DIGISCOPING SMARTPHONE ADAPTER

Dicembre 2016

SUPPORTI E LOGICHE, UTILIZZO E UN PO' DI SPIRITO DI ADATTAMENTO

Ho contribuito, già anni fa, a “iniziare” l’attuale moda di utilizzare lo smartphone per fotografare i principali soggetti astronomici. La Luna in primis ma anche il Sole, i pianeti principali, e anche qualche oggetto del cielo profondo (nei limiti di quanto fattibile da sensori e software di gestione studiati principalmente per fare “selfie” da postare su Facebook…).

Fotografare con il telefonino si può e i risultati sono interessanti, a volte sorprendenti. E’ sufficiente visitare l’apposita sezione di questo sito (http://www.dark-star.it/fotografia-con-il-cellulare/) per rendersene conto e cominciare è solo questione di voglia.

E' possibile lavorare anche semplicemente "a mano" ma è indubbio che un supporto dedicato faciliti l’opera e consenta alcune applicazioni più evolute come la ripresa di filmati in MP4 da processare poi con programmi di allineamento e stacking in modo analogo a quanto si fa con i file delle comuni da CCD o CMOS.

La mia prima esperienza risale ad alcuni anni fa quando accostai all’oculare una DSLR compatta Canon e scattai le mie prime immagini digitali in afocale (tanti anni prima le ottenevo con comuni emulsioni chimiche ma si parla di una sorta di preistoria considerando le tecnologie attuali) con risultati, mi si permetta un po’ di autoglorificazione, esaltanti.

Allora usavo un complicato supporto che doveva anche sopperire alla estrazione variabile del complesso ottico della compatta digitale. Il sistema non mi piaceva sia per la sua difficile regolazione che per la logica che doveva gestire e così ho abbandonato rapidamente la macchina fotografica in favore dello smartphone.

Le prime prove vennero condotte a mano e i risultati, dopo qualche fallimento inziale, si sono rivelati subito interessanti.

I primi supporti disponibili sul mercato hanno tardato almeno un anno a comparire ma nessuno di loro mi entusiasmava, sia per prezzo che per fattura. Così, aguzzando l’ingegno, ne ho inventato uno (a cui sembrerebbe i produttori non siano ancora arrivati con mia incredulità) capace di rendere tutto semplicissimo e di permettere anche di “chattare” con amici lontani durante l’utilizzo.

Ho così ripreso Venere, Giove, Saturno, ma soprattutto Urano e Nettuno con immagini finali di buon livello ottenute grazie a perizia, buone ottiche, ma soprattutto al supporto in sé.

Senza supporto i filmati sono preclusi e con essi i risultati migliori. 

Cambiando telefono (da Samsung S4 all’attuale Huawei P8) ho deciso di rivolgermi al mercato, nel frattempo più maturo, alla ricerca di un nuovo adattatore.

Se si escludono alcuni negozianti e brand famosi, entrambi uniti nel tentativo di vendere al valore dell’oro prodotti da pochi euro di costo, l’ ON LINE SHOPPING offre una nutrita varietà di adattatori per digiscoping che si prestano perfettamente anche all’uso con telescopi.

Le caratteristiche di questi adattatori sono piuttosto simili tra loro: elementi in plastica dura stampati, pochissime parti in metallo, notevole adattabilità e un prezzo di acquisto molto competitivo.

Come è facile intuire dalle immagini riportate la forza di questi prodotti risiede nella loro adattabilità a telefoni di varie dimensioni e con camere di ripresa variamente posizionate.

L’utilizzo sul campo si dimostra, almeno nella versione da me acquistata, intuitivo, semplice e comodo. Ottenere buoni risultati non richiede particolari abilità e, compatibilmente con le possibilità di un telefonino e del metodo afocale in proiezione, chiunque può ottenere con un po' di pratica risultati di buon rilievo.

L'esemplare in mio possesso consente di utilizzare oculari sia con barilotto da 31,8 mm. che 24,5 (cosa utile per chi, come me, ama i vecchi strumenti “vintage”) ma non quelli con corpo da 50,8 (peraltro inutili accoppiati ad uno smartphone).

A seconda del tipo di telefono posseduto può rendersi necessaria qualche modifica agli adattatori (spessoramenti, o anche tagli e prolunghe). Nel mio caso ad esempio (smartphone Huawei P8) il tasto di accensione tende ad essere "schiacciato" dalla morsa che stringe il telefono generando continui spegnimenti del sistema, problema che mi ha obbligato a tagliare parte del supporto facendomi apprezzare la fattura di plastica...

Anche con l'utilizzo dei supporti sussistono alcuni limiti strutturali del sistema afocale in proiezione con elementi non solidali tra loro: un minimo disassamento tra gli assi ottici, qualche inclinazione, e soprattutto un campo piano e scevro da aberrazioni geometriche non molto ampio (in dipendenza anche del tipo di oculare usato). Si tratta di caratteristiche ineliminabili che però devono essere considerate soprattutto quando si vuole riprendere un soggetto esteso come la Luna o il Sole. In questi casi consiglio di operare in formato 1:1 (sia che si stiano eseguendo scatti singoli che filmati) e considerare un ritaglio cospicuo dell'immagine finale.

Per il resto è molto utile lavorare con strumenti installati su montature solide (molto) così da sopperire alle continue vibrazioni introdotte dall'uso del treno ottico complesso.

A seguire riporto una immagine ottenuta durante il test del supporto in oggetto. In una giornata di dicembre, fredda e umida, ho lungamente inseguito il pianeta Venere che giocava a nascondino dietro le ramaglie degli alberi a me vicini. Avevo per compagno un rifrattore acromatico degi anni '70 (un GOTO 80/1200) dotato del suo treno ottico originale composto da diagonale prismatico e oculari in ottone da 24,5 mm. in configurazioni HM e OR. 

Venere non si è mai liberato completamente dalla nefanda influenza dei rami ma ho comunque registrato un filmato da un minuto di durata in proiezione di oculare OR da 4 mm. (per un potere alla vista di circa 300x). Non impiegato filtri di alcun genere e ho registrato un frame rate di ripresa prossimo ai 26-27 FPS per un totale di poco più di 1700 frames di cui ne ho utilizzati solamente una parte per l’allineamento e lo stackng.

L’elaborazione, molto leggera, si è limitata ad un controllo dei livelli principali senza le maschere di contrasto solitamente usate dagli imager planetari.

Nonostante le condizioni di contorno è ben evidente la fase (al momento della ripresa pari a circa il 65%) pur con una immagine a scala ridotta anche per via del diametro apparente di poco superiore ai 18”.

Ho dedicato un poco di attenzione anche alla Luna, che si avviava alla totalità, riprendendola sia con oculari a corta che lunga focale. Il seeing della serata di ripresa è stato di scarso supporto attestandosi su valori non superiori ai 4/10 il che, unito alla durata limitata dei video e al frame rate non elevatissimo, ha influito pesantemente sulla qualità finale delle immagini. Ho scelto per la pubblicazione una sola immagine che ritengo esempio valido di quanto si possa ottenere in condizioni sfavorevoli e con strumenti di limitato diametro come il rifrattore da 8 cm. impiegato.

CONCLUSIONI

Con uno smartphone si può fare molto ma questo non deve farci dimenticare che le prestazioni ottenibili non saranno mai pari a quelle di una camerina CMOS dedicata (oggi acquistabile con meno di duecento euro). Per questo risulta indispensabile considerare il corretto value for money da attribuire al sistema che si va a costituire.

Essendo, de facto, uno dei pionieri della fotografia astronomica con smartphone ed avendo ottenuto tutte le mie foto a mano o con supporti realizzati in casa, posso a ragion veduta affermare che spendere più di 20/30 euro per un supporto è una follia e un inutile spreco di denaro.

I raccordi venduti (dopo mille passaggi e rifatturazioni) a cifre superiori sono francamente illogici e mi sento di sconsigliarli. Meglio rivolgersi ai rivenditori on line tramite siti come Amazon & co. che, con non più di 15/20 euro, permettono di avere a casa un supporto identico a quello dell’articolo, più che adatto anche ad astrofili esperti ed esigenti.

Ci potete contattare a:

diglit@tiscali.it

oppure usare il modulo online.

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