sono entusiasmanti ed estremamente pulite.

Per pura curiosità, e accettando le aberrazioni extra assiali che l’esperimento impone, ho smontato gli adattatori del prisma di Herschel e inserito al suo interno un oculare plossl da 10mm. tenuto a mano. L’immagine al centro appariva incisa con la granulazione solare evidente e l’interno delle facole striato e con vari gradienti luminosi.

Varrà la pena realizzare un raccordo di riduzione al formato 31,8 che sia “interno” al barilotto da 2 pollici del prisma di Herschel così da poter fruire delle belle immagini che lo strumento può offrire nella visione della nostra stella.

Immagine del Sole ripresa con metodo afocale su telefonino Samsung S4 tenuto a mano e oculare Baush & Lomb Optical da microscopio 7,5x. Ovviamente lo strumento sa fare

MOLTO MEGLIO ma al momento stavo testando gli oculari da microscopio...

STAR TEST

Lo star test è stato effettuato nella notte tra il 16 e il 17 maggio 2015 sotto un cielo nuvoloso ma piuttosto calmo: una di quelle strane situazioni che si creano in pianura quando le nuvole sembrano restare ancorate al cielo senza muoversi, o facendolo con grande lentezza.

Ci si attende quindi un seeing medio buono, soprattutto se si lavora con strumenti di apertura relativamente limitata come un 5 pollici.

Ho effettuato due test differenti su Regolo e su Arturo ottenendo risultati analoghi. Molto oltre le più rosee aspettative ho riscontrato uno dei migliori star test mai visti. Sebbene leggermente meno pulito rispetto a quanto ottenibile con il Takahashi FC100N, lo star test del Vixen ED130SS appare ottimo con immagini di intra ed extra focale quasi indistinguibili, pochissima luce diffusa e introvabili tracce di astigmatismo ed aberrazione sferica. Anche lo sferocromatismo appare estremamente ben corretto e persino il piccolo “chip” presente sul bordo esterno del flint non introduce alcun visibile deterioramento dell’immagine (e anche completamente fuori fuoco è piuttosto difficile percepirne la presenza).

Con queste premesse l’immagine stellare a fuoco non può che essere da manuale e così è.

Avendo provato moderni tripletti di pari apertura e focale analoga (i vari TS e Tecnosky) posso a cuor leggero affermare che questo Vixen è loro superiore quanto a focalizzazione e qualità ottica.

L’aberrazione cromatica su soggetti stellari è irrilevabile così come sui contorni di Giove. Purtroppo la sera del primo test la Luna era assente e non ho potuto monitorare il lembo illuminato alla ricerca di un debole alone residuo. Vedremo più avanti, nella sezione dedicata al nostro satellite naturale, il risultato di questa ricerca.

Per appurare la bontà ottica ho utilizzato due tipologie di oculari diverse, uno schema plossl simmetrico economico con focali da 6 e 4 mm. (per poteri rispettivamente pari a 143x e 215x) e uno schema ibrido otoscopio con barlow integrata (Takahashi LE 5mm) per un potere di 172x oltre ad oculari ortoscopici classici da 0,968” di pari focale. Ai poteri indicati l’immagine stellare offre un pattern ideale e lo snap test appare ben superato con un punto di focalizzazione univoco e preciso. Dato il rapporto focale spinto la ricerca del fuoco richiede attenzione per non rischiare di vanificare le prestazioni dello strumento. Un po’ come avviene nel mio magnifico TeleVue Genesis e nei tripletti odierni orientali da 5 pollici e focale di circa 800/900 millimetri (mi sovviene ad esempio il TS 130), la fretta è cattiva consigliera. Basta poco per mancare la posizione ottimale e un focheggiatore di elevata qualità è in questo caso accessorio molto utile. Un peccato che da questo punto di vista il Vixen sia un poco carente. La focalizzazione è però ottima anche ad elevato ingrandimento tanto che i 307x offerti dal Takahashi LE 2.8mm. appaiono pochi e i 430x dati dal plossl da 4mm. + barlow 2x apo sembrano ancora essere ben tollerati.

Immagine non dell’autore presa dal web. Interessante la presenza di una Losmandy GM-8

per paragone con le dimensioni del tubo ottico.

USO DIURNO

Il Vixen ED130SS non è fatto per le osservazioni terrestri, è un telescopio del resto. Però oggi sembra di moda, in certi ambienti, testare gli strumenti anche su panorami naturalistici così, visto che avevo tempo, ho trascorso qualche manciata di minuti il pomeriggio ad osservare le montagne lontane dalla mia postazione a 1850 metri in valle D’Aosta. L’immagine è splendida, contrastata e pulita con nessun segno di cromatismo. La fotografia scattata è stata ripresa in metodo afocale su un telefonino Samsung S4 tenuto a mano all’oculare. La risoluzione è quindi un po’ “quella che è” ma può essere utile ai lettori.

STELLE DOPPIE

Osservare i sistemi multipli con questo Vixen è un autentico piacere. Lo scrivo sovente parlando di rifrattori ben fatti ma questa volta ho speciali motivazioni per farlo.

13 cm. rappresentano un diametro ideale per l’osservazione delle stelle doppie in quanto permettono una risoluzione teorica interessante e prossima a 0,92”, utilizzando il criterio di Dawes, e anche una discreta saturazione dei colori. Lo schema non ostruito permette poi di rendere bene anche e soprattutto se impiegato su sistemi sbilanciati.

Il Vixen soffre di un focheggiatore non all’altezza dell’ottica, che però offre i suoi servigi e si lascia usare con disinvoltura anche a ingrandimenti medio/alti (tra i 200 e i 250x), e di una focale piuttosto corta (860 millimetri) che non aiuta molto in osservazioni che possono richiedere alti poteri.

A questo però contrappone una resa ottica incredibile quanto a saturazione cromatica. Se non possiede l’allungo di un doppietto alla fluorite ha però una resa quanto a densità dei colori che raramente ho visto in altri strumenti.

Me ne sono accorto osservando prima Algieba e poi la bella Izar. Specialmente l’ultima mi ha entusiasmato per come mostrasse le due componenti di colore giallo (primaria) e azzurro (secondaria). A chi volesse obiettare che i colori sono quelli corretti posso dire che esiste “giallo” e “giallo”, così come varie tonalità di blu o di azzurro e che i colori mostrati dal Vixen sono così saturi e “densi” da apparire disegnati con un pennarello.

Sbalordito dalla resa ho chiamato mia moglie a valutare l’immagine che, dopo qualche manciata di secondi, ha definito “meravigliosi” i colori della coppia e l’immagine in generale e mi ha detto “bravo, mai viste stelline così colorate!”.

L’affermazione fa sorridere ma risulta estremamente indicativa.

Non ho cercato il limite strumentale, almeno la prima sera, ma sono certo che lo strumento possa scendere senza affanno eccessivo sotto il secondo d’arco su coppie mediamente bilanciate.

Forte di quanto osservato la prima sera di test, nella notte del 17 maggio 2015 mi sono spinto oltre andando a stanare sistemi più difficili. Ne ho osservati una manciata, con separazioni comprese tra i 1,4” e 0,7”. La Struve 1555 vede due astri di magnitudine 6.5 e 6.8 distanti 0,8”. L’immagine, all’oculare da 2,8m. Takahashi che offre un potere di 307x circa, appare bellissima con una figura a “8” interpolato, la classica “arachide” disegnata anche dal primo anello di diffrazione delle due componenti.

Molto positivo anche il giudizio sulla difficilissima Alpha Ursa Major che rappresenta il limite estremo raggiungibile. Stelle di magnitudine 2 e 4,8 separate da circa 0,7” che formano un “Barbabapà” con il corpo della principale e un accenno di “testolina” dato dal disco di Airy della secondaria che deforma visibilmente l’immagine.

Ritengo il vero limite delo strumento solamente la focale non molto lunga che limita gli ingrandimenti ottenibili con oculari normali a circa 300x.

Saggi effettuati con un plossl simmetrico da 4mm. e una barlow 2x (potere di 430x) sono ancora tollerati su soggetti stellari ma la la visione appare meno secca e incisa.

OSSERVAZIONE PLANETARIA

Il Vixen ED130SS installato su Ioptron CEM-60 e colonna fissa. Allo strumento è collegata una ruota portafiltri manuale per il veloce cambio di filtraggio per l'osservazione di Venere e Mercurio. Sotto l'utilizzo in piacevole abbinamento agli oculari ortoscopici Vixen 0,968" e un revolver Zeiss.

Dopo un po’ di assuefazione si entra in sintonia con il focheggiatore e si impara ad usarlo ottenendone, almeno in campo visuale, prestazioni sufficienti al corretto impiego dello strumento che si dimostra un performer di altissimo livello in campo planetario.

Complici anche due serate di seeing medio buono e molto buono (la seconda), la visione di Venere e Giove è stata emozionante. Il pianeta interno mostra una fase di circa il 50% con un profilo nettissimo e immobile (le osservazioni sono state effettuate sia di giorno che al vespero). E’ possibile spingere gli ingrandimenti fino a oltre 200x ma è a 172x (oculare LE 5mm. Takahashi) che l’immagine ottiene il suo massimo. Sia a questo potere che a quello offerto dal plossl da 4mm. (215x) il pianeta mostra ombreggiature tenui sulla parte prossima al terminatore e con un filtro lunare tenue o con un violetto o blu diventa praticamente perfetto.

Giove è una pletora di dettagli. Ritengo che la visione avuta la sera e notte del 17 maggio 2015 corrisponda con la migliore immagine del gigante gassosa goduta negli ultimi 2/3 anni (indipendentemente dallo strumento usato).

Mi sono letteralmente perso nella quantità di dettagli visibili. La GRM appare molto rossa, differentemente da quanto mostrato da altri rifrattori (cosa che ripete la percezione delle cromie stellari) quasi il Vixen permettesse una saturazione dei colori maggiore. Differentemente dalla banda SEB, che appare mattone, la GRM è decisamente più rosso/aranciata e i wos e maculazioni chiare che la seguono e che tempestano la SEB sono visibili quasi come in una fotografia ben eseguita.

Anche su Giove ho trovato i 215x offerti dal plossl da 4mm. il miglior ingrandimento per godere delle features atmosferiche con un dettaglio elevato delle zone tropicali.

Saturno appare purtroppo troppo basso dalla mia postazione abituale e resta dietro alle fronde degli alberi anche al momento della culminazione tanto che non ho potuto usarlo come ulteriore benchmark.

La resa planetaria è comunque stupefacente tanto che mia moglie, notoriamente poco avvezza alla visione telescopica, chiamata a osservare Giove ha ammesso di non aver mai visto il pianeta così netto e dettagliato e mi ha chiesto cosa avesse di speciale lo strumento.

Ho trascorso un’ora buona sul più grande dei pianeti, intercambiando oculari, barlow, usando anche oculari da microscopio per trovare l’amalgama ideale in condizioni di seeing così fortunate e ho eletto la serie LE di Takahashi nella focale dei 5mm. e il plossl da 4mm. come migliori performer.

Mi è spiaciuto non avere per le mani il 130 LZOS f6 di Fabio o un FS-128 per comparazione ma temo che non ne avrei ricavato nulla di più e, ad essere del tutto sinceri davanti all’immagine di cui godevo, ho avuto la sensazione che il Vixen potesse essere addirittura superiore o quantomeno "pari".

Come questo sia possibile da un doppietto ED aperto a f6.6 non lo so, forse la “ricetta” dei vetri usati è particolarmente felice e la lavorazione e lucidatura fanno il loro lavoro, ma siamo molto lontani da quanto mostrano gli attuali pari diametro a tre elementi di provenienza “cinese/orientale” che, pur mostrando immagini pulite, non giungono a livelli così alti.

Quella riportata a latere è una immagine scattata con un rifrattore Bresser 127L a Giove nel febbraio del 2015. La posto solamente perché i particolaripresenti sono gli stessi (!) mostrati la notte del 17 maggio 2015 all’oculare del Vixen ED130-SS. Una prestazione che posso solo definire "superlativa"... L'immagine telescopica, a differenza di quella fotografica, appare più "bianca" e luminosa e le tonlità un po' meno sature e magenta (effetto dei settaggi di ripresa della camera QHY5L-II a colori).

Il periodo (maggio 2015) non è adatto alle riprese planetarie. Giove è oramai lontano dall’opposizione, Saturno è troppo basso e resta dietro gli alberi della mia postazione abituale, la Luna c’è, è sempre lì, ma non ho avuto gran voglia di lavorarci con telecamere ed elaborazioni. Ho così preferito continuare ad usare visualmente il VIXEN ED130SS anche se mi sono permesso qualche scatto in AFOCALE su un telefonino Samsung S4 tenuto a mano accostato all’oculare di turno. Ne è venuto fuori qualcosa di buono che propongo nelle immagini a seguire.

Solo una di queste (Venere in bianco e nero) è stata ripresa con l’ausilio di una camera IDS NIR in una giornata (la foto è scattata di giorno) con forte vento e nuvole varie e una generale foschia lattiginosa bianca del cielo. La ridotta focale nativa dello strumento, anche inaccoppiamento ad una barlow 2,5x, non è però adatta a estrapolare dettagli interessanti soprattutto in mancanza di seeing favorevole.

L’osservazione visuale della Luna è molto piacevole se effettuata con il Vixen. Innanzitutto va detto, per gli amanti della “cromatica a tutti i costo”, che nonostante abbia cercato con buona attenzione non sono riuscito a trovarne traccia significativa in nessun modo. Ho percepito una lieve dominante su cielo di fondo al lembo lunare ma la sua intensità è talmente limitata da essere difficilmente avvertibile.

La definizione del suolo selenico è notevole e osservare rimae, crateri e mari è realmente piacevole tanto che ho indugiato lungamente più che alla ricerca del particolare “al limite” nella osservazione turistica delle formazioni lunari.

Specialmente il Sinus Iridum e la parte ad esso correlata del mare Imbrium sono state di notevole impatto visivo. Già lungamente scandagliate con il CN-212 durante il test con gli oculari “microscopici” ho ritrovato quasi tutte le formazioni “sottili” anche all’oculare del Vixen. Differentemente da quanto avviene nel cassegrain l’immagine offre una tonalità più calda (che forse ha tratto in inganno alcuni osservatori che la definiscono “gialla”) ma il microdettaglio è di ottimo livello e anche le intricate e sottili rimae che si snodano lungo i pendii di Hippalus sono visibili con chiarezza e definizione.

L’interno di Plato mostra senza grandi patemi i quattro craterini principali anche se il seeing non è perfetto e la sensazione che ci si possa spingere un po’ oltre è sempre presente.

Purtroppo la focale di soli 860mm. non aiuta. Un oculare da 5mm. offre poco più di 172x che restano pochi nell’osservazione lunare.

A seguito di pressanti richieste mi sono dovuto “piegare” alla necessità di eseguire qualche “scatto fotografico tradizionale” e così, in una sera un po’ ventosa e di seeing medio/basso (tra i 4/10 e i 5/10) ho installato sul Vixen la piccola camerina IDS-NIR e ripreso Venere e la Luna. Poiché la IDS NIR è cieca all’ultravioletto ho inserito sul cammino ottico un filtro arancione e ripreso in questo modo. Le immagini sono il frutto di elaborazione molto limitata con Registax e dello stacking con Autostakkert2.

Le condizioni di seeing non hanno permesso di spingermi molto “in là” ma la definizione appare comunque soddisfacente.

Le foto postate non sono all'altezza della visione all'oculare che appare decisamente più pulita, contrastata e anche dettagliata. Purtroppo la mia imperizia con la nuova camera NIR non ha reso giustizia all'ottimo Vixen ma questo è quello che ho ottenuto in una notte di seeing medio/basso. Incredibile come all'oculare si vedesse decisamente meglio!

CIELO PROFONDO

Alcuni dicono che 13 cm. sono pochi per osservare il cielo profondo. Personalmente ritengo tale affermazione fuorviante e non corretta, almeno non completamente. Le galassie sono e restano “puffetti” (tranne pochissime) anche con strumenti da 30 cm. e per cominciare a godere della loro morfologia (che non sia limitata all’allungamento, definizione del bulge, e qualche altra amenità) servono strumenti molto grandi nell’ordine dei 50 cm. e cieli favorevoli. il "deep sky" non è però fatto solamente di galassie ed è ricco di nebulose diffuse, luminose o oscure, ammassi aperti, casuali concentrazioni di stelle, nebulose planetarie.

Osservare questi oggetti sotto un cielo terso e nero di montagna con un apocromatico da 13 cm. doppietto è una delizia. E’ vero che non si potranno risolvere le parti centrali degli ammassi globulari, ma la puntiformità stellare permessa da un rifrattore resta sconosciuta a strumenti a specchio di ben maggiori dimensioni.

Il campo inquadrabile è ampio ed è possibile godere di interi campi stellari, nebulose come la Velo interamente visibili, ammassi di galassie “abbracciati” nel loro insieme, oppure seguire l’andamento delle nebulose oscure sul fondo della via lattea, ma anche piacevolmente ricercare moltissime nebulose planetarie che offrono all’oculare più di quanto non si pensi (e non mi riferisco alle solite 7/8 straviste dagli astrofili di mezzo mondo).

Abituato al mio binoscopio da 13 cm., al Genesis TeleVue alla fluorite a f5 o al newton da 20 cm. a f3 (ma anche al dobson da 50 cm.) ritengo di poter confermare che i soli 13 cm. del Vixen 130 fanno miracoli sia in un senso che nell’altro.

I globulari maggiori sono deliziosi e ci si può spingere ad alti ingrandimenti con immagini estremamente pulite, così come per le nebulose planetarie. Dall’altro lato è possibile spazzolare il cielo con un oculare da 50mm. e 52° di campo a 5 elementi che offre poco più di 17 ingrandimenti e quasi 3 gradi campo reale... tutto quasi perfettamente spianato e privo di aberrazioni geometriche: un risultato notevole per un semplice doppietto.

Basta inquadrare una stella di prima magnitudine, metterla a fuoco, e poi portarla lentamente a bordo campo per rendersi conto che finché questa quasi non arriva a toccale il diaframma di campo la sua immagine resta praticamente intatta.

In più, e forse sarà semplicemente una mia fissazione, lo schema ottico a due soli elementi in vetro offre una sensazione di trasparenza che non ho osservando attraverso i tripletti in voga oggigiorno, anche con trattamenti moderni e ottiche n Fpl-53.

Lo strumento è sempre pronto a dare il massimo e permette di starsene comodamente seduti a osservare nella quiete migliore.

Chissà perché, guardando in questo tipo di strumenti, non ho mai avvertito la necessità o il desiderio di avere grossi specchi (che sicuramente hanno il loro “perché” ma obbligano a visioni molto diverse e meno rilassanti).

Rappresentazione del campo inquadrato con il VIXEN ED130SS e un oculare plossl

da 50mm. e 52° di campo apparente, il tutto centrato sulla nebulosa Velo nel Cigno.

Nonostante i suoi “soli” 13 cm. di apertura, se posto a operare sotto un cielo montano di ottima qualità, il Vixen 130 si trasforma in una macchia godibilissima per l'osservazione del cielo profondo.

Gli ammassi aperti rappresentano il suo punto di forza grazie sia alla notevole capacità di focalizzazione (sconosciuta a qualsiasi strumento a specchio) sia alla profondità permessa dall'elevato contrasto. Le stelle sono finissime e questo permette, anche nell'osservazione dei difficili ammassi globulari, di godere di una separazione superiore a quella di concorrenti a specchio. M13 appare notevolmente risolto, almeno nella parte esterna, e la granulosità si spinge fin alla zona centrale. Anche M92, ben più ostico, concede la visione di qualche decina di stelle periferiche e anche il piccolissimo NGC 6229 si fa riconoscere immediatamente come grumo condensato di stelle lontane.

Non descrivo né M57 né M27 che appaiono cospicue anche in piccoli rifrattori da 6 cm. Ma mi soffermo invece su alcuni oggetti, a loro vicini, che impongono maggiore concentrazione. Il piccolo globulare M56, incastonato nel crocevia tra la Sagitta, il Cigno e la Lira (sua costellazione di appartenenza), rivela al primo sguardo la sua natura multi stellare e, benché non offra uno spettacolo folgorante, appare decisamente più interessante che non in un newton da 15 cm.

La famosa nebulosa Velo appare visibile anche senza l'aiuto di filtri interferenziali. Debole, va detto, ma molto estesa e completa in quasi tutte le sue parti principali. Splendido è girovagare alla sua ricerca con il grosso oculare SWA da 40 millimetri, un “oblò” sul cielo con i suoi 23 ingrandimenti e oltre 3 gradi di campo reale.

Inaspettate soddisfazioni vengono anche dalle galassie conosciute e non... M31 e le sue satelliti appaiono ovviamente grandiose con una banda oscura ben individuabile nella galassia principale (anche se debole), e M33 mostra chiaramente i suoi bracci a spirale sui quali si intuiscono regioni più o meno spesse e dense, il verso di rotazione, e una ovvia maggiore condensazione centrale (molto condensata come da caratteristica saliente della galassia).

Incredibile la possibilità di scorgere, al limite delle possibilità (sapendo dove si trova con grande precisione e giocando con gli ingrandimenti per ottenere il massimo contrasto con il fondo cielo) galassie del calibro della NGC 507 e di alcuni accenni di sue compagne (che appaiono tutte come spettri stellari appena percepibili) o della NCG 690 e 691, un bel duo anch'esso al limite della percezione, o anche, meglio visibile, della NCG 672 a cui però manca, almeno in visuale, la compagna troppo debole.

La solita NGC 891 mi delude invece sempre un poco e, benché sia visibile senza eccessivi patemi, non mostra la classica banda oscura che compare in fotografie a lunga posa o in strumenti molto più grandi.

Più convincente la 7332 che appare consistente e allungata con una certa condensazione centrale.

Inutile dire che le galassie citate, con l'eccezione di M31, M33 e NGC 7332 (e anche della 891) si sono mostrate “tirate per i capelli”, dopo attenta osservazione e sapendo bene a fianco di quali stelle dovessero “comparire”.

FOTOGRAFIA PROFONDO CIELO

Poiché tradizionalmente (o almeno non più da molti anni) non eseguo immagini importanti di oggetti del cielo profondo non avendone il tempo e nemmeno la voglia ho cercato sul web qualche scatto ottenuto con il Vixen ED130SS. Ho trovato poco, soprattutto per via della scarsa diffusione dello strumento. Ritengo però che la resa mostrata nelle immagini postate sia molto buona anche in relazione al fatto che tali immagini sono tutto sommato datate e che, di anno in anno, le tecniche di acquisizione, elaborazione e soprattutto i sensori di ripresa migliorano in modo notevole.

La resa cromatica appare buona e anche e soprattutto la correzione a bordo campo con stelle ben puntiformi e quasi totale assenza di aberrazioni geometriche rilevabili. Si ringraziano i rispettivi autori.

Aggiungo che l’attuale listino Vixen presenta anche un riduttore di focale da 0,67x adatto alla nuova serie di rifrattori ED (81S - 103S - 115S) che, almeno a detta di uno dei distributori/rivenditori, appare essere compatibile con il ED130SS. Il riduttore appare molto interessante poiché per un prezzo di acquisto di circa 150 euro (prezzo variabile tra i 150 e 200 euro a seconda del rivenditore) porterebbe la focale a 576 millimetri on un rapporto di apertura di circa f.4.43, trasformando così lo strumento in un astrografo molto veloce. Va detto che il riduttore non ha però funzione di correttore/spianatore. Potrebbe essere interessante testare anche altri due prodotti più “universali” che sono il TSFlat2 (un correttore/spianatore per rifrattori apo con F compresa tra 5 e 8) del costo di 200 euro oppure, ancora meglio, il 4 elementi Photoline TS a 0,79x (costo 235 euro circa), o anche il TeleVue correttore/spianatore con fattore 0,8x (euro 350). Ai prezzi indicati andrebbero comunque aggiunte spese per gli anelli di compensazione e raccordo, ammesso che sia possibile ottenere il punto di fuoco corretto con le specifiche dello strumento originario.

Da sinistra a destra: riduttore correttore TeleVue, TS2Flat, Photoline TS, riduttore Vixen.

Immagini NON dell’autore prese dal web e ottenute usando un Vixen ED130SS

come quello dell’articolo. Si ringraziano i rispettivi autori.

CONCLUSIONI

Impressionante. Potrebbe essere ricondotto tutto a questo aggettivo ma alcune considerazioni vanno fatte e sono doverose. Non so se l’esemplare di Vixen ED130-SS in mio possesso sia “magico” o solamente molto ben riuscito. Gli esemplari circolanti sono relativamente pochi e non ho statistica per giudicare quello che è in forza alla mia strumentazione. Sicuramente però il rifrattore giapponese si colloca ai vertici massimi tra i 5 pollici apocromatici e chiunque ne trovi uno in vendita farebbe molto bene ad acquistarlo senza pensarci due volte.

A suo favore la notevole compattezza, un peso contenuto, una meccanica ben realizzata e ottica eccezionale. La sola pecca dello strumento risiede nel focheggiatore che lavora tutto sommato bene in visuale ma non è all’altezza del resto dello strumento. Nella sua possibile applicazione fotografica potrebbe risultare non sufficientemente fluido una volta caricato con camere CCD pesanti e ruote portafltro. Non si notano giochi eccessivi ma per sorreggere strumentazione importante diverrebbe indispensabile frizionarlo con la manopola di fermo che tende ad essere poco regolabile. Un peccato in uno strumento altrimenti superlativo anche se va detto che con poche centinaia di euro lo si può dotare di un focheggiatore moderno Feather Touch o similare.

Il costo di acquisto iniziale era alto e il focheggiatore a disposizione non ha certo aiutato la sua commercializzazione. Forse le prestazioni fotografiche non sono all’altezza di un TOA 130 e dei suoi correttori/spianatori (non ho modo di verificarlo del resto) ma le poche immagini che circolano sul web (alcune riportate nell'articolo) sembrano essere di buon livello.

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