BRESSER 152L "custom"

Ottobre 2016

INTRODUZIONE

La mia avventura con la Bresser è cominciata tanti anni fa in occasione della grande opposizione di Marte (era il 2003) e proseguita tiepidamente, nel corso degli anni, fino a trovare grande feeling con l’acquisto di un Messier 127-L (rifrattore acromatico 127/1200).

Quella dei rifrattori da quindici centimetri e focale da f8 e f6 è invece un antico interesse che si è mantenuto vivo nel corso degli ultimi vent’anni almeno pur senza mai raggiungere vette di vera passione. I primi 150/1200 (versioni Konus, Celestron, e Antares) li ho largamente usati a metà degli anni ’90 per poi approdare a più economici Meade AR-6 e infine ai vari e tanto decantati (in modo parzialmente ingiustificato a mio giudizio) Individual TS, Tecnosky, etc.. 152/900 che sono stati esaltati da molti astrofili e che, una volta testati, mi hanno sempre mosso commenti poco più che "tiepidi".

Va detto che un tempo possedere un telescopio a lenti con apertura da 6 pollici era sogno quasi irraggiungibile di ogni astrofilo, un po’ come lo è oggi un apocromatico da 18 cm (perché i 15, se si escludono Takahashi, AP, TEC, e pochi altri di altissimo livello, sono oramai alla portata di quasi ogni tasca con prezzi tra i 5 e i 6 mila euro). Oggi un 150/1200 acromatico si acquista invece con poco più dell’equivalente di un oculare da 110°!

La rivoluzione cinese ha colpito mietendo vittime illustri e imponendo al mercato una logica schiacciante e, quasi sempre, vincente.

Fa nulla se molti di questi strumenti hanno ottiche poco sfruttabili a ingrandimenti medio/alti, non importa se la loro componentistica è quasi sempre di basso livello, oggi il loro prodotto è maturo, completo, economico e di ottima qualità, almeno dal punto di vista delle ottiche (sulla meccanica ancora molto è da fare ma l’accelerazione è tale che in breve si giungerà, pur con un certo aumento dei prezzi, a un compromesso globale più che soddisfacente).

Ogni medaglia ha ovviamente il suo risvolto e quello che cela la patinatura dei rifrattori e telescopi pseudo orientali è la scarsa e imprevedibile qualità dell’assemblaggio finale. Capita che giungano ottiche inusabili, parti rotte, viti mancanti (perché chi distribuisce i prodotti non ha il tempo né la professionalità di controllarli tutti) ma soprattutto telescopi che, nel 90% dei casi, sottoperformano rispetto a quanto potrebbero fare. Altrettanti astrofili non ci badano, si accontentano, pensano che quanto vedono all’oculare sia “fantastico”, non si accorgono dei limiti di miglioramento e chiacchierano inutilmente invece che ottimizzare i loro nuovi strumenti.

Così, accostando uno di questi telescopi a un blasonato top level anche nelle sole applicazioni visuali permette di comprendere dove finiscono le migliaia di euro di differenza richieste all'acquisto.

Diverso se uno di questi "bargain refractor" (magari con ottiche ben lavorate) giunge nelle mani giuste e viene portato al massimo elle proprie prestazioni.

LO STRUMENTO "STANDARD"

Se si esclude il miglioramento apportato con l’aggiunta del focheggiatore Hexafocus di recente introduzione, lo strumento in oggetto è identico a quello delle fotografie riportate sui vari siti dei distributori ufficiali.

Si tratta di un bel tubo in alluminio (spessore circa 3 mm.) di colore bianco, rifinito in modo più che accettabile (con l'esclusione dei profili rossi realizzati con nastro adesivo telato) e dotato di una robusta culla di sostegno con maniglia integrata.

All’interno del tubo una serie di 3 diaframmi ben applicati abbatte i riflessi parassiti e l’annerimento è accettabile benché non pari a quello riscontrabile in telescopi di più alto rango.

Bello il paraluce (tra l’altro correttamente dimensionato) anche se il suo sistema di innesto a pressione risulta eccessivamente forzato tanto da deformarlo in parte. L’eliminazione degli spessori in gomma presenti e la loro sostituzione con altri più sottili consente comunque un corretto utilizzo.

Come nel 127/1200, il focheggiatore originale, un pignone e cremagliera classico, risulta accettabile ma sicuramente non consigliabile per sfruttare le potenzialità teoriche dell’ottica. La Bresser ha sostituito ultimamente questo pezzo con un nuovo sistema dalla sezione esagonale (da cui deriva il nome) che promette miglioramenti sostanziali. 

Cuore del telescopio è il grande doppietto acromatico da 15 cm. e rapporto focale pari a f8. Flint e Crown appaiono ben lavorati, uniformemente trasparenti e trattati con un sistema antiriflesso dalla dominante “verde bottiglia”.

La cella è registrabile con le consuete sei viti “push and pull” in tre coppie poste a 120°. A questa regolazione se ne aggiunge una (altrettanto se non più importante a mio avviso) laterale in tre coppie di grani che spingono crown e flint in modo differenziale per aggiustare la posizione del rispettivo asse ottico.

Il tutto appare un po’ spartano ma ogni regolazione avviene in modo fluido a indicare la corretta realizzazione e la possibilità di intervenire in modo puntuale alla risoluzione di ogni problema di allineamento ottico.

Lo strumento è corredato di un buon cercatore 8x50 con crocicchio interno di cui si apprezza la buona qualità ottica con stelle puntiformi e ben contrastate su quasi tutto il campo inquadrato.

Le viti di regolazione del supporto cercatore sono in teflon (scelta a mio modo di vedere adeguata dal punto di vista tecnico pratico anche se ovviamente un po’ bruttina da quello estetico).

Per chi acquista il telescopio nuovo risulta disponibile anche un diagonale e un oculare da 25mm oltre a qualche altra amenità di scarso interesse e utilità, il tutto per la ridicola cifra di 530 euro compresa IVA.

Chiunque scelga questo strumento, anche senza apportarvi le modifiche sostanziali che ha ricevuto il mio esemplare, può sicuramente godere di una vita di buone osservazioni, vivere felice e investire qualche migliaio di euro nell’acquisto di una solida montatura equatoriale e accessori che gli permettano di sfruttare appieno il grosso rifrattore. 

IL 152/1200 "CUSTOM" 

L’esemplare in mio possesso è sicuramente “speciale” avendo beneficiato di una serie di modifiche mirate a migliorarne sia la componentistica meccanica che la distribuzione dei pesi.

La prima opera ha previsto la sostituzione del focheggiatore di serie, un onesto ma non eccezionale pignone e cremagliera con qualche incertezza e tolleranza di troppo (oggi rimpiazzato nella versione in commercio dallo strano ma performante “Exafocus”), con un bellissimo pezzo Pentax ricavato da un 75-SDHF la cui fluidità di movimento e qualità costruttiva si adattavano bene al mio progetto.

Per ospitare il nuovo focheggiatore è stato modificato il raccordo terminale originale del telescopio e rivista e corretta la lunghezza complessiva per raggiungere il fuoco in posizione corretta.

A questo è stato aggiunto un sistema di bilanciatura del tubo ottico che potesse essere anche supporto a strumenti in parallelo. Mutuato dal meraviglioso FCT-150 Takahashi, il timone tra tubo ottico e focheggiatore è stato dimensionato per essere più di un elemento decorativo e dotato di una serie di fori filettati per l’innesto di pesi aggiuntivi o supporti cercatori e/o strumenti guida.

La sua installazione ha obbligato il riposizionamento del cercatore di serie per cui sono stati ricavati due nuovi fori di fissaggio sul tubo ottico principale.

L’aggiunta delle “periferiche” come il Takahashi TS-65P e il cercatore 8x50 conferisce all’insieme un aspetto davvero “professionale” e molto piacevole mentre la slitta a passo Vixen originale è stata sostituita con una nuova Losmandy che meglio si addice alla mole del telescopio.

STAR TEST, QUALITA' OTTICA E MIGLIORIE

Quando l’amico Francesco Romano mi chiese a chi rivolgermi per acquistare uno strumento da 6 pollici da dedicare all’osservazione solare in h-alpha con filtri etalon appositi gli consigliai di acquistare un Bresser 152/1200 e intercedetti presso un conosciuto rivenditore affinché la qualità dello strumento venisse accuratamente controllata fino a trovarne uno con ottiche di grado superiore alla media.

L’amico Francesco, ricevuto e provato lo strumento, ne disse meraviglie tanto da inviarmi confronti di focalizzazione tra il plebeo acromatico cinese e il TEC 160-FL del suo osservatorio. Il Bresser, fatto salvo un ovvio alone bluastro, non sembrava affatto sfigurare ma è pur vero che quanto non vede una foto lo vede bene l’occhio, almeno durante lo star test classico.

La bramosia di prestazioni ha però spinto l’amico Francesco ad arrampicarsi sino al difficile diametro dei 20 cm. e il Bresser, con le varie modifiche ordinate dallo scrivente a un tornitore paziente, è giunto alla mia porta con tante speranze e alcune curiosità nella valigia.

Francesco mi aveva lungamente parlato di un serrato testa a testa effettuato tra il Bresser e il Tec 160 che vedeva come target alcuni sistemi binari, la Luna, e il defocus classico di Vega.

Pur avendo sostenuto con dignità il confronto, il Bresser sembrava cadere sulla separazione della Lambda Cygni, sistema doppio non facilissimo (magnitudini di primaria e secondaria pari a 7,73 e 6,26 e angolo sotteso inferiore a 0,92”), che risultava correttamente doppio all’oculare del TEC 160 FL a circa 350x ma che non riusciva a mostrarsi nel cinesone.

Avevamo pensato, in una conversazione telefonica, che il limite introdotto dal cromatismo residuo e da un non perfetto seeing potesse essere invalicabile per le pur buone ottiche del Bresser pur consci che non si trattasse di una vera debacle considerando sia l’avversario sià il target osservativo.

Quando, una paio di mesi dopo questi eventi, ho avuto modo di eseguire il mio primo test al 152/1200 cinese ho potuto comprendere le reali motivazioni della sconfitta.

Pur non perfettamente collimato, lo strumento era giunto a me in ottime condizioni tanto che risultava possibile e proficuo impiegarlo in osservazioni anche a medio/alto ingrandimento.

Il classico star test denotava una immagine pulita in extradotale ma piuttosto impastata in intrafocale con un alone di luce diffusa residua importante e una generale avvertibile aberrazione sferica.

Ad accompagnare lo star test la presenza di lieve astigmatismo (quasi impercettibile al fuoco ma più visibile come leggera asimmetria tra le due immagini extra focali con leggero schiacciamento della figura di diffrazione). Ulteriore problema risultava essere un certo sfangamento asimmetrico sulla radiazione rossa.

Affinché vengano correttamente interpretate le mie parole va detto che quanto rilevato emerge quasi in ogni acromatico di buona fattura e focale media che io abbia mai testato e molto pochi sono stati quelli (nel range di f8-f10) che non hanno messo in mostra una sotto o sovra correzione del rosso (o più raramente del blu).

Tale problema è solo parzialmente riconducibile al concetto di “acromatiticità non completa” e quindi al tanto discusso “alone di aberrazione cromatica residua” e dipende invece principalmente dalla non perfetta centratura dei due elementi ottici o alla loro non corretta posizione reciproca.

Le problematiche evidenziate al mio occhio durante lo star test non avevano quasi alcuna influenza sulle immagini fino a circa 150x e anche a ingrandimenti superiori la maggior parte degli osservatori avrebbe catalogato l’immagine come “buona ma non eccezionale, si vede che i cinesi si fermano fino ad un certo punto..”. Molte recensioni non vanno oltre, per mancanza di tempo, esperienza, capacità, o chissà che altro.

Dopo aver usato centinaia di strumenti ed aver eseguito altrettanti test ottici, ho acquisito la capacità di capire se un’ottica vale la pena di un lavoro di messa a punto, e questo doppietto Bresser appariva potenzialmente una lama di rasoio, affilata e pungente.

Così, armato della pazienza e follia di chi non ha nulla da perdere, ho smontato interamente la cella e gli elementi ottici (incappando tra l'altro in una sorta di incollaggio delle ghiere di ritenzione...).

Prima di addentrarmi in questo racconto vorrei però indicare (affinché le mie parole possano essere di ausilio ad altri) che gli effetti della imperfetta collimazione, della sferica, e dello shift della radiazione rossa non subivano alcuna variazione significativa agendo sulle tre coppie di viti push and pull della cella frontale e questo va a monito (già tante volte ribadito) di alcuni recensori della domenica che “smanettano" come forsennati sulle celle senza risultati definitivi e giungono alle errate conclusioni che queste siano mal fatte e le ottiche da buttare.

La regolazione della rotazione tra flint e crown, oltre alla corretta regolazione dei grani laterali di registrazione assiale della cella (in questo il Bresser è ben realizzato!) mi hanno permesso, dopo quasi una notte di lavoro, di raggiungere una collimazione, inclinazione, accoppiamento e assialità “perfette” (o tendenzialmente tali) del complesso ottico.

Lo strumento si è trasformato da “buon acromatico” - che sui forum sarebbe stato additato come panacea dei mali del mondo.. del resto oggi va di moda testare la qualità di un telescopio astronomico sui fili dell’alta tensione davanti a casa…) - in un'arma da alta risoluzione dalle imprevedibili capacità. 

Non ho trovato ingrandimenti utili a “rompere l’immagine” tanto che anche accoppiato al 2,8 mm. Takahashi (per circa 430x) l’immagine di focalizzazione appare cristallina e geometricamente perfetta.

L’accenno di astigmatismo scomparso, l’aberrazione sferica residua ridotta a valori ininfluenti dal punto di vista ottico, lo shift della radiazione rossa quasi interamente corretto ma soprattutto ora equamente distribuito come accenno di fondo appena intorno al disco di Airy, gli anelli di diffrazione, il primo e un lieve accenno di secondo (ma siamo sulla brillantissima Vega!), perfettamente concentrici e ininterrotti.

Puntando una stella di seconda o terza magnitudine l’immagine diviene identica o quasi a quella di un 60mm f15 con una correzione geometrica che farebbe il vanto di un ottimo e blasonato apocromatico.

Non vi parlerò ora del residuo di aberrazione cromatica (che appare accettabilmente contenuta dopo la messa a punto dello strumento) poiché le condizioni del cielo, molto lattiginoso nelle serate e notti dell’ottobre milanese, risultano poco utili alla sua corretta valutazione.

ALTA RISOLUZIONE: STELLE DOPPIE

Il primo vero test strumentale è stato condotto, mancando Luna e pianeti indicativi, sulla capacità di separazione di sistemi multipli stretti o sbilanciati.

In questo campo il Bresser non ha mostrato alcuna inferiorità ai migliori ED di pari diametro e focale equivalente.

La Delta Cygni (anno 2016: mag. 2,89 - 6,27 separazione 2,74”) è uno spettacolo sia per geometria che per pulizia e saturazione. Appare perfettamente separata già a basso ingrandimento (a 160x si mostra già ben contrastata ad esempio) ed è possibile salire con gli ingrandimenti fino ai 430x permessi dal corto LE 2,8mm Takahashi senza alcuna degradazione e godendo anzi di una ottima saturazione dei colori che, sotto alcuni aspetti, mi ricorda quella del Vixen ED130SS.

Ho osservato lungamente il sistema mostrandolo anche ai miei bambini (stupiti nel vedere due stelle così diverse tanto vicine) e poi ho volto la mia attenzione alla sempre delicata e splendida Psi Cygni (Struve 2605 A-B), sistema in realtà multistellare ma le cui componenti principali (o almeno quelle più visibili e appaganti, la “A” e la “B” appunto) brillano di magnitudini pari a 5,03 e 7,52 con un angolo di separazione prossimo a 2,8”. 

Anche in questo caso ho apprezzato a qualsiasi ingrandimento una immagine pulita e molto incisa con entrambe le componenti che mostrano il solo primo anello di diffrazione. Ho colto inoltre una dominante azzurro/grigia nella secondaria.

Memore delle parole dell’amico Francesco ho indirizzato il sistema go-to verso la discussa Lambda Cygni e l’immagine che ne ho ricavato mi ha stupito testimoniando le indiscutibili qualità ottiche del Bresser “risistemato”.

La duplicità del sistema appare immediata anche ad ingrandimenti prossimi ai 160x e diventa facile a 240x (oculare LE 5mm.) tanto che anche i miei bambini in età di asilo e terza elementare hanno visto chiaramente le due stelle vicine.

Anche a 430x l’immagine sembra tratta da un libro illustrato con i due dischi di Airy circondati da un netto ma debole anello di diffrazione. Sia a 240x che a 430x la distanza tra le due componenti e ben scandita da una porzione di cielo scuro e la visione appare incantevole.

Che terrificante differenza dal racconto di Francesco che parlava di una immagine impastata e di incerta focalizzazione!

Per saggiare le potenzialità dello strumento mi sono rivolto alla 16 Vulpeculae (Struve 395) le cui componenti di magnitudine 5,83 e 6,19 distano 0,82” circa.

Il seeing virava verso un lieve peggiorando vedendo ma fortunatamente si manteneva su valori discreti e utili all'osservazione. Nonostante le premesse non sono riuscito a separare il sistema, o meglio.. ho ovviamente visto in modo perfetto le due stelle ma l’immagine appariva come un 8 con le due palline stellari a contatto perfetto (non interpolato) a cui mancava un “niente” per mostrare anche il “filo nero” a divisione. Mi è spiaciuto perché, sono sicuro, sotto un cielo più scuro e con un seeing migliore il sistema mi avrebbe concesso anche quel nero necessario alla completa separazione ufficiale.

Il test ha però mostrato che lo strumento giunge senza alcun problema al suo limite fisico (0.8”) e che può tranquillamente rivelare la duplicità in sistemi anche più stretti, nell’ordine di 0,6” o anche 0,5” mediante allungamento netto delle componenti.

La riprova mi è stata gentilmente fornita dalla stretta e bilanciatissima STT-369 nel Drago. Si tratta di una coppia di stelle di identica luminosità (7,82 e 7,91 le loro magnitudini) separate da uno strettissimo angolo di 0,7”.

Il Bresser non è riuscito a separarle nel senso stretto (vedi quanto dicevo sopra) ma le ha indicate come due stelle singole interpolate in una immagine che traeva beneficio dalle fluttuazioni del seeing che a tratti mostrava incisione notevole e a tratti rendeva il tutto più “flou”.

Il nostro acromatico, grazie anche ad una serie di attenzioni e messe a punto, ha saputo raggiungere e superare i propri limiti strutturali e ottici ponendosi come performer di primo piano nel panorama dell’alta risoluzione legata ai sistemi stellari multipli, almeno all’interno della sua fascia di diametro. Nessun apocromatico di pari apertura avrebbe potuto fare molto meglio considerando che la luce delle stelle inquadrate è tale da non rendere invadenti gli influssi negativi della cromatica residua percepibile che, come detto, verrà però analizzata in altre condizioni.

IL SOLE IN LUCE BIANCA

Accoppiato al prisma di herschel Lunt da 31,8 mm e ad un filtro polarizzatore variabile, il Bresser 152 ha sfoggiato immagini contrastate e dettagliate dei principali fenomeni della fotosfera solare. Il pomeriggio del 8 ottobre 2016 l’attività solare sembrava mossa da un pizzico di “verve” e la superficie visibile appariva segnata da almeno tre grandi gruppi di macchie, molto diverse tra loro per morfologia e dimensione, oltre che da una serie di regioni attive di flare (specialmente nelle zone prossime al lembo solare).

L’immagine a 50x appariva dettagliatissima con una fine, persistente e molto contrastata granulosità generale della fotosfera. Potevo cogliere bene le zone attive bianchissime e ovviamente i gruppi di macchie.

Aumentando l’ingrandimento e regolando l’indice di soppressione del filtro polarizzatore variabile sono giunto ai 200x circa offerti dall’oculare plossl da 6mm. mantenendo un buon contrasto sulle maculae. Ho trovato però migliore l’ingrandimento di 160x che permetteva di distinguere in modo chiaro la intricata "spinatura" interna delle penombre e l’incontro tra il perimetro delle stesse e la granulosità solare circostante.

Pur non essendo un attento osservatore solare ho apprezzato l’incisione concessa dallo strumento e dal prisma tanto da indugiare lungamente non solo all’ingrandimento più basso di 50x (dove il Sole mostrava dettagli taglienti e apparentemente “solidi”) ma anche oltre i 160x dove l’immagine si ammorbidiva perdendo i contrasti marcati della miniatura ma arricchendosi dei dettagli minuti accessibili tra la continua fluttuazione del seeing.

La foto soprastante (non dell’autore) è stata presa dal web mentre cercavo qualcosa

che si “avvicinasse” al grado di definizione che la visione prisma + rifrattore da 15 cm. 

permetteva della fotosfera solare. Le macchie che si vedono risalgono quindi all’epoca

della foto (che non conosco) e non corrispondono a quelle viste il 8/10/2016 ma il tipo

di definizione è molto prossimo all’immagine goduta all'oculare a 50x

OSSERVAZIONI LUNARI

La prima osservazione della Luna effettuata con il Bresser 152 custom è avvenuta la sera del 11 ottobre 2016 in condizioni di seeing di circa 5-6/10. L’altezza del nostro satellite non era elevata poiché la “finestra” di cielo disponibile tra gli alberi mi permetteva una quindicina di minuti di osservazione solo a tarda serata quindi con il satellite piuttosto basso.

La collimazione, controllata poco prima di puntare la Luna, perfetta a oltre 400x, ha permesso immagini di rara incisione, almeno fino ai 240x offerti dal l’oculare Takahashi LE da 5mm. Cominciando dai 40x del 30 mm. e salendo fino al 7,5mm (potere di 160x circa) ho avuto la medesima impressione che mi fornisce un apocromatico perfetto di pari apertura. Le rimae sono intricatissime, i micro crateri e i domi lunari meravigliosi e di una pastosità oltre che di varie sfumature di grigio eccellenti.

A 240x l’immagine resta molto secca con ulteriore incremento di particolari sulle rimae sottili ma la dominante si sposta verso il giallo più che altro a causa della modesta elevazione sull’orizzonte della Luna.

A 300x (plossl da 4mm.) sembra di raggiungere, almeno per la serata e per la posizione del nostro satellite, il potere massimo realmente utile.

L’immagine, nitida e contrastata oltre che dettagliata, offre la sensazione di non richiedere altri ingrandimenti se non a costo di un deterioramento lento ma progressivo. 

Non ho provato il 2,8mm. (potere di 430x circa) per via delle fronde degli alberi che cominciavano a lambire la Luna ma posso sbilanciarmi nel dire che i 300x sono il giusto potere che permette all’immagine di non “rompersi”.

Personalmente devo dire che, anche con apocromatici di altissimo livello, ho sempre trovato gli ingrandimenti prossimi ai 300x il massimo oltre cui non serve a andare: il dettaglio non cresce e l’immagine risulta sempre un po’ meno secca, ma so anche che alcuni osservatori preferiscono poteri superiori: questione di gusti e capacità dell’occhio di cogliere quanto c’è.

Devo anche dire che il mio FCT-150 sarebbe stato più bianco e anche pulito a 300x ma ritengo la differenza non sostanziale (del resto la Luna mi ha già dato più volte occasione di constatare quanto gli acromatici da 4 pollici reggano perfettamente il confronto con apocromatici di pari apertura - si veda il testa a testa tra il 102/920 ACHRO custom e il Takahashi FS-102) e quindi posso tranquillamente ritenermi soddisfatto di quanto permetta questo Bresser.

Come accennato ho lasciato per ultimo o quasi le consideraziuoni sul cromatismo residuo in attesa di adeguate osservazioni con cielo pulito.

La sera del 11 ottobre la trasparenza del cielo milanese era molto buona e l’aria “dura”, tipica di quelle circostanze in cui magari non si ha un seeing eccellente ma una alta trasparenza atmosferica.

Il primo test cronatico è stato condotto sulla bianca Vega che ha evidenziato un certo alone bluastro (non violaceo) intorno alla sua sagoma. L’alone, non molto ampio, appariva estremamente diafano e pur facendosi percepire senza indugio mi è sembrato meno marcato di quanto non mi attendessi da un 150mm aperto a f8.

Salendo con gli ingrandimenti (anche qui ho spaziato dalle immagini a largo campo fino a quelle a 300x) la situazione cambia poco. Fino ad un certo punto il rapporto tra saturazione del colore, luminosità e fondo cielo tende a far aumentare la percezione di cromatica, poi, diciamo oltre i 160x, questa comincia a scemare pur mantenendosi visibile.

La sola dominante che ho notato è stata quella blu con mia grande soddisfazione sulla risoluzione della citata sfrangiatura dei rossi che attanagliavano il doppietto prima delle opere di sistemazione.

Le immagini rich field, pur non trovandomi sotto un cielo montano e potendo quindi valutare solamente la puntiformità stellare e la sua colorazione, appaiono molto buone e praticamente indistinguibili da quelle di un apocromatico di pari diametro e apertura.

Sulla Luna l’alone bluastro si nota in modo chiaro ma questi è molto sottile tanto da sfumarsi immediatamente oltre il lembo illuminato. La sua percezione inoltre viene massimizzata dagli effetti di parallasse degli oculari (chi più, chi meno). Facendo attenzione a osservare il più in asse possibile l’alone scompare quasi per intero e va “cercato”. Scostando l’occhio invece dal centro ottico ideale questi emerge in modo più netto.

A livello osservativo non ho apprezzato degenerazione dell’immagine imputabile alla cromatica residua fino ai 200x offerti dall’oculare da 6mm. e ho cominciato a notare una leggera (realmente leggera) influenza a cominciare dal LE 5mm e quindi dai 240x in su.

Avendo esperienza con svariati apocromatici, ED, o similarmente detti rifrattori da 6 pollici devo ammettere che le differenze, in questo range di ingrandimenti, sono realmente poco influenti sia quanto percezione dei particolari che quanto godibilità generale dell’immagine. Fino ai 160x le differenze appaiono inavvertibili mentre superando i 200x cominciano a delinearsi delle riconoscibilità e oltre i 300x, reale "giro di boa" su soggetti come la Luna, il Bresser si rivela meno incisivo di un pari obiettivo con elementi "ED".

Sopra: immagine scattata con metodo afocale in proiezione di oculare da 30 mm. su smartphone

Huawei P8, nessun filtro, singolo scatto. Sotto: immagine in afocale su smartphone P8 ripresa ed elaborata per evidenziare l'alone bluastro in condizioni di massimo effetto di parallasse.

CAMPO CORRETTO VISUALE

Non ho avuto modo di testare il Bresser 152L sul cielo profondo poiché lo strumento è momentaneamente nella mia casa di Milano dove è dedicato all’osservazione puramente visuale della Luna e di qualche sistema multiplo, target sui quali ha dimostrato di poter garantire ottime soddisfazioni.

E’ indubbio che, così come qualsiasi rifrattore da 15 cm. ben corretto dal punto di vista ottico-geometrico, le sue prestazioni siano estremamente gratificanti sul cielo profondo. In questo campo d’applicazione un costosissimo apocromatico non offre di più, se non magari nel disporre di un campo spianato più ampio (ma anche su questo la differenza è opinabile e dipende dalla vocazione del telescopio in sé più che nella “esoticità” delle sue lenti).

Le stelle, e per questo basta una bella notte tersa milanese (rara ma non impossibile da trovare), sono meravigliosamente puntiformi, come spilli sul fondo cielo, e il contrasto (termine non proprio corretto ma utile a trasmettere l’idea) elevato.

Le immagini sono sempre pulite ed è realmente possibile spingersi, cielo permettendo, fino al limite fisico della magnitudine massima raggiungibile godendo di panorami stellari che nessun altro tipo di strumento anche con apertura un po’ superiore consente.

Durante le varie prove a cui ho sottoposto lo strumento ho potuto testare il campo “corretto” (almeno dal punto di vista visuale) offerto impiegando oculari normali come i plossl da 50° circa di FOV.

Nel mio caso ho voluto evitare i moderni wide field, in molti casi dotati di grande campo ma di scarsa correzione laterale, e ho impiegato banali plossl simmetrici di basso prezzo e produzione globalizzata.

Sopra: immagine degli oculari usati per il test sul “campo visuale corretto”. Sotto: disegni di quanto percepito con i vari oculari dell'immagine della stessa Capella (alpha Aurigae).

Le immagini soprastanti sono disegni che testimoniano il grado di distorsione delle sorgenti stellari nelle zone limitrofe al field stop degli oculari usati (plossl da 20 euro di costo cad. circa). L’ingrandimento fornito dagli oculari e il relativo campo reale è il seguente:

- oculare da 40 mm.: 30x - 1,5°

- oculare da 32 mm.: 38x - 1,3°

- oculare da 25 mm.: 48x - 1.1°

- oculare da 20 mm.: 60x - 0,85°

- oculare da 12,5 mm.: 100x - 0,5°

oculare da 6 mm.: 200x - 0,26°

Va indicato che tutti gli oculari hanno mostrato un campo corretto reale prossimo al 85/90% del campo con l'eccezione del 40mm. che si è attestato intorno al 70% e del 32mm. (con circa il 80% di campo corretto).

MONTATURA E BILANCIAMENTO

Tengo particolarmente a spendere qualche considerazione, peraltro già espressa nei medesimi toni in altre occasioni, riguardo la corretta montatura da utilizzare quando si vuole sfruttare uno strumento simile a quello del presente articolo.

Benché il Bresser 152L, anche con le modifiche realizzate, faccia segnare un peso alla bilancia non superiore agli 11 chilogrammi (compresa piastra Losmandy), non si può certo pensare di sottovalutare lo stativo atto a sostenerlo.

Non capirò mai come possano tanti astrofili usare rifrattori di simili dimensioni e peso su montature come la EQ-6 ad esempio, e nemmeno immaginare cosa debbano patire i poveretti che, incautamente, acquistano lo strumento corredato della “sua” montatura Exos-2.

Installato sulla mia Ioptron CEM-60 (data per 27 kg di portata e sostenuta da una robusta colonna controventata da 23 cm di diametro) il Bresser 152 vibra e oscilla imponendo tempi di smorzamento delle vibrazioni di poco superiori ai 2 secondi quando si lavora a 240x e di oltre 3 secondi a 430x.

Si tratta di valori al di sotto della soglia di accettabilità secondo i miei personalissimi canoni ma comunque ancora tollerabili se si ha l’accortezza di limitarli agendo in modo estremamente cauto sulle manopole di messa a fuoco.

Come si può pensare di lavorare con una EQ-6 su un normale cavalletto “standard”? Forse nel medesimo modo in cui alcuni amatori installano dei 6 pollici a f15 su delle G11 o vecchie montature della classe delle Starfinder Meade degli anni ’80? Chissà!

Passerò sicuramente per esagerato ma vedrei bene una Losmandy Titan o una AP-900 sotto questo acromatico da 6 pollici…

Accettato il fatto che mi devo accontentare (sfumata la possibilità di acquistare una GAIAX) della CEM-60 mi sono preoccupato di modificare la distribuzione dei pesi in modo che, pur aumentando il valore complessivo, questa si ridistribuisse in proporzioni di 2/5-3/5 (con la parte pesante verso il focheggiatore).

Il timone posteriore, pensato e realizzato proprio per ospitare supporti per strumenti in parallelo o contrappesi vari, è stato dotato di una serie di 6 pesi in ferro verniciato dimensionati in modo esteticamente “agreable” che rendono estremamente stabile lo strumento riducendo di almeno 15 cm. la leva in fase di focheggiatura quando sono in essere solo 3 di loro e migliorando ancora di una decina di cm. quando sono installati nella loro completezza.

Per certi aspetti preferisco la soluzione intermedia anche perché il vantaggio offerto appare realmente determinante riducendo quasi del 30% i tempi di smorzamento e aumentando quindi la godibilità dello strumento e la qualità dell’osservazione ma la soluzione "full balanced" è fantastica anche se le finiture sia dei pesi che dei bulloni vanno ultimate.

CONCLUSIONI

Cosa dire di questo Bresser 152L “custom”?

Sicuramente si tratta di uno strumento con ottiche molto ben lavorate che è stato aiutato a raggiungere il suo “top prestazionale” da una serie di accorgimenti che non tutti sanno o vogliono eseguire.

Nelle condizioni in cui opera “adesso” posso solo dirne un gran bene tanto che non fa rimpiangere in modo eccessivo e nelle pure osservazioni visuali blasonati apocromatici da 10 , 20 o 30 volte il suo costo.

In applicazioni fotografiche ovviamente non esiste paragone, a meno di non lavorare in bande passanti strette e selezionate, ma nessuno acquisterebbe un acromatico da 15 cm. con la speranza di ottenere foto del cielo profondo da primato.

Se però consideriamo lo strumento così come mi è arrivato (e come penso per statistica giunga in media ai suoi acquirenti) il giudizio va rivisto nei toni che diventano meno entusiastici.

Si tratta comunque di un rifrattore dalle ottime capacità e, in alta risoluzione, migliore dei tanto decantati 152/900 che oggi vanno per la maggiore e che costano il doppio.

Ovviamente, rispetto a questi, si deve accettare una minore qualità meccanica sulla parte del focheggiatore e un ingombro maggiore anche se con pesi analoghi.

Può fare la felicità di molti appassionati coniugando un grande diametro con prestazioni a medio e basso ingrandimento di ottimo livello.

Per esaltarne le capacità bisogna lavorarci: lenti, focheggiatore (ma forse oggi con il nuovo Hexafocus il problema viene risolto), bilanciamento. Se però si riesce a massimizzare le sue qualità si può davvero, senza alcun timore di smentita, andare fieri di avere un 150/1200 acromatico che non sfigura, almeno fino ai 150/200x, con ottimi pari diametro ED o tripletti in FPL-51 o vetri equivalenti.

La fluorite (vedi TEC 160, FCT-150) resta un’altra cosa: più graffiante, più bianca, più “esaltante” nel suo possesso e utilizzo (oltre ad offrire prestazioni superiori, almeno oltre i 150x) ma anche immensamente più cara...

Versione "finale" dello strumento (a parte la colorazione dei contrappesi) a cui sono stati tolti i "fregi" rossi in nastro adesivo che lo rendevano un po' troppo "cheap".

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