REVUE 60/910

aprile 2009

Un Revue identico a quello del test. Fotografia non dell'autore

INTRODUZIONE

Non è sempre e solo questione di diametro, anzi...

Accade più facilmente dopo qualche anno di passione e osservazioni di “tornare indietro” e lasciarsi affascinare da strumenti vintage di piccolo diametro. E’ quello che accade agli iscritti del CLUB 60mm (vedi sezione dedicata) e anche ad alcuni di noi. Personalmente trovo meraviglioso osservare, dal giardino di casa comodamente seduto su una seggiolina con birra fresca appresso, le quiete stelline del firmamento con un rifrattorino “vecchia maniera” di diametro limitato, capace di fornire immagini ferme rieccheggianti i disegni dei manuali del secolo scorso.

La locandina si riferisce ad un'altra marca di telescopi (tutto sommato simili) ma è qui inserita perché restituisce appieno la mia idea di utilizzo di questi piccoli, vecchi strumenti

Targhetta identificativa dello strumento con i dati salienti e il numero di serie

RICERCA E ACQUISTO

Dopo aver imparato ad apprezzare le qualità del piccolo AS63-840 Zeiss mi sono appassionato all’idea di poter osservare, di tanto in tanto, con uno dei tipici strumenti che hanno scritto la storia dell’astronomia amatoriale durante gli anni ’60. Al tempo, infatti, lo strumento più diffuso tra gli amatori, a fianco del newton 114 mm nelle sue varianti produttive, era il rifrattore da 2,5 pollici a lungo fuoco, normalmente nelle versioni a f15 o a f11,7. I vari 60/700 o 60/900 erano diffusissimi e, generalmente, la loro qualità ottica era più che discreta, aiutata anche dal rapporto di apertura poco forzato. La maggior parte di questi strumenti (tutti dotati di doppietti Fraunhofer) era però caratterizzata da meccaniche approssimative realizzate con parti in plastica.

Pochi erano invece totalmente metallici: I Revue sono, oggi, tra i più rari. Il valore di questi strumenti è, nonostante una meccanica di qualità e ottiche di buon livello, puramente affettivo e con pazienza e costanza è possibile trovare qualcuno di questi piccoli gioielli a prezzo di saldo. Così è avvenuto per il “mio” Revue, acquistato da un amatore di Roma per la ridicola somma di 80 euro più spese di spedizione.

Una volta ricevuto lo strumento ho potuto constatarne le ottime condizioni ottiche e una meccanica solida e sana, benché bisognosa di un restauro completo delle vernici e della ricerca di anelli o fascia originali e del cercatore che, purtroppo, è andato perduto nel tempo.

I colori di questo strumento, bianco perla e verde/grigio, lo rendono estremamente particolare, distinguendolo dai vari Tasco, Unitron, e vari dell’epoca, solitamente in livrea bianco/nera.

Il Revue 60/910 installato su una altrettanto vintage montatura Vixen Super Polaris

STAR TEST

La “prima luce” avviene in condizioni poco indicative, sotto il cielo delle “Drole” a quota 1850 metri ma con un residuo di perturbazione che vela completamente il cielo e lascia intravedere solo poche stelle (offuscate) e la sagoma del pianeta Saturno, in moto attraverso il Leone.

Lo star test viene eseguito su una stella di prima grandezza e, attraverso il diagonale prismatico disponibile, mostra immagini in intra ed extra focale assolutamente identiche, con anelli di diffrazione ben separati e praticamente privi di dominanti cromatiche. La focalizzazione, attraverso un oculare SWA 24,5mm. Meade, è perfetta. Si nota, con l’oculare a largo campo, una lieve deformazione delle immagini di diffrazione prossime al bordo campo. Tale deformazione (peraltro limitata) è appena percepibile con l’immagine a fuoco e, onestamente, trascurabile.

Salendo con gli ingrandimenti l’immagine resta più che buona e lo star test ripetuto a 100x (oculare TMB da 9mm.) offre gli stessi risultati precedenti. Purtroppo la turbolenza atmosferica e la velatura del cielo non consentono analisi più attente. In uno sprazzo di sereno che lascia emergere Castore e Polluce posso ammirare la Alpha Gemini allungata già con il 24,5mm. E perfettamente risolta con l’ausilio del 15mm. Plossl.

Le immagini sono finissime e mostrano un solo anello di diffrazione (molto debole) intorno alle stelle.

Zosma, nel collo del Leone, è separata anche con il 24,5mm. E risulta bellissima nel 15mm.

Saturno, velato, mostra gli anelli di taglio e qualche variazione di densità del colore sul globo. Le condizioni sono tali da non permettere però un test esauriente.

Vista frontale dell'obiettivo e della cella di supporto. Ben visibili due spaziatori in foglio

di alluminio del doppietto in configurazione Fraunhofer

Scatto singolo alla LUNA AL PRIMO QUARTO eseguito la notte del 9 marzo 2014 usando una Canon EOS 1000D al fuoco diretto del Revue 60/910. ISO impostati su 400 e scatto da 1/125 sec.

RESTAURO

Nell’agosto del 2009 lo strumento passa in laboratorio per un restauro generale. Viene completamente smontato, ripulito, sistemata l’opacizzazione interna e riverniciato il tubo (parti bianche) e il cercatore. La montatura originale viene anch’essa smontata, pulita e re ingrassata. Il treppiedi in lagno carteggiato, stuccato al necessario, e rinnovato con un flating lievemente mordenzato. Si rimandano le opere di ritocco estetico alla montatura (la vernice a fuoco del tempo è in più punti screpolata e mancante). Le immagini proposte sono riportano le condizioni "ante restauro".

Durante le operazioni di rimontaggio, purtroppo, la filettatura cella-tubo ottico si rovina e introduce una lievissima ma significativa inclinazione del gruppo ottico.

Come immaginabile il piccolo angolo creatosi tra gli assi ottico e strumentale incide sulle prestazioni dello strumento introducendo una aberrazione geometrica fastidiosa. Lo strumento torna in laboratorio e il difetto eliminato. Finalmente lo strumento è pronto...

Gli elementi salienti dello strumento: focheggiatore, basetta porta cercatore, tubo in alluminio, cella e ottica con paraluce, tappo copriottica

La montatura originale del Revue con i suoi tipici colori smontata e pulita e pronta

per il leggero restauro cui sarà sottoposta

I "pezzi" della montatura e cavalletto, smontati per la pulizia e restauro

La montatura originale nello snodo tra gli assi di A.R. e DEC.

OSSERVAZIONI

Il Revue è un ottimo “telescopio solare”, almeno nella declinazione “vintage” di questo appellativo. Quando ancora non esistevano i filtri h-alpha a disposizione degli astrofili e i filtri solari erano non a tutta apertura in vetro ottico o in mylar o astrosolar, ma piccoli dischetti da saldatore da avvitarsi agli oculari da 0,968”, proiettare su uno schermo l’immagine della nostra stella era il metodo più sicuro e piacevole di osservare il Sole.

In questa configurazione il nostro 60ino offre immagini molto dettagliate e pulite e sullo schermo di proiezione si possono ammirare i netti contorni delle macchie principali, le zone di penombra e anche qualche “macchia di brillamento”.

Lo strumento in configurazione "solare" con schermo di proiezione.

Qui sotto una fotografia scattata allo schermo di proeizione

Transito di Venere, ripreso nel 2004 da Stephan Heinsius, con un rifrattore

identico al Revue 60/910 presentato in questa pagina

COMPARAZIONI

E se provassimo il Revue 60/910 fianco a fianco con un blasonatissimo e superbo Zeiss AS-63/840? La curiosità è tanta e così, benché il confronto sembri impari, ho installato entrambi gli strumenti e li ho puntati al cielo. Se si possono legittimamente considerare i raffronti a distanza poco indicativi, non si può non accettare che una comparazione effettuata con i telescopi posti uno fianco all’altro, nelle medesime condizioni atmosferiche e con l’utilizzo degli stessi treni ottici, possa essere probante.

Assente la Luna (nella notte di confronto diretto) i target sono stati quattro: il sistema doppio nel Leone che porta il nome di Algieba, l’altro sistema doppio nella testa dei Gemelli conosciuto come Castore, il pianeta Saturno, e la stella doppia Alula Australis nell’Orsa Maggiore.

Il test è stato effettuato dalla periferia di Milano, in un contesto di parco generalmente graziato da un seeing buono, usando un diagonale William Optics dielettrico di media qualità (anche se di costo medio/alto) e oculari Takahashi serie LE nelle focali di 24-18-12,5-7,5-5, e 2,8 mm. + qualche altro oculare di differente produzione. Nell’osservazione di Algieba si sono riscontrate differenze minime ma indicative.

In entrambi gli strumenti la separazione è molto facile e l’immagine delle componenti stellari parimenti incisa e pulita. Lo Zeiss fornisce una tonalità lievemente più calda, tanto che la cromia della secondaria è vicina a quella della stella principale mentre nel Revue si nota una maggiore dominante grigio/azzurra (comunque molto lieve). Non vi è alcuna differenza di rilievo tra i due strumenti se non nella percezione delle stelle deboli di campo che appaiono più facili nello Zeiss. Forse per via dell’apertura lievemente superiore (63mm. contro 60mm.) o della maggiore “trasparenza” del doppietto tedesco. Il confronto risulta per questo a lieve appannaggio dell’AS-63 ma la differenza è limitata. Lo Zeiss tende invece a farsi amare maggiormente agli ingrandimenti alti, anzi altissimi per questa classe di apertura. L’oculare da 2,8mm. offre circa 325x nel Revue e 300x nello Zeiss, che a questo potere permette una focalizzazione più netta e una immagine più definita.

Discorso analogo può essere fatto per l’osservazione di Castore, dove lo Zeiss evidenzia una maggiore propensione a mantenere l’immagine pulitissima a poteri molto alti. Anche qui, comunque, la differenza è davvero “suitable”. Saturno riesce a mettere in evidenza maggiori differenze, anche se queste restano accettabilmente marginali. Finché i poteri si mantengono prossimi ai 100x (oculare TMB da 9mm). è davvero difficile scovare un valido motivo per spendere i soldi necessari all’acquisto dello Zeiss. Entrambi gli strumenti mostrano un buon contrasto e una pulizia di immagine simile. Anche salendo al limite “logico” importo dall’oculare da 5mm. (che offre 182x nel Revue e 168x nello Zeiss) la divisione di Cassini, benché non mastodontica, è ben percepibile in entrambi, così come una banda tropicale sul disco e un gradiente luminoso nella zona della calotta polare. Lo Zeiss appare lievemente più inciso ma è complice in questo il minore ingrandimento offerto a parità di oculare. La sensazione è che lo Zeiss sia più luminoso e che possa quindi offrire una maggiore saturazione dei colori. Tentativi a ingrandimenti maggiori dei 200x si rivelano infruttuosi, più che altro per la modesta altezza sull’orizzonte del pianeta.

La doppia Alula Australis è un sistema binario con separazione al di sopra delle possibilità fisiche di rifrattori da 6 cm. Le sue componenti sottendono un angolo di circa 1,7 secondi d’arco e andare a scovarle è una impresa. Numeri a parte, entrambi gli strumenti mostrano chiaramente la natura doppia del sistema. Le stelle che lo compongono, di magnitudine quasi uguale, appaiono interpolate a formare un “8” stretto o, meglio, una arachide.
A 300 e più ingrandimenti gli strumenti sono entrambi “alla corda” ma lo Zeiss risulta più inciso e pulito: una differenza palpabile ma relativamente poco utile vista la natura “estrema” dell’osservazione.

Il blasonato AS-63 risulta migliore, soprattutto quando si vuole spingere lo strumento oltre i 120 ingrandimenti per pollice (valore altissimo e francamente limitato a pochi soggetti), ma se ci si limita ai più convenzionali (per rifrattori di questo diametro) 80 ingrandimenti per pollice (quindi appena sotto ai 200x), il divario è sottile.

TEST FOTOGRAFICO

Nel marzo del 2014 ho eseguito alcune prove fotografiche con il piccolo Revue, divertendomi a testare e inventare. La prima immagine è il risultato di un mosaico lunare ottenuto dalla somma di 7 differenti immagini risultato di 500 frame su 1000 cad al fuoco diretto del Revue in abbinamento a una camera CMOS ASI 120 MM monocromatica.

La seconda immagine è invece ottenuta abbinando il rifrattore a una fotocamera digitale Canon EOS 1000 e singolo scatto (ISO impostati su 400 e tempo di esposizione di 1/100 di secondo).

La terza, infine, è un lavoro di montaggio, riscalato e correttamente posizionato in relazione alla sera di ripresa, di due differenti immagini tratte con il Revue a focale 910.La prima ritrae GIOVE (è possinile ingrandire l'immagine unica sino a ottenere l'ombra di un transito sul pianeta!), la seconda la Luna (mosaico). E' un gioco divertente e molto realistico per immortalare la congiunzione (molto "aperta") del 9 di marzo 2014 e, cosa incredibile, l'immagine si può zoomare sino a 50 volte la sua dimensione e portare dettagli sul pianeta Giove come quelli dell'immagine singola del pianeta...

Foto di insieme della congiunzione LUNA - GIOVE, sulla destra il paraluce del Revue 60/910

CONFIGURAZIONE FINALE

Il Revue 60/910 nella configurazione finale: installato su una montatura Super Polaris d’epoca con motorizzazione originale SD-1 e colonna in acciaio autocostruita. L’insieme è molto stabile e consente di lavorare al limite delle possibilità dell’ottica oltre che offrire, gusto squisitamente personale, un set-up accattivante e di sicuro fascino. In questa configurazione il 60 mm. a f15 consente osservazioni interessanti degli oggetti del sistema solare e di molti sistemi multipli. Se posizionato in una località graziata da cieli molto bui è poi possibile anche andare a caccia di alcuni oggetti del cielo profondo (ammassi aperti, i globulari maggiori, alcune planetarie famose e qualche galassia appartenente al catalogo Messier).

 

Potrebbe sembrare incredibile, specialmente oggi che il mercato offre agli astrofili strumenti di diametro cospicuo (penso soprattutto ai dobson di produzione orientale), ma è ancora possibile divertirsi molto con uno strumento di piccolo diametro ma ottima fattura come questo. Esemplare è l’interesse che in questi ultimi anni ha interessato i piccoli “sessantini”, protagonisti di alcuni “club” come questo:http://cs.astronomy.com/asy/observing/f/1/t/5787.aspx (ma ce ne sono tantissimi altri, è sufficiente una ricerca su google per aprire un mondo di possibilità) ma anche di liste di oggetti osservabili con profitto.

Nella configurazione indicata il Revue mi ha accompagnato in alcune riprese dei principali soggetti del sistema solare. Le foto di Marte e Giove postate sono state riprese in condizioni “limite”, dietro le nuvole e con un vento “ante-temporale” nella sera del 26 aprile 2014, quindi la messa a fuoco è imprecisa e la resa generale piuttosto bassa. E’ stata utilizzata una camera QHYL-II a colori accoppiata ad una barlow TS 2,5x apocromatica.

L'immagine sottostante è ottenuta con il Revue 80/910 componendo con Autostich sei immagini riprese con ASI 120MM e filtro IR-PASS Baader alla focale nativa dello strumento. Ogni immagine è la somma di 450 frame ripresi in condizioni di seeing molto instabile (valutato intorno ai 4-5/10 con un 6 cm.) la sera del 10 maggio 2014 da Milano.

LA LUNA DA ALTA QUOTA (1800 mt)

Dalla mia postazione montana a quota 1800 metri, il pomeriggio del 13 agosto sono rincasato con il desiderio di riprendere il sorgere della Luna da dietro la cresta rocciosa del monte Sarezza, massiccio impervio che si staglia contro il cielo blu verso est.

Ed è nella mezz'ora che anticipa la levata del nostro satellite che scrivo queste poche righe e quindi nulla so di come e se riuscirò nell'intento.

Collego la camera a colori QHY5L-II al rifrattore ausiliare Vixen 60M che con la sua focale di 700 mm. dovrebbe essere fin eccessivo a quanto mi riprometto. Importante è “cogliere l'attimo” perché il tempo sarà poco e basta un “nulla” per perdere la possibilità di ripresa.

Userò dei “single shot” probabilmente così da poter evitare il mosso del filmato su un soggetto parzialmente fisso.

Sono riuscito a puntare la Luna che era già parzialmente sorta dalle creste rocciose puntute e ho dovuto operare in pochissimi istanti per trovare un compromesso accettabile tra la messa a fuoco corretta richiesta dal profilo montano e quella richiesta invece dalla diafana Luna.

Ciò che ne è uscito è molto lontano da quanto speravo di ottenere ma è comunque un utile inizio e serve per esperienza.

Con l'elevarsi della Luna, passato da poco il primo quarto, lungo l'eclittica ne ho approfittato per qualche ripresa della sua superficie. Benché il cielo fosse ancora bianco e andasse lentamente verso il cobalto della sera il nostro satellite è stato ripreso in condizioni quasi diurne tanto che il contrasto ne ha risentito obbligandomi a correggere i valori di gamma e offset in fase di post produzione.

Ho usato sia il CN-212 che il piccolo Vixen 60M ottenendo alcuni risultati apprezzabili benché il seeing fosse realmente basso e non superiore ai 5/10.

In particolare ho usato il piccolo Vixen per ottenere un mosaico (somma di 3 pannelli separati ripresi a 700mm di focale con la camera QHY5L-II monocromatica a 1280x960 pixel). I tre filmati, limitati a 3000 frames, sono stati realizzati usando il 50% del ripreso poi elaborato con Autostakkert 2, regista 6.0 e sommati con Autostich per la creazione del file finale.

Il tutto è stato poi aggiustato nei toni con Photoshop.

Considerando la sferica residua dello strumento e il seeing di ripresa le immagini ottenute non sono affatto disprezzabili.

CONCLUSIONI

Abitate in luoghi inquinati da luci parassite? Il seeing medio del vostro luogo di osservazione è "scarsino"? Vi piace la Luna, Giove, e siete amanti delle stelle doppie? Avete pochi soldi da spendere (o volete spenderne pochi) e divertirvi? Oppure volete spenderne comunque "un po'" e lavorare con una configurazione simile a quella presentata sopra (ma vi costerà più di un 30 cm. cinese in configurazione dobson...) perché "vi piace" e su questo non si discute?

Comprate un 60 a f15 simile a quello di questo test, una solida montatura ben sovradimensionata, e vivrete felici la vostra vita di astrofili. Unico "plus" possibile, se si vuole lavorare anche in fotografia, sostituire il focheggiatore ma vi servirà un elemento fatto "ad hoc".

Ci potete contattare a:

diglit@tiscali.it

oppure usare il modulo online.

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