TS INDIVIDUAL 152/900

Marzo 2014

INTRODUZIONE

I rifrattori acromatici a corto fuoco hanno cominciato ad essere sdoganati in quantità di largo consumo, almeno nel nostro paese, all’inizio degli anni ’90 con l’introduzione di “cinesi” da 15 cm. e focale di 1,2 metri.

Da allora le cose sono cambiate e migliorate sia dal punto di vista ottico che meccanico e oggi è possibile accedere al ghota dei rifrattori da 6 pollici spendendo davvero poco e avendo a disposizione strumenti compatti e dalle prestazioni interessanti.

Non sono alternative, sia chiaro, ai costosi apocromatici alla fluorite o ai vetri esotici a due/tre/quattro elementi, ma possono garantire immagini ottime nelle osservazioni degli oggetti estesi del cielo profondo, fotografie mozzafiato di nebulose e ammassi (se accoppiati a filtri selettivi a banda stretta), e anche piacevoli visioni dei principali oggetti del sistema solare.

Tra questi strumenti di ultima generazione spicca, già da qualche anno, l’offerta di TS che, con il 152 INDIVIDUAL a 900 mm. di focale, ha realizzato uno strumento molto bene intubato e costruito con ottiche di buon livello.

DESCRIZIONE DELLO STRUMENTO

800,00 euro, il costo dello strumento (perché dire 790,00 mi fa sorridere). Con questa cifra ci si porta a casa, spedito da Telescope Express Italia, un rifrattore da 6 pollici e 90 cm. di focale dotato di un doppietto di tipo Fraunhofer con lenti in vetro K9 e F4 prodotte dalla rinomata O’Hara. Intorno al doppietto vive una bella cella regolabile, una paraluce rigido scorrevole con tappo in metallo a vite, un tubo ottico molto robusto e ben dimensionato, un focheggiatore di buona qualità (corpo circa 3 pollici) con riduzione a 1:10. Il tutto sorretto da due anelli (ben fatti e molto solidi) dotati di collegamento a maniglia e piastra passo Vixen o Losmandy (con extra esborso). In sintesi: 11 chilogrammi di strumento, sicuramente non pochi.

Esteticamente è molto bello, non c’è che dire. Se anche uno strumento simile non dovesse servire (perché già si possiede qualcosa di alternativo) resterebbe la voglia di comprarlo, anche solo per come si presenta.

Alcuni ne parlano bene (i più), altri male, io (che credo difficilmente a chicchessia per il semplice fatto che gli occhi e l’esperienza sono parametri soggettivi) ho deciso di capire quali performance lo strumento è in grado di produrre e valutarne la bontà di progetto. In questo mi è stato complice Riccardo Cappellaro di TS ITALIA che mi ha fornito un esemplare da usare e sui cui trarre valutazioni oggettive.

STAR TEST

Lo star test viene eseguito, in prima serata, in condizioni di seeing medio e trasparenza limitata sotto il cielo di Milano nei primi giorni di Marzo 2014.

Ho scelto la stella Capella, altissima sull’orizzonte (praticamente posta allo zenith) e una serie di oculari Takahahsi serie LE in focali comprese tra i 18 mm. e i 2,8 mm.

La puntiformità del disco di airy, la sua geometria e percezione appaiono molto buone anche al notevole potere di 320x offerti dal 2,8 mm. Ciò che appare nell’immagine a fuoco, che è geometricamente corretta, è però la limitata correzione dello strumento alla radiazione rossa che resta parzialmente fuori fuoco e si palesa come un alone sfrangiato che circonda il disco di Airy (effetto particolarmente visibile a 180 e 320 ingrandimenti).

Il fenomeno è ben evidenziato anche dalle immagini in intra ed extra focale che permettono una percezione della distribuzione della cromatica residua indicativa. Come sovente avviene nei rifrattori a corto fuoco la figura degli anelli di Fresnel in intra focale è meglio definita e pulita rispetto alla posizione opposta. Anche le dominanti cromatiche, che in intra focale sono limitate, emergono prepotentemente in extra focale con una forte connotazione magenta nella parte interna degli anelli e un viraggio al verde sull’anello esterno.

Appare una lieve sovra-correzione dell’aberrazione sferica, comunque estremamente contenuta, e una luce diffusa di media entità (percepibile più fuori fuoco che al fuoco preciso).

Lo strumento è comunque dotato di un obiettivo ben corretto dalle aberrazioni geometriche tanto che la focalizzazione avviene in modo preciso e con uno snap-test che non evidenzia aree di incertezza. Semplicemente, i rossi e una parte dei blu, non vanno a fuoco insieme ai gialli e ai verdi.

La capacità di reggere gli ingrandimenti è però sorprendente per un acromatico da 15 cm. e soli 900 mm. di focale. E’ possibile osservare le stelle singole e doppie senza accenni di eccessivo degrado fino a circa 300 ingrandimenti e anche i test planetari hanno dato esiti confortanti.

Positivo, oltre ogni rosea aspettativa, è il giudizio sul focheggiatore installato, un tre pollici con riduzione e demoltiplica che viene promosso a pieni voti anche nell'utilizzo hi-res con camera C-MOS ASI 120 MM. Fluido, senza incertezze, giochi o “gommosità”, rende estremamente semplice trovare il fuoco giusto anche su soggetti difficili come Giove.

Grafico di dispersione dell’aberrazione cromatica distribuito dal produttore

OSSERVAZIONI PLANETARIE

Il primo target planetario osservato in queste notti di inizio Marzo 2014 è stato ovviamente Giove, ben alto sull’orizzonte e transitante al meridiano a orari comodi.

Il TS 152/900 ha mostrato una buona immagine, migliore di quanto mi aspettassi in relazione al suo rapporto di apertura.

I contorni del pianeta, con gli oculari da 12,5 e 7,5 mm. (per 72x e 120x) appaiono incisi e molto nette si stagliano le principali "features" sul globo. Gli ingrandimenti sono ovviamente modesti ma utili a verificare una scattered light abbastanza contenuta (benché presente e ben percepibile) e un punto di fuoco preciso.

Salendo a 180x (oculare da 5mm.), che appare il potere massimo reale ancora ben sfruttabile, il pianeta diventa meno bello ma più interessante. La SEB è visibilmente striata e appare accenno delle anse chiare che la punteggiano. Sono presenti alcune bande sul pianeta e i colori risultano morbidi e realistici.

Esiste, ovviamente, una certa aberrazione cromatica residua che rende l’immagine meno incisa di quella offerta da apocromatico da 10 cm. (che è anche superiore quanto a dettagli percepiti) ma è meno invadente di quanto temessi: un bell'alone violetto diffuso e una discrepanza, dovuta al seeing, tra un lembo e l’altro che tendono a colorarsi rispettivamente di rosso e di verde.

Ho per le mani un filtro Baader Semi-Apo che installo e con cui esamino i risultati (togli-metti, togli-metti). Il pianeta mi piace di più senza il filtro, come mi era già capitato di notare su altri strumenti acromatici. L’aberrazione residua si riduce (anche se non in maniera drastica) ma il contrasto non aumenta e il pianeta tende ad assumere un colore meno naturale (con tonalità fredde) chemi piace poco..

La soppressione della cromatica avviene invece in modo più marcato con un filtro giallo chiaro la cui qualità non eccelsa tende però a impastare maggiormente i dettagli percepibili e a ingiallirli ulteriormente.

Se devo operare un confronto posso dire che la resa su un pianeta come Giove è simile a quella di un acromatico da 10 cm. aperto a f10 con la differenza di una maggiore brillantezza dell’insieme che tende a far pensare a maggior dettaglio ma che aiuta solamente sulla percezione dei colori delle due bande equatoriali principali.

Considerando la vocazione del rifrattore posso comunque dire che le sue prestazioni su Giove sono dignitose e possono essere sufficienti a chi fa, dell’osservazione planetaria, interesse secondario. Per dare una idea al lettore (più di mille parole) di quanto si veda su un pianeta come Giove con questo TS 152 ho rimaneggiato una mia vecchia foto (fatta con altro strumento) per renderla di dettaglio simile alla visione oculare. Nell'immagine riportata non vi è presenza di aloni di cromatica intorno al pianeta, che invece il TS 152 mostra, e le dominanti cromatiche sulle bande sono differenti (nota fucsia) ma il dettaglio raggiunto è grossomodo questo:

L’osservazione della Luna è sempre appagante. Con un piccolo 50 mm. o con un grosso apocromatico da 200 mm., il nostro satellite offre uno spettacolo capace di emozionare sempre.

il TS 152/900 conferma di avere ottiche molto ben lavorate e la visione del nostro satellite, anche ad alto ingrandimento, ne è testimone. Dove però arriva la buona lavorazione ottica mostra purtroppo “la corda” la correzione del cromatismo che, de facto, rende inutili ingrandimenti superiori ai 180x offerti dall’oculare da 5mm, se non in casi di seeing ideale.

Espedienti di filtraggio, dal semi-apo della Baaedr ai filtri gialli tradizionali, sono solamente inutili tentativi di porre rimedio a una caratteristica intrinseca del progetto ottico che non può essere considerata un difetto. Inoltre, il filtraggio, toglie sempre qualcosa e non si limita alla cromatica residua...

Questa immagine, realizzata con il metodo AFOCALE usando una fotocamera digitale compatta Canon ISXUS 125-SH rappresenta molto bene (è stata fatta apposta) il residuo di aberrazione cromatica presente sul lembo lunare. Affinché fosse indicativa ho ridotto molto la parte di violetto sul lembo sinistro dell'immagine per mostrare come appare la stessa se diaframmiamo lo strumento a 10 cm.

Ho scattato anche una serie di immagini (riportate sotto) con il metodo AFOCALE usando una fotocamera digitale compatta Canon ISXUS 125-SH in proiezione di oculare da 12,5 mm. (sostenuta A MANO) e zoom digitale vario. Non hanno valenza estetica ma mostrano, in modo piuttosto realistico, la resa visuale dello strumento. Nonostante ottiche ben lavorate l’utilizzo di alti ingrandimenti porta a una inevitabile esaltazione della cromatica e alla conseguente riduzione di contrasto e pulizia. Se ci si limita a ingrandimenti inferiori ai 120/130x, però, la visione offerta è davvero bella e quella in combinazione con l’oculare LE 24 mm. (circa 36x) assolutamente spettacolare. E’ una meraviglia, con un rifrattore da 15 cm., osservare il nostro satellite a basso ingrandimento. Nessun altro strumento offre una sensazione di tridimensionalità paragonabile.

FOTOGRAFANDO GIOVE

Proseguendo il test fotografico su soggetti planetari ho dedicato un paio di sere alla ripresa di Giove, purtroppo non graziata da condizioni ottimali di turbolenza, usando una CMOS ASI 120MM monocromatica accoppiata ad una lente di Barlow apocromatica 2,5x di marca TS.

Con questo treno ottico e in virtù sia della cromatica residua che di un seeing medio non superiore ai 5/10, ho faticato non poco a trovare la corretta messa a fuoco del pianeta, tanto che alcune prove sono risultate inusabili.

Ho limitato la durata dei filmati, che venivano ripresi con valori di FPS non superiori a 15), a 3000 frame, tenendo i valori di “gamma” a metà scala e il “gain” molto basso, con ADU intorno ai 140-150 circa.

Ho eseguito prove sia con l’ausilio di un filtro Baader IR-CUT che con un Giallo 12 tradizionale, anche in accoppiamento tra loro, e ho ottenuto un pianeta un poco “flou” con dettagli visibili ma il cui contrasto risulta piuttosto basso.

Comprensibilmente poco contento di questo primo risultato ho riprovato la ripresa in una sera di seeing un poco migliore (non di molto), allungando la durata dei filmati fino a 4000 frame e testando altri filtri colorati (n° 11 light green e n° 21 orange).

I risultati, con i dati indicati nelle fotografie, sono i seguenti:

Cosa dire? Che Giove, come del resto tutti i soggetti a basso contrasto, richiede condizioni di stabilità dell’aria molto buone se si vuole sperare di ottenere risultati apprezzabili. I filtri aiutano si e no, dipende, e molto farebbe anche una post produzione di fotoritocco che le mie immagini, volutamente, non hanno.

In mano a imager esperti con il solo fine di ottenere fotografie belle, lo strumento farebbe sicuramente meglio, ma il mio fine è quello di capire quali sono i limiti se posto nelle mani di utenti non necessariamente navigati (che magari opterebbero per telescopi più specializzati o apocromatici ben più costosi).

FOTOGRAFANDO LA LUNA

Anche la Luna è il classico target per chiunque, anzi si dovrebbe dire “il target” per eccellenza vista la quantità sconfinata di dettagli che offre e la mutevole bellezza dei suoi panorami al variare del grado di illuminazione.

I primi tentativi, eseguiti con il nostro satellite molto basso sull’orizzonte, sono di livello poco più che dignitoso. Il mosaico è ottenuto con la somma di 4 pose da 500 frame al fuoco diretto con la ASI 120 MM (quindi a focale 900 mm.) di cui sono stati usati 250 frame per immagine (un po' pochini...). L’immagine singola invece è il risultato di somma di 600 frame su 1000 nelle medesime condizioni del mosaico. Nonostante la turbolenza dei bassi strati si nota immediatamente il miglioramento offerto da una maggiore dinamica di informazione disponibile.

Attesi un paio di giorni, e potendo lavorare con il satellite un poco più alto, mi sono impegnato maggiormente e ho ritentato il test, usando questa volta maggiore informazione sul mosaico (8 video da 1000 frame con una scelta di 550 frame per singola esposizione). Seeing sempre non eccezionale ma si lavora con ciò che si ha... 2 versioni, una incompleta (ho sbagliato...) con filtro IR-PASS, l'altra più canonica con IR-CUT.

IL SOLE

Lo strumento sembra essere anche un buon performer nella ripresa della nostra stella. Le immagini sono di Giovanni Fidone e parlano da sole.

SOTTO CIELI BUI

Prima di godere di qualche bell’oggetto del cielo profondo, su cui il TS 152 dovrebbe dare il meglio di sé, ho provato qualche stella doppia per saggiare le prestazioni dello strumento in questo campo. I risultati sono stati sufficienti ma non esaltanti a conferma dei limiti del progetto acromatico del doppietto.

 

Con l’oculare da 6 mm. plossl la DELTA Cigny appare separata ma l’immagine è meno pulita di quella offerta da un 4 pollici apocromatico , Scorretto dire, come si sente in giro, che questo strumento pareggia il conto in hi-res con più nobili ottiche. Anche diaframmandolo a 10 cm. l’immagine resta lontana da quella di un Takahashi FS.

Tornando alla Delta Cigny con l’oculare da 4 mm. l’immagine tende a migliorare un poco ma resta molta luce diffusa e l’incisione tende un poco a mancare

 

Anche la 52 Cigny offre responso simile. L’immagine è accettabile ma non esaltante. Il sistema risulta ben separato con la secondaria debole e la stalla principale ben luminosa a “rubare” la scena. L’oculare da 6 mm. appare la scelta migliore per questa doppia

IN PREPARAZIONE....

Ci potete contattare a:

diglit@tiscali.it

oppure usare il modulo online.

n° di accessi al sito dal 10/4/2013