TAKAHASHI FS-102

Anno 2015 (dicembre) e 2016 (gennaio)

La versione classica e originale del FS-102 con paraluce fisso e lunghezza del tubo

studiata per l’impiego di accessori e oculari da 31,8 millimetri. Chiunque dica che

l'insieme non è bellissimo ha poco senso estetico. Foto non dell’autore.

INTRODUZIONE

Era il 1994 quando la casa giapponese presentò l’erede della gloriosa e performante serie FC: la FS, un progetto tutto nuovo che abbandonava il disegno steinheil per un fraunhofer più classico. la fluorite passava da dentro a fuori, in garanzia dei nuovi trattamenti che ne assicuravano la protezione, e la gamma si ampliava verso l’alto rendendo disponibile nel 1997 la versione da 6 pollici (FS-152). In realtà esisteva anche un FC-150 (versione con rapporto focale di F11.3), superbo quanto talmente raro da non essere stato visto da molti.

Le versioni da 78 e 102 millimetri erano ovviamente quelle più accessibili e garantivano prestazioni pari a quelle dei loro predecessori (benché in molti, io compreso, nutriamo dei dubbi a proposito) e in molti le abbiamo sognate. Il vellutino verde che riparava la vernice dei tubi dalle clamshell originali e quella desiderabile stampigliatura serigrafata sulla ghiera di frizione dell’obiettivo.

Ero giovane.. e quando si è giovani è più bello desiderare che possedere, perché i gusti cambiano rapidamente.

La versione originale del FS-102 rimase in vendita fino al 2005 quando la sostituì quella denominata NS e NSV, nate come adattamento alle mode imperanti: accessori da 2 pollici e un tubo molto più corto per permettere l’utilizzo dei visori binoculari. In omaggio alla trasportabilità venne anche proposta la versione con paraluce retrattile.

Indubbiamente, da quando ha visto la sua prima luce, l’FS-102 ha incarnato lo spirito puro dei rifrattori apocromatici visuali da 4 pollici. In tanti hanno tentato di scalzarne il primato: Vixen, Astro Physics, TMB, Pentax e Nikon oltre ad altri marchi di assemblatori odierni ma quando si pensa ad un apocromatico da 10 cm. si pensa al FS-102, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.

Che fosse in assoluto il migliore della classe non è detto (benché de facto lo fosse davvero in campo visuale pur non essendo completamente apocromatico secondo i stringenti parametri moderni) ma sicuramente è quello che ha fatto innamorare schiere di astrofili.

Del resto al suo arco disponeva delle frecce migliori: ottiche meravigliose dotate di un contrasto unico (non me la menino i possessori degli AP TRAVELLER, l’FS-102 è molto più graffiante), una livrea “classica” che è impossibile non definire “bella”, un focheggiatore di buon livello (gli AP erano superiori, indubbiamente, e anche i Pentax e i Nikon, ma il pignone e cremagliera Takahashi è fatto bene con tolleranze strette e lavora perfettamente. Vogliamo forse parlare di quella sardina storta che è l’analogo prodotto Vixen che equipaggiava il bellissimo FL-102?) un peso corretto e un blasone unico nel suo genere.

Inoltre, pur caro, era accessibile e costava molto meno del citato Traveller o di uno Zeiss APQ.

In sintesi: un successo. E di questo successo io ho subito il fascino irresistibile tanto da aver avuto ben “3” FS-102 e “2” FS-128 (senza contare il successivo TSA-102: tanto perfetto quanto assolutamente privo di personalità).

Il 102 era splendido e il 128 una macchina planetaria incredibile, ma a distanza di tanti anni e avendo avuto strumenti rarissimi e molto performanti, se avessi tra le mani un FS-102 e lo provassi cosa ne trarrei?

PROVENIENZA E PRIME OPERE

La colpa è stata mia: ho segnalato io l’annuncio all’amico Marco (ultimamente colto da un desiderio compulsivo di acquisto) e in pochi giorni il FS-102 NSV è giunto a casa sua. “Che bello” mi ha detto, peccato che non riesca a pulirgli le ottiche, restano sporche e non capisco perché. Non è che avresti voglia di pensarci tu?” furono le sue prime parole. 

Così il 4 pollici Takahashi si è trasferito per un paio di mesi da me anche perché sapeva di trovare la compagnia di tanti fratelli e cugini giapponesi con cui trascorrere idilliache ore di svago e di segreti inconfessabili sussurrati nel loro idioma incomprensibile.

Prima di smontare obiettivo, cella e aprire lo strumento gli ho dedicato uno star test (che riporto nella sezione successiva) e pi mi sono messo al lavoro.

L’amico Marco, dopo aver visto le immagini che gli ho inviato del prima e del dopo pulizia, mi ha ovviamente chiesto come avessi fatto e attende con trepidazione di leggere queste righe per scoprirlo che, ahimé, è coperto da segreto militare che non posso rivelare... ahahah... comunque adesso l’obiettivo è intonso e lo strumento opera al meglio delle sue possibilità.

STAR TEST E CARATTERISTICHE PARTICOLARI

Un pizzico di astigmatismo sono riuscito a trovarlo, cercando bene, ma si tratta di un difetto talmente limitato da risultare inosservabile in corretta focalizzazione. Per il resto lo star test denuncia ottiche molto ben lavorate con poca luce diffusa e gli anelli di Fresnel discernibili e puliti sia in intra che extra focale.

Si parla tanto di aberrazione cromatica e come sui forum generalisti di auto, moto e mezzi meccanici in genere gli appassionati si danno battaglia per qualche cavallo di differenza o per valori di Strehl ridicoli. A fuoco la cromatica residua non si nota, forse cercandola con il “lanternino” qualcosa emerge ma risulta irrilevante. Nelle immagini extrafocali invece si palesa il magenta da una parte e il verdino dall’altra, tenui ma presenti.

Aberrazione sferica contenutissima e assenza di errori zonali e tensionamenti. Se non conoscessi gli star test dei Nikon 100ED F12, dei Pentax 105SD e del FC100-N direi che siamo al massimo. Non è così, ma non siamo distanti dalla perfezione.

Il doppietto ha una trasparenza fantastica (cosa che si apprezza soprattutto sul cielo profondo e sulla restituzione dei bianchi che sono convincenti e piuttosto neutri - anche se il FC100N è più “glaciale”) e le immagini sono sempre ottime, seeing permettendo.

Lo strumento è leggero, anche se meno della prima versione con focheggiatore da 31,8mm.) e molto compatto tanto da risultare piccolino rispetto al fratello FC con focale da 1 metro (in questo aiuta anche il dimensionamento della lunghezza del tubo che nel F10 è molto lunga tanto da avere il fuoco appena oltre il focheggiatore e nasce per oculari da 24,5mm. principalmente).

Si va in temperatura in fretta: non è “sempre” pronto ma in 30 minuti si gestiscono delta termici di 15 gradi e questo grazie all’obiettivo a due soli elementi.

Cosa chiedere di più? Poco in realtà e quanto offerto rientra di diritto nei “top class” refractor ancora oggi e pur senza una riduzione a 1:10 il focheggiatore non fa rimpiangere produzioni più moderne.

TEST COMPARATIVI

Provare uno strumento ed esprimersi sulle sue prestazioni non è facile, o quantomeno non lo è essere obiettivi o cercare di esserlo il più possibile.

Ognuno di noi porta seco un bagaglio di esperienze diverso e maturato in condizioni particolari, estremamente soggettive e anche la conoscenza degli strumenti si limita, anche quando è “ampia” a non più di 100/200 strumenti (che è il mio caso).

Così, vista la possibilità di farlo, ho preferito sondare le performances del FS-102 paragonandolo a telescopi sui pari per schema ottico (rifrazione) e diametro (4 pollici). Ne ho scelti due particolari, uno unico (in quanto autocostruito in maniera spartana usando un doppietta cromatico a medio fuoco), e uno rarissimo ma di eccezionale levatura. Vediamo come si è comportato il nostro protagonista…

FS-102 VS. STUFACHRO 102/920 acromatico

Come già riportato in occasione del test effettuato sullo STUFACHRO (rifrattore acromatico 102/920 incubato in un tubo da stufa…) riporto il test di confronto tra il FS-102 e questo strano e customizzato telescopio.

Benché la comparazione tra due strumenti dai natali e costi tanto diversi potrebbe sembrare improponibile i risultati emersi sono stati interessanti e le differenze molto meno significative di quanto immaginabile.

Va detto che, dopo aver montato fianco a fianco i rifrattori (lo STUFACHRO sulla sua Vixen Super Polaris con colonna e il Takahashi FS102 sulla solidissima Ioptron CEM-60 e colonna fissa) avevo la sensazione che i due si sarebbero più o meno equivalsi.

Il doppietto Meade 102/920 acromatico aveva dato modo di esibire, dopo le correzioni apportate alla geometria del posizionamento dei suoi elementi e dopo la fine collimazione ricevuta il giorno prima, uno star test invidiabile con una correzione geometrica quasi esemplare.

A differenza il FS-102 aveva qualche sera prima esibito una traccia di astigmatismo proprio durante lo star test dedicato. Si trattava di una inezia ma il passaggio dalle posizioni di intrafocale a quelle di extradotale denunciava inequivocabilmente due assi maggiori contrapposti di allungamento dell’immagine.

Sulla base di queste prime indicazioni ho puntato la gialla Capella in una posizione di cielo già accettabilmente alta da poter essere discriminante.

Il confronto sullo star test è avvenuto con gli oculari da 10, 6 e 4 millimetri in configurazione plossl simmetrico e senza utilizzo di diagonale.

Se ai poteri minori le differenze in piena focalizzazione si traducevano in un nulla o quasi, al potere offerto dal 4mm. (230x sullo Stufachro e 205x sul FS-102) il carattere dei due strumenti è emerso più marcato.

Il Takahashi esibiva uno star test migliore con totale assenza di cromatismo (anche il colore di Capella aiuta un po’ in questo), immagini intra ed extra quasi identiche, una buona focalizzazione ma una scarsa pulizia del disco di Airy.

Lo Stufachro, pur con una geometria degli anelli di Fresnel ottimale e assenza di sferica e astigmatismo, mostrava una maggiore luce diffusa e una dominante interna purpurea in extradotale ed esterna bluastra in intrafocale. L’ammontare della cromatica residua era però molto molto limitata.

L’immagine a fuoco era però tendenzialmente più valida di quella offerta dal Takahashi con sicuramente più luce diffusa un poco sfrangiata intorno alla stella ma anche con un disco di Airy più netto e ben visibile.

A integrazione di quanto sopra va detto che il seeing della serata marciava su valori piuttosto limitati e non ha mai superato i 5/10.

 

Per avere maggiori dati al confronto ho atteso che la Luna quasi piena si alzasse e si trovasse in posizione molto alta nel cielo. Le nuvole che andavano e venivano hanno reso il test difficile ma nei momenti di calma e trasparenza sono emerse indicazioni importanti e piuttosto precise.

La sfida si è limitata a due regioni lunari molto interessanti: la zona dei MONTES AGRICOLA con l’ampia rosa di rimar e craterici disponibile oltre al contorno piuttosto monotono che evidenzia domi e dolci rilievi, e il cratere PITAGORA e dintorni.

Per trovare qualche differenza tra i due strumenti, operanti a 230 e 205x Stufachro e Takahashi rispettivamente, ho dovuto indugiare molto e a lungo. Per non rischiare che il treno ottico inficiasse il paragone ho usato lo stesso diagonale e lo stesso oculare su entrambi gli strumenti salterellando da uno all’altro continuamente.

In alcuni momenti sembrava che il Takahashi fosse superiore, in altri che l’acromatico rendesse meglio, sicuramente i dettagli mostrati dai due telescopi sono stati comunque identici. Nessuna differenza con una tonalità più calda e gialla nell’acromatico e più bianca-grigia nella fluorite giapponese.

Muovendomi al terminatore nelle plaghe contrastate di Pitagora e dei suoi crateri vicini ho potuto confrontare la resa dei telescopi sugli alti contrasti, saturazione delle ombre e discernimento dei particolari sui terrazzamenti interni del cratere ed esposti in piano sole oppure sui detriti interni al bacino del cratere che vengono visualizzati quasi di profilo.

Capire quale dei due strumenti mi piacesse di più ha richiesto anche qui un po’ di tempo e ho dovuto convenire che i particolari fossero nuovamente identici. Inoltre lo Stufachro non esibiva praticamente cromatica residua che invece diventava più visibile sul lembo opposto della Luna in piena illuminazione. Il Terminatore era invece molto neutro anche se generalmente più giallastro rispetto all’immagine fornita dal Takahashi.

Ho indagato lungamente l’area di Babbage e la pianura interna ad Anassimandro con i suoi microcraterini e la “polvere” disposta qua e là e mi sono imposto di scegliere un vincitore, a tutti i costi. Con un punteggio virtuale di “100 contro 95” ho scelto il Takahashi ma sfiderei chiunque a un verdetto “schiacciante”.

La ora buona trascorsa tra i domi e crateri lunari mi ha però lasciato una sensazione importante che può aiutare a giustificare il sostanziale pareggio (molto umiliante per il giapponese o se si preferisce estremamente gratificante per l’acromatico americano. Sicuramente il seeing non eccelso ha livellato un poco le prestazioni (ma momenti di seeing buono, pur brevi, ci sono stati e i particolari che emergevano su entrambi gli strumenti erano tantissimi e assolutamente pari) ma più di questo ho “sentito” che l’ingrandimento al quale lo Stufachro lavorava era prossimo al suo massimo (che stimo intorno ai 250x sulla Luna) mentre il Takahashi (che veleggiava a 205x) aveva nel suo arco ancora un centinaio di “x” da stendere.

Mi rendo conto che non sia tanto a giustificare il divario di prezzo teoricamente elevatissimo (un FS-102 si compra oggi a 1600 euro mentre il mio Stufachro è costato di soli materiali circa 1/10 a cui va però aggiunto molto lavoro di affinamento) ma effettivamente i due strumenti viaggiavano a braccetto sul suolo selenico.

Probabilmente, e questo in virtù della differente risposta spettrale dei due obiettivi, nell’osservazione planetaria il divario si amplierebbe molto raggiungendo il suo apice sul pianeta Marte dove la correzione molto spinta del Takahashi nella riga rossa offrirebbe un plus ineguagliabile.

Nobiltà e miseria. Due strumenti lontanissimi per blasone, estetica, costruzione e soprattutto prezzo di acquisto e realizzazione. Il bellissimo FS-102 e il suburbano Stufachro si sono dati battaglia tra i domi e le rimae lunari. L’esito, a logica scontato, si è giocato sul filo del rasoio.

Altra immagine dei due rifrattori da 10 cm.

Sopra: Takahashi FS-102 - sotto: Vixen ED130-SS. entrambi installati sulla Ioptron IEQ45 GNT

si sono dati il cambio sotto il cielo mozzafiato della postazione alpina teatro del test.

FS-102 VS. FC100-N

Se l’incontro con il rifrattore 102/920 acromatico, benché ottimizzato dal punto di vista ottico, era chiaramente poco severo per l’apocromatico giapponese che è riuscito ad avere la meglio per una “mezza testa” il vero riferimento doveva ancora arrivare. Così, in una sera di metà gennaio con condizioni climatiche rese un poco instabili dalla spinta di aria densa da un fronte freddo in arrivo sul nord Italia, ho messo a fianco del FS-102 quello che ritengo il migliore rifrattore apocromatico visuale mai realizzato: il FC-100N (versione steinheil alla fluorite con apertura focale di f10).

Il raro Takahashi, prodotto in versione limitata solo nel 1993, ha saputo in varie occasioni stupirmi per qualità di immagine, correzione cromatica, perfezione dello star test e capacità di reggere ingrandimenti al limiti della fisica ottica.

Confrontare il FS-102 significa quindi capire come rende un ottimo apocromatico “standard” contro un fuoriclasse assoluto.

La sera teatro della prova, che avevo deciso si sarebbe svolta nell’indagine di alcune formazioni lunari e nell’osservazione della mutevole atmosfera gioivana, era piena di vento freddo e denso che con potenti folate ha minato la mia resistenza e ha ovviamente falsato un poco la comparazione.

Nonostante le condizioni però il seeing viveva tratti (brevi e continuamente alternati) altalenanti con qualche momento di stabilità provvisoria (della durata di 2/3 secondi) che ha permesso osservazioni interessanti. Il primo quarto di Luna brillava alto nel cielo a inizio della sera e ho potuto godermi l’affilata visione che le ottiche Takahashi permettono.

L’FS-102 è stato installato su una granitica Ioptron CE-60 su colonna fissa mentre per il ben più lungo FC100-N ho scelto la sua montatura d’elezione, la EM-100 su colonna a ruote.

La difficoltà maggiore nel cercare di avere una comparazione ad armi pari è stata nella scelta degli oculari e delle focali a disposizione dato che i due rifrattori presentano lunghezze di 820 e 1000 mm.

Dopo tanto cogitare ho optato per la serie plossl simmetrica (che mi ha sempre offerto a centro campo prestazioni in linea con quelle dei più blasonati oculari e i LE Takahashi nelle varianti da 7,5 e 5 millimetri.

La prima mezz’ora ha visto i due rifrattori operare senza diagonale, poi inserito per aumentare la comodità di osservazioni alla ricerca dei massimi particolari accessibili.

Zona primaria di osservazione è stata quella tra i crateri Albategnius, Ptolemaus, Alphonsus e Arzachel a cui è solo mancata la visibilità della famosa rima interna su cui si proiettava il contorno dell’ombra delle pareti del cratere.

Ho inseguito i microcraterini interni a Ptolemaus e Albateginus, con alterne fortune a seconda di come il seeing movimentava l’immagine ma alla fine, dopo aver lungamente indugiato sui terrazzamenti delle pareti e sulla variabilità delle colorazioni del fondo lunare ho capito che il FC100-N aveva un certo margine. La differenza, più che sulla quantità di particolari che sostanzialmente si eguagliava, emergeva nella facilità con cui era possibile notare le variazioni più fini e con cui erano accessibili i dettagli al limite.

Inoltre l’immagine nel FC100-N appariva più bianca e fredda mentre l’FS-102 tendeva a edulcorare la visione con tonalità più calde.

Ho dovuto attendere una media di condizioni simili per giungere alla conclusione ma quando l’ho tratta mi sono accorto che i continui tentativi di conferma che cercavo portavano sempre alla medesima conclusione. Ottima l’immagine nel FS-102 ma migliore, seppure di poco, quella nel FC100-N.

In particolari modo ho trovato più “fine e tagliente” la risoluzione offerta dal doppietta a f10 nella zona centrale longitudinale di Alphinsus con i suoi domi paralleli alle due rimar interne e la lunga serie di ondulazioni del fondo.

Dopo oltre 45 minuti di osservazione ho spostato la mia attenzione ad un’altra piacevole zona lunare che tra l’altro preferisco per la varietà e singolarità delle sue formazioni che alternano, in una ampia distesa lavica, microcrateri, dorsali di domi dalle morbide ondulazioni, e picchi di rilievo con forti illuminazioni e lunghe ombre: il maestoso Mare Imbrium.

Ponendo al centro il suggestivo Mons Piton, che già da solo offre spunti di osservazioni non banali, è possibile, nel raggio di un centinaio di chilometri, osservare particolari fortemente contrastanti tra loro e utilissimi a provare quanto un’ottica sia in grado di fare.

Staccandosi dal promontorio Agassiz con le sue ombre profondissime e addentrandosi nella distesa quasi liscia che si stende fino al citato Mons Piton e al cratere Piazzi Smyth, che resta all’estremità di un rilievo lungo e ondulato, è possibile incontrare crateri piccolissimi che il Rukl nemmeno nomina. La miglior scelta di messa a fuoco è quella incentrata sui crateri A e B a sud del Mons Piton che emergono perfetti e ben disegnati in entrambi gli strumenti (diametro dei crateri di 6 e 5 km. circa) anche se il FC sembra mostrarli più profondi e contrastati. I crateri U e B, di diametro dimezzato rispetto ai precedenti sono alla portata di entrambi gli strumentai anche se l’FC li mostra con definizione migliore e un contrasto che li stacca meglio dal terreno circostante. 

Anche il gruppetto di 3 crateri a nord di Piazzi Smyth risulta visibile ma qui il FS-102 è alla corda e i due più piccoli (che non superano i 2 km di diametro) risultano al limite della visibilità mentre nell’FC sembrano emergere con minore fatica.

La lunga osservazione della zona ha mostrato nuovamente la differente resa di dominante degli strumenti con l’FC bianchissimo e l’FS-102 decisamente più caldo, una differenza che sul suolo selenico rende meno naturale la visione offerta dal rifrattore a f8.

Ai lettori potrà sembrare incredibile una resa cromatica tanto diversa ma quando si può saltare da un oculare all’altro (e intercambiare diagonali e oculari stessi) saltano all’occhio caratteristiche che in nessun altro modo è possibile evidenziare. Quando scrivo che il FC100-N esibisce una purezza di bianco incredibile e unica e alcuni utenti di forum generalisti ridono… fanno male e dovrebbero fare ammenda nella speranza di poter disporre, fianco a fianco, di strumenti simili per potersi rendere conto di quanto le loro convinzioni fatte di cataloghi e curve di MTF contano tutto sommato poco nella descrivere ciò che un’ottica restituisce all’oculare.

Purtroppo, dopo quasi un’altra ora di osservazione, il seeing era vistosamente peggiorato e ho deciso di non attendere il transito di Giove che avrebbe richiesto ancora molto tempo, rimandando così a data da destinarsi la prova planetaria.

 

Due immagini che ritraggono i contendenti nelle ore immediatamente precedenti il crepuscolo.

Sotto: imagine della cartina tratta da "ATLAS OF THE MOON" di Antonin Rukl che designa

la seconda area oggetto di test (Il Mare Imbrium centrato sul Mons Piton).

Nel corso degli anni trascorsi ho avuto la fortuna di entrare in possesso, tra gli altri, anche di un bell’esemplare di TSA-102, il successore del FS-102 in casa Takahashi.

Quando ritirai lo strumento mi accorsi di una notevole attenzione costruttiva e una finitura eccezionalmente curata tanto da avere la sensazione di essere in possesso di un prodotto superiore a quello precedente. Il tripletto frontale era poi pubblicizzato come il non plus ultra della correzione geometrica e cromatica e il suo colore verde profondo garanzia di un trattamento antiriflesso molto importante.

Quando però (sia chiaro che usai lo strumento per un anno completo in tante occasioni senza risparmiare test e valutazioni oltre che confronti) mi accostai all’oculare mi si presentò una immagine che non aveva charme. Qualsiasi test rivelava un’ottica ineccepibilmente lavorata, lucidata e con una correzione delle principali lunghezze d’onda eccezionale.

Il problema non riguardava il dettaglio offerto quanto la asetticità con cui era raggiunto. Per quanto ottima l’immagine del TSA non mi piaceva ricordandomi un poco la resa di alcuni Astro Physics (in meglio a dire il vero) a tre elementi ottici spaziati in olio. Sono sensazioni puramente personali che tendono a dividere gli amatori tra fautori della fluorite naturale e amanti del FPL-53 ma per chi come me ricerca una certa vivezza diventano fondamentali.

Quello che il TSA 102 offre è, magari con una correzione meno spinta, facilmente ritrovabile in un prodotto tripletto cinese di alta qualità. Parlo di correzione meno spinta perché esistono comunque differenze sottili tra i prodotti ma, all’oculare e in condizioni medie, la risposta dei triplette è molto simile e in entrambi i casi “anonima”. 

Nelle mie peregrinazioni sul web ho incontrato una review di William Castleman che ha messo a confronto proprio il FS-102 con il suo sostituto TSA-102 e che, de facto, giunge a conclusioni simili. La riporto integralmente poiché la ritengo interessante e di piacevole lettura. 

L’immagine soprastante è presa dal sito di Takahashi Europe

Comparison Viewing and Imaging Performance Between the Takahashi TSA-102 and FS-102

After running tests with the three refractors listed in the main review (Vixen ED100SF, TV 102, TSA-102S), I got a chance to compare performance between the TSA-102S and a FS-102 (FS-102NSV).
Fluorite doublet 4-inch refractors are renowned for their bright, high-contrast, sharp optical performance and retain high resale value on the used telescope market. Takahashi used to tout "The Fluorite Advantage" in the FS series advertisements. Fluorite glass has high light transmission with excellent color correction. The FS-102 is an air-spaced double with fluorite element in front of a crown flint glass element. It was manufactured by Takahashi from 1994 through 2005 or 2006. It was replaced in 2006 by the TSA-102 which has an air-spaced triplet that uses ED FPL-53 glass instead of a fluorite element. The FS-102NSV was the final version of the FS-102 line that was manufactured starting in 2005. It has a shorter main optical tube with an extension tube on the focuser so that it can be used with binoviewers and so that it can also be more compact for transport. It also has a retractable dewshield that makes it even more compact for transport and storage than the original FS-102.
From September 13 through 15, 2011, I compared planetary viewing performance on Jupiter and binary star viewing on Struve 2107 with my TSA-102S and a mint condition FS-102NSV that I purchased used on Astromart. Comparisons were made using Astro-Physics Max Bright diagonals and Pentax 5mm XO and University Optics 4mm Abbe Ortho eyepieces on both telescopes. Planetary views were also compared using a William Optics Binoviewer with Tele Vue 8mm Plossl eyepieces and 1.6X Barlow lens. No differences were noted viewing the binary star Stuve 2107 in Hercules that has approximately 1.8 arcseconds separation with the Pentax 5mm XO. Both the TSA-102S and the FS-102NSV provided views of clear separation of the binary stars.
Comparison viewing of Jupiter was done early in the morning under very stable, excellent viewing conditions. Both telescope provided high quality planetary viewing performance. I was unable to see any difference in planetary detail when viewing with the 5mm eyepiece or with the binoviewer at 164X magnification. Excellent detail was provided of Northern and Southern equatorial bands as well as finer band detail in Northern and Southern temperate regions. However, I did see consistent small differences when viewing with the 4mm eyepiece at 205X magnification. The FS-102 provided slightly more detailed and higher contrast planetary detail than the TSA-102, especially when observing fine detail in the Southern and northern temperate regions.
Light scatter patterns when viewing Jupiter with the two telescopes were indistinguishable.
One of the features I like about the TSA-102 is that it makes a good astrograph when used with the TOA-35 flattener and a APS digital SLR camera or a small chip CCD (e.g., SBIG ST-10XME). So I also compared imaging performance of using a Canon APS camera (EOS-40D and EOS-7D) with both telescopes and the TOA-35 flattener. The TSA-102S / TOA-35 flattener combination produced focused, round stars from the center to the edge of the field with a Canon EOS-40D camera. The FS-102 did not perform as well with the TOA-35 flattener and Canon EOS-7D. Stars in the center of the field were sharp and round (Different night and different target). However, stars at the edges of the field (10-15%), were oval shaped. This suggests that either field curvature or astigmatism were problems with the FS-102 / TOA-35 combination for astrophotography.

Conclusions:
The TSA-102S and FS-102 give closely comparable planetary and binary star viewing performance. At high magnification (i.e., 205X), the FS-102 gives slightly sharper and higher contrast views than the TSA-102. When used for astrophotography with a TOA-35 flattener and Canon APS-C sensor camera (e.g., EOS-40D or EOS-7D), the TSA-102 /TOA-35 flattener gives better round star performance out to the edge of the field than the FS-102 / TOA-35 combination.

CONCLUSIONI

Ancora oggi, a 22 anni dalla sua presentazione, il FS-102 resta un rifrattore di riferimento nel panorama dei 4 pollici apocromatici. Caratterizzato da un rapporto focale nativo intelligente (F8) e con la possibilità di spingersi verso il mondo degli astrografi con il suo riduttore a f5,9 può essere ancora la scelta giusta per chi cerca un prodotto di alta qualità e prestazioni elevate. Ottimo nelle osservazioni visuali (davvero non teme rivali se non alcune ottiche rare molto specializzate), ottimo anche nelle applicazioni fotografiche è un bestseller che non delude mai.

Le versioni più moderne, dotate di paraluce scorrevole e focheggiatore da 2 pollici, sono inoltre estremamente attuali e vincenti. Sarà che sono un”Takahashi-boy” ma ogni volta che uso un FS-102 mi diverto e non rimpiango altro. Un slo rammarico: non poterlo tenere con me...

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