MEADE 203.2/2000 SCHMIDT CASSEGRAIN

Una strana e vecchia versione arancione del classico 8" compound

INTRODUZIONE

Nel 1988, quando cominciai ad osservare il cielo con il mio primo telescopio, e dopo anni di mera osservazione visuale o con un piccolo binocolo 8x30 della Zeiss, acquistai uno Schmidt Cassegrain della Meade, l’allora modello 2080A con semplice moto sincrono in ascensione retta.

Era, per iniziare, un bellissimo telescopio e mi accompagnò per qualche anno in ogni condizione (dalle miti notti estive ai geli dell’inverno montano in alta quota). Lo avevo modificato copiando i ripiani portaoggetti che equipaggiavano le wedge della Celestron e aggiunto una serie di spinotti per l’alimentazione a 12 volt che potessero gestire accessori vari.

In tutta onestà non so dire, a tanti anni di distanza, se la qualità ottica fosse buona o meno. Allora avevo ben poca esperienza e già l’osservare due o tre bande atmosferiche su Giove e la divisione di Cassini sugli anelli di Saturno era ai miei occhi risultato affascinante.

Da allora, insieme ad una notevole pletora di strumenti disparati, ho avuto e usato altri Schmidt Cassegrain, ottenendone risultati alternanti ma mai grandissime soddisfazioni. Forse quello che mi piacque maggiormente (considerando di aver avuto anche un C11, un C14, un C8 classico, un Ultima 8” PEC, uno Zen 250 f20 e altri che ora nemmeno ricordo) fu il fratello maggiore di casa Meade, il primo LX200 da 10” che offriva ottime immagini planetarie.

Nonostante quella fortunata parentesi non sono mai riuscito ad amare in modo sviscerale questa configurazione ottica (peraltro ripagata da grande fortuna commerciale in ogni sua variante) e neppure il più che  buono ACF da 12” Meade posseduto e poi sostituito con la versione non spianata sono mai riusciti a farmi innamorare di questi “fustini da Dixan”.

Poi un giorno, per caso, sono entrato in possesso di uno strano Meade 203/2000 in versione arancione/gialla (costruito ancora in Costa Mesa e probabilmente uno dei primi esemplari prodotti dalla Meade americana di allora, essendo il n° 35).

Bisogna dire che un breve periodo Meade produsse una livrea giallo/arancio di questi 8 pollici affinché venissero rimarchiati Konus e venduti a completamento della loro serie di strumenti e quello nelle mie mani potrebbe essere uno di questi "vagabondi in prestito".

Lo presi come parziale conguaglio di scambio con un altro strumento più blasonato poiché il proprietario me ne decantava le ottime performances.

Quando testai l’ottica lo feci con un certo scetticismo ma dovetti, nel corso della notte passata al suo oculare, ricredermi e accettare il fatto che, forse, ero incappato in un esemplare davvero ben riuscito e dotato di ottiche di primissimo livello.

Una comparazione con quello che forse è uno dei migliori S-C di sempre (almeno così viene considerato), il Celestron ULTIMA 8” P.E.C., vedeva infatti il tubo giallo arancio di casa Meade spuntarla sia per focalizzazione che per pulizia generale di immagine.

Inutile dire che il Celestron, completo della sua montatura a forcella originale e in stato di conservazione pari al nuovo, ha un appeal decisamente maggiore, ma "in soldoni" le prestazioni del Meade sono superiori, seppur di poco.

Così vendetti il Celestron e tenni per me questo raro e strano Meade.

PROVENIENZA E NATALI

Da una prima ricerca sembrerebbe che questi MEADE ARANCIONI venissero prodotti effettivamente su richiesta della Konus che li vendeva con il suo brand e con il nome di Konus ALTAIR. Da quanto ho capito sembra che i primi esemplari abbiano avuto i natali alla fine degli anni '80 e che fossero strumenti testati da Konus che richiedeva test specifici sulla bontà ottica. In effetti tutto sembra coincidere: la manopola di fuoco era più "dura" degli analoghi Meade 2080 (sia prima che seconda serie) e il focus shift molto limitato (come in effetti nel mio esemplare, si legga oltre...). E' quindi comprensibile che, come dimostreranno i test effettuati, le ottiche lavorino particolarmente bene e che la loro lavorazione restituisca uno star test di buon livello, così come la focalizzazione finale.

Una ricerca più approfondita ha portato a uno scenario (anzi due) leggermente diversi ma entrambi testimoni della assoluta bontà ottica dello strumento:

 

1) le ottiche, come da targhetta, sono state effettivamente realizzate in casa dalla Meade nello stabilimento in Costa Mesa. In questo caso, in riferimento a questi strumenti, la precisione di lavorazione era allora certificata a LAMBDA/12 (ma se fosse del 1985 probabilmente saremmo addirittura a LAMBDA/15). Un valore molto molto basso che testimonia e giustifica il fatto che lo strumento performi così bene (oggi sono dichiarati ad "almeno" lambda/4 giusto per chiarirci).

2) le ottiche, come da notizie trasversali sul marchio Konus, non sono americane ma Giapponesi e realizzate sulle specifiche tecniche e progetto della allora Meade di Costa Mesa e poi assemblate dalla Meade che le intubava nella livrea ARANCIONE e le faceva rimarchiare da Konus per i suoi clienti (e forse alcune, magari non ritirate o i primi esemplari di test, punzonate come MEADE COSTA MESA - cosa tutto sommato possibilissima).

 

In ambedue i casi ci troviamo al cospetto di un'ottica di prim'ordine...

Vista della lastra correttrice frontale con i Bob's Knobs installati sulla cella del secondario,

upgrade davvero utilissimo nelle operazioni di collimazione.

La targhetta identificatrice della provenienza: lo strumento sembra essere Meade 100% ma sussistono molti dubbi sulla reale paternità della lavorazione ottica: si legga a questo proposito la sezione su PROVENIENZA E NATALI. 

OSSERVAZIONE DI STELLE DOPPIE

Osservazioni del 14/7/2013 da Milano – seeing medio 7-8/10. Notte piuttosto calda e umida, infestata di zanzare ma graziata da una bassa turbolenza atmosferica.

 

Devo dire di avere usato più volte questo strumento, più che altro in "scampoli di serata" per qualche fogace test, ma di non aver mai preso appunti su quanto osservato (se si esclude una visione molto appagante di Giove avuta nel 2012 di cui parlerò più avanti) e sui risultati dei test. Riporto così osservazioni più "ragionate", effettuate da casa (sia nella mia dimora di Milano che dalla casa a Ponte di Legno di mia moglie) con la dovuta calma e il tacquino a fissare le mie impressioni visive.

La sera del 14 luglio 2013, dopo aver lasciato acclimatare lo strumento per una quarantina di minuti (benché la differenza di temperatura tra interno ed esterno sia valutabile in pochi gradi centigradi, forse 2 o 3) procedo al primo star test per verificare la corretta collimazione delleottiche.

Target iniziale è Arturo che, da poco oltre il meridiano, risulta comodo e luminoso da puntare. Già a 160x emerge un lieve errore di allineamento delle ottiche che correggo prima osservando con l’oculare da 12,5 mm. e che poi miglioro con l’oculare da 7,5mm. Sussiste ancora una piccola “puma di calore”, che si manifesta come rinforzo degli anelli di Fresnel e che tende a  “deformare” lievemente l’immagine a fuoco creando un piccolo baffo di rinforzo negli anelli di diffrazione. L’effetto è piuttosto limitato e accetto di cominciare le osservazioni anche in presenza del piccolo handicap.

In compenso le immagini intra e extra focale risultano buone anche se meglio definite in extra focale, e l’ottica, in generale, risponde come dai miei ricordi.

Molto facile appare IZARche mostra anche a basso ingrandimento la sua duplicità (oculare LE da 30mm.).
Ovviamente, salendo con i poteri, il sistema diventa più godibile e i colori delle componenti emergono prepotenti. La visione in assoluto migliore si ottiene con l’oculare da 7,5 mm. (che permette 266x). La coppia è un classico sistema multiplo da rifrattore (avendo componenti luminose) ma la buona focalizzazione di questo Meade consente di cogliere bene il disco di airy e gli anelli di diffrazione che lo circondano.

Troppo facile appare la Pi Greco Bootis (Struve 1864), posta a 14,14 e +16,25, una coppia di stelle di magnitudine 4,9 e 5,8 separate da circa 6”. La coppia è già molto ben separata a 66x (oculare da 30mm.) e appare al meglio a poteri un poco superiori. L’oculare da 12,5 mm. (che offre 160x) sembra la miglior scelta. Entrambe le stelle appaiono bianche (forse la primaria ha riflessi azzurrini), con la secondaria di circa 1 mag. più debole della principale.

Nelle osservazioni il maggiore fastidio è dovuto al piccolo focus shift che, benché molto minore rispetto ad alcuni modelli attuali, è presente e richiede una minima assuefazione se si è abituati ai rifrattori di buona qualità. Per darvi una idea del suo valore posso dire che a circa 400x lo spostamento, invertendo il moto della manopola di messa a fuoco, è di circa 1/4 - 1/5 del campo inquadrato.

La Struve 1864 vista a circa 70x (sopra) e circa 160x (sotto)

La doppia IZAR, nel Bovaro

Trovandomi in questa plaga di cielo non ho potuto non tentare la Zeta Bootis, banco di prova per ogni ottica in grado di avvicinare il potere risolutore teorico necessario a separarla. Si tratta, come risaputo, di una doppia molto stretta (la separazione tra le componenti è prossima a 0,6”) con stelle di magnitudine quasi uguale (4,5 e 4,6). Nell’usare l’oculare da 5 mm. mi accorgo che la focalizzazione non è perfetta e che la collimazione va lievemente ritoccata. L’ottica appare oramai
completamente acclimatata e denuncia una collimazione perfettibile che mi affretto a sistemare (aiutato in modo esemplare dalle manopoline “Bob’s knobs”.
A questo punto il potere di 400x offerto dall’oculare da 5mm. è già sufficiente a mostrare la duplicità del sistema in modo chiaro e netto. Le due stelle si trovano quasi a contatto ma i loro dischi di airy sono separati, benché vicinissimi. Gli anelli di diffrazione rispettivi non danno eccessivo fastidio, essendo accettabilmente deboli, e la visione è appagante.

Non abbiamo l’immagine tipica di un rifrattore di pari diametro e nemmeno la sua pulizia, ma la coppia è facilmente separata anche a occhio inesperto.

Il potere di oltre 700x offerto dall’oculare LE da 2,8 mm. si rivela invece un po’ eccessivo. La coppia resta separata ma l’incisione dell’immagine peggiora e, tendenzialmente, la visione è
migliore a 400x.

Per concludere la carrellata di doppie in questa regione del Bovaro mi sposto sulla Struve 1884, coppia più facile situata a 14,48 e + 24,22. Le due componenti, di magnitudine 6.6 e 7.5 rispettivamente, sono separate da 2,1”, un valore molto “comodo” per questo 200 mm.

L’oculare da 30mm. usato per il puntamento è già sufficiente a leggerle come separate ma la visione migliore la offrono i poteri maggiori. Il massimo si ottiene a 266x con le due componenti
piuttosto quiete, disegnata da un disco di airy piccolo e ben definito e un primo anello di diffrazione lievemente tremolante. Il seeing è piuttosto buono e osservare questa coppia esperienza piacevole. La bassa luminosità (specialmente in relazione al cielo lattiginoso di Milano) consente di sfruttare bene l’apertura senza essere penalizzati dall’ostruzione dello
strumento che è pari a circa 0,34).

Interessante anche il test compiuto sulla Otto Struve 410 nel Cigno, un sistema triplo posto a 20,40 e + 40,35 con componenti di mag. 6,7 – 6,8 e 8,7 separate rispettivamente da 0,9” e
68”. A parte la componente lontana, bella è la visione delle due stelle vicine che, a 400x, si palesano come i fari di una auto lontana in una notte buia. Di uguale dimensione appaiono nettamente separati e ben disegnati.

Immagine della Zeta Bootis così come appare all'oculare in una notte di ottimo seeing. La pulizia dell'immagine è notevole (solamente non ho riportato il debole primo anello di diffrazione presente) e dovuta sicuramente alla bontà della lavorazione ottica di questo esemplare

Il cercatore è un comune 6x30 a visione diretta. Purtroppo il sostegno si è rotto negli anni e il precedente proprietario ha avuto la bella idea di "incollarlo" con un mastice alla culatta rendendolo, di fatto, insostituibile se non rovinando la vernice originale del tubo

OSSERVAZIONE DI LUNA E PIANETI

Qui sono obbligato a mischiare osservazioni fatte in momenti molto diversi e anche lontani nel tempo.

La prima riguarda il pianeta Giove, visto con il Meade “arancione” dal cielo di Ponte di Legno, nell’anno 2012, con notevole soddisfazione e una certa incredulità.

Il pianeta gassoso si presenta estremamente dettagliato, con svariate indentellature sia nella NEB che nella SEB e con una certa quantità di microbande (sottili e variamente dense) nella zona nord. La Grande Macchia è ben visibile e anche ciò che resta degli ovali scoloriti che la precedono e seguono (che si sono in buona parte fusi e deformati in volute). Si intravede una qualche accenno di struttura interno alla Macchia Rossa anche se avrei difficoltà a indicare in che senso si “arrotola”. Ho potuto anche seguire (in altra osservazione) il transito di uno dei satelliti galilaiani che proietta un’ombra nera e molto netta.

La serata è graziata da buon seeing e il catadiottrico non fa rimpiangere un ottimo rifrattore da 10/12 cm. anche di qualità “apocromatica”.

Regge bene gli ingrandimenti e trovo migliore quello offerto da un plossl commerciale da
10 mm. che offre 200x. La visione a 222x è comunque altrettanto dettagliata e forse più incisa grazie al buon ortoscopico da 9mm. utilizzato. L’oculare da 7,5mm. invece (sia in versione "plossl economico" che in versione costosa "Takahashi serie LE" tende a ingrandire un po’ troppo e la visione risulta meno incisa per i miei gusti.

Immagine non dell'autore rielaborata per offrire dimensioni e particolari uguali

a quelli visibili all'oculare a circa 200x

La LUNA, nelle giuste condizioni di illuminazione e in presenza di buon seeing, è foriera anch'essa di buone soddisfazioni.

Ho tentato lungamente la visione della zona intorno a Plato e alla Vallis Alpes, con alterni successi. Quando il seeing non è ottimale anche un piccolo rifrattore apocromatico da 4 pollici tende a restituire una immagine più piacevole. Non offre maggiori particolari, ma la visione di quelli accessibili è più immediata. Quando invece il seeing si avvicina agli 8/10 (che tutto sommato sono un valore raro ma non eccezionale dal mio sito di osservazione milanese) il Meade S-C riesce a sfoderare una "mezza marcia" in più. La buona risoluzione teorica alla sua portata (ricordo che non è tanto facile andare oltre i 0,6" in visuale, con nessuna ottica) e la lunga focale permettono di sfruttare poteri di oltre 400x senza una significativa perdita di luminosità.

Un confronto fatto con un buon TeleVue Genesis ha visto il rifrattore fermarsi a 4 craterini all'interno di Plato e un accenno (al limite) di una piccola porzione della rima interna alla Vallis Alpes (che sovente si confonde con l'ombra delle pareti della stessa). Il Meade, invece, è riuscito a mostarrmi un quinto craterino all'interno di Plato (ma soprattutto una visione più netta degli altri 4) e ha evidenziato un tratto più lungo della rima sopradetta con una migliore percezione della manciata di craterini che la segna in una delle sue porzioni.

Non si può affermare che sia osservazione da "tutti i giorni", né che sia facile e che si riesca a seguire la rima per tutta la sua lunghezza, ma la differenza con il più piccolo rifrattore è emersa.

Non ho purtroppo operato un "testa a testa" (che mi riprometto comunque di fare) con il Takahashi FC 100-N (forse il migliore rifrattore apocromatico da 10 cm. a f10 esistente ed esistito) ma credo che il vantaggio del Meade, pur risicato, si sarebbe palesato in condizioni di ottimo seeing.

La regione di PLATO. Foto non dell'autore. L'immagine mostra comunque abbastanza bene

(se si esclude una certa "rumorosità e granulosità" la visione del cratere lunare

attraverso lo strumento oggetto del test

Il Meade 203/2000 installato su una massiccia ALTER D-6 equatoriale con sistema FS-2

CONCLUSIONI E CONSIDERAZIONI

Lo strumento ha mostrato che uno Schmidt Cassegrain da 20 cm., anche con i suoi limiti di ostruzione, se è davvero ben lavorato, acclimatato e collimato, può essere strumento di notevoli prestazioni, in grado di accompagnare l'astrofilo per una vita di ottime osservazioni.

Oggi non sono convinto che la produzione di stampo cinese (anche se marchiata Celestron e Meade) possa eguagliare i vecchi S-C prodotti negli Stati Uniti con attenzione maggiore e una buona lucidatura delle superfici.

Sicuramente i trattamenti antiriflesso odierni sono più performanti e offrono una trasmissione luminosa maggiore, cosa che può essere un pochino utile nell'osservazione del cielo profondo ma assolutamente ininfluente in alta risoluzione.

Un "vecchio" Meade come questo (o Konus ALTAIR che sia), ma potremmo considerare anche alcuni C8 arancioni di prima produzione Celestron, se è ben riuscito è una "macchina" di ottimo livello. Inoltre, e non è aspetto da sottovalutarsi, costa relativamente poco. Questi esemplari si trovano tra i 500 e i 700 euro e non hanno nulla da invidiare (anzi) agli attuali maksutov Synta da 180mm a f15 in campo hi-res. Offrono in aggiunta maggiore versatilità di utilizzo e un controllo maggiore sulla collimazione e il cool-down.

Se si è in cerca di un ottimo strumento planetario si può trovare in uno di questi esemplari un buon compagno di divertimento.

Nel settore delle stelle doppie, cui io dedico particolare attenzione, continuo a preferire un buon rifrattore da 5 pollici che offre immagini più pulite, quiete ed è in grado di lavorare meglio sulle doppie sbilanciate. Su quelle di pari magnitudine e molto strette, invece, a patto di accettare una immagine più tremolante, è più consigliabile uno di questi "barilotti" (ma da usarsi solo quando il seeing e molto buono!).

Detto questo sconsiglio a chiunque voglia ottenere il massimo possibile da un S-C da 8 pollici (anche se leggero) di lavorare con montature di classe inferiore alle diffuse EQ6 (giusto per porre un riferimento). Se è infatti vero che il peso, con accessori, non supera i 6/7 chili è altrettanto vero che l'immagine tremolante che gli S-C tradizionalmente restituiscono si sposa molto male con le microvibrazioni indotte da montature leggere. Meglio investire qualcosa in più in termini economici (magari anche scegliendo un buon usato) ed acquistare una montatura solida in grado di reggere almeno 14/16 chili di strumentazione visuale.

Ci potete contattare a:

diglit@tiscali.it

oppure usare il modulo online.

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