TAKAHASHI EM-100 MOUNT

Una grande montatura poco conosciuta - Anno 2015

La EM-100 su colonna autocostruita in abbinamento al FC100-N

(rara versione steinheil a f10 e fluorite minerale).

UNA CHIACCHIERATA INFORMALE

Scrivere di questa montatura è davvero problematico poiché ben poco esiste, se non in lingua orientale, e anche attraverso i canali istituzionali le notizie scarseggiano.

Quindi quello che scriverò è frutto semplicemente della mia personale esperienza che nasce qualche anno fa quando, rispondendo ad un annuncio negli States, ho comprato una EM-100 refurbished da un noto astrofilo d’oltreoceano.

L’aspetto più evidente della montatura Takahashi ante epoca EM-200 (che rappresenta a mio modo di vedere la migliore realizzazione in classe medio-piccola della casa giapponese) è rappresentato dalla sua precisione meccanica. Gli accoppiamenti sono molto precisi e anche a distanza di trenta e più anni di onorata carriera non è riscontrabile alcun gioco o incertezza di movimento. Si tratta di un valore assoluto, sconosciuto alla produzione orientale moderna (che denuncia problemi al primo giorno di funzionamento o al primo carico non perfettamente bilanciato applicato) e, come avveniva nelle prime Super Polaris, quasi eterno nel tempo.

L’esemplare in mio possesso è dotato della pulsantiera PD6-XY che, nel panorama dei controller del tempo, rappresenta il top di gamma con una serie di possibili regolazioni che ne fanno un ottimo compagno per applicazioni fotografiche tradizionali.

A questo proposito va detto che la fluidità di inseguimento della montatura e la sua precisione sono rimarchevoli e un corretto stazionamento al polo consente di mantenere nel campo di un oculare ad alto ingrandimento l’oggetto osservato per decine di minuti senza percepire derive significative.

Anche oggi che per l’imaging planetario si tende ad utilizzare lunghe focali e sensori di ripresa di piccole dimensioni è facile riprendere per molti minuti senza avere necessità di correzioni, né in ascensione retta né in declinazione. Molto bello, infine, il canocchiale polare che, come da tradizione takahashi dell'epoca è ottimamente rifinito e realizzato, dotato di ottiche di buon livello e di un illuminatore interno con interruttore ON-OFF e variatore di intensità luminosa.

Ad eccezione dell’ultima immagine le altre sono fotografie recuperate sul web che mostrano

alcune EM-100 in varie colorazioni e con differenti pulsantiere di controllo.

ADATTARE UNA SLITTA VIXEN

Per aumentare il piacere estetico dell’insieme ho dotato la montatura di un morsetto a passo Vixen e di un adattatore marchiato Tecnosky. Pulendolo ho avuto però la ridicola sorpresa di trovare, sotto all’adesivo del rivenditore italiano, la stampigliatura TS (Teleskop Service) a sua volta rimarchiatore di prodotti realizzati chissà dove. La scoperta, di cui non mi sono certo stupito, mi ha però un poco rattristato considerando il numero di passaggi che un prodotto da pochi euro subisce per poi giungere sul mercato a cifre imbarazzanti (provate a controllare a quanto vengono venduti morsetti, barre a coda di rondine e altri elementi meccanici di infimo costo realizzativo…).

La barra Vixen è stata poi tagliata ad “hoc” seguendo la curvatura perfetta della base di raccordo così da non sporgere una volta installata. Una piccola “chicca” di valore puramente estetico.

COLONNA, PORTAOCULARI CUSTOM E ULTERIORI CONSIDERAZIONI

Al fine di rendere più fruibile il set-up ho realizzato una colonna apposita con ruote di movimento e dotata di un piccolo porta oculari integrato oltre ad aver vincolato i fili di gestione elettrica in un unico passacavi per maggiore pulizia ottica dell’insieme. Una fascia di velcro permette veloce e comoda affissione della pulsantiera alla colonna e la mancanza del goto e di rumori molesti di auto-puntamento riporta ad un approccio più emozionale della volta stellata.

A parte il complesso e la sua gardevolezza alla vista, alcune parole andrebbero spese circa la portata dichiarata della montatura. I pochissimi stralci di documentazione che sono riuscito a recuperare parlano di 12 chilogrammi di portata con una precisione di inseguimento (errore periodico) inferiore ai 6”. Non ho misurato il secondo, che ritengo comunque molto verosimile, ma il primo dato appare sicuramente conservativo. 

La Vixen Super Polaris DX veniva accreditata della medesima portata ma posso sicuramente asserire che la EM-100 le è superiore sia per meccanica che per precisione di assemblaggio. Come sempre quando si valutano le montature di casa Takahashi si è consapevoli dell’estrema prudenza dei dati ufficiali. Una banale HEQ5 pubblicizza prestazioni di maggiore robustezza ma è un mero giocattolo con assi e ingranaggi lillipuziani se confrontati a quelli della montatura giapponese, per non parlare della precisione degli accoppiamenti e della facilità di registrazione che la Takahashi sfoggia.

12 chilogrammi (diamolo per assodato) non sono comunque pochi se reali e ritengo che siano perfettamente gestiti dalla EM-100, sicuramente molto meglio di come potrebbe fare una Synta come quella citata o analoghe montature attuali.

La EM-100 che mi accompagna ha purtroppo il motore in declinazione con il motoriduttore avariato e la sua sostituzione non è economica. Attraverso Takahahsi France (perché in Italia non sanno nemmeno scrivere alla casa madre probabilmente...)ho avuto accesso alle parti di ricambio che, tra importazione e spedizione costano da sole quasi 200 euro, una spesa notevole in proporzione che ho momentaneamente deciso di non sostener dato l’utilizzo squisitamente visuale che faccio della montatura.

Ho però registrato nel migliore dei modi possibile gli accoppiamenti tra le viti senza fine e le ruote dentate e installato la testa equatoriale su una colonna autocostruita. Lo scopo era quello di fornire al raro Takahashi FC100-N un supporto adeguato e blasonato, oltre che originale, per osservare in zone più “aperte” all’interno della proprietà in cui vivo.

La posizione della colonna fissa con la montatura Ioptron CEM 60 risulta infatti inadatta alla visione della parte bassa dell’eclittica per via di una serie di alberi ad altissimo fusto che ne precludono la visuale.

Accoppiata al rifrattore alla fluorite la EM-100 risulta impeccabile. Osservare la Luna e i pianeti con la sua precisione di inseguimento e l’assoluta mancanza di microvibrazioni è un vero piacere.

COLONNA O TREPPIEDI?

La EM-100 nasceva in origine con un treppiedi in legno di buona sezione, molto bello esteticamente e piuttosto solido. A me però è giunta la sola testa equatoriale e quando ho deciso come utilizzarla ho preferito optare per una classica colonna a tre piedi.

L’utilizzo prevalente del FC100-N o di analoghi tubi ottici a rifrazione trae un certo beneficio dall’assenza di gambe divaricate ma va anche detto che l’assenza di controventature rende le colonne più soggette alle vibrazioni armoniche, specialmente se realizzate in ferro cavo.

Un buon espediente per ridurre il problema consiste nel riempire la colonna con sabbia fine aumentandone di conseguenza il peso e abbassando il baricentro del sistema stativo/telescopio.

Nel mio caso i benefici si sono percepiti benché non siano drastici. Il classico colpetto dato al focheggiatore del rifrattore 100/1000 provocavano, prima del riempimento, una vibrazione che andava smorzandosi completamente in un paio di secondi con ingrandimento di 166x (oculare da 6 millimetri) che si sono ridotti a poco più di uno dopo l’inserimento della sabbia.

Il contro è rappresentato dal maggior peso dell’insieme in caso di sollevamento della colonna.

L’immagine sopra riportata mostra la montatura in assetto finale

coronata da un non diffuso Bausch & Lomb serie 8000.

UTILIZZO

La EM-100 è una valida montatura, questo è quanto si può, in sintesi, dire dopo un lungo utilizzo con vari tubi ottici a corredo.

Si è dimostrata in varie occasioni solida e ben dimensionata per gestire senza patemi e con uno smorzamento delle vibrazioni rapidissimo, telescopi come rifrattori apocromatici da 130 millimetri (nella fattispecie il mio Vixen ED130SS) e cassegrain derivati come il Bausch & Lomb 8000 (uno schmidt cassegrain da 8 pollici) e il Takahashi CN-212.

Suo strumento d’elezione è, nella mia “scuderia” il raro rifrattore alla fluorite Takahashi FC100-N (un 10 cm. con focale di 1 metro) che risulta anche molto bello una volta installato sul morsetto realizzato ad hoc.

L’utilizzo della alta colonna realizzata ne favorisce alcune applicazioni (tipicamente in abbinamento con rifrattori di media lunghezza e focale di circa un metro) e ne penalizza un poco l’abbinamento con i compound classici poiché l’altezza della culatta del telescopio risulta un po’ eccessiva e richiede uno sgabello.

Il tracking, almeno per quanto concerne le osservazioni visuali, risulta molto accurato tanto che un buon stazionamento permette di guardare lungamente con il soggetto quasi sempre a centro oculare anche ad alti ingrandimenti (tipicamente superiori ai 200x).

L’utilizzo della manopola manuale per l’aggiustamento fine in declinazione si è rivelata comoda e il suo azionamento non introduce vibrazioni fastidiose.

Ovviamente la mancanza di un sistema go-to oggi viene visto come handicap data la facilità di puntamento garantita oggigiorno da montature meno sofisticate meccanicamente .

Anni fa ci si dedicava senza patemi allo “star hoping” ma oggi, oramai assuefatti all’elettronica di gestione, appare strano dover “cercare” gli oggetti manualmente.

La cosa non infastidisce sotto cieli trasparenti ma può risultare annoiante nel caso ci si voglia dedicare allo studio costante di sistemi multipli fuori dalla portata visiva, specialmente sotto cieli molto inquinati come quelli cittadini.

Per questo motivo ho limitato, se non per sporadici test, l’impiego della EM-100 all’osservazione dei principali oggetti del sistema solare: Luna, Sole, Venere (anche in diurna dopo aver inquadrato il pianeta con un piccolo binocolo), Marte, Giove e Saturno.

Devo però dire che la precisione dei cerchi graduati è elevata e con uno stazionamento realizzato ad arte si può pensare di inquadrare, almeno nel campo di un buon cercatore, anche soggetti difficili come il già citato Venere oppure l’elusivo Urano.

Per un utilizzo più “all around” è sicuramente consigliabile un buon treppiedi (il mercato ne offre molti di notevole robustezza ma non contenuto prezzo) che permette regolazioni più precise e una trasportabilità sconosciuta alla colonna monolitica.

Nella fotografia sopra la EM-100 caricata (su una vecchia colonna provvisoria) con il mio vecchio (ora venduto) Intes MN-78. Va sottolineato che la montatura lo reggeva egregiamente nonostante la mole non proprio "compatta" del maksutov-newton.

Nei vari test ho ritenuto di indicare come massimo carico gestibile in modo corretto strumenti fino ai 9 pollici se in versione compound e ai 5 pollici in versione a lente. Questo non tanto per il peso, che risulta comunque inferiore alla portata reale della montatura, ma per la mia cronica insofferenza per oscillazioni che superino i 2 secondi o poco meno in fase di movimentazione e focheggiatura (Non riesco infatti a comprendere come molti astrofili possano tollerare di utilizzare compound da 10 o addirittura 12 pollici su montature come la EQ6 per esempio anche se so che riescono ad ottenere immagini del sistema solare meravigliose. Ciò che è però è usabile con telecamere CCD ad alto frame rate non necessariamente soddisfa le mie fisime visuali...).

Non ho infine  potuto né voluto misurare l’errore periodico della montatura non avendo necessità di impiego fotofrafico a lunga posa.

CONCLUSIONI

Così come accade oggi per le Losmandy G11 e GM8, anche questa EM-100 appare penalizzata nei confronti della elettronica tuttofare dei nuovi sistemi a basso costo, ma le qualità meccaniche che la caratterizzano e la sua livrea "vintage stile" ne fanno un autentico “piccolo fiore all’occhiello”, ideale in abbinamento a un raro rifrattore classico, possibilmente con il marchio Takahashi sul copriobiettivo.

Per chi non necessita di elettronica di puntamento automatizzato queste montature (e mi riferisco non solo alla EM-100 ma anche alle vecchie AP600 o alle GM8) rappresentano un vero “must” intramontabile anche se non sicuramente economico.

Se una GM8 si trova sull’usato a cifre anche prossime ai 600 euro appare realmente impossibile imbattersi in rare EM-100 in ottimo stato a meno di 1000/1300 dollari così come si corre il rischio di spenderne molti di più per una GE-600.

Se poi qualcuno è tanto fortunato da poter portarsi a casa una Pentax MS-4 (e trovarla è impresa degna di un Gastone d’annata) non badi troppo agli euro che spende e concluda in fretta la transazione.

Ci potete contattare a:

diglit@tiscali.it

oppure usare il modulo online.

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