INTES MK-66 De Luxe

luglio-agosto 2014

INTRODUZIONE

Gli schemi maksutov mi piacciono, specialmente quelli in configurazione Gregory, con la parte del menisco alluminata. L’MK-66 è, invece, un Rumak che, per via del secondario staccato e collimabile, offre maggiori chanches progettuali e anche operative.

Mi è capitato di possedere e usare alcuni di questi maksutov (nelle varianti elencate) nel corso degli anni ma, in contraddizione con quanto scritto, non li ho mai tenuti a lungo per via di prestazioni generalmente non esaltanti.

Un vecchio maksutov da 19 cm. di Zen era costruito talmente male da essere inusabile (ma forse aveva subito qualche rimaneggiamento non dovuto al suo costruttore), i vari ETX mi hanno lasciato “tiepido”, il precedente Intes MK-67 con ottiche standard performava bene ma l’allora apocromatico da 4 pollici che avevo lo superava (seppur di poco), e lo SkyWatcher 180/2700, pur dotato di ottiche di buon livello, non mi ha impressionato e si è fatto poco amare per via di una meccanica al “limite”. Stessa cosa dicasi per il fratello minore 150/1800.

Il solo maksutov che mi è piaciuto (tralasciando il Mirage 200/2000) è stato un 178 Meade completo di montatura a forcella originale che esibiva immagini molto valide dei pianeti e sorprendentemente incise degli oggetti del cielo profondo.

Quando mi è capitata l’occasione di questo MK-66 ho quindi storto un po’ il naso ma, essendo dotato di ottiche in Sitall e alta correzione, ho finito per convincermi e dare una seconda opportunità alla pesante industria russa.

Devo inoltre dire che lo strumento proviene da una permuta parziale a fronte del valido MN-78, un maksutov-newton della stessa Intes, molto performante ma anche ingombrante, pesante, e di conseguenza poco usabile.

COSTRUZIONE E MECCANICA

Lo strumento appare realizzato con lo standard russo di casa Intes e Intes Micro, quindi con tubi in alluminio dallo spessore che si misura in millimetri (non decimi), un paraluce fisso integrato nel tubo ottico, una culatta tornita dal pieno e una maniglia di sostegno avvitata a quest’ultima. Di plastica o termoformati nemmeno l'ombra.

Anche il supporto del cercatore e il suo sistema di fissaggio (con lamina anti-traslazione e vite di ritenzione) appare votato alla massima robustezza, anche a discapito del contenimento dei pesi.

Il sistema di messa a fuoco prevede la traslazione dello specchio primario ma è dotato di un sistema a compasso che opera molto bene e che sembra non produrre alcun focus shift durante le operazioni di movimento.

La cosa si riflette positivamente non solo durante utilizzo dello strumento ma anche nel mantenimento degli assi ottici. Ritengo che la cella del primario, probabilmente priva di movimenti laterali e non soggetta a basculamenti anche minimi, contribuisca a rendere lo strumento facile da collimare e molto difficile da scollimare. La prova ne è il fatto che né il passaggio al meridiano modifica la collimazione né, soprattutto, i trasporti anche lunghi del tubo ottico.

A fronte di tante positività va rilevata la non eccezionale morbidezza di funzionamento della manopola di messa a fuoco che risulta poco fluida all’azione manuale. Se questo non arreca fastidio a ingrandimenti inferiori ai 250x circa va anche detto che, sopra i 300x, il difetto appare più sensibile e stona un poco, soprattutto in relazione a ottiche di eccelsa lavorazione.

Queste (quantomeno lo specchio primario) sono realizzate in Sitall, un materiale vetro-ceramico cristallino contraddistinto da un coefficiente di dilatazione termica molto basso che tende a limitare i tempi di acclimatamento dell’ottica (espandendosi o contraendosi  poco).

La versione DeLuxe si fregia inoltre di una lavorazione molto accurata delle ottiche che manifestano un errore inferiore a 1/8 di lambda e una riflettività (dovuta ad alluminature speciali) pari al 98%.

Affinché questi dati abbiano un “senso” va ricordato che la versione “standard” del MK-66 ha ottiche lavorate a 1/4 di lambda e alluminature con riflessività compresa tra il 90% e il 92%.

Finché i numeri restano sulla carta si potrebbe immaginare che le differenze reali siano opinabili ma quando si esaminano gli strumenti sul campo ci si accorge che non è così. Il comportamento delle ottiche De Luxe è davvero impressionante sia per correzione globale che per luminosità restituita, e il costo non secondario che divideva, all’origine, le due versioni sembra trovare senso una volta che si è sotto al cielo.

STAR TEST

Lo strumento nasce, dichiaratamente, come alternativa ai rifrattori apocromatici da circa 5 pollici e, nella versione testata, dimostra di essere all’altezza delle aspettative, almeno in alcuni campi di indagine.

Lo star test appare ottimo. Non si notano differenze tra le immagini in intra ed extra focale e sebbene il mio occhio scovi un lievissimo residuo di aberrazione sferica questo è di entità talmente minima da non essere significativo a nessun ingrandimento una volta che lo strumento è correttamente a fuoco.

Inoltre, e questo appare impressionante, il mak Intes sembra non soffrire viaggi o “sballottamenti” e, nonostante una lunga trasferta, lo strumento è giunto sulla mia montatura perfettamente collimato. Ho provato, me ne do atto, a cercare una qualche possibilità di miglioramento ma non sono proprio stato capace di trovarla tanto da rimanere sinceramente impressionato.

Innanzi tutto va detto che, almeno fino al potere di 90x offerti da un comune oculare plossl da 20 mm. le immagini appaiono indistinguibili da quelle di un rifrattore e, anche salendo a 144x (oculare plossl da 12,5 mm.) la puntiformità stellare e il contrasto rendono arduo il confronto con un apocromatico da 4 pollici e distinguere l’immagine fornita dal maksutov da quella del rifrattore è operazione non proprio immediata.

Lo star test è stato effettuato su due stelle diverse, una di primaria grandezza (Arturo, alpha Bootis), l’altra di 3 mag. circa.

In entrambi i casi l’immagine è, a qualsiasi ingrandimento, di notevole qualità. Ho provato a sgranare ingrandimenti alti fino ai 300x dati da un plossl da 6mm. e ai 450 del plossl da 4mm. L’immagine stellare, anche all’ingrandimento maggiore, è praticamente perfetta e solo un “refractor boy” come me, abituato anche ad apocromatici di altissimo livello, riesce a limitarsi a un voto pari a 8 su 10 e non alla lode massima.

Comunque sia risulta davvero difficile poter pretendere di più anche perché il contrasto appare molto alto con un primo anello di diffrazione vicino al disco di airy e ben luminoso e due ulteriori anelli più deboli (di cui il terzo quasi invisibile).

Altra piacevole sorpresa viene dalla mancanza di focus shift. Questi non è contenuto, semplicemente non c’è, a qualsiasi ingrandimento e anche invertendo il moto di rotazione della manopola di focheggiatura.

Unico secondario difetto (almeno ne ho trovato uno!) la migliorabile dolcezza di rotazione della manopola stessa che, a ingrandimenti superiori ai 300x potrebbe essere migliorata.

STELLE DOPPIE

Il test sui sistemi binari ha confermato le notevoli performances dell’Intes. Difficile, lo dico per onestà, ottenere altrettanto da un rifrattore da 4 pollici (a meno che non sia un vero mostro sacro: ad esempio il mio Takahashi FC100-N) e, in linea generale, ritengo che questo maksutov da 15 cm. rieca a giocarsela alla pari con molti rifrattori da 5 pollici oggi presenti sul mercato per quanto concerne l'osservazione di sistemi multipli stretti e bilanciati.

 

Izar è incantevole. Il potere che meglio la definisce è quello di 300x anche se ho avuto molta difficoltà a scegliere tra questi e i 450x del 4mm. plossl. L’immagine è davvero “refractor like” con le due componenti disegnate sul fondo cielo scuro. Entrambi i dischi di airy (che appaiono di dimensioni differenti) mostrano geometria impeccabile e una buona saturazione del colore: giallo quello della primaria e azzurro senza indecisioni quello della secondaria. Entrambi appaiono circondati da un anello di diffrazione e, la primaria, anche da un debole secondo anello. La doppia, benché non sia il potere più indicato per la sua osservazione, appare già perfettamente separata anche a soli 90x (plossl da 20mm.), risultato notevole e che molto dice sul contrasto offerto dalle ottiche.

 

Cor Caroli è ovviamente bellissima tanto che osservarla a 45x (oculare plossl da 40mm.) è operazione tanto rilassante da rendere inutile aumentare gli ingrandimenti. Notevole inoltre, benché le osservazioni siano state effettuate da Milano, osservare quante fini stelle di campo emergono dal fondo cielo.

 

La Delta Cigny, doppia sempre ostica per gli strumenti ostruiti di diametro limitato, è più bella che mai con entrambe le componenti pulitissime e ben separate. A 300x sembra offrire già il massimo ma è solo salendo a 450x che si comprende la sorprendente capacità di reggere gli ingrandimenti di questa ottica su soggetti stellari.

 

Bello, ovviamente, il sistema di Mizar e splendide sia Albireo che Sheliak, con le loro tinte contrastanti messe in ottimo risalto da una saturazione esemplare dei colori.

Lo sottolineo volentieri perché, a parte la capacità di mettere a frutto il potere separatore teorico, l’ottica rende in modo superbo sulle cromie stellari. Un confronto con un moderno tripletto apocromatico in FPL-53 o 51 da 11/12 cm. vedrebbe una sostanziale parità di prestazione e questo mi ha sorpreso non poco.  Trovo invece che una fluorite minerale limitata a un obiettivo a due lenti faccia invece ancora meglio.

 

Altro sistema osservato è stato quello della “Doppia-Doppia” nella Lyra. Già separato in quattro componenti a 90x, il sistema diventa molto bello con l’oculare da 12,5mm e quasi indistinguibile da un rifrattore da 4 o 5 pollici con il 7,5mm. LE Takahashi (che offre il potere di 240x) o con il plossl da 6mm. (300x).

La sera del 16 agosto 2014, seguendo la “scia” del recente test effettuato con il Takahashi CN-212, ho fatto un giretto nella plaga della Lira che transita allo zenith a ore comode.

I sistemi multipli contenuti nella piccola costellazione sono molti e alcuni estremamente interessanti benché, viste le loro caratteristiche di forte sbilanciamento tra le componenti, necessitino di cieli molto bui sui quali le deboli compagne riescano a far notare la propria presenza.

Più della limitata separazione e notevole differenza in magnitudine tra le stelle dei sistemi ciò che rende possibile l’eventuale osservazione delle compagne è il fondo cielo. Dai neri pece (o quasi) dell’alta montagna tutto diventa molto più facile ma dalla periferia milanese, dove non è possibile scorgere a occhio nudo stelle oltre la mag. 3, l’impresa diventa estremamente ardua.

Il buon MK66 DX, pur sfoggiando una ottima immagine, ha fallito nel difficile compito che era stato invece superato (a fatica) dal più grande 8 pollici e 1/2 di casa Takahashi.

 

La Sh282 - nei cataloghi meglio conosciuta come Otto Struve 525 appare come una stella singola anche se, a tratti, noto un “fantasma” posizionato più o meno al corretto angolo di posizione e annegato nel primo anello di diffrazione della stella principale. Ho provato una ampia schiera di ingrandimenti con oculari di schema e lunghezza focale diversi. Le immagini migliori sono state correttamente offerte dalla serie LE Takahashi che ha mostrato l’ingrandimento migliore essere quello di 360x dato dal 5mm. Nonostante una qualche “parvenza” il sistema non può essere considerato vinto e posso solo ritenerlo al limite dello strumento sotto cieli migliori.

 

Bu648 non offre invece alcun dubbio: non viene separata nemmeno a imprecare. La sua separazione e differenza di magnitudine unite al lattiginoso cielo milanese non offrono alcuna possibilità al 15 cm. russo.

 

Miglior fortuna incontra la 17 Lyrae che mostra al limite della visibilità (sapendo dove guardare e avendo pazienza) la debole compagna di magnitudine oltre la 9°.

E’ una vittoria di “Pirro” in quanto il sistema non è certo eclatante.

Per consolarmi sono scivolato nuovamente su Albireo e poi sulla Delta Cigny per avere, con quest’ultima, la bella sensazione di “fare doppie”.

OSSERVAZIONE PLANETARIA

In questo momento dell’anno i pianeti sono quasi tutti invisibili con la sola eccezione (notturna) di SATURNO che però, a onor di cronaca, è molto basso e dalla mia postazione può essere osservato (causa alberi ad alto fusto) solamente quando è alto sull’orizzonte non più di una ventina di gradi. Le condizioni di osservazione sono quindi fortemente limitate ma l’Intes ha saputo regalarmi una visione molto soddisfacente del pianeta inanellato. A 300x, ingrandimento ben sopportato grazie alla notte quieta con seeing favorevole che ha parzialmente compensato la scarsa levatura del pianeta sull’orizzonte), Saturno mostra chiaramente la divisione di Cassini quasi fino a ridosso del disco planetario, un accenno dell’anello C, una ben definiti banda tropicale, il rinforzo della zona polare e anche, molto ben definita, l’ombra proiettata dal globo sugli anelli. Questa è piuttosto piccola e verticale (il fatto dipende dalla reciproca posizione di Saturno e del Sole al momento dell’osservazione) ma ben definita e contrastata.

Sono certo che se il pianeta fosse stato molto più alto sull’orizzonte avrei goduto di una visione notevole.

Le immagini riportate sopra sono state riprese molti anni fa, a cavallo tra il 2004 e il 2005 da Thierry Gauthier usando un MK-66 DeLuxe e una web-cam Toucam Pro. Considerando l’evoluzione stratosferica che ha avuto l’imaging planetario in questi ultimi 10 anni e le nuove tecniche di acquisizione ed elaborazione, senza contare le possibilità delle ultimissime camere CCD o CMOS, i risultati ottenuti da Gauthier appaiono di alto livello.

A partire da sinistra abbiamo: GIOVE, il cratere CLAVIUS, la doppia EPSILON LYRAE, MARTE, la doppia 70 OPHIUCHI, STAURNO, il lontano URANO e, ultimo, il cratere COPERNICO.

CAMPO CORRETTO

A dispetto del suo disegno ottico (ma forse in virtù del rapporto focale non troppo spinto), l’Intes offre un campo corretto di buona estensione. Non siamo ovviamente difronte a uno strumento spianato e progettato per osservare a 15 ingrandimenti con 4 gradi di campo ma, nei limiti delle sue potenzialità, lo strumento si è comportato meglio di quanto pensassi.

Accoppiato a un oculare economico Plossl da 40mm. (costo di acquisto 25 euro), il maksutov russo offre circa 45 ingrandimenti e un campo reale prossimo a 1° quasi completamente scevro da aberrazioni geometriche. Solo a circa 3/4 di campo comincia a notarsi una lieve deformazione delle immagini stellari permettendo, di fatto, un utilizzo soddisfacente anche su soggetti relativamente estesi del cielo profondo. 

Non si riuscirà ad osservare l’ammasso delle Pleiadi nella sua interezza e nemmeno alcune nebulose diffuse come la Velo, la Heliz e poche altre, ma la stragrande maggioranza degli oggetti deep sky possono essere un buon target per il mak russo.

L’ottimo contrasto e l’alta riflettanza delle sue ottiche (98% in questa versione con ottiche “speciali”) non fa infatti rimpiangere strumenti più dedicati di diametro simile o poco inferiore.

Benché non sia un test probante (mi riprometto una sessione dai cieli bui montani), ho osservato la nebulosa M57 nella Lyra da Milano. In una notte illune di discreta trasparenza non ho incontrato difficoltà nel discernere chiaramente la morfologia dell’oggetto che appare, alla stregua di quanto mostrato da un classico C8, come un bel anello di fumo. Notevole anche la quantità di stelle di campo che, nonostante l’apertura limitata a 15 cm., emergono numerose e contrastate anche nelle componenti più deboli.

Ritengo quindi che sotto cieli adatti questo Intes possa essere un buon compagno anche sul deep sky.

CONCLUSIONI

Da amante dei rifrattori e dopo aver avuto, testato, e anche apprezzato molti strumenti a specchio nelle varie configurazioni disponibili, devo ammettere che questo MK-66 De Luxe è un gran strumento.

La versione MK-67 (quella priva di paraluce fisso e con focheggiatore esterno posteriore) con ottiche Standard (1/4 lambda e riflettanza 90% - si veda il “test breve” su questo sito) non mi aveva altrettanto colpito benché fosse strumento onesto e globalmente corretto.

Forse sarà l’utilizzo del Sitall per la realizzazione degli specchi, forse l’alta riflessività del tipo di alluminatura, forse la superiore correzione ottica (dichiarata in 1/8 di lambda), ma questo MK-66 deve, di diritto, essere considerato uno dei migliori 15 cm. compound mai realizzati e, mi si creda, c'è una differenza sostanziale di resa tra la versione "standard" e quella "deluxe".

Se avesse una ostruzione inferiore forse potrebbe fare ancor meglio (benché si sia già ad alto livello) e se il sistema di messa a fuoco fosse più dolce sarebbe ancora più piacevole agli altissimi ingrandimenti raggiungibili ma... è difficile trovare uno strumento che non abbia difetti, seppure limitati e secondari.

In compenso è compatto, molto ben realizzato, dotato di ottiche di alto livello e meccanica validissima. Sta comodamente su una montatura di portata limitata (una qualunque HEQ5 o Ioptron IE30 vanno benissimo) e non soffre di focus shift o di facile scollimazione.

Personalmente lo trovo performante quasi quanto il 180/2700 SkyWatcher anche in barba ai 3 cm. di differenza, oltre che migliore sotto qualsiasi altro punto di vista ottico/meccanico.

Cosa chiedere di più?

Oggi, che è reperibile solo sul mercato dell’usato, nulla. Se si ha la fortuna di trovarne uno (sia chiaro: versione DeLuxe con ottiche in Sitall) lo si può portare a casa per cifre tra i 700 e gli 800 euro ma da nuovo ne costava circa 1800 e più il che lo ha reso meno “appetibile”. Un peccato perché rende molto e può essere uno strumento completo e unico anche alternativo al classico C8 nei confronti del quale probabilmente soffre soprattutto in campo fotografico HI-RES, dove conta soprattutto il diametro.

Se la scelta deve essere tra questo strumento e un apo da 10 o 12 cm. “cinese” ritengo che, fotografia deep sky e larghi campi a parte, ci siano ottime ragioni per essere indecisi nella scelta. 

Certo, un FS-128 o un TSA 120 Takahashi restano superiori ma, se non siete degli irriducibili “refractor boy”, con la differenza di spesa comprate una bella montatura go-to, un set di oculari ortoscopici di pregio, qualche accessorio utile, una camera planetaria di buon livello e anche un pc portatile per l’acquisizione dei filmati.

Insomma... tutto quello che serve.

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