ORBINAR HQ FMC 7,2-21,5 mm. ZOOM EYEPIECE

Anno 2017

L'ORBINAR HQ ZOOM

La storia dei “rimarchiatori” è oggi diffusa tanto che si produce nulla in Italia o quasi e ci si limita a rivendere ciò che altrove viene realizzato.

Una consuetudine ben radicata: ne ho viste di “cotte e di crude” si direbbe, finanche rimuovere la targhetta ben applicata di un rivenditore per trovare, sotto, quella di un altro. Rimossa anche questa appariva quella di un terzo... 

Il "nostro" oculare zoom non sembra indenne da questa moda, su alcuni siti (e con marchi diversi) si può infatti trovare a 130,00 euro, 159,00 euro, addirittura 195,00 euro!.

In linea teorica una spesa di centocinquata euro può essere ragionevolmente investita da un amatore in un buon oculare zoom che, se realizzato con perizia, può effettivamente sopperire a un numero variabile tra i 3 e i 4 oculari classici il cui costo sarebbe complessivamente superiore. L’oculare in questione di euro ne costa però 59,90 su Amazon comprensivi dei corrieri espressi che recapitano il pacchetto.

Affinché non ci siano fraintendimenti va detto che l’oculare in questione è composto da 7 lenti disposte in 4 gruppi e dotato di un movimento rotativo continuo e senza "stop" alle focali intermedie. FMC è acronimo di Fully Multy Coated e la pomposa sigla HQ è posta a rassicurare l’acquirente sulla “alta qualità” di ciò che sta comperando.

Come viene pubblicizzato dai rivenditori (riporto qui sotto la dicitura standard) questo oculare dovrebbe essere una vera rivelazione potendo addirittura competere con pezzi a focale fissa e schema ortoscopico che di lenti ne hanno solo 4.

 

"Zoom di alta qualità particolarmente indicato per osservazione di Sole, Luna e pianeti grazie all'alto contrasto e al trattamento antiriflesso FMC.

Soltanto di poco inferiore agli oculari ortoscopici (lo schema ottico migliore per l'osservazione in alta risoluzione), rende bene anche accoppiato ad una barlow, in questo modo si raggiunge la focale di 3,6mm ideale con i piccoli rifrattori apo.

Il campo apparente è di 40° alla focale di 21,5mm e 60° alla focale di 7,2mm, l'estrazione pupillare è di 15mm. L'ottica è composta da 7 in 4 gruppi, meccanica realizzata con macchine CNC e comodo paraluce Twist-up." 

 

Tralasciando la mancanza delle parole “LENTI” e “2X” (perché potremmo avere anche una barlow 5x ad esempio...) il resto è da valutare così come il FOV dichiarato che non raggiunge i 60° ma i 55° come da specifiche di fabbrica.

Il fatto poi che tutto venga pubblicizzato come realizzato con macchine a controllo numerico, l’odierno “MUST” che rende imperdibile il prodotto in questione, appare affermazione un po' ridicola. In che altro modo dovrebbero essere prodotti i componenti di un simile oculare? A mano, forse? Dovremmo immaginare un mastro ferraiolo dotato di vari tipi di lima e che opera in una forgia scavata sul fianco del Monte Fato sotto lo sguardo inquisitore di Sauron che ne esegue il “controllo di qualità”?

Contenuto in una custodia cilindrica di plastica dura, trasparente e filettata con meccanismi di blocco, il nostro oculare è, una volta estratto, davvero bello da vedere. Ben rifinito, composto da un ampio numero di sotto-pezzi, e con lenti apparentemente pulite e ben trattate si lascia ammirare e promette quantomeno di funzionare onestamente.

Il primo sguardo va alla ghiera di rotazione che sposta i gruppi di lenti interne per creare differenti focali, da un minimo dichiarato di 7,2 mm. ad un massimo di 21,5 mm. con due tacche di riferimento mediane a 10 mm. e 13,5 mm. 

Il diaframma di campo interno che determina la pulizia del bordo del campo inquadrato sembra lavorare in modo discreto anche se non consente una correzione perfetta a tutte le focali ottenibili. Il motivo è che proprio l’allargamento del cono ottico e la variazione di distanza tra i gruppi imporrebbe un diaframma interno con posizione regolabile, cosa quasi impossibile. L’effetto è che in alcuni passaggi sembra persistere, all’esterno del field stop e prima di abbracciare la scocca annerita interna dell’oculare, uno spazio variabile (una sorta di corona circolare) con un minimo di riflessi visibili. Premetto che tale problema è davvero di poco conto e risulta assolutamente invisibile nelle osservazioni notturne se non un pochino solo con soggetti molto luminosi come la Luna appena fuori campo o come qualche panorama terrestre. altro aspetto tipico di ogni zoom e che alcuni tendono a demonizzare è l’effetto “imbuto” che il restringimento del campo genera al salire della focale impiegata. Si passa dai circa 55° a 7,2mm. fino ai 40° circa (o poco meno.. ) a 21,5 mm.

Per finire si può aggiungere che il movimento di zoom risulta fluido e il paraluce rotabile ed estraibile molto comodo per chi indossa occhiali durante le osservazioni.

Dal punto di vista statico e meccanico mi sento quindi di promuovere l’oculare con un punteggio alto (soprattutto in relazione al prezzo di acquisto).

TEST SUL CIELO 1: TAKAHASHI FC-100N

Poiché un oculare astronomico è progettato per essere usato con un telescopio e non con uno "spotting scope" non mi cimenterò in una valutazione delle prestazioni offerte su soggetti terrestri. A questo proposito mi permetto di osservare che valutare le ottiche astronomiche su soggetti paesistici è una moda inutile o quasi poiché offre indicazioni ben poco interpretabili e molto lontane dalle condizioni di lavoro di un telescopio.

Quindi, non me ne vogliate, non vi dirò come appaiono i contorni dei cartelli stradali con questo oculare zoom sia perché dalla mia postazione di cartelli stradali non ne vedo sia perché lo ritengo inutile e fuorviante.

Per lo stesso motivo ritengo inutile usare come strumento di prova un rifrattore acromatico aperto a f5 o un SC che di problemi ne hanno già molti senza bisogno che ve ne aggiunga qualcuno anche il sistema a distanza variabile di uno zoom.

Ho quindi scelto il migliore degli strumenti possibili: il Takahashi FC100N che per via del suo star test perfetto (sia in intra che extra focale) rappresenta il partner “neutro” ideale per evidenziare gli errori ottici eventuali che l’oculare introduce.

Per offrire un termine di paragone di qualità elevata ho designato come antagonista dello zoom Orbinar la serie "LE" Takahashi nelle lunghezze focali di 18mm., 12,5mm., e 7,5mm. per poteri pari a 56x, 86x, e 133x circa.

Il test è cominciato con l’osservazione di due stelle di primaria grandezza ma di spettro diverso: la Alpha Bootis (Arcturus: classe spettrale K1.5IIIFe-0.5) e la Alpha Cygni (Deneb: classe spettrale A2Iae).

Su entrambe, a parte la logica diversa colorazione, lo star test ha evidenziato una sostanziale uniforme e comparabile risposta degli oculari in prova che non hanno evidenziato differenze percepibili né nelle immagini di intra ed extra focale che in quella a fuoco.

Dopo aver valutato l’aspetto degli anelli di Fresnel (o quantomeno dei quattro più esterni) mi sono arreso all’evidenza che non vi fossero eclatanti differenze se non in una appena accennata variazione della dominante di fondo che è apparsa solo dopo lunga comparazione leggermente più calda nell’oculare zoom.

Ho spostato quindi l’attenzione sul campo inquadrato e sulle aberrazioni geometriche che la stella subisce quando portata a bordo campo.

Per essere il più obiettivo possibile ho deciso di operare a ridosso del diaframma di campo con l’oculare zoom e di mantenere la stella nella medesima posizione per valutare l’effetto negli oculari a focale fissa. Questo ha permesso anche di apprezzare le differenze di campo reale inquadrato.

Il disegno mi è tornato di grande aiuto nel tentare di rappresentare le differenze tra i tre oculari Takahashi e i corrispettivi ingrandimenti ottenuti con il prodotto Orbinar.

Come si evince dalle immagini, nelle focali da 12,5 e 18 millimetri la serie LE ha mostrato un campo inquadrato maggiore (molto poco a 12,5mm. ma ben apprezzabile nella focale di 18mm.).

In compenso, le aberrazioni geometriche extra assiali sono risultate meglio contenute nello schema zoom e soprattutto all’ingrandimento maggiore (i 133x circa forniti alla focale di 7,5mm.).

Il risultato appare sicuramente interessante e molto superiore alle aspettative di partenza decretando una maggiore correzione del campo fornito dallo zoom Orbinar rispetto ai plossl modificati della serie LE.

Terminato il test di correzione a bordo campo ho provato a indagare alcuni sistemi multipli ben conosciuti soffermandomi su IZAR, DELTA Cygni, e ALBIREO.

Premesso che entrambe le configurazioni permettevano una visione notevole dei tre sistemi con focalizzazione quasi perfetta e contrasto molto alto ho impiegato quasi mezz’ora di osservazione per valutare eventuali differenze a 133 ingrandimenti. Mentre IZAR e ALBIREO non hanno fornito alcuna indicazione utile a stabilire un vincitore, il sistema di DELTA Cygni ha messo in evidenza una appena migliore pulizia del LE 7,5. 

Valutare scostamenti così ridotti nella prestazione dei due contendenti è stato molto difficile e a tratti sono stato indeciso segno che le variazioni erano così minime da renderle quasi ininfluenti. Mi è comunque parso che la compagna azzurrastra della stella del Cigno si mostrasse con lieve miglior contrasto quando osservata con l’oculare a focale fissa.

Nella valutazione complessiva va però tenuto in debito conto anche il valore sul mercato dei contendenti: gli oculari Takahashi usati nel test vantano un prezzo di listino (presso l’importatore italiano) di circa 240 euro cad.!

TEST SUL CIELO 2: A 1800 metri con un VISAC 200L e un COMET CATCHER 140-SS

Con il timore che il superbo Takahashi avesse fuorviato un poco il test ho sostituito il telescopio con un Vixen VISAC 200L e cambiato l’orizzonte osservativo salendo nella mia postazione montana a 1800 metri.

Il buon ORBINAR è stato confrontato con la serie SWA Meade 4000 nelle focali da 24,5 - 18 - 13,8 - 9,7 millimetri. Accanto a loro alcuni plossl classici da 15 e 6 millimetri e un “planetary" TMB da 7 mm.

 

Se si esclude l’ampiezza di campo (davvero notevole tra i 68° degli SWA e i 40° dell’Orbinar alla focale da 21 mm.) la resa dell’oculare zoom è stata notevole fornendo le stesse prestazioni in asse e sul campo inquadrato con forse un maggiore contrasto rispetto al “planetary” da 7mm. che si è dimostrato il peggiore (con differenze comunque limitate) tra gli oculari impiegati per pulizia di immagine.

Accoppiato al VISAC 200 l’oculare zoom si è dimostrato vincente potendo offrire un range di ingrandimenti progressivi tra gli 84x (campo di 0,47° circa) e 250x (campo di 0,22° circa). A nessun ingrandimento sembra essere riscontrabile variazione nella qualità di focalizzazione che risulta molto convincente e l’oculare sembra soddisfare quasi tutte le condizioni osservative con la sola mancanza di un ingrandimento basso e largo campo. Per questo risulta comunque sufficiente affiancarlo ad un grandangolare moderno con focale tra i 24 e i 27 millimetri (nel mio caso con il VISAC dovendo limitarmi al diametro da 1 pollice e 1/4), oppure da 32/40 millimetri nel caso di un supporto da 2 pollici.

Come ho avuto modo di appurare, il Vixen VISAC usato per il test è in grado di supportare con agio ingrandimenti superiori ai 250 permessi dallo zoom Orbinar ma è altrettanto vero che, a tale potere, lo strumento offre già tutto quanto alla sua portata sia per risoluzione pura che per dettaglio e contrasto su soggetti lunari o planetari.

L’accoppiata Orbinar-Visac si è dimostrata vincente sotto molti punti di vista. L’oculare zoom non ha mai palesato, a qualsiasi ingrandimento, alcuna aberrazione a bordo campo se non con la covale maggiore appena a ridosso del field stop (ma ho dovuto sinceramente “andare a cercare” con molta attenzione la lievissima distorsione percepibile).

In asse le immagini stellari, galvanizzate sia dalla apertura di 20 cm. del cassegrain che da un cielo a 1800 metri con magnitudine visuale superiore alla sesta, sono apparse esemplari con pochissima luce diffusa, una focalizzazione molto precisa e una resa bilanciata dei colori (Vega, Deneb, Albireo, Sheliak, e anche la Delta Cygni apparivano con colorazioni dense ma “neutre” senza viraggi e mantenendo le loro tonalità classiche).

Mi è apparsa una generale equivalenza della resa alle varie gamme cromatiche (il blu di alcune stelle doppie, il bianco di Vega, e il rosso arancione della Garnet Star nel Cefeo ad esempio, ma anche la stella “centrale” di M11 con il suo fulgido giallo) che dimostra una corretta scelta del tipo di trattamento antiriflesso.

L’oculare, che molto mi era piaciuto con il Takahashi FC-100N, mi ha convinto definitivamente in unione al cassegrain Vixen.

Altro test interessante ha visto l’Orbitar impiegato su un Comet Catcher (una sorta di schmidt newton da 140mm di apertura e 500 di focale con specchio primario sferico). Con il Vixen/Celestron arancione di inizio anni ’80 l’Orbitar si è dimostrato semplicemente perfetto! Benché non ami esternare entusiasmo assoluto nelle mie recensioni non posso che constatare quanto adatto il nostro zoom sia al vecchio “cerca comete” giapponese.

La limitazione dello strumento imposta da una certa curvatura di campo che ne limita il campo corretto vasto altrimenti oltre 3,5 gradi risulta molto ridimensionata dall’oculare zoom che con il suo campo apparente ridotto alla focale lunga permette una visione finale molto appagante e quasi del tutto piana. I 1,7° gradi per poco più di 24 ingrandimenti lasciano puntiformi le stelle anche a bordo campo e anche alla focale minima di 7,2 mm. (70x e 0,78°) il Comet Catcher lavora bene rimanendo al di sotto dell’ingrandimento un po’ “limite” che è rilevabile in circa 100x.

La comodità di avere poi un solo oculare è sensibile e permette di ridurre al minimo un eventuale set-up da valigia dove il Comet Catcher offre il meglio di sé in accoppiamento ad una montatura altazimutale compatta.

 

Con entrambi gli strumenti impiegati in alta montagna non ho inoltre notato minore luminosità tra l’Orbitar e oculari a fuoco fisso “standard” come i plossl modificati da 5 elementi, i “planetary” con inglobata barlow, o i SWA da 6/7 lenti riuscendo a scorgere le medesime stelle più deboli. 

Solamente il “planetary” TMB è sembrato meno “brillante” risultando quello meno capace di giungere alla magnitudine limite più bassa.

CONCLUSIONI

L’esito del test è, almeno per l’esemplare in mio possesso, chiaro e inequivocabile: un oculare eccellente sia per meccanica che per ottica, soprattutto considerando il prezzo a cui viene proposto.

Nessun altro oculare che abbia avuto modo di provare gli è pari nel rapporto prezzo/prestazioni e anche considerando la qualità di immagine offerta dai più blasonati e costosi esemplari del mercato il buon Orbinar non sfigura affatto.

Se vi serve quindi uno zoom con focali comprese tra i 7 e i 21 mm (peccato solo non giunga a 24…) compratelo senza alcun indugio, ma fatelo tramite Amazon o Ebay risparmiando un bel po' di soldi rispetto alla distribuzione classica.