BINOSCOPIO vs. MONOSCOPIO

Ovvero come rendersi conto realmente del guadagno luminoso del “twin scope”: Messi a confronto un rifrattore apocromatico Vixen ED130-SS e il binoscopio Istar 127/1000 - Agosto 2015

Il binoscopio con ottiche Istar 127/1000 acromatiche a sinistra e il rifrattore

apocromatico Vixen ED130-SS a destra. Giornata uggiosa...

INTRODUZIONE

Ritengo utile la stesura di un articolo che fughi un poco dubbi e perplessità sulla resa dei binoscopi. Nonostante su questo sito compaia già un approfondito test sul binoscopio con ottiche Istar da 12,7 cm., e una ampia disanima del progetto che sta alla base della visione con due tubi ottici, ho ritenuto indispensabile un reale testa a testa tra ottiche di pari diametro e alto livello qualitativo affinché si potesse avere idea oggettiva delle eventuali differenze di visione offerte in modo binoculare e monoculare.

“I Binoscopi, questi sconosciuti” si potrebbe argomentare, soprattutto a seguito di quanto apparso in molte discussioni da forum dove i più parlano per sentito dire, per idea preconcetta, supportati da esperienza strumentale quantomeno limitata, ergendosi a censori dell'aria fritta.

Per rispondere a chi mi scrive curioso dei sistemi telescopici a doppio tubo ho deciso di dedicare una serata montana, dalla mia postazione a 1800 metri sulle Apli Valdostane, illune e con una trasparenza eccezionale, al confronto di due sistemi a rifrazione di alta qualità.

Da una parte, sulla sua monolitica e robustissima montatura altazimutale custom, il binoscopio con ottiche Istar da 127/1000, dall'altra, su Ioptron GN45 goto, un Vixen apocromatico ED130-SS, gioiello giapponese.

Affinché la prova comparativa avesse un senso ho scelto le coppie di oculari (avendone ampia scelta) che permettessero, almeno sulla carta, ingrandimenti quasi identici alla serie di oculari da usare invece sul Vixen apocromatico.

Si sono così dlineati i seguenti set-up:

  • coppia Tecnosky EF da 27mm. E 53° di campo e Meade SWA 24,5 mm. Sere 4000 (che offrono 37x sul binoscopio e 35x sul rifrattore)
  • coppia Nightech optical Ploassl da 15 mm e 52° di campo e Meade SWA 13,8 mm. Serie 4000 (che offrono 66x sul binoscopio e 62x sul rifrattore)
  • coppia TMB 9mm e Takahashi LE 7,5 mm. (per poteri di 111x sul binoscopio e 114x sul Vixen).

L'uso di oculari a campo medio prossimo ai 50° sul binoscopio e ai 68° sul rifrattore è stata pensata per rendere comparabile anche il campo inquadrato che, in effetti, si è rivelato piuttosto simile anche se gli SWA hanno comunque esibito qualche lieve porzione di cielo in più.

Come da descrzione a seguire ho poi, dopo l'inizio del test, scelto di sostituire la coppia di TMB Burgess da 9mm. Con una coppia di Tecnosky NED da 12 mm. Che, pur offrendo un ingrandimento sulla carta minore al loro concorrente installato sul Vixen, tendevano a consentire un ingrandimento “percepito” più simile.

Immagine del binoscopio in una giornata uggiosa...

OGGETTI DEEP SKY DI CONFRONTO

Le immagini presentate, NON dell’autore, non rappresentano la visione che si ottiene all’oculare ma semplicemente ritraggono gli oggetti su cui è stato effettuato il test. Sono poste nell’articolo semplicemente a corollario grafico della parte descrittiva. Ho scelto, dal web, le fotografie che riportassero il nome dell'autore affinché non fossero violati eventuali diritti di copyright.

M13 – Ercole

Il confronto comincia a basso ingrandimento con la coppia 27 mm. Sul Binoscopio e il 24,5 SWA sul Vixen. Si nota immediatamente una certa superiorità del binoscopio che mostra il globulare completamente sgranato con la percezione diretta della risoluzione dell'alone esterno. Nel Vixen appare una buona granulazione ma le stelle dell'alone si distinguono come singole solamente in visione distolta. Minore infine la luminosità generale e anche la profondità di campo. Le stelle di campo appaiono invece lievemente più contrastate e fini nel Vixen, probabilmente per via delle ottiche apocromatiche.

Salendo a 66x circa (coppia di plossl da 15 mm. Sul binoscopio e oculare SWA 13,8mm. su Vixen) la differenza tende ad accentuarsi. Il Vixen continua ad apparire più “affilato” ma la luminosità percepita è molto più bassa rispetto alla visione con il binoscopio. L'ammasso globulare appare interamente sgranato, fino al nucleo, le stelle sono finissime ma passando al binoscopio sembra di “accendere la luce”. Più risoluzione, maggiore percezione dei grumi al centro dell'ammasso, stelle più nette e sensazione di “esplosione” dell'ammasso tanto che sembra di osservare un ottima fotografia eseguita con uno strumento da 15/18 cm. circa.

Aumento gli ingrandimenti inserendo da una parte il Takahshi LE 7,5mm. E dall'altra la coppia di TMB Burgess da 9 mm. (poteri di poco superiori ai 110x). La sensazione che il binoscopio offra più ingrandimenti è palese e per rendere più confrontabili le immagini sostituisco i 9 mm. Con una coppia di NED 12mm. ED.

A questi poteri (ma ritengo che la colpa risieda nei NED Tecnosky) il Vixen apocromatico sembra recuperare un po' di terreno. L'immagine resta più profonda nel binoscopio e anche più luminosa con una risoluzione maggiore ma il divario è meno schiacciante che non a 66x circa benché resti un bel margine non solo quanto a risoluzione ma soprattutto quanto a godibilità e relax di visione.

Noto inoltre che le catenelle di stelle caratteristiche di M13 si vedono meglio con il Vixen che con il binoscopio e questo perché la quantità di stelle deboli nell'alone è maggiore nel telescopio a doppio obiettivo e tende a rendere meno immediate le strutture “mentali”.

M92 risulta impressionante in entrambi gli strumenti. Complice la trasparenza eccezionale del cielo e l'oscurità assoluta il globulare appare quasi interamente risolto anche se l'immagine migliore resta ad appannaggio del binoscopio. Più stelle nell'alone, più luminosità generale, maggiore godibilità e relax di osservazione, nucleo interno più sgranato. Ho usato su entrambi gli strumenti gli ingrandimenti che preferisco, ovvero quelli forniti dal SWA 13,8 sul Vixen e la coppia di plossl da 15 mm. Sul binoscopio.

Appena a fianco di M13, NCG 6207 è visibilissima sia nel Vixen 130 che nel binoscopio ma appare lievemente più grande e allungata nel telescopio doppio che evidenzia un bulge anche più luminoso. Non vi è una differenza abissale ma la facilità di osservazione con i due occhi permette di andare più in profondità nell'immagine che risulta sempre più brillante.

M57 impone scarti notevoli tra due strumenti operanti a 66x circa. L'anello nebuloso appare più denso e netto nel binoscopio con irregolarità gibbose più percepibili. La differenza la fa anche il fondo cielo dal quale il telescopio doppio estrae più stelle, deboli e debolissime, come polvere. Mi soffermo sul gruppo di stelline vicine alla nebulosa (parte nord ovest) che “contengono” la IC 1296 (invisibile) e ne studio la disposizione, numero e luminosità notando come siano più numerose e luminose nel binoscopio a testimonianza di un guadagno luminoso non indifferente.

SHELIAK, con componente primaria bianca e scondaria azzurra, appare decisamente più satura e colorata nel binoscopio nonostante la proverbiale capacità di saturazione dei colori stellari tipica dell'apocromatico giapponese.

Anche M56 parla a favore del binoscopio. La risoluzione appare maggiore con stelle singole percepibili fin quasi nel centro del nucleo e un alone più luminoso e percepibile. Prestazioni inferiori nel Vixen che deve “accontentarsi” di una risoluzione più parziale ottenuta con visione distolta. Osservando l'ammasso direttamente con il binoscopio si colgono decine di stelle mentre il Vixen tende a confonderle lasciandole emergere, più deboli, con osservazione distolta.

Più profonda anche la magnitudine raggiungibile nel telescopio doppio sulle stelle di campo che appaiono più numerose con incremento di quelle debolissime e fini al limite della percezione.

M27, come sempre dico, è un oggetto difficile. Appare luminosissimo in entrambi gli strumenti (con un certo vantaggio per il binoscopio che lo mostra ancora più appariscente). La clessidra tradizionale si perde ed emergono in entrambi gli strumenti le porzioni di nebulosità di riempimento che si spingono come ulteriori cuspidi all'esterno. Non noto in nessuno dei due la stellina centrale, come peraltro ovvio, ma scorgo alcune debolissime stelline di fondo attraverso le zone meno dense e più periferiche della nebulosa.

L'introduzione di un filtro UHC su entrambi gli strumenti (una coppia per il binoscopio) rende ulteriormente tridimensionale la nebulosa che acquista anche contrasto non solo rispetto al fondo cielo ma anche tra le sue parti più e meno dense aiutando la percezione della forma a farfalla che appare in alcune belle fotografie.

L'ammasso M11, quasi nel cuore della Via Lattea, osservato con il Vixen ED130-SS e l'oculare SWA da 13,8 millimetri è bellissimo. L'immagine è talmente emozionante che si potrebbe pensare di non poter godere di una migliore. Ho indugiato qualche minuto nell'osservazione accarezzando i tenui colori delle sue componenti stellari e il giallo bianco della principale. Poi ho messo l'occhio attraverso la coppia di plossl da 15 mm. che equipaggiava il binoscopio e mi sono pietrtificato. Mai, con nessuno strumento, ho potuto godere di tale visione di M11. Non c'è modo per descrivere come le cromie stellari, rispetto alla visione monoculare, tendevano ad emergere e ad acquisire saturazione. Difficile spiegare l'aumento di risoluzione e di profondità oltre alla sensazione di coinvolgimento che l'uso di entrambi gli occhi permette.

Sembra banale parlare di risoluzione quando a fianco avevo un dobson di alto livello con specchio da 50 cm. che però non sapeva fare meglio. Più luce, vero, ma l'immagine nel binoscopio restava ineguagliabile.

Ciò che mi ha affascinato in M11 è risultato ancora più coinvolgente (ammesso che fosse possibile) guardando il doppio ammasso nel Perseo. Già stupendo a questa quota e con un cielo da mag. superiore a 6,2/6,3 nel Vixen 130 diventa indescrivibile nel binoscopio. Il grosso dobson da 50 cm. è potentissimo, vero, ma a parità di ingrandimenti o quasi il binoscopio lo distanzia. Non c'è possibilità di pareggio e la comodità di osservazione è tale da non desiderare la maggiore apertura che invece diventerebbe schiacciante su soggetti più deboli.

Forse un binoscopio da 20 cm... ecco.. devo pensarci seriamente (ma sono anni che lo faccio).

M33, galassia difficile che richiede più che apertura soprattutto un cielo perfetto. Il Vixen lascia percepire l'andamento dei bracci a spirale, la forma ovoidale generale e la condensazione del nucleo, decisamente piccolo.

Il binoscopio non fa molto meglio. I bracci diventano un pochino più visibili (ma sempre eterei) e appare qualche stellina in più. La differenza si spegne qui, del resto il soggetto è davvero “evanescente”. L'osservazione, ovviamente, è stata condotta con l'ingrandimento minore (oculari da 27mm. Per il binoscopio e SWA 24,5 sul Vixen 130).

Anche il grosso Dobson, puntato per veloce paragone, lascia un po' a bocca asciutta. Mi sarei aspettato “chissà cosa” ma la prestazione mi ha deluso. Maggiore densità sui bracci a spirale e qualche rinforzo, nucleo decisamente più “acceso”, ma la curvatura di campo imposta dall'oculare SWA da 40 millimetri a 2 pollici rende la visione meno godibile.

UN OGGETTO AMBITO: LA VEIL NEBULA

IN PREPARAZIONE....

CONCLUSIONI

In questo confronto non ho volutamente paragonato la resa dei due strumenti sui soggetti planetari poiché il principale motivo dell’eventuale acquisto di un “twin telescope” è legato all’osservazione degli oggetti del cielo profondo. Inoltre, anche volendo, i pianeti disponibili al momento del test non sono indicativi (Nettuno e Urano poiché Saturno risulta molto basso sull’orizzonte e quindi relativamente poco significativo per via del seeing disturbato). 

In sintesi, e limitandoci quindi al “profondo cielo”, il binoscopio dimostra un margine notevole rispetto al pur ottimo apocromatico di pari apertura. La gradevolezza di visione lo rende inoltre competitivo anche nei confronti di newton di grosso diametro, nell’ordine dei 35/40 cm. pur con un guadagno luminoso inferiore.

Il confronto con il dobson da mezzo metro risulta non esaustivo poiché se è vero che su molti soggetti il binoscopio riesce a fornire immagini generalmente più belle, sebbene meno dettagliate, se avessimo focalizzato l’attenzione su galassie di bassa magnitudine o globulari molto condensati avremmo sicuramente evidenziato un netto vantaggio a favore del grande specchio così come la teoria ottica vuole.

Impagabile, nei confronti di qualsiasi strumento non analogo, la comodità di osservazione che rende più facile la percezione dei dettagli deboli e al limite della visibilità.

Il grande dobson da 50 cm. usato per parziale confronto durante il test

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