IOPTRON CUBE PRO

Marzo 2019

UNA MONTATURA POCO UTILE

Non credo che esista un modo simpatico per dirlo così lo faccio senza giri di parole: la CUBE PRO è una montatura che non corrisponde a quanto pubblicizza. O meglio non lo fa come dovrebbe e lo stesso si potrebbe dire per le altre piccole altazimutali GO-TO che oggi sembrano andare di moda.

L’elettronica che implementa queste montature è adeguata, veloce, e anche dotata di funzioni molto più evolute di quanto non sia strettamente necessario ma il collo di bottiglia è rappresentato dalla meccanica. Che il produttore si fregi del marchio Ioptron, Celestron, Skywatcher, o similare il problema trova il suo nocciolo nella scelta della componentistica che deve consentire margine di guadagno anche a fronte di un prezzo di vendita bassissimo.

Nel caso della Ioptron CUBE PRO (e non voglio nemmeno immaginare cosa debba essere la CUBE “entry level”), pubblicizzata per una portata massima di 5,5 kg (quindi come un neonato e mezzo), si parla di corone e viti senza fine in metallo, di struttura solida, di precisione di puntamento con il GPS. Sono notizie esaltanti per una piccola montatura che pesa un paio di kg. e che sta quasi nel palmo di una mano.

Il prezzo di vendita IVA compresa ammonta alla risibile cifra di 350 euro e appare difficile non provare ad acquistarne una nonostante l’esperienza e l’intelligenza possano suggerire di lasciar perdere.

Già la SLT di qualche anno fa aveva fatto una figuraccia impietosa nel mio test e non potevo sperare che la manifattura omentale a basso prezzo conoscesse le chiavi della magia. Però, e questo ha avuto un certo peso nella scelta, la mia AZ PRO (costo di circa 1.250,00 euro) si è dimostrata molto valida sotto quasi tutti i punti di vista.

Una volta aperta la confezione della piccola Ioptron appare evidente che il problema di solidità, da alcuni americani individuato nel treppiedi, dipenda invece dall’accoppiamento meccanico interno alla montatura. Esiste, almeno nel mio esemplare, un notevole gioco nell’asse di azimut mentre quello di altezza appare solido.

Il treppiedi di serie, basso e leggero come deve essere per rendere il set-up trasportabile con una mano, risulta più robusto di quanto non ci si aspetti e sembra assolvere in modo adeguato al proprio lavoro. Ciò che non va è proprio la montatura in sé. Accettato il gioco in azimut che la rende de facto inutilizzabile (nella speranza che sia un problema del mio solo esemplare) e anche il rumore sferragliante dei suoi movimenti, ci si accorge ben presto che la capacità di carico è molto ridotta.

Per puro divertimento, e prima di di restituire all’importatore la piccola CUBE PRO , ho eseguito alcune prove per giungere a comprendere che la montatura è adatta a sorreggere nulla di più grande di un rifrattore da 6/8 cm. a corto fuoco e con un peso non superiore ai 2 chilogrammi e mezzo.

Impensabile, ad esempio, l’utilizzo del mio newton 100/600 Mizar o del Vixen 80/910, entrambi molto meno pesanti del limite da 5,5 kg. dichiarato dal produttore. Discreto è invece apparso il comportamento in accoppiamento al piccolo Vixen 60/420 o al Carton 60/360.

Sopra: immagine non dell’autore utile per un suggerimento: “Se pensate di farci questo

e farlo decentemente forse è meglio che cambiate idea.”

Pur concedendo il beneficio del dubbio alla simpatica Ioptron per il mio esemplare “difettoso” mi domando a cosa possa realmente servire questa nuova generazione di montature altazimutali a basso costo.

Il loro pregio risiede sicuramente nel prezzo competitivo e nella facilità e leggerezza di trasporto ma le prestazioni che permettono sono, almeno dal punto di vista meccanico, molto deludenti.

Inutile avere elettroniche con decine di migliaia di oggetti in memoria quando la capacità di carico reale è limitata a strumenti piccolissimi e grave la scelta di meccaniche così sotto dimensionate rispetto a quanto necessario alla maggior parte degli astrofili.

Il vecchio adagio per cui la montatura è la parte più importante della strumentazione trova, in questa occasione più che mai, il proprio fondamento.

Se si vuole qualcosa di davvero leggero da mettere nello zaino meglio rivolgersi ad una altazimutale manuale classica. Se motorizzata deve essere, con la necessità inoltre di una alimentazione elettrica, tanto vale che sia robusta e be costruita, anche costosa magari purché prestazionale. Del resto dovremo comunque metterla nel bagagliaio dell’auto per trasportarla e non certo infilarla nel portaoggetti della bicicletta...

CONCLUSIONE SHOCK

A decretare la conclusione peggiore è stato il responso dell’importatore che, dopo aver verificato lo stato della montatura e aver chiesto lumi al produttore mi ha relazionato la non sussistenza di problemi particolari all’esemplare in questione confermando l’elasticità dell’asse di azimut come una caratteristica propria della meccanica.

La notizia, che lascia poco dubbi, è a mio avviso sufficiente a decretare inadeguata la CUBE PRO a nulla che sia più del semplice “giocherellare” con piccolissimi strumenti.

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