REFRACTOR vs NEWTON vs MAKSUTOV

VIXEN 80/910 - GOTO 80/1200 - MIZAR 100/600 - BRESSER 127/1900

Aprile 2018

UN TEST INSOLITO

La sera del 5 aprile 2018 si presentava tersa e con un buon grado di trasparenza e avevo voglia di testare il Mizar 100/600 newton a cui avevo da pochi giorni sostituito il focheggiatore originale, che palesava incertezze e giochi eccessivi, con uno, sempre di pari età, derivato da un newton Vixen 100/1000. Le modifiche ai fori sul tubo e sagome dei due focheggiatori mi avevano imposto di smontare e assemblare nuovamente l’intero strumento e desideravo collimare gli elementi ottici con il nuovo dispositivo di messa a fuoco.

I test sono stati effettuati usando la stella Alpha Aurigae, Capella, alta nel cielo e comoda all’osservazione. Dopo aver raggiunto la collimazione adeguata ho trascorso qualche minuto ad osservare un paio di stelle doppie e poi è nata l’idea di uno shoot-out comparativo con altre ottiche a disposizione.

Ho allineato così quattro strumenti molto diversi tra loro sia per schema ottico che per diametro spaziando dagli 80 millimetri del Vixen 80/910 e del GOTO Kogaku 80/1200, ai 100 del Mizar 100/600 newton a f6, fino ai 127 del Maksutov Bresser 127/1900.

Oggetto del confronto è stato il sistema della THETA AURIGAE, doppia a me particolarmente cara e che utilizzo sovente quando testo le ottiche.

Per ottenere prestazioni che fossero paragonabili ho utilizzato, con la sola eccezione del GOTO Kogaku a f15, la serie di oculari LE planetari di PLL che hanno molte focali nell’intervallo tra i 18 e i 3 millimetri cercando di lavorare su tutti gli strumenti con poteri di circa 100x, 150x, 180-200x.

Il GOTO ha invece visto impiegata la serie MC ortoscopica Takahashi nel diametro da 0,965” (24,5 mm.) con il diagonale prismatico relativo. Sugli strumenti Vixen e Bresser ho utilizzato un diagonale dielettrico moderno da 31,8 mm. a specchio.

Riassumendo i poteri raggiunti e usati nello schema di seguito indico i valori utili all’interpretazione del test:

Il seeing della serata ha subito alcune fluttuazioni e così ho eseguito vari test in momenti differenti nell’arco di circa 2 ore che hanno visto progressivamente abbassarsi la posizione della doppia di riferimento pur restando a valori di altezza sull’orizzonte sufficientemente elevati.

Ho potuto mediamente valutare le condizioni di seeing prossime ai 6-7/10 quindi adeguate ad un test esaustivo e generalmente aderente a quelle che sono le condizioni medie dei nostri cieli.

Va innanzitutto ricordato che la THETA AURIGAE è un sistema multiplo composto da almeno quattro astri di luminosità molto differente. Riporto a seguire i dati tratti dal Double Star Database aggiornato anche con angoli di posizione:

Per il nostro test è stata ovviamente focalizzata l’attenzione sulla coppia “principale” formata dalle componenti “A” e “B” (magnitudini di 2.60 e 7.20 - separazione 4”).

Benché il valore di separazione di 4 secondi d’arco possa suggerire un sistema facile la differenza di luminosità tra le due compagne, che giunge a 4,6 magnitudini, richiede ottiche ben lavorate, un seeing decente, e la corretta scelta degli ingrandimenti.

Con la sola eccezione dei due rifrattori, gli altri strumenti non sono riusciti a mostrare la secondaria all’ingrandimento minimo provato di circa 100x. Anche il GOTO 80 e il Vixen hanno faticato ma la loro intrinseca pulizia di immagine ha permesso di cogliere il piccolissimo puntino della secondaria anche se a tratti alterni.

A circa 150x tutti gli strumenti hanno invece mostrato bene la piccola stella di magnitudine 7.20. Il GOTO, penalizzato dai soli 133x disponibili, mi ha richiesto un momento in più per coglierla benché, una volta vista, ho riconosciuto una notevole pulizia e precisione di immagine. Probabilmente se avessi avuto a disposizione una ventina di ingrandimenti in più per pareggiare la scala di immagine con gli altri tre contendenti avrei incoronato il GOTO come il migliore del gruppo  anche se il più giovane e meno blasonato Vixen 80M (forse nel mio caso un esemplare molto riuscito come ho avuto modo in altre occasioni di appurare) gli avrebbe dato molto filo da torcere.

La differenza principale tra i due rifrattori è emersa nella tonalità di immagine. Il disco di Airy della stella, ovviamente perfettamente definito in entrambi, assumeva tonalità più calde nel doppietto a f15 mentre tendeva a virare il suo “bianco” verso tonalità fredde nel f 11.4.

Il piccolo residuo di cromatica del Vixen e il diverso tipo di trattamento antiriflesso tendevano a mostrare la stella più luminosa e azzurrata di quanto non avvenisse nel GOTO.

Agli ingrandimenti superiori (171x nel GOTO e 182x nel Vixen) la compagna diventava un po’ troppo flebile e benché ancora visibile senza affanno ho ritenuto più “giusta” la visione al potere inferiore (150x e 130x circa).

Il Newton MIZAR 100/600 ha sfoderato immagini notevoli sia in relazione al suo diametro che alla ampia ostruzione che lo caratterizza (prossima al 43%) e questo con buona pace dei fautori della ostruzione limitata a tutti i costi.

L’upgrade del nuovo focheggiatore si è dimostrato indispensabile nel godimento dello strumento permettendo di raggiungere il fuoco ottimale senza incertezze.

Come detto in precedenza è stato necessario impiegare i circa 150x offerti dal plossl economico da 4mm. per avere piena visione della stella di mag. 7.20 che però ha fatto bella mostra di sé anche considerando l’estrema pulizia dei dischi di Airy e del primo anello di diffrazione, solo appena interrotto da un accenno di spikes sull’immagine della stella principale.

I 200x offerti dall’oculare planetary da 3mm. apparivano invece un eccessivi anche per via del seeing non perfetto che tendeva a cancellare la stellina più debole.

Il Bresser 127/1900 ha permesso una luminosità maggiore ma anche una conseguente sensibilità alla turbolenza atmosferica. La stella secondaria si è resa visibile in modo sicuro a 152x (oculare planetary da 12,5mm.) ma l’immagine appariva molto meno pulita rispetto a quella offerta dagli strumenti a lente ma anche più agitata rispetto al Mizar, con più luce diffusa. La separazione risultava invece, a livello visuale, maggiore anche se il disco di Airy non era percepibile in modo continuativo.

Saltare da uno strumento all’altro ha permesso di cogliere bene le differenze e caratteri dei quattro contendenti ribadendo ancora una volta quanto i rifrattori siano generalmente superiori nell’osservazione dei sistemi multipli soprattutto se sbilanciati e con componenti non troppo deboli.

Durante le prove effettuate ho anche voluto sperimentare la visione offerta da un rifrattore di diametro risibile e ampia lunghezza focale. In attesa che giunga il Mizar 40/800 acquistato da poco in terra del Sol Levante ho diaframmato il Vixen 80/910 con il suo tappo originale per la visione solare. Il diaframma porta l’apertura libera a circa 40 millimetri con un rapporto focale conseguente di quasi f23. Così impostato il rifrattore ha assunto tutte le caratteristiche dei vecchi “monocoli” tanto amati dagli osservatori di doppie larghe e colorate. I dischi di Airy si dilatano, la turbolenza diviene ininfluente, l’immagine è fermissima e sembra realmente di osservare una “stampa d’epoca”.

Incredibilmente, la microscopica compagna della Theta Aurigae si è mostrata come puntiforme rinforzo sull’unico, sottilissimo, anello di diffrazione della primaria. Se non avessi osservato mettendo e togliendo il diaframma (e quindi conoscendo bene la posizione della compagna) forse la sua presenza mi sarebbe sfuggita ma potendo godere del confronto in tempo reale ho apprezzato il quadretto singolare offerto dal novello 40/910 che mi ha lasciato estasiato per delicatezza di tinte e di tratto.

Smontare gli strumenti per riporli al loro posto è stato quasi triste ma la serata mi ha divertito, stupito e si è rivelata utilissimo banco di prova.

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