RIFRATTORI A CONFRONTO:

Meade 127-ED vs. LZOS 130 vs. Jaeger 150 f10

Settembre 2014

INTRODUZIONE

In una notte di inizio settembre gli amici Marco Murelli e Fabio Bergamin si sono incontrati (non ho potuto partecipare per altri impegni) per testare fianco a fianco tre rifrattori appartenenti ad epoche diverse e contraddistinti da progetti ottici diversi. Un vecchio obiettivo doppietto Jaeger da 6 pollici aperto a f10 intubato in modo artigianale ma molto piacevole da Marco Murelli, un Meade doppietto semi apocromatico da 5 pollici aperto a f9 e un moderno LZOS da 5 pollici tripletto apocromatico aperto a f6. Tre strumenti di valore economico molto diverso ma tutti pensati, almeno al tempo della loro progettazione, per un utilizzo “all around” ma con propensione all’alta risoluzione (benché lo LZOS sia anche adatto alla fotografia a largo campo in virtù del suo veloce rapporto focale).

Il test è interessante e riporto, in modo completo e senza aggiunte, quanto mi hanno scritto i due amici.

MEADE 127 ED F9

Il Meade è uno dei primi modelli ED, la cella non ha le viti di centraggio delle due lenti, il tubo era un po’ vissuto e la cella di supporto del focheggiatore (un ottimo Moonlite rimarchiato Tecnosky, fluido e preciso), fatta malamente, era addirittura rotta. Il tubo è stato quindi riverniciato e la cella rifatta in alluminio dal pieno. Alla prova in autocollimazione (test di Ronchi, 250lpi) sono evidenti alcune zone concentriche (probabilmente frutto di una non eccelsa lucidatura) mentre le bande sono ben rettilinee fino al bordo. Sicuramente una discreta/buona prestazione che promette bene sul cielo.

JAEGER 150 F10

Lo Jaegers ha invece avuto una intubazione completamente nuova. Il doppietto acromatico è stato acquistato negli States dal noto sito Surplus Shed, ha ricevuto una cella, contro cella e paraluce ricavati dal pieno. Ha un piccolo segno sul flint che però non disturba affatto l’osservazione. Il tubo è internamente in vetroresina  ed esternamente in gomma, il tutto relativamente leggero (peso globale inferiore ai 15kg) ed isolante per minimizzare le convezioni interne. Il focheggiatore è un classico Crayford a due velocità di produzione Taiwanese (marchiato TS). La barra Losmandy è applicata direttamente al tubo senza anelli. È possibile montare una ruota portafiltri di generose dimensioni realizzata per un vecchio rifrattore ora dismesso. La prova in autocollimazione evidenzia l’assenza di zone ma una leggera “bombatura” delle linee. Essendo il test in doppio passaggio (e quindi l’errore reale viene raddoppiato) il risultato è anch’esso discreto/buono. Si vede il piccolo segno sul flint a ore 11.

LZOS 130 F6

L’amico Fabio B. si è gentilmente prestato per testare insieme agli “americani” il suo zar russo, un bellissimo LZOS 130f6 (tripletto apo) intubato con un focheggiatore Feathertouch 345. 

Lo strumento appare decisamente più compatto e gestibile degli altri rifrattori presenti nella prova e si può anche configurare come uno strumento compatto da mordi e fuggi (o grab&go  come direbbero gli americani).

La configurazione ottica è diversa dagli altri contendenti, ovvero si tratta di un tripletto spaziato in aria, con cella APM e intubazione  in fibra di vetro, a tutto vantaggio della leggerezza. Devo dire che nonostante innumerevoli tragitti, lo strumento mostra una tenuta alla collimazione notevole.

Come si evince dal certificato ottico sopra riportato, le premesse per prestazioni da alto livello ci sono tutte, ma dal seguito si potrà evincere la reale superiorità dello strumento.

OCULARI E ACCESSORI OTTICI

Come oculari sono stati impiegati i nuovi Takahashi Orto Abbe (18-12,5-9-6mm) e una Barlow telecentrica Televue Powermate 2,5x. Sono stati inoltre usati due oculari Kellner (6-9mm) di fabbricazione cinese dal costo irrisorio. Il diagonale è un classico dielettrico William Optics da 31,8mm. 

Il giorno 1 settembre è stata inoltre usata una diagonale da 2” di marca tedesca, con i seguenti oculari:

  • Pentax XW (da 40 a 3.5 mm di focale) 
  • Pentax ortoscopici (da 18 a 6 mm di focale)
  • Pentax XP (24 e 3.8 mm di focale)
  • Pentax XO 2.51
  • Takahashi Abbe ortoscopic (9 e 6 mm di focale)

MONTATURA

La montatura è alla tedesca autocostruita, molto pesante, robusta e precisa, che è riuscita ad ospitare tutti e tre i tubi ottici allo stesso tempo (anche se la barra multipla, un po’ debole, introduceva qualche vibrazione di troppo).

TEST

VALUTAZIONI E CONCLUSIONI

Meade 127f9 Doppietto ED: un buon strumento per hi-res ma per essere sfruttato necessita di un buon seeing. Quando il seeing peggiora un po’ tende a perdere nitidezza. Non esaltante sui globulari, andrebbe riprovato in una zona buia. Si conferma il giudizio che unanimemente si da di questo telescopio, ovvero un buon strumento ad un prezzo molto onesto. La lavorazione è dignitosa, ma non eccelsa.

Jaegers 150f10 acromatico: globalmente una discreta ottica ma che chiaramente non riesce a tenere il passo del Meade in alta risoluzione. Si prende una buona rivincita sui globulari dove fa valere la maggior apertura. Un buon tuttofare anche se ingombrante. Il cromatismo è risultato visibile sulla luna, ma non molesto e diremmo leggermente superiore ad un moderno doppietto quale APM 152 f8.

LZOS 130f6 Tripletto APO: il chiaro vincitore, un ottimo strumento sia a bassi ingrandimenti (lo abbiamo usato come “cercatore” accoppiato al Pentax XW40 ) che in alta risoluzione (accoppiato al Pentax XO 2.51). Anche in condizioni di seeing mediocre è in grado di esprimere ottime prestazioni. Dalla sua ha anche la versatilità (ottimo come astrografo con il costoso correttore dedicato) e la compattezza.

Le prestazioni rispecchiano, ahinoi, anche il valore economico. Fatto il prezzo dello Jaegers 1, il Meade vale 2 e lo ZAR almeno 6…usati, ben s’intende. “Nothing comes cheap”…

Nota sugli oculari: Parallelamente al confronto tra i rifrattori citati abbiamo verificato le diverse prestazioni che gli oculari riescono ad esprimere. I Takahashi Ortho sono veramente un buon prodotto, esteticamente ben fatti, senza l’anello di ritenuta, che non serve a niente e peggiora le cose con i portaoculari con anello. Otticamente molto “limpidi” e corretti. 

Il problema è che, nel test effettuato con i rifrattori Meade e Jaegers, le doppie separate con i Taka sono state separate anche con i Kellner da 10€…(magie del seeing non ottimale che livella le prestazioni!).

Per quanto riguarda i campi ampi, il chiaro vincitore è stato il Pentax XW40, che ha mostrato in tutti gli strumenti in cui è stato adoperato una piacevolezza di visione che rendeva indimenticabili i ricchi campi stellari della costellazione del Cigno.

Confrontando gli ortoscopici Pentax con i Takahashi, siamo rimasti impressionati dalla differenza di mole, tale per cui i più moderni con barilotto da 31.8mm potrebbero contenere al loro interno quelli da 24.5 mm e forse una leggerissima superiorità del trattamento antiriflesso dei Takahashi, ma la differenza è risultata molto controversa.

Interessante, nel caso delle stelle doppie, la superiorità del raro oculare XP 3.8 rispetto all'enorme XW da 3.5 mm, che è risultato visibilmente inferiore per contrasto e in generale per la pulizia dell'immagine. Come da prove precedenti, la fedeltà cromatica è risultata, in ordine decrescente di neutralità come da elenco seguente:

  1. Pentax ortoscopici / Takahashi ortoscopici / Pentax XP
  2. Pentax XW
  3. Pentax XO (leggermente calda)

Nella serata del 1 settembre un seeing non eccellente ha reso complicato una completa disamina dei diversi oculari, sebbene le indicazioni di massima siano chiare.

Una sorpresa, anche se non inaspettata, deriva dall'uso visuale degli oculari XP che sono caratterizzati dalla schema ottico complesso e sono nati per la proiezioni con l'oculare.

Ebbene, in visuale si sono mostrati eccellenti e sufficientemente generosi nell'estrazione pupillare.

Neanche a dirlo l'oculare Pentax XO 2.51 richiedeva di appoggiare l'occhio alla lente, ma ripaga ampiamente per la visione nitida e molto incisa, sebbene, non del tutto neutra dal punto di vista cromatico.

Una stranezza che ho appurato con gli ortoscopici Pentax è stato il loro abbinamento migliore con un telescopio, ovvero con l'astrografo Pentax 75 SDHF, con il quale le differenze  con altre tipologie di oculari sono risultate più evidenti.

ADDENDUM: sfida lunare

Dopo diverse settimane di tempo infelice (e felice ma in assenza di Luna) è stato finalmente possibile comparare brevemente i due “americani” sul nostro satellite. Del resto i russi non sono mai sbarcati sulla Luna…

Meade 127ED: ottima visione generale, cromatismo non percepibile fino a 250x, definizione e incisione delle zone prossime al terminatore molto buona. In generale presenta una leggera tinta calda, molto piacevole il tono restituito del fondo dei mari e di alcuni crateri. 

Jaeger 150 F10: sulla Luna si è dimostrato una piacevole sorpresa. Il cromatismo è contenuto, solo sopra i 200x comincia a mostrarsi un alone azzurrino al bordo lunare o nelle zone prossime al terminatore. Fino a 150x la visione e il livello dei dettagli è assolutamente paragonabile al Meade, solo sopra i 200x comincia ad apparire qualche segno di deterioramento. La grande ruota porta filtri consente di testare velocemente la resa in “finestre” spettrali diverse. Le migliori sono senza dubbio quella del verde (per cui dovrebbe essere stato ottimizzato, vedere test di Ronchi) e del giallo. La luminosità e la lunghezza focale maggiore consentono di stare al passo del Meade molto bene, recuperando il terreno perso in altri settori.

Immagine della Luna ripresa con il Meade 127 ED (SOPRA) e con lo Jaeger 150/1500 (SOTTO).

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