TS INDIVIDUAL 152/900

Marzo 2014 - terminata e rieditata nel 2019

INTRODUZIONE

I rifrattori acromatici a corto fuoco hanno cominciato ad essere sdoganati in quantità di largo consumo, almeno nel nostro paese, all’inizio degli anni ’90 con l’introduzione di “cinesi” da 15 cm. e focale di 1,2 metri.

Da allora le cose sono cambiate e migliorate sia dal punto di vista ottico che meccanico e oggi è possibile accedere al ghota dei rifrattori da 6 pollici spendendo davvero poco e avendo a disposizione strumenti compatti e dalle prestazioni interessanti.

Non sono alternative, sia chiaro, ai costosi apocromatici alla fluorite o ai vetri esotici a due/tre/quattro elementi, ma possono garantire immagini ottime nelle osservazioni degli oggetti estesi del cielo profondo, fotografie mozzafiato di nebulose e ammassi (se accoppiati a filtri selettivi a banda stretta), e anche piacevoli visioni dei principali oggetti del sistema solare.

Tra questi strumenti di ultima generazione spicca, già da qualche anno, l’offerta di TS che, con il 152 INDIVIDUAL a 900 mm. di focale, ha realizzato uno strumento molto bene intubato e costruito con ottiche di buon livello.

DESCRIZIONE DELLO STRUMENTO

800,00 euro, il costo dello strumento (perché dire 790,00 mi fa sorridere). Con questa cifra ci si porta a casa, spedito da Telescope Express Italia, un rifrattore da 6 pollici e 90 cm. di focale dotato di un doppietto di tipo Fraunhofer intorno al quale vive una bella cella regolabile, un paraluce rigido scorrevole con tappo in metallo a vite, un tubo ottico molto robusto e ben dimensionato, un focheggiatore di buona qualità (corpo da 3 pollici) con riduzione a 1:10. Il tutto sorretto da due anelli (ben fatti e molto solidi) dotati di collegamento a maniglia e piastra passo Vixen o Losmandy (con extra esborso). In sintesi: 11 chilogrammi di strumento, sicuramente non pochi.

Esteticamente è bello e trasmette una sensazione di opulenza, non c’è che dire. Se anche uno strumento simile non dovesse servire (perché già si possiede qualcosa di alternativo) resterebbe la voglia di comprarlo, anche solo per come si presenta.

Alcuni ne parlano bene (i più), altri male, io (che credo difficilmente a chicchessia per il semplice fatto che gli occhi e l’esperienza sono parametri soggettivi) ho deciso di capire quali performance lo strumento è in grado di produrre e valutarne la bontà di progetto. In questo mi è stato complice Riccardo Cappellaro di TS ITALIA che mi ha fornito un esemplare da usare e sui cui trarre alcune valutazioni.

STAR TEST

Lo star test viene eseguito, in prima serata, in condizioni di seeing medio e trasparenza limitata sotto il cielo di Milano nei primi giorni di Marzo 2014.

Ho scelto la stella Capella, altissima sull’orizzonte (praticamente posta allo zenith) e una serie di oculari Takahahsi serie LE in focali comprese tra i 18 mm. e i 2,8 mm.

La puntiformità del disco di airy, la sua geometria e percezione appaiono buone anche al notevole potere di 320x offerti dal 2,8 mm. Ciò che appare nell’immagine a fuoco, che è geometricamente corretta, è però la limitata correzione dello strumento alla radiazione rossa che resta parzialmente fuori fuoco e si palesa come un alone sfrangiato che circonda il disco di Airy (effetto particolarmente visibile a 180 e 320 ingrandimenti rendendoli puramente "accademici").

Il fenomeno è ben evidenziato anche dalle immagini in intra ed extra focale che permettono una percezione della distribuzione della cromatica residua indicativa. Come sovente avviene nei rifrattori a corto fuoco la figura degli anelli di Fresnel in intra focale è meglio definita e pulita rispetto alla posizione opposta. Anche le dominanti cromatiche, che in intra focale sono limitate, emergono prepotentemente in extra focale con una forte connotazione magenta nella parte interna degli anelli e un viraggio al verde sull’anello esterno.

Appare una lieve sovra-correzione dell’aberrazione sferica, comunque estremamente contenuta, e una luce diffusa di media entità (percepibile più fuori fuoco che al fuoco preciso).

Lo strumento è comunque dotato di un obiettivo ben corretto dalle aberrazioni geometriche tanto che la focalizzazione avviene in modo preciso e con uno snap-test che non evidenzia aree di incertezza. Semplicemente, i rossi e una parte dei blu, non vanno a fuoco insieme ai gialli e ai verdi.

La capacità di reggere gli ingrandimenti è però sorprendente per un acromatico da 15 cm. e soli 900 mm. di focale. E’ possibile osservare le stelle singole e doppie senza accenni di eccessivo degrado geometrico fino a circa 300 ingrandimenti e anche i test planetari hanno dato esiti tutto sommato dignitosi. Il problema semmai deriva dalla radiazione non a fuoco che è molta e che penalizza i dettagli in hi-res rendendoli paragonabili a quelli ottenibili con un buon 100 mm. acromatico.

Positivo, oltre ogni rosea aspettativa, è il giudizio sul focheggiatore installato, un tre pollici con riduzione e demoltiplica che viene promosso a pieni voti anche nell'utilizzo hi-res con camera C-MOS ASI 120 MM. Fluido, senza incertezze, giochi o “gommosità”, rende estremamente semplice trovare il fuoco giusto anche su soggetti difficili come Giove.

Grafico di dispersione dell’aberrazione cromatica fornito dal produttore

OSSERVAZIONI PLANETARIE

Il primo target planetario osservato nelle notti di inizio Marzo 2014 è stato ovviamente Giove, ben alto sull’orizzonte e transitante al meridiano a orari comodi.

Il TS 152/900 ha mostrato una immagine discreta quasi buona, migliore di quanto mi aspettassi in relazione al suo rapporto di apertura.

I contorni del pianeta, con gli oculari da 12,5 e 7,5 mm. (per 72x e 120x) appaiono incisi e molto nette si stagliano le principali "features" sul globo. Gli ingrandimenti sono ovviamente modesti ma utili a verificare una scattered light abbastanza contenuta (benché presente e ben percepibile) e un punto di fuoco preciso.

Salendo a 180x (oculare da 5mm.), che appare il potere massimo reale ancora discretamente sfruttabile, il pianeta diventa meno bello ma più interessante. La SEB è visibilmente striata e appare accenno delle anse chiare che la punteggiano. Sono presenti alcune bande sul pianeta e i colori risultano morbidi e realistici.

Esiste, ovviamente, una certa dose di aberrazione cromatica residua che rende l’immagine molto meno incisa rispetto a quella offerta da apocromatico da 10 cm. (che è anche superiore quanto a dettagli percepiti) ma è meno invadente di quanto temessi: un bell'alone violetto diffuso e una discrepanza, dovuta al seeing, tra un lembo e l’altro che tendono a colorarsi rispettivamente di rosso e di verde.

Ho per le mani un filtro Baader Semi-Apo che installo e con cui esamino i risultati (togli-metti). Il pianeta mi piace di più senza il filtro, come mi era già capitato di notare su altri strumenti acromatici. L’aberrazione residua si riduce (anche se non in maniera drastica) ma il contrasto non aumenta e il pianeta tende ad assumere un colore meno naturale (con tonalità fredde) che mi piace poco..

La soppressione della cromatica avviene invece in modo più marcato con un filtro giallo chiaro la cui qualità non eccelsa tende però a impastare maggiormente i dettagli percepibili e a ingiallirli ulteriormente.

Se devo operare un confronto posso dire che la resa su un pianeta come Giove è simile a quella di un acromatico da 10 cm. aperto a f10 con la differenza di una maggiore brillantezza dell’insieme che tende a far pensare a maggior dettaglio ma che aiuta solamente sulla percezione dei colori delle due bande equatoriali principali.

Considerando la vocazione del rifrattore posso comunque dire che le sue prestazioni su Giove sono dignitose e possono essere sufficienti a chi fa dell’osservazione planetaria interesse secondario. Per dare una idea al lettore (più di mille parole) di quanto si veda su un pianeta come Giove con questo TS 152 ho rimaneggiato una mia vecchia foto (fatta con altro strumento) per renderla di dettaglio simile alla visione oculare. Nell'immagine riportata non vi è presenza di aloni di cromatica intorno al pianeta, che invece il TS 152 mostra, e le dominanti cromatiche sulle bande sono differenti (nota fucsia) ma il dettaglio raggiunto è grossomodo quello della foto a seguire.

L’osservazione della Luna è sempre appagante. Con un piccolo 50 mm. o con un grosso apocromatico da 200 mm., il nostro satellite offre uno spettacolo capace di emozionare sempre.

il TS 152/900 conferma di avere ottiche molto ben lavorate e la visione del nostro satellite, anche ad alto ingrandimento, ne è testimone. Dove però arriva la buona lavorazione ottica mostra purtroppo “la corda” la correzione del cromatismo che, de facto, rende inutili ingrandimenti superiori ai 180x offerti dall’oculare da 5mm.

Espedienti di filtraggio, dal semi-apo della Baaedr ai filtri gialli tradizionali, sono a mio modo di vedere inutili tentativi di porre rimedio a una caratteristica intrinseca del progetto ottico che non può essere considerata un difetto a cui porre rimedio "tagliando una parte dello spettro". Personalmente ritengo i filtri di questo tipo più deleteri che utili poiché non migliorano o aumentano i dati disponibili (magari confusi) ma li riducono sensibilmente creando l'inganno di "trasformare un papero in un cigno".

L'immagine sopra, realizzata con il metodo AFOCALE usando una fotocamera digitale compatta Canon ISXUS 125-SH, rappresenta molto bene (è stata fatta apposta) il residuo di aberrazione cromatica presente sul lembo lunare. Affinché fosse indicativa ho ridotto molto la parte di violetto sul lembo sinistro dell'immagine per mostrare come appare la stessa se diaframmiamo lo strumento a 10 cm. Nella parte destra il cromatismo a piena apertura (alone bluetto visibile).

Ho scattato anche una serie di immagini (riportate sotto) con il metodo AFOCALE usando una fotocamera digitale compatta Canon ISXUS 125-SH in proiezione di oculare da 12,5 mm. (sostenuta A MANO) e zoom digitale vario. Non hanno valenza estetica ma mostrano, in modo piuttosto realistico, la resa visuale dello strumento. Nonostante ottiche ben lavorate l’utilizzo di alti ingrandimenti porta a una inevitabile esaltazione della cromatica e alla conseguente riduzione di contrasto e pulizia. Se ci si limita a ingrandimenti inferiori ai 120/130x, però, la visione offerta è davvero bella e quella in combinazione con l’oculare LE 24 mm. (circa 36x) assolutamente spettacolare. E’ una meraviglia, con un rifrattore da 15 cm., osservare il nostro satellite a basso ingrandimento: nessun altro strumento offre una sensazione di tridimensionalità paragonabile (con la eccezione di un binoscopio di apertura simile).

Sul web è possibile trovare foto lunari molto belle scattate con questo strumento ma sono realizzate con camere planetarie apposite, con filtri e con un lavoro di post produzione importante. Diversa invece la resa visuale dove "trucchi" non ci sono e l'occhio, con i suoi limiti, percepisce in modo non filtrato ciò che l'obiettivo realmente produce.

FOTOGRAFANDO GIOVE

Proseguendo il test fotografico su soggetti planetari ho dedicato un paio di sere alla ripresa di Giove, purtroppo non graziata da condizioni ottimali di turbolenza, usando una CMOS ASI 120MM monocromatica accoppiata ad una lente di Barlow apocromatica 2,5x di marca TS.

Con questo treno ottico e in virtù sia della cromatica residua che di un seeing medio non superiore ai 5/10, ho faticato non poco a trovare la corretta messa a fuoco del pianeta, tanto che alcune prove sono risultate inusabili.

Ho limitato la durata dei filmati, che venivano ripresi con valori di FPS non superiori a 15), a 3000 frame, tenendo i valori di “gamma” a metà scala e il “gain” molto basso, con ADU intorno ai 140-150 circa.

Ho eseguito prove sia con l’ausilio di un filtro Baader IR-CUT che con un Giallo 12 tradizionale, anche in accoppiamento tra loro, e ho ottenuto un pianeta un poco “flou” con dettagli visibili ma il cui contrasto risulta piuttosto basso.

Comprensibilmente poco contento di questo primo risultato ho riprovato la ripresa in una sera di seeing un poco migliore (non di molto), allungando la durata dei filmati fino a 4000 frame e testando altri filtri colorati (n° 11 light green e n° 21 orange).

I risultati, con i dati indicati nelle fotografie, sono i seguenti:

Cosa dire? Che Giove, come del resto tutti i soggetti a basso contrasto, richiede condizioni di stabilità dell’aria molto buone se si vogliono ottenere risultati apprezzabili. I filtri aiutano si e no, dipende, e molto farebbe anche una post produzione di fotoritocco che le mie immagini, volutamente, non hanno.

In mano a imager esperti con il solo fine di ottenere fotografie belle, lo strumento farebbe sicuramente meglio, ma il mio scopo è quello di capire quali sono i limiti se posto nelle mani di utenti non necessariamente navigati (che magari opterebbero per telescopi più specializzati o apocromatici ben più costosi) oltre a raccontare la "verità" sullo strumento, aspetto che non passa mai attraverso il "trucco e parrucco".

FOTOGRAFANDO LA LUNA CON UNA ASI 120

Dopo aver eseguito qualche estemporaneo lavoro in aocale sono tornato a riprendere la Luna usando una piccola cmos ASI 120 monocromatica.

I primi tentativi, eseguiti con il nostro satellite molto basso sull’orizzonte, sono di livello poco più che dignitoso. Il mosaico è ottenuto con la somma di 4 pose da 500 frame al fuoco diretto con la ASI 120 MM (quindi a focale 900 mm.) di cui sono stati usati 250 frame per immagine (un po' pochini...). L’immagine singola invece è il risultato di somma di 600 frame su 1000 nelle medesime condizioni del mosaico. Nonostante la turbolenza dei bassi strati si nota immediatamente il miglioramento offerto da una maggiore dinamica di informazione disponibile rispetto al singolo scatto con macchina fotografica compatta.

Un paio di giorni dopo i primi scatti, potendo lavorare con il satellite un poco più alto, mi sono impegnato maggiormente e ho ritentato il test, usando questa volta maggiore informazione sul mosaico (8 video da 1000 frame con una scelta di 550 frame per singola esposizione). Seeing sempre non eccezionale ma si lavora con ciò che si ha... 2 versioni, una incompleta (ho sbagliato...) con filtro IR-PASS, l'altra più canonica con IR-CUT. Entrambe non belle, purtroppo, entrambe errate nella valutazione dell'esposizione e del gain. Inoltre la impossibilità, qui, di inserire immagini a piena risoluzione le sottocampiona in modo vistoso (particolarmente nel caso dei mosaici).

IL SOLE

Lo strumento sembra essere un buon performer nella ripresa della nostra stella dove il forte filtraggio tende a superare il problema della cromatica residua e dove la buona correzione geometrica si fa valere. Le immagini sono di Giovanni Fidone e parlano da sole.

DUE DOPPIE VELOCI

Prima di godere di qualche bell’oggetto del cielo profondo, su cui il TS 152 dovrebbe dare il meglio di sé, ho provato qualche stella doppia per saggiare le prestazioni dello strumento in questo campo. I risultati sono stati sufficienti ma non esaltanti a conferma dei limiti del progetto acromatico del doppietto.

 

Con l’oculare da 6 mm. plossl la DELTA Cigny appare separata ma l’immagine è meno pulita di quella offerta da un 4 pollici apocromatico. Scorretto dire, come si sente in giro, che questo strumento pareggia il conto in hi-res con più nobili ottiche. Anche diaframmandolo a 10 cm. l’immagine resta molto lontana da quella di un Takahashi FS, ad esempio.

Tornando alla Delta Cigny, con l’oculare da 4 mm. l’immagine tende a migliorare un poco ma resta molta luce diffusa e l’incisione tende a venire meno.

 

Anche la 52 Cigny offre responso simile. L’immagine è accettabile ma non esaltante. Il sistema risulta ben separato con la secondaria debole e la stalla principale luminosa a “rubare” la scena. L’oculare da 6 mm. appare la scelta migliore per questa doppia.

 

Pochi giorni dopo gli ultimi test ho dovuto restituire lo strumento al legittimo proprietario e ho lasciato questa pagina sonnecchiare per quasi 5 anni in attesa che la mia carriera di astrofilo mi riportasse sulla scia del 152/900...

ANNO 2019: SI RIPARTE...

All’inizio dell’anno del Signore 2019 ho acquistato un esemplare di Tecnocky 152/900. Non so perché, credo di esserci semplicemente “inciampato”, ma non ho resistito ad averlo pensando che avrei potuto terminare l'articolo abbandonato e usarlo per qualche giro turistico nelle plaghe della via Lattea estiva. 

Il caso mi ha portato una “prima versione”, quella invero più pesante ma anche migliore essendo più corta di circa 3 cm. e avendo dato modo di dimostrare, in test vari sparsi nel web, di avere una migliore gestione della cella (che differisce nelle versioni V1, la mia, V2 e V3). 

Aspettando che mi giungesse l’esemplare acquistato ho dato una occhiata al mondo dei produttori di vetro, partendo dalle dichiarazioni dei rivenditori su produttori e sigle e anche incuriosito dal tanto chiacchierare che è stato fatto, nel corso degli anni, su questo strumento.

Il K9 o D-K9 (il crown del nostro obiettivo) è prodotto dalla CDGM ed equivale al BK7 della Schott, con ha un indice di rifrazione pari a circa 1,51 a 0,587 nm.

Il flint, definito dalla sigla F4 (prodotto sempre dalla CDGM), ha indice di rifrazione pari a circa 1,62 sempre a 0,587 nm.

Ora, la OHARA non ha in listino nessun vetro con le sigle sopra riportate, almeno da quanto ne sappia io (e io, ovviamente, potrei sbagliare). Ho quindi il sincero presentimento che l’obiettivo del 152/900 non sia prodotto con lenti OHARA diversamente da quanto indicato in molti (non tutti) i siti dei distributori worldwide.

Con questo non sto dicendo né che sia un male né che sia un bene, mi limito ad una semplice speculazione di sigle. Non importa niente chi produca i vetri (i principali produttori hanno livello qualitativo praticamente identico quindi nulla cambia). Ciò che cambia è invece la pubblicità, ma questo è altro campo e, ripeto, potrei sbagliare quindi si prendano con il dovuto beneficio del dubbio queste mie congetture.

Ritengo comunque che le voci di “alchimia magica”, “vetri quasi ED” (ma cosa significa poi?!?!) usate per descrivere questi rifrattori siano assolutamente demenziali, un po' come l'entusiasmo che li ha accompagnati fino ad un paio di anni fa e che invece ora (deve essere cambiata la moda o qualche rock star ha iniziato a grattarsi il naso con un'altra mano) sembra essere scomparsa, sciolta come neve al sole.

Alla nostra causa, che è quella della curiosità e della verità, importa poco della pecoroneria del mondo degli astrofili così, ora che si è discusso del sesso degli angeli, che abbiamo stabilito che lo strumento non è un fulmine da battaglia in alta risoluzione, importa capire se questo 152/900 sia invece una meraviglia nell’osservazione degli oggetti del cielo profondo, così come dovrebbe in effetti essere.

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Lo strumento è giunto in condizioni non ottimali anche se avrebbe potuto essere utilizzato, quantomeno per i test di routine, così come è uscito dagli imballi.

All’interno del tubo vagava un pezzo di gommapiuma del rivestimento interno della valigia, le ottiche apparivano polverose e il focheggiatore aveva un “pezzetto” in giro sparso…

Per non perdere tempo ho deciso di smontare integralmente tutte le parti, ho ripulito i tubi esterni (principale e paraluce), le ottiche, aspirato l’interno del tubo principale e i suoi diaframmi, smontato il focheggiatore e rimosso una piccola “sella” rotta (inutile sotto ogni punto di vista), e sgrassato i filetti di ogni elemento.

Poi ho rimontato il nostro “barilotto bianco” e l’ho posto su una montatura Ioptron CEM-60 per valutarne lo star test.

Dopo 45 minuti di acclimamento (l’immagine appena installato era inquadrabile) ho eseguito alcuni test su Capella e su stelle più deboli nell’Auriga.

Va innanzitutto detto che la collimazione non si è dimostrata perfetta. Pur non dando adito a dubbi ad ingrandimenti prossimi ai 100 e 120x (oculare planetary da 9mm. e Takahashi da 7,5mm.) con una focalizzazione convincente e apparentemente quasi ottimamente collimata, ai 180x generati da 5mm. si evidenzia una leggera scollimazione che richiede di essere messa a posto, operazione che mi sono ripromesso di eseguire in una sera di maggiore tempo.

In compenso, l’obiettivo non ha palesato aberrazioni geometriche significative, pur con un pizzico di sferica residua (del tutto accettabile e logica in un obiettivo così spinto a due soli elementi).

Gli anelli di Fresnel sono risultati ben definiti in intra focale ma apprezzabili in modo distinto anche in extra focale. Non sono emersi errori zonali ma ovviamente una componente spuria cromatica molto ben definita (come del resto già rilevato nel 2014 sul primo esemplare in mio possesso) che ha il suo picco nella parte rossa dello spettro più che in quella blu.

Ritengo, oggi come cinque anni fa, che lo strumento sia dotato di ottiche valide, molto più della media degli acromatici in circolazione, e capaci di spingersi in modo ancora accettabile a poteri prossimi ai 180x, soprattutto su stelle non di primissima grandezza.

Differentemente da qualche anno fa ho voluto saggiare, pur molto velocemente e sommariamente, il campo corretto visuale puntando l’ammasso delle Pleiadi con l’oculare plossl wide da 50 millimetri.

L’immagine, pur dal cielo indescrivibile di Milano, mi ha colpito sia per secchezza che per godibilità. i 18x e i quasi 2,9° reali concessi mi sono apparsi “puliti, netti, quasi finti”. Ho accarezzato un accenno di astigmatismo di parallasse ma ho anche al tempo stesso dovuto ammettere che per i quasi 4/5 del campo inquadrato le immagini stellari risultavano geometricamente corrette e il campo abbastanza piano. Indubbiamente un test fotografico avrebbe ridotto tale valore ma, almeno in campo puramente visuale, è possibile valutare in 2° buoni il campo correttamente fruibile, un valore incredibilmente lusinghiero e degno di un petzval di un ventennio fa. 

Poiché non sopporto di avere qualche strumento con la collimazione non più che “perfetta”, la notte del 20 febbraio 2019 mi sono dedicato a sistemare e migliorare l’allineamento ottico del 152/900.

Il lieve disallineamento ottico non era dovuto (come sovente avviene) alla inclinazione della cella porta ottica ma alla non perfetta corrispondenza dei centri ottici del crown e del flint.

Fortunatamente il 152/900 è dotato di una serie di viti laterali alla cella, (esattamente 6 coppie)che permettono di aggiustare la posizione dei due elementi.

Purtroppo, da fabbrica, tali viti (dei grani per l’esattezza) giungono fissati con una punta di colla e vanno forzati un minimo per sbloccarli. Una volta liberati si può procedere, con pazienza certosina, alla collimazione che nel mio caso ha richiesto di ritoccare reciproca di entrambe le lenti.

Una volta ottenuto l’allineamento ottimale i grani vanno portati a fine corsa senza però ulteriormente agire sul fianco delle lenti pena la loro immediata scollimazione e/o tensionamento che si manifesta con baffi sottili nelle immagini di intra ed extra focale.

Così sistemato il nostro 152/900 ha dato prova di una generale correzione geometrica eccellente.

L’operazione non migliora ovviamente la resa cromatica che resta quella che è con un cono cromatico molto lungo e una notevole imprecisione nel rosso.

Lo strumento ha però così separato in modo pulito un paio di doppie “difficili”, la THETA Aurigae e la 32 ORI (attualmente a 1,25” di separazione circa).

Incredibile anche la resa dello strumento accoppiato ad un filtro verde che pur limitando la luce che giunge all'oculare permette una focalizzazione precisissima e una resa sulle stelle entro la 7° circa stupefacente.

A fronte di queste prime impressioni ho impacchettato il tutto in attesa di trasportarlo alla mia postazione montana dove impiegarlo nell'osservazione degli oggetti a lui più congeniali: nebulose oscure, diffuse, ammassi aperti e qualche gruppo di galassie. 

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