TAKAHASHI CN-212

Anno 2008 e 2014

INTRODUZIONE

Io lo definisco il telescopio “perfetto”.

In realtà non lo è affatto ma la sua logica progettuale lo rende in grado di assecondare praticamente tutte le esigenze dell’astrofilo moderno.

Molti anni fa, quando cominciai ad occuparmi per diletto ed hobby all’astronomia amatoriale, sulla rivista Sky & Telescope, meno conosciuta e diffusa in Italia rispetto ad oggi, si trovavano sovente richiami alla ditta americana Parks e ai suoi telescopi amatoriali. Uno di questi veniva proposto (in vari diametri) nella doppia configurazione cassegrain e newton. Si trattava di strumenti massicci, pesanti e ben poco trasportabili installati su montature simili a quelle che equipaggiavano i primi Meade Starfinder (i newtoniani intubati in “sonotube” della ditta americana). Mi affascinava l’idea di uno strumento che permettesse, in una unica soluzione, di poter lavorare ad alto ingrandimento (configurazione cassegrain) e a largo campo (configurazione newton), ma in Italia non erano importati e il desiderio rimase tale. Era il tempo (alla fine degli anni ’80) in cui lo strumento d’arrivo era considerato il versatile schmidt cassegrain, proposto come panacea universale.

Il PARKS da 10 pollici in doppia configurazione (newton a f4 e cassegrain a f15)

Ovviamente a livello professionale i telescopi multi-fuoco erano una realtà consolidata, ma per gli astrofili esisteva ancora molto poco e dovettero trascorrere un po’ di anni perché avessi l’occasione di conoscere la versione giapponese proposta da Takahashi. Un noto astrofilo divulgatore e ottimo fotografo me lo mostrò in occasione di una vacanza a Madonna di Campiglio, primo appuntamento di quella che poi è diventata popolare come “settimana a un passo dalle stelle”. In quell’occasione trascorremmo un paio di giornate in compagnia dell’esotico CN-212, sia in configurazione newton che cassegrain, osservando di giorno il Sole in h-alpha con un costoso filtro Dystar a controllo elettrico della temperatura dell’etalon, e di notte alcuni oggetti del cielo profondo al fuoco newton.

Ciò che mi colpì maggiormente, specialmente nelle osservazioni notturne, fu la notevole soppressione della luce diffusa che lo strumento era in grado di permettere e la maggiore “profondità” di cielo se confrontata a quello che allora era capace di fare il mio Meade 2080 di quasi pari apertura.

Inoltre, cosa poco utile all’atto pratico ma molto piacevole dal punto di vista edonistico, lo strumento era bello e “tecnico”.

Dopo quel primo “assaggio” mi interessai all’esotico mondo dei rifrattori Takahashi, sognando di acquistare un Fs-102 e appassionandomi alla produzione orientale di telescopi avanzati per l’astronomia amatoriale. Il vero test del CN-212 dovette però attendere molti altri anni e fu solo in occasione del marzo 2008 che entrai in possesso, seppur per provvisorio scambio con un astrofilo lombardo, del newton-cassegrain con gli occhi a mandorla. Al tempo utilizzavo un Mewlon 180 (il più piccolo Dall-Kirkham della serie) e pensavo di passare al 210 non appena mi fosse capitata la possibilità di farlo.

Il CN-212 arrivò insieme a uno dei primi TSA 102 (il rifrattore tripletto che ha sostituito l’Fs-102) e per un paio di settimane li utilizzai in parallelo dal cielo di Milano.

L’asset principale dello strumento è quello di avere una meccanica progettata e costruita per lavorare bene sia in configurazione newton che cassegrain. Oramai fuori produzione, il CN-212 veniva proposto con due focheggiatori, uno sulla culatta posteriore con traslazione dello specchio primario e uno laterale sul tubo ottico in corrispondenza dello spider reggi secondario (upgrade non importato ma possibile come derivazione del sistema installato sualla serie di astrografi Epsilon). Quest’ultimo è studiato per poter intercambiare con facilità lo specchio secondario e passare quindi da una configurazione all’altra senza ulteriori modifiche. Takahashi vendeva, come dotazione standard, la versione cassegrain (con rapporto focale di circa f12,4) e, con un esborso di circa ulteriori 800 euro, forniva il kit di trasformazione in newton (rapporto focale di circa f3,9). La pubblicità diceva che non vi è necessità di collimazione delle ottiche passando da un sistema all’altro, ma questo è solo parzialmente vero. Se infatti si può dire che per un uso “turistico” sia accettabile il mantenimento della collimazione permesso dalla pur alta precisione di assemblaggio è altrettanto vero che, per ottenere le massime prestazioni possibili specialmente in fotografia, è meglio ritoccare appena le viti micrometriche di regolazione.

PRIME IMPRESSIONI - anno 2008

Il CN-212 nasceva con alcuni elementi tratti dal Mewlon 210 con il quale condivideva la cella del primario e lo spider reggi secondario.

La livera è bellissima, nel tradizionale bianco Takahashi e con il superbo cercatore/maniglia che tanto contraddistingue gli strumenti del marchio.

A fronte di queste meraviglie ci sono alcune cadute di stile che un produttore di alto livello avrebbe potuto evitare per non prestare il fianco a critiche. Su tutte la costituzione del tubo in alluminio, a mio modo di vedere un po’ troppo leggero (benché sicuramente migliore della maggior parte dei newton commerciali esistenti) e, soprattutto, orrendamente calandrato. Se esternamente la lavorazione è tale da non mostrare alcun segno di imperfezione, l’ispezione interna del tubo mostra la giuntura tra le due teste delle lamiere di alluminio, saldate “un po’ così” e con qualche viteria di troppo in bella mostra.

In configurazione newton lo strumento trova il suo terreno ideale nella visione del cielo profondo. La corta focale permette di osservare con campi reali prossimi ai 3° anche se, in queste condizioni, emerge un certo coma a cominciare da 2/3 di campo. Takahashi forniva comunque uno spianatore dedicato, ottimizzato per uso fotografico, che riduceva notevolmente questo problema pur non spianando completamente il campo.

Il peso del telescopio, inoltre, è contenuto e permette l’utilizzo di montature come la moderna EQ6 anche se trova suo compendio ideale nella EM200 di casa Takahashi o, ancor meglio, nella NJP o nella EM400, la cui portata rende il CN-212 un “fuscello” privo di vibrazioni e permette di goderselo appieno.

Il costo non popolare ha giocato forse un po’ a sfavore di questo peraltro ottimo strumento. Il listino (aggiornato a pochi anni fa) parlava di circa 3.600,00 euro mal contati a cui ne andavano aggiunti altri 1.200,00 abbondanti per il kit newton e lo spianatore di campo. Un conto di circa 5.000,00 euro che certo non ha invogliato i più ad acquistare il telescopio (si pensi che, con la stessa cifra, si acquista un 35 cm. S-C aplanatico).

Oggi, sul mercato dell’usato, è possibile trovare buoni esemplari a costi dimezzati anche se l’offerta (causa scarsa diffusione) non è abbondante.

ACQUISTO E NUOVI TEST - anno 2014

Poiché sono un inguaribile romantico e dimentico raramente gli amori della mia vita (almeno quelli strumentali), non ho potuto che dare seguito a quanto scrivevo tempo fa nell’articolo inerente il “TEST BREVE” (ora trasformato in questo “TEST STRUMENTALE”) del Newton-cassegrain di casa Takahashi.

Il mio messaggio nella bottiglia, poi reiterato sul web attraverso il sito Astrosell, mi ha riportato il contatto di un vecchio conoscente e, con lui, il Takahashi CN-212 che avevo usato anni fa e di cui parlo sopra.

Da allora lo strumento era rimasto “dimenticato” nella sua scatola originale a causa dei molteplici impegni dell’amico Antonio e l’ho quindi praticamente ritrovato così come lo lasciai.

Dopo una ripulita generale e l’adattamento di una piastra a passo Losmandy, oltre a qualche ora di acclimatamento per averlo lasciato a 40°C nel portabagagli dell’automobile sotto il sole di luglio, l’ho installato sulla Alter D-6 e ho atteso la comparsa della prima stella utile.

Arturo ha impiegato un po’ a farsi trovare dal mio occhio nel cielo azzurro della sera ma poi mi ha permesso il primo star test e, soprattutto, l’affinamento della collimazione che a 210x sembrava “quasi a posto” ma che a 526x mostrava qualche possibilià di miglioramento.

Basta poco con questo strumento per non ottenere il massimo dall’ottica. Condizioni di contorno a parte anche una piccolissima scollimazione tende infatti a incidere sulle prestazioni finali rischiando di uniformarle a quelle di prodotti “consumer” meno sofisticati.

Quando però tutto è a posto, il CN-212 in assetto cassegrain sfodera una marcia in più e dimostra tutta la qualità delle sue ottiche e devo ammettere, pur amante della fluorite naturale, che gli specchi di casa Takahashi sono davvero speciali.

Non sono in grado di valutarne la dichiarata correzione di 1/20 di lambda, però sono capace di apprezzare la precisione di focalizzazione e l’assoluta crudezza dei bianchi oltre a un grado di riflettività di alto livello. Non c’è paragone nella sensazione di luminosità percepita tra questo CN-212 e un C8 o anche un C9. Sembra di guardare, all’oculare del Takahashi, in un 10 pollici tradizionale per quanto concerne le immagini stellari e la loro “brillantezza” e in un rifrattore di buon livello da 15/16 cm. per quanto concerne il contrasto e pulizia di immagine.

Alla luce di questo, e pur non tacendo alcune imperfezioni (ve ne parlo più avanti), i quasi 5.000 euro (poi ridotti a 4.000) che venivano richiesti per il tubo ottico quando era ancora commercializzato non appaiono affatto fuori luogo.

Non mi sognerei mai di cambiare il CN-212 con un Meade da 12”, tanto per essere franchi, anche a dispetto del minor potere risolvente teorico e anche senza considerare la doppia natura del Takahashi: cassegrain e newton.

Come avevo scritto in apertura però anche questo bello strumento non è esente da critiche.

Oltre alla calandratura (di cui parlavo in apertura di articolo) del tubo ottico, che posso parzialmente giustificare con il risparmio di peso che la soluzione offre rispetto a un tubo tornito da 2/3 mm. di spessore, le altre note di miglioramento sono imputabili al sistema di focheggiatura.

Da un lato perché, anche in assetto newton, questa avviene con traslazione dello specchio primario (quindi richiede, se non si vuole aggiungere un focheggiatore esterno laterale, di intervenire allungando la mano e “pescare” la manopola dietro alla culatta), dall’altro perché, pur se nettamente migliore rispetto a quanto offerto dai mass market come Meade e Celestron, palesa un poco di focus shift ad alto ingrandimento.

Se in visuale fino a 350x questo non crea problemi a 526x diventa un po’ fastidioso. Si tratta di una “cosa da poco”, sia chiaro, ma vista la qualità ottica e le prestazioni dello strumento avrei preferito un sistema che non creasse il minimo shift all’inversione di rotazione della manopola di messa a fuoco.

Ritengo quindi che, almeno in configurazione cassegrain (quella tra l’altro a me più cara) sarebbe utile aggiungere allo strumento un retrofit esterno, magari motorizzato, che renda le operazioni di focheggiatura in fase di ripresa planetaria con CCD o sensori vari il più precisa possibile.

STAR TEST

Lo star test appare molto convincente. Bisogna accettare la necessità che le ottiche siano perfettamente collimate, in caso contrario le prestazioni decadono velocemente, ma quando il tutto è "a posto" (cosa piuttosto semplice a onor del vero ma che richiede ingrandimenti di controllo prossimi ai 500x) le immagini in intra ed extra focale appaiono molto simili e scevre da aberrazioni rilevabili a occhio. Le immagini stellari mostrano una focalizzazione univoca e netta con un disco di Airy secco e un paio di anelli di diffrazione ben segnati e scevri da luce diffusa. A questo forse concorrono anche i 10 diaframmi interni al canotto/paraluce che attraversa lo specchio primario e, sicuramente, le ottiche di primissimo livello. Dicevamo della pubblicizzata lavorazione pari a 1/20 di lambda che non mi stupirebbe considerando che le dichiarazioni tecniche fornite dal marchio giapponese sono da sempre estremamente precise.        

Molto belli (giudizio personalissimo) anche gli spikes su stelle luminose che, oltre all'impatto estetico, possono anche aiutare nell'osservazione di alcuni sistemi binari stretti e sbilanciati.

I test stellari di focalizzazione sono stati eseguiti a poteri compresi tra i 210x offerti dall'oculare Takahashi LE 12,5 mm. e i 526x del LE 5mm. passando per oculari da 9mm. e 7,5mm. (rispettivamente 292x e 350x).

CASSEGRAIN: stelle doppie e Luna

Epsilon Bootis, che porta il nome di IZAR, appare molto convincente e grazie anche al seeing favorevole della serata, si mostra con una pulizia simile a quella offerta da un buon rifrattore. Appaiono ben marcate le tonalità contrastanti delle due componenti, con la primaria bianco/gialla e la secondaria ben azzurra. Lo strumento offre l’immagine più piacevole a 350x ma anche all'invidiabile potere di 526x (oculare LE 5mm.) la focalizzazione appare molto buona.

 

Delta Cigny è sistema doppio che offre il meglio di sé in ottimi strumenti a rifrazione per via della differenza di luminosità tra le due componenti. Il CN-212 è però davvero “refractor-like”, almeno sui sistemi binari e focalizza primaria e secondaria in modo estremamente pulito, anche a dispetto dell’ostruzione non ridotta. La separazione mostrata dai due astri è ovviamente elevata ma quello che colpisce è la pulizia di immagine. I dischi di Airy sono perfettamente tondi e piccoli, il primo anello di diffrazione ben separato e inciso, con lievi tremolii dovuti all'agitazione atmosferica, il secondo anello invece più debole.

 

Otto Struve 410 (Cygni) sistema triplo con la coppia principale (la terza è a 68") stretta e bilanciata (mag. 6.7 e 6.8 separazione 0,9") Le due componenti, che appaiono di luminosità identica, si mostrano pulite con un solo sottile anello di diffrazione a circondarle. Tra le due è visibile uno spazio nero che appare appena più grande del disco di Airy delle stelle. Il potere di 350x sembra quello più confortevole per una visione “turistica” che consenta la separazione netta, ma a 526x l’immagine acquisisce ulteriore “spazialità” anche se, complice il cielo lattiginoso di Milano, diluisce la luminosità delle componenti.

 

Lambda Cygni (Otto Struve 413) E’ su questa doppia che il CN-212 rileva tutta la sua qualità. Le due componenti sono ben differenziate per magnitudine (4.9 e 6.1) e la loro separazione non supera i 0.9”. E’ una tipica stella doppia per rifrattori da 15 cm. di buona qualità almeno che possono separarla con qualche “margine” e che focalizzino adeguatamente la luce sia della primaria che della secondaria.

Il CN-212, in modo molto difforme da quanto farebbe uno Schmidt Cassegrain di pari apertura (o anche superiore), tende a rivaleggiare con l’immagine dei rifrattori. Le due componenti sono nette, pulite e quasi immobili e con una lieve tonalità di differenza (bianco gialla la primaria, forse grigio/azzurra la secondaria). Il seeing favorevole aiuta, sia chiaro, ma il resto lo fa l’ottica e la soppressione (davvero ottima) dei riflessi. Ritengo che un apocromatico a lungo fuoco da 15 cm. sia comunque superiore anche se non di molto.

La sera del 11 agosto 2014 ho tentato 3 sistemi multipli ostici per saggiare fino a dove riuscisse a spingersi il CN-212 in configurazione Cassegrain.

Per consentire allo strumento di operare nel migliore dei modi ho cercato di curare molto bene la collimazione benché non potessi fare nulla per le condizioni del cielo milanese, non molto scuro di per sé all’ora di osservazione (tra le 21:45 e le 22:15 ora locale), e ulteriormente lattiginoso a causa dell’inquinamento luminoso. 

 

17 Lyrae è una doppia non tanto facile, o meglio meno scontata di quanto la distanza in arcosecondi tra le componenti lasci presagire. La primaria è una stella di mag 5.3 divisa da 3,7” dalla secondaria, che brilla della flebile luce di 9.1 mag.

L’oculare da 12,5mm la separa molto bene anche se la secondaria è effimera e debole. la separazione sembra anche maggiore di 3,7” ma mi ricordo che, con il CN-212, l’oculare LE da 12,5 mm. offre il potere di 210x. A pare questo pochi i dati cromatici, con la primaria bianca e la secondaria troppo poco luminosa per definirla con certezza.

 

Otto Struve 525 - Sh 282 Lyrae - Si tratta di un sistema triplo le cui componenti principali formano un quadretto che ricorda molto per colori Albireo nel Cigno, anche se la separazione è in questo caso maggiore attestandosi sui 45”. la primaria è una stella giallo oro di circa 6.1 magnitudine mentre la secondaria (che in realtà è la componente “C”) brilla  di un azzurro intenso con una magnitudine di 7.6.

Difficile, molto, è invece scovare la componente “B”, lontana dalla principale di non più 1,8” e molto poco luminosa attestandosi a circa 9.1 magnitudini.

A 210x la sua identificazione non è certa mentre diventa più facile a 350x (oculare LE 7,5,mm.) e palese a 526x (oculare LE 5mm.).

Le condizioni di seeing appaiono buone ma l’ora non tarda (al momento dell’osservazione sono le 21:45 ora locale) con il cielo ancora non buio (per quanto possa esserlo quello di Milano) ha giocato un poco a sfavore. Se fossi stato in montagna con un cielo nero l’osservazione sarebbe stata molto più agevole e impressionante.

 

Decisamente ostica appare invece la B648 Lyrae. Il sistema è molto stretto (1,1 circa secondi d’arco) e le due componenti sono di magnitudine sensibilmente differente: 5.4 la primaria - 7.5 la secondaria.

Ho impiegato un attimo a “vincere” la doppia al non sottovalutabile potere di 526x. Nonostante i rinforzi casuali del primo anello di diffrazione dovuti al seeing ho alla fine scorto un rinforzo fisso che non subiva cambiamenti e, dopo un po’ di pazienza, ho avuto la certezza della secondaria.

Devo dire che un cielo più scuro avrebbe reso l’impresa meno ardua e un seeing migliore sarebbe stato ulteriore complice apprezzabile (...) ma non posso che essere contento della prestazione raggiunta benché l’osservazione sia tutt’altro che riposante e ben poco “agreable”.

 

Per capire il valore della prestazione ho cercato su internet report osservativi dei tre sistemi descritti raccogliendo molte frustrazioni da parte di osservatori d’oltre oceano che, con strumenti come il C9,25 e il C11 non sono quasi mai riusciti nell’intento e, le poche volte in cui gli sforzi sono stati coronati da successo, hanno descritto visioni tendenzialmente peggiori e più incerte rispetto a quelle da me ottenute.

Sicuramente si tratta di sistemi multipli (specialmente la Sh-282 e la B648) ad appannaggio di ottiche ostruite con diametro nell’ordine dei 25/30 cm. o di rifrattori da 6 pollici con lenti di ottima qualità (anche se esistono testimonianze di separazione con rifrattori anche più piccoli).

Queste “doppie” si pongono quindi come test severo per i telescopi compound tradizionali (Schmidt Cassegrain o altri Cassegrain derivati) da 10” circa perfettamente collimati ed acclimatati e comunque, per non rischiare di essere deludenti, richiedono cieli bui e condizioni di turbolenza basse.

 

Il test di alta risoluzione, a parte l'aver certificato la indiscussa qualità ottica Takahashi, ha avuto però anche un altro importante responso che coinvolge il focheggiatore del CN-212. La sua lieve  “indecisione” e il focus shift che presente, sebbene minore rispetto a quello di altri prodotti commerciali, risulta comunque un po' fastidiosa quando si cerca di trarre il massimo dall’ottica ad alto ingrandimento. Focheggiare su stelle di 6 mag. con compagne molto vicine e deboli a oltre 500x richiede attenzione e ritengo che le ottiche e lo strumento in generale meritino un retrofit di qualità. Penso quindi che il giusto compendio per questo Takahashi sia il suo focheggiatore a cremagliera esterno o, in alternativa, un moderno MoonLite o Feather Touch di qualità.

Ho dedicato la sera del 21 settembre 2014 a una nuova sessione osservativa di sistemi multipli vari. Primo target è stata la 52 Cygni, famosa per trovarsi proprio su uno dei “baffi” principali della nebulosa Velo e, per questo, a volte un po’ trascurata come sistema doppio.

La percezione migliore la si ottiene con oculari tra i 18 e i 20 millimetri (tra i 130 e i 146x -nel caso uno zoom Mark III Baaber). La primaria è bianco/giallastra mentre la compagna, per via della limitata magnitudine e del cielo ben poco trasparente di Milano, sembra brillare flebile di un azzurro/grigino. Come molte stelle doppie sbilanciate il sistema offre il meglio in rifrattori di buon livello.

 

52 CYG (Struve 2726)    20,46 + 30,43    mag. 4.2 - 8.7    separazione 6”

 

la 49 Cigny, conosciuta anche come Struve 2716, offre una immagine di sé molto piacevole con l’oculare tarato sui 16 millimetri (potere di circa 165x) con un effetto cromatico simile a quello percepito per la 52 Cigny sopra descritta. A ingrandimenti maggiori l’immagine stellare tende a diventare un poco flou e la pulizia generale ne risente.

 

49 CYG (Struve 2716)    20,41 + 32,18    mag. 5.8 - 8.1    separazione 3,5”

 

Lambda Cigny è una doppia (anzi tripla) estremamente interessante e di semplice osservazione se il seeing è accettabile e lo strumento capace di poteri risolutori inferiori al secondo d’arco. La componente più debole è molto distante dalla coppia centrale e brilla debolina a 85” con mag. 9.9 tanto che sotto il cielo di Milano appare appena percepibile anche usando uno strumento da 21 centimetri di apertura.

Con l’oculare zoom tarato a 8mm. (potere di 330x) la coppia principale si motra già separata anche se la distanza apparente tra le due componenti risulta molto limitata. Le cose migliorano notevolmente con l’oculare Takahashi LE 5mm. (528x) che disegna una doppia bella con la stella secondaria appana oltre l’anello di diffrazione della primaria. Entrambe appaiono biancastre e nei momenti in cui il seeing migliora un poco (la serata si attesta sui 6/10 con picchi a 7/10) il quadretto è bellissimo e merita di essere osservato con calma. Ottimo test per rifrattori da 13/14 cm. di alto livello sotto cieli bui.

 

LAMBDA CYG (Otto Struve 413)    20,47 + 36,29    mag. 4.7 - 6.3 - 9.9    sep 0,9” - 85”

 

Otto Struve 410 è altro sistema triplo bellissimo (e facile). Appare invitante con il 34 mm. (potere di 110x) con la 3° compagna ben visibile e lontana dalla coppia centrale. Con lo zoom tarato sugli 8 millimetri (330x) la coppia principale è già separata ma è con il 5mm. che assurge a “bellezza” apparendo come una copia in miniatura del sistema MIZAR - ALCOR nell’Orsa Maggiore.

 

Otto Struve 410    20,40 + 40,35    mag. 6.7 - 6.8 - 8.7     separazione 0.9” - 68”

 

TAU CYG è target molto ostico secondo le vecchie effemeridi che ho ma all’oculare, dopo un po’ di pazienza, scorgo la stellina compagna la cui distanza mi appare però meno proibitiva degli 0,7 secondi d’arco che il mio catalogo riporta.

Eseguo un controllo di aggiornamento e scopro che attualmente la separazione corretta dovrebbe essere di 0,9” che è un valore assolutamente in linea con quanto osservato.

La visione è molto al limite e il potere migliore appare quello compreso tra i 330x e i 500x a seconda dei momenti di stabilità atmosferica.

 

TAU CYG    21,15 + 38,03    mag. 3.8 - 6.4    separazione 0,9”

 

 

Otto Struve 437. Coppia molto carina per chi desidera un quadretto delicato. Ricorda molto (luminosità a parte) una delle due coppie di Epsilon Lyrae (con cui condivide grossomdodo il valore di separazione angolare tra le componenti). Molto bella con lo Zoom MARK III 8-24 che permette la risoluzione già al potere inferiore e offre il bell’effetto di “avvicinamento” man mano che si aumenta il potere. Tarato a 8 millimetri l’oculare offre infatti le due stelline disegnata come in un vecchio manuale di astronomia, con i dischi di airy ben puliti e piccoli e un debole primo anellino di diffrazione intorno a entrambe le componenti. Il seeing appare intanto in miglioramento con punte stimate a circa 7/10.

 

Otto Struve 437    21,21 + 32,27    mag. 7.2 - 7.4    separazione 2,5”

 

Ultimo sistema della serata è quello catalogato come Otto Struve 359, questa volta nella costellazione di Ercole. La coppia è ottimamente risolta con l’oculare da 5mm. (528x) ma mostra già la sua duplicità anche con l‘8mm (330x). Gli anelli di diffrazione delle due componenti appaiono “appoggiati l’uno all’altro” a formare un 8 con i dischi di airy invece ben separati. Il seeing migliorato consente una proficua osservazione anche perché il sistema risulta un buon test per ottiche ostruite da 20 cm. circa. Onestamente ritengo che le due componenti siano appena più distanti degli 0,7” dichiarati dal Cambrige Double Star Atlas e un controllo di aggiornamento mi conferma che, attualmente, la separazione è di 0,8”. Sembra poca la differenza ma è più consona a quanto mostrato all’oculare.

 

Otto Struve 359    18,36 + 23,36    mag. 6.4 - 6.6    separazione 0,8”

CASSEGRAIN: fotografia planetaria

Riporto alcune immagini ottenute da bravi fotografi negli anni passati con il CN-212. A partire da sinistra in alto: SATURNO (anno 2012 - autore non pervenuto), MARTE  E GIOVE (anno 2010 - 2011 - Remus Chua) - SATURNO (anno 2007 - Jean Pierre Prost) - LUNA (anno 2011 - autore non pervenuto). Le immagini 1 e 6 sono tratte dal sito www.spacecolors.com.

Considerando l’evoluzione delle tecniche di acquisizione ed elaborazione queste immagini (scattate alcuni anni fa) acquisiscono particolare valore nel testimoniare la notevole resa ottica dello strumento.

Il Takahashi CN-212 installato sulla restaurata montatura Takahashi EM-100

(antesignagna della attuale EM-200). Un connubio esteticamente molto bello

Per testare personalmente le capacità fotografiche del CN-212 in configurazione cassegrain sulla Luna mi sono ritagliato una quindicina di minuti in una sera di seeing purtroppo mediocre e con un velo leggero di nuvolosità in movimento davanti al nostro satellite.

La “finestra” utile, data la modesta altezza sull’orizzonte del nostro setellite poco dopo il primo quarto, era molto limitata dalla presneza di alberi ad alto fusto che hanno consentito una visibilità non superiore ai 20 minuti.

In questo lasso di tempo ho potuto eseguire solamente poche riprese al fuoco diretto (il tempo di settaggio della camera di ripresa e di ottenimento del fuoco apparentemente migliore - il seeing non era propizio - hanno occupato la maggior parte dei minuti disponibili), non al livello di quelle precedentemente postate e scattate da bravi imager, ma pur sempre incoraggianti.

Per ovviare alle condizioni di umidità e nuvolosità del cielo e migliorare un poco le riprese ho utilizzato una camera ASI 120MM monocromatica accoppiata a un filtro IR-PASS della Baader.

Ho potuto riprendere filmati da 2000 frames di cui ho ne ho salvati solamente il 25% (ma a guardare avrei dovuto operare un taglio ancora più drastico se non fosse che non avrei avuto più abbastanza segnale per una immagine finale decente).

Le riprese hanno riguardato soggetti classici e facilmente confrontabili: la regione della Vallis Alpes e del cratere Plato (che testimoniano bene le non favorevoli condizioni di ripresa), il cratere Copernico, e una zona del lembo lunare in prossimità del terminatore.

Nel maggio del 2017 ho "terminato" il test e il presnete articolo con l'aggiunta di due fotografie scattate al pianeta Giove in condizioni di buon seeing e in accoppiamento ad una camera planetaria CMOS economica QHy5L-II a colori (foto riportate qui sotto:

UNA COMPARAZIONE D'OLTREOCEANO

Riporto una comparazione, molto approssimativa a dire il vero, eseguita da un utente di Cloudy Nights nell’anno 2010. L’astrofilo in questione mette a confronto il CN-212 con un superbo FS-152, sempre di casa Takahashi. Personalmente, benché la comparativa sia limitata a sensazioni osservative non supportate da dati specifici, ritengo che la apparente superiorirtà del CN-212 sia poco credibile. Ovviamente non conocosco le condizioni di seeing medio dei test comparativi ma posso immaginare che, per offrire un lieve margine al CN-212, queste debbano essere di altissimo livello in quanto il superiore contrasto del doppietto alla fluorite dovrebbe pesare soprattutto nell’osservazione di un soggetto a contrasto relativamente basso come Giove mentre dovrebbe apparire meno schiacciante su altri soggetti.

Detto questo, e offrendo al nostro recensore il beneficio del dubbio, resta comunque significativa la prestazione del CN-212 che, posso testimoniarlo, risulta realmente competitivo quando il suo “cassegrain mode” è portato alla perfetta collimazione ed equilibrio termico.

 

The Newtonian mode is absolutely wonderful for deep sky objects at a dark site (you may need to add a short extension at the eyepiece to reach the focal plane with longer focal length eyepieces). I tried most of the Panoptics and prefer the 24mm. A f/3.9 "dob" with no compromises. I have owned a FS152 and made lots of comparisions on many objects. The 212 is definitely superior. On the planets (Cass mode) the 212 was superior in sharpness, contrast and resolution. Especially better in revealing low contrast features on Jupiter. In the Cass mode the 6 stars in the Trapezium were ALWAYS clearly seen with the 212. The FS152 showed them "most" of the time--only. This was in a side by side comparison between the 2 scopes. I was really impressed!I sold the FS152 and now the CN212 is my main and best telescope. Everyone should spend an evening using the 212. I think lots of people would be surprised. Art told me that Takahashi makes about 10 CN212s a year.I consider the Takahashi classical design as the "flagship" of Takahashi.

NEWTON MODE

Sulle istruzioni del CN-212 si legge che la commutazione da cassegrain a newton è questione di poci istanti e, in effetti, così e.

Cronometrato il tempo di sostituzione dello specchio secondario ho ottenuto, alla prima prova, 2 minuti e 30 secondi circa, un valore di livello europeo per parafrasare un celebre film di molti anni fa.

La cosa più incredibile è che, dopo l’operazione, lo strumento è apparso molto ben collimato. Nel migliore dei modi possibile? No, ma comunque in modo piuttosto corretto tanto che non avuto bisogno, durante le osservazioni, di mettere mano alla collimazione.

Io stesso non credevo alla possibilità che la meccanica fosse in grado di gestire in modo tanto valido una configurazione newton aperta a f 3.9 montando e smontando una delle sue parti ottiche.

In semplice stile Takahashi, invece, la realizzazione meccanica dello strumento dimostra non solo di essere superba ma di possedere anche alcune finezze che rendono estremamente agevole l’operazione. Non è la sola occasione in cui la versione newton mi imporrà di ricredermi su alcuni preconcetti.

Sotto il cielo la curvatura di campo e il coma si fanno sentire. Siamo in compagnia di uno strumento molto spinto e ho voluto, quantomeno per la “prima luce” in modalità newton, rinunciare ad installare il bellissimo correttore di coma dedicato per saggiare i limiti dello schema ottico puro.

L’oculare Takahashi LE 30 mm. offre, in accoppiamento con il CN-212, un potere di circa 27x con un campo reale di 2 gradi pieni ma va segnalato che già da metà campo si avvertono gli effetti del coma che divengono più cospicui al bordo.

L’immagine al centroo è però molto pulita e anche molto bianca (come in tutti gli “specchi” della casa giapponese). Le stelle di prima grandezza appaiono fulgide e sospese nel cielo con le 4 raggiere sottili ma nette e taglienti. Notevole la percezione delle stelline più deboli e la loro ottimale focalizzazione.

Come accennavo poco fa ho dovuto ricredermi anche su alcune considerazioni iniziali inerenti il sistema di focheggiatura che, benché afflitta da un modesto focus-shift, è meno “scomoda” di quanto temessi in configurazione newton.

Nonostante questo ritengo comunque che la soluzione migliore sia quella di installare un focheggiatore aggiuntivo al fuoco newton, come nei sistemi tradizionali, per godere appieno delle capacità ottiche di questo CN-212.

NEWTON: osservazione stelle doppie

Il modo migliore di saggiare le prestazioni di uno strumento è quello di metterlo alla prova sui soggetti a lui meno adatti e, per un newton aperto a f3.9, questi sono le stelle doppie sbilanciate.

In una sera di seeing pessimo e visibilità scarsa (impossibile trovare a occhio nudo le stelle oltre la mag. 2-2,5) ho puntato alcuni sistemi “classici” che risultavano comodi dalla mia postazione milanese.

Alle coordinate di A.R. 4,59 e DEC + 37,53 è situato il sistema di OMEGA Aurigae, catalogato anche come Struve 616, formato da una stella primaria in sequenza principale e di colore bianco avvicinata da una secondaria di mag. 8.2 circa posta a 5” di distanza angolare. La primaria ha magnitudine 5 e il sistema appare convincente e ben definito. L’immagine trema molto per via del seeing avverso e ottenere una focalizzazione corretta a oltre 160 ingrandimenti richiede un poco di attenzione. 

Non ho letto invece differenze apprezzabili di colore tra le componenti.

ALPHA Cassiopea, nota come Shedir, è una bellissima stella arancione che brilla di 2,2 magnitudini. Al suo fianco, alla ragguardavelo distanza angolare di circa 63”, brilla molto più debole una compagna che non si spinge oltre la mag. 8,8.

Il quadretto è incantevole e, per questo primo test, mi spiace non essere in alta montagna sotto un cielo terso e scuro. Con l’oculare da 18mm. serie LE Takahahsi si hanno circa 46 ingrandimenti e un campo di poco più di 1 grado.

E’ la situazione migliore per godere di questo sistema doppio che, nonostante la bassa luminosità della secondaria, si mostra fulgido grazie alle pregiate ottiche dello strumento.

Il sistema di IOTA Cassiopea è, mi sono già ritrovato a vestire queste parole, forse uno dei più belli di tutto il firmamento, almeno attraverso telescopi amatoriali.

Situato a 2.29 +67,24 è un sistema triplo (all’indagine visuale) con componenti di 4.65 - 6.9 - 8.7 separate rispettivamente di 2,7” e 7,4”

La stella primaria appare bianca mentre le altre due virano dal giallo al bianco. Il cielo milanese, bianco come la nebbia, è il peggiore teatro per la definizione delle cromie stellari ma il CN-212 è riuscito a offrirmi una certa differenza di tonalità tra le due componenti più luminose.

Il sistema è già perfettamente sdoppiato con il modesto potere offerto dall’oculare LE da 7,5mm (110x circa) ma le dominanti cromatiche stellari diventano più chiare a 165x (oculare Takahashi LE 5mm.)

Come per altri sistemi non siamo innanzi alle immagini secche di un rifrattore di alto livello e nemmeno a quelle della versione Cassegrain ma il CN-212 in configurazione newton non delude. Il seeing della serata è impietoso, non si superano i 4/10 nonostante la temperatura da classica notte fredda padana e un tasso di umidità medio oltre ad una apparente tranquillità atmosferica al suolo.

NEWTON: osservazione lunare e planetaria

La visione dei principali soggetti dell’affascinante astronomia planetaria sono, in questo periodo dell’anno, preclusi con l’eccezione della sempre bella Luna e di Giove che, però, sorge a ore della profonda notte. Ho così dovuto attendere sino alle 3:00 del mattino per poter puntare il CN-212 in configurazione newton verso il nostro satellite, un paio di giorni prima dell’ultimo quarto, e verso il gigante gassoso.

Il seeing montano non è stato di aiuto mostrando una microturbolenza d’aria in quota e qualche corrente che allontanava e radunava alcune nuvole strascico della recente perturbazione.

Il cielo molto buio della mia postazione, a quota 1850 metri, ha però permesso visioni d’insieme emozionanti, con i ghiacciai illuminati dalla Luna e una pletora di fini stelline delle costellazioni invernali.

La qualità ottica Takahashi, unita al perfetto equilibrio termico raggiunto dallo strumento dopo quasi sette ore di esposizione all’esterno, ha permesso comunque osservazioni piacevoli del grande Giove nonostante la microturbolenza che impediva alti ingrandimenti e lo schema ottico molto aperto, f3.9, che certo non nasce per questo tipo di applicazioni.

Il parco oculari inoltre, che nella postazione montana è finalizzato alla visione del cielo profondo (quindi oculari a focale lunga e media, tendenzialmente multilente per avere ampio campo apparente) mi ha limitato all’utilizzo di focali non più corte di 7 mm. (più che altro perché i “pezzi” da 3,8 - 3 e 2,3 mm richiedono una estrazione del fuoco superiore a quella concessami dalle prolunghe a disposizione) e quindi poteri limitati ai 120x.

Questo potere appare un po’ basso per godere delle variegate features gioviane ma l’immagine restituita dal CN-212 è stata comunque piuttosto dettagliata. Le due bande equatoriali hanno mostrato una serie di indentellature e sfumature interessanti e alcuni particolari erano leggibili anche nelle zone temperate. Il bordo planetario appariva solo a tratti ben definito ma, nei momenti in cui la microturbolenza sembrava quietarsi, molte dentellature apparivano e il bordo di Giove andava a fuoco in modo impressionante.

Ho stimato un ingrandimento ottimale per l’osservazione del gigante gassoso compreso tra i 160 e i 200x, valore di sicuro riferimento per un newton da 21 cm. con 826 millimetri di focale.

Altrettanto buona è apparsa l’immagine lunare che, anzi, risulta sorprendentemente dettagliata e anche a soli 120 ingrandimenti mi ha mostrato in modo netto il fondo del cratere Plato ricco di dettagli. I due gruppi di crateri interni principali (due vicini e uno più lontano) si evidenziano piuttosto bene e, a tratti, appare anche un terzo (quarto) cratere.

La coppia di crateri centrali appare non ben definita in quanto l’ingrandimento usato è appena sufficiente per individuare la duplicità del cratere ma i terrazzamenti, le rimae principali sui mari, nonché la ribattitura dei bordi di solidificazione della lava selenica appaiono incredibilmente nitidi e con una tonalità molto neutra, estranea e quasi sconosciuta ai classici Schmidt Cassegrain da 8 pollici commerciali.

E’ proprio l’altissima qualità degli specchi Takahashi, unita alla mancanza di lastra correttrice, a fare la differenza. I grigi si risolvono in una notevole mutevolezza di differenti cromie e varie densità e, nonostante non appaiano colorazioni sature, la superficie lunare appare molto meno “piatta” di quanto non avvenga all’oculare di un C8 classico ma anche molto più “netta” e pulita di quanto riescono a fare newton commerciali da 20 cm. aperti a f4 o f5 come i vari GSO, SW, etc..

E’ chiaro che, da qualche parte, la grande differenza economica tra il CN-212 e i pari diametro commerciali si concretizza...

Peccato non avere avuto a disposizione più ingrandimenti anche se temo che il seeing avrebbe limitato, anche sui panorami lunari, il massimo potere utilizzabile.

La corta focale non fa di questo CN-212 in configurazione newton uno strumento planetario di grido ma la qualità ottica e meccanica lo rendono utile a visioni sicuramente appaganti, in linea con quanto possono fare S-C da 8 pollici o newton di pari apertura specializzati a f6. In compenso la velocità di ripresa garantita dalla focale nativa, magari in accoppiamento con lo spianatore/correttore originale, ne fanno un astrografo eccezionale e uno splendido compagno di osservazioni deep sky anche a largo campo.

NEWTON: cielo profondo

Trasferire in alta montagna il Takahashi aveva però lo scopo di provarlo, nella versione newton, nel suo campo di applicazione principe: la visione degli oggetti del profondo cielo a ingrandimenti bassi e medi.

La prima sessione di test si è risolta in due lunghe notti che, nonostante un cielo solamente a tratti completamente libero da nuvole, hanno fornito indicazioni utili a trarre prime conclusioni.

Gli oggetti osservati, anche grazie alla montatura dotata di sistema di puntamento automatizzato, sono stati davvero tanti ma ne citerò solamente alcuni che ritengo emblematici.

Per primo offrirei spazio all’ammasso aperto delle Pleiadi, numerato da Messier al n° 45 del suo catalogo, che offre una visione emozionante. L’oculare SWA Meade serie 4000 da 24,5mm, con i sui 68° di campo apparente, non riesce a contenere completamente l’ammasso anche se le stelle principali vengono mostrate tutte insieme. La prima considerazione che ho potuto fare riguarda il campo corretto e la sua percezione. Se è infatti vero che, in assenza del correttore di coma dedicato (volutamente non inserito sul cammino ottico), l’aberrazione di coma è visibile già a circa 2/3 di campo è altrettanto vero che la focalizzazione delle ottiche genera stelle così fini che il difetto risulta meno invasivo rispetto ad altri sistemi dotati di ottiche meno corrette.

L’osservazione delle Pleiadi a 33x (campo reale di poco oltre i 2°) è stata da questo punto di vista emblematica. Il campo stellare è bellissimo e le stelle principali sono fortemente connotate da una tonalità azzurra che permea anche la estesa nebulosità che le circonda. L’immagine è davvero emozionante e la percezione delle nebulosità (più o meno dense a seconda della stella illuminante) facilissima e quasi “invasiva”.

La grande nebulosa di Orione, M42, offre altra grande soddisfazione. Accettato che questo oggetto sia “sempre bello” anche con ottiche scadenti per via della sua luminosità e del campo stellare che lo abbraccia, il CN-212 ha mostrato una secchezza di immagine che è assolutamente sconosciuta a un C8 ma anche al mio newton da 20 cm. con ottiche Zen.

Molto netta appare la stratificazione delle volute di gas e i sottilissimi “filamenti” che sembrano dividerle. Non c’è spazio per una sensazione “flou” di gradiente della luminosità verso il cielo nero circostante ma una chiara percezione di dove la nebulosa si allunga e dove, invece, il cielo è nero e pulito.

Una simile immagine mi ricorda molto da vicino, luminosità a parte, quella offerta dal rifrattore alla fluorite FS-102 sempre di casa Takahashi.

Paragonato a un catadiottrico di pari apertura, questo CN-212 sembra avere una marcia in più e l’altissimo contrasto permesso si traduce in una visione dettagliata, riposante, e più “profonda”.

Anche la debole nebulosa FIAMMA, NGC 2024, addossata alla luminosa e doppia Alnitak, suffraga le prime osservazioni. Differentemente da quanto avviene con altri strumenti la luminosità di Alnitak, pur fulgida, sembra non disturbare la diafana nebulosa. La stella brilla densissima ma la luce che emette sembra limitata a se stessa e ai quattro sottili baffi dovuti ai supporti del secondario. Non si sente la necessità di portare appena fuori campo Alnitak per osservare la nebulosa che mostra la sua classica forma con la parte oscura centrale indentellata e ben tre dei bracci laterali scuri principali.

Appaiono inoltre visibili anche le vicine NGC2023 (piuttosto netta) e le IC435 e 432 (molto più deboli).

Appena percepibile, assolutamente al limite, un accenno della Barnard 33 che non mostra la sua caratteristica forma fotografica ma semplicemente una maggiore densità scura della regione di cielo su cui si proietta.

Diversa invece la resa su soggetti cospicui come la celeberrima M31 in Andromeda. la grande galassia nostra vicina non è mai all’altezza della sua fama in osservazione visuale. Ovviamente le propaggini della galassia eccedono il campo inquadrato dal 24,5 millimetri ma, nonostante questo, l’intera visione è un poco “muta”. Le satelliti M32 e NGC 110 sono visibilissime e ben definite ma, a parte questo, l’intero quadretto appare fin troppo facile e parimenti poco esaltante.

Ammetto che la visione migliore di questa galassia e dei suoi dintorni mi sia fornita dal binoscopio da 13 cm. a rifrazione che riesce, forse per via della visione binoculare, a coinvolgere maggiormente la mente dell’osservatore.

Archiviata M31, che offre sempre le solite descrizioni, ho trovato invece più indicativa la visione di NGC 891. La galassia viene descritta in un famoso libro di osservazione visuale “Pofondo Cielo”, come ben definita in strumenti dai 20 cm. in su e le vengono attribuiti molti particolari visibili con queste aperture. Si parla in vero, nel libro, di “cieli ideali”, che sono oggigiorno sempre più difficili da trovare, ma comunque mi trovo (questa volta come tante altre in riferimento alla 891) in disaccordo con i bravi autori del libro.

La galassia in questione è molto delicata e diafana e la sua osservazione richiede una certa pazienza per non rischiare di essere deludente. La sua luminosità integrata pari a mag. 10 è piuttosto ardua da mettere a frutto e anche il bel CN-212 ha faticato a estrarre informazioni dal diafano fuso di luce che la contraddistingue. La banda di polveri scura non appare immediatamente e necessita la visione distolta che la fa emergere in modo generalmente uniforme.

Devo dire, però, che la seconda sera di osservazione (probabilmente con un tasso di umidità leggermente più basso) ha concesso qualche soddisfazione in più lasciando comunque all’oggetto una densità “spettrale”.

Molto bella, e anche qui ritengo doveroso attribuire alla qualità ottica la performance ottenuta, la visione della strada buia che porta, a nord del Cigno, alla Cocoon Nebula. La Barnard 168, tipicamente oggetto binoculare, fa bella mostra di sé ed è possibile seguirla per tutta la sua estensione sino a giungere all’ammasso aperto IC 5146. La Cocoon è visibile come tenue “bozzolo” ma è più la nebulosa oscura di Barnard a catturare la mia attenzione come serpente scuro e profondo che cela la maggior parte delle deboli stelline sulle quali si proietta.

Ultimo oggetto che desidero citare è l’ammasso aperto M35 nei Gemelli. A parte la meravigliosa girandola di colorazione delle sue stelle che spazia dall’azzurro, al bianco, al giallo, ciò che mi ha particolarmente colpito è il vicino ammasso NGC 2158. La sua nebulosità, estremamente ben visibile, appare punteggiata e si nota un accenno di risoluzione che mostra alcune “punte” luminose granulari.

La visione è davvero splendida e ammetto di aver trascorso quasi dieci minuti buoni ad esplorare i due ammassi usando gli oculari serie SWA Meade da 24,5 - 18 - 13,8 millimetri.

La mia postazione in Valle d'Aosta teatro del test in "newton mode"

CONCLUSIONI

Ho cercato, in questa lunga review, di offrire una panoramica il più completa possibile delle possibilità osservative garantite da questo strumento di casa Takahashi.

Personalmemente lo ritengo un telescopio meraviglioso, duttile, capace di prestazioni di assoluto rilievo, molto ben costruito e capace di “servire” astrofili con esigenze molto diverse tra loro.

E’ un ottimo strumento planetario in configurazione cassegrain, un ottimo telescopio rich-field, un perfetto compagno di fotografia degli oggetti del cielo profondo.

Non è economico, vero, ma le sue ottiche sono di qualità altissima e il suo aspetto “estetico” molto accattivante. La meccanica (se si accetta una lieve imprecisione del sistema di messa a fuoco) è molto ben fatta e la pletora di accessori che Takahashi forniva a corredo e come optional capace di soddisfare qualsiasi necessità.

Un sistema completissimo che potrebbe essere “telescopio unico”, una volta tanto per davvero e non come “modo di dire”.

Ultima considerazione la merita il cercatore. Non solo la sua funzione di “maniglia” appare molto comoda ma la qualità delle sue ottiche equivale a quella di un piccolo, superbo telescopio tanto che osservarci attraverso è un vero piacere. Bellissima, infine, la culla originale porta ottica dello strumento principale.

In sintesi: se lo trovate compratelo e vendete un po’ di altri “single shot telescopes”.

Ci potete contattare a:

diglit@tiscali.it

oppure usare il modulo online.

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